In
questa terza parte voglio parlare della festa
di S. Domenico abate e del rito dei serpari che si celebra a Cocullo nel
primo giovedì del mese di maggio e che da qualche tempo è stato spostato proprio
al primo maggio .
Scrive Alfonso
di Nola «Il contesto cerimoniale è molto
complesso. Alla cultura dei Marsi si sovrappone, probabilmente intorno al XVI
secolo, la figura di un santo monaco taumaturgo, vissuto fra il X e l’XI
secolo, Domenico di Foligno, che, peregrinando a piedi dall’Umbria all’Abruzzo,
avrebbe qui, con molti miracoli, liberato la popolazione dai serpenti velenosi.
Gli universi dispersi del mondo tardo-antico, con le taumaturgie dei
serpenti,si fondono, quindi, con una rinnovata tradizione cristiana, e il santo
di Cocullo diviene una sorta di eroe mitico che, per il potere carismatico,
consente ai pastori e ai montanari la dominazione sulla natura avversa, sui
rischi ofidici, ma anche su quelli derivanti dai cani o dalle odontalgia o dai
bruchi che invadono i campi. Ecco perché, all’interno della chiesa, bambini, donne,
uomini, tirano con i denti la corda di una campanella, a condensare, in un atto
di tipo magico, il bisogno di allontanare le sofferenze odontalgiche, che qui,
per la carenza di calcio nelle acque, furono e sono frequenti. Poco distante, a
Villalago, nella valle in cui scorre, verde e inquieto, il fiume Sagittario,
san Domenico si ritirò, penitente, in una grotta, e la gente strappa ancora,
dalle travi sulle quali egli giacque, schegge lignee che, applicate ai denti,
garantiscono contro le odontalgie. Gli abruzzesi emigrati nel Canada chiedono
che vengano loro inviate, come medicina alternativa
alle cure dentistiche».(1)
Lia Giancristofaro approfondisce alcuni momenti del
significato di questa festa : «Nel XIX
secolo, alla festa di s. Domenico si recava espressamente per guarire chi fosse
in preda all’odontalgia oppure vittima del morso di serpe o di cane idrofobo
(secondo testimonianze, il malato, varcato il confine di Cocullo, veniva scosso
da convulsione epilettica, segno evidente che per opera del Santo il sangue
aveva rigettato il male), ma anche per preservare i campi dal morso rabbioso
della grandine, della tempesta, dei bruchi e delle cavallette. Questo era
il protettorato assunto, dopo secoli, da quel S. Domenico eremita e predicatore
che, partito da Foligno, dove era nato nel 951, tanto profondamente segnò la
vita monastica e popolare dei paesi appenninici, visitati nel corso di
un’esistenza lunga e operosa». Ed ancora, a pag. 17: «È nel binomio Santo-serpente,
infatti, la peculiarità di questa catarsi: il rettile, animale selvatico
diffuso nelle aree interessate dalle civiltà antiche (la Caldeo-Mesopotamica,
la Paleomessicana, l’Ebrea, la Cristiana, solo per citarne alcune), si è andato
caricando di valori positivi e negativi come il suo veleno-controveleno che,
analogicamente al suo letargo-risveglio, sospende il limite tra la vita e la
morte, rappresenta la fragilità del confine tra bene e male, condensa l’