giovedì 14 maggio 2020

SILLABARI : Politica e antipolitica



 Secondo Platone l’arte della politica appartiene a tutti gli uomini per decisione divina. E’ un dovere verso noi stessi , nel bene e nel male fa parte della nostra umanità . Ma poiché la nostra umanità è fatta di doppio ecco che anche la politica è doppia ovvero politica e antipolitica.
Consideriamo dunque i termini politica e antipolitica. E cominciamo proprio da quest’ultima. Che da opposizione alla buona politica significa oggi contrarietà alla politica, estraneità, indifferenza alla politica , fuga dalla politica in generale . Oppure scrive Giorgio Galli” un’ideologica pretesa che la politica sia inutile ,una truffaldina complicazione di questioni semplici che, se non esistessero quei parassiti che sono i politici ,potrebbero essere risolte benissimo col buon senso pratico , con la competenza tecnica , oppure con l’armonia automatica del mercato. Questa accezione al termine,in realtà, fa torto sia alle soggettive intenzioni di quasi tutti coloro che – per reazione alla declinante condizione della politica oggi – si definiscono ( o più spesso vengono definiti) antipolitici sia alla storia e alla stessa logica: non è mai esistita una teorizzazione dell’estraneità alla politica (dall’otium degli antichi all’Anarca di Junger) che non avesse un implicito significato politico, di protesta contro una politica tanto cattiva da costringere il soggetto alla secessione per mettere in salvo la propria libertà. Anche l’antipolitica è essa stessa politica , è catturata dalla politica fuori della quale c’ è solo il dio o la bestia.
l’interno elemento di crisi, di incompiutezza , di inadeguatezza, di impossibilità , che appartiene ad ogni sforzo di costruire un ordine politico , di dare forma politica e stabile alla complessità e alla molteplicità della vita associata.
In realtà , insomma è proprio l’antipolitica a custodire ( almeno implicitamente) un progetto politico e a definire ‘antipolitica’ quella che è oggi la politica ufficiale. Nell’antipolitica vengono insomma alla luce - che gli ‘antipolitici lo vogliano o no - gli elementi essenziali della politica : la polemicità ( il conflitto) la questione dell’ordine, l’esigenza del pubblico consenso. (…) La politica non ha un’essenza in senso proprio e infatti è stata definita in ogni modo possibile : arte regia e follia , demone e destino, energia del conflitto esistenziale e assalto al cielo, sfida lanciata all’insensatezza delle umane sorti e Spirito oggettivo , nobile arte e lucida scienza (…) In realtà politica è indefinibile perché, nonostante la sua oggettività , non è un oggetto : è un orizzonte ,una qualità intrinseca al nostro esistereassociati . Si è nella politica ma non si stringe mai la politica in modo definiti vo perché si dà storicamente e spazialmente , non naturalmente. Perché è una risposta sempre mutevole alle domande che necessariamente sorgono dalla vita collettiva : qual è l’origine del potere tra gli uomini e quali sono le ragioni dell’obbedienza e della rivolta ; quali sono le istituzioni il cui potere si manifesta , quali sono i soggetti che hanno parte (e quale?) al potere; quali sono i discorsi e chi li fa con cui il potere viene legittimato e criticato , e in quali rapporti stanno con altri discorsi che investono anch’essi radicalmente la dimensione umana , come l’etica, la religione, il diritto.

Che molte delle risposte  moderne date a queste domande non siano più fungibili , che grande parte del personale politico sia inadeguato , che il discorso pubblico balbetti, che cinismo e apatia dilaghino , che lo spirito civico e pubblico sia quasi assente, è appunto la crisi della politica. Ma da questa crisi si esce con un’antipolitica positiva e non rassegnata , cioè con la critica e l’assunzione di responsabilità nel segno dell’impegno (…) “perché la politica è un impegno ine ludibile ed è lo strumento per dare risposte.
Ma la politica è capace di risolvere i problemi che abbiamo in Italia tra cui quelli che seguono sono un esempio . Infatti scrive Galli della Loggia per esempio a proposito dei problemi : “ basta che ci guardiamo intorno per scorgere un panorama sconfortante: abbiamo un sistema d'istruzione dal rendimento assai basso; una burocrazia sia centrale che locale pletorica e inefficientissima; una giustizia tardigrada e approssimativa; una delinquenza organizzata che altrove non ha eguali; le nostre grandi città, con le periferie tra le più brutte del mondo, sono largamente invivibili e quasi sempre prive di trasporti urbani moderni (metropolitane); la rete stradale e autostradale è largamente inadeguata e quella ferroviaria, appena ci si allontana dall'Alta velocità, è da Terzo mondo; la rete degli acquedotti è un colabrodo; il nostro paesaggio è sconvolto da frane e alluvioni rovinose ad ogni pioggia intensa, mentre musei, siti archeologici e biblioteche versano in condizioni semplicemente penose. Per finire, tutto ciò che è pubblico, dai concorsi agli appalti, è preda di una corruzione capillare e indomabile. C'è poi la nostra condizione economica: abbiamo contemporaneamente le tasse e l'evasione fiscale fra le più alte d'Europa, mentre gli operai italiani ricevono salari ben più bassi della media dell'area-euro; il nostro sistema pensionistico è fra i più costosi d'Europa malgrado le numerose riforme già fatte e siamo strangolati da un debito pubblico il pagamento dei cui interessi c'impedisce d'intraprendere qualunque politica di sviluppo. Ancora: nessuno dall'estero viene a fare nuovi investimenti in Italia, ma gruppi stranieri mettono gli occhi (e sempre più spesso le mani) su quanto resta di meglio del nostro apparato economico-produttivo; nel frattempo il processo di deindustrializzazione non si arresta e la disoccupazione, specie giovanile, resta assai alta.

Nessuno di questi mali ha un'origine recente, lo sappiamo bene. Non paghiamo cioè per errori di oggi o di ieri: o almeno non solo per quelli. È piuttosto un intero passato, il nostro passato, che ci sta presentando il conto. Oggi cominciamo a capire, infatti, che qualche tempo fa - quando? nel '92-'93? un decennio dopo con l'adozione dell'euro? - si è chiuso un lungo capitolo della nostra storia. Nel quale siamo diventati sì una società moderna (qualunque cosa significhi questa parola), ma pagando prezzi sempre più elevati, accendendo ipoteche sempre più rischiose sul futuro, chiudendo gli occhi davanti ad ogni problema, rinviando ed eludendo. Prezzi, stratagemmi, rinvii, che negli Anni 70-80 hanno cominciato a trasformarsi in quel cappio al collo che oggi sta lentamente strangolando il Paese.”

Ma la politica è capace di risolvere o almeno avviare a soluzione qualcuno di questi problemi:
O come scrive Tullio Gregory. “La classe politica - quella che si insulta in Parlamento le poche volte in cui è massicciamente presente - rispecchia bene la società civile, almeno nella sua maggioranza.” è in fuga dalle responsabilità tanto che , rancore, invidia, rabbia, furbizia sembrano essere le direttrici dei comportamenti individuali e collettivi, cui corrisponde una ricerca del tornaconto immediato, senza alcun interesse per il bene comune e per quella che una volta si chiamava etica civile. Dalle polemiche tra istituzioni alla furia distruttrice di alcune frange estreme inseritesi nel movimento studentesco, fino al «Natale nella monnezza» di Napoli, è tutta una costante esplosione di comportamenti irresponsabili, violenti e irrazionali, con il rifiuto di un confronto civile e il disprezzo delle norme e delle istituzioni che costituiscono il fondamento della democrazia.

Continua Gregory e chissà forse ha proprio ragione “. siamo di fronte a una totale deresponsabilizzazione dei comportamenti ma non solo dei politici : comincia dalla vita familiare che poco si interessa dell'educazione dei figli, ma li vuole proteggere dagli insegnanti rigorosi e ne favorisce l'esodo verso scuole facili, fino all'università, ove i molti laureifici assicurano il superamento degli esami e il conseguimento di una laurea; poi, in una continua fuga dalla realtà, la ricerca di case per vacanze, di viaggi esotici, di feste matrimoniali, tutto pagato a rate. Sovrana è la voglia di mostrare al vicino di essere di lui più furbi, più forti e benestanti.”
Non si risolvono i problemi perché forse proprio la deresponsabilizzazione costituisce il motivo comune nel variopinto e sconfortante panorama italiano. Non è responsabile il politico che promette e non mantiene, non lo è il chirurgo che trascura il paziente per litigare con il collega, non i commissari di un concorso palesemente irregolare, non il ragazzo che, non avendo studiato, viene bocciato, non il giornalista che non si accerta della veridicità di una notizia prima di riportarla, non il presidente di un ente - di raccolta spazzatura o di ricerca - che assume amici o parenti senza concorso, per chiamata diretta; non gli organi preposti alla tutela del patrimonio artistico che va in rovina, non i dirigenti dei servizi pubblici e della Protezione civile, quando lasciano tanti cittadini una notte in autostrada, bloccati dalla neve ampiamente prevista.

Eremo Rocca S. Stefano  giovedì 14 maggio 2020

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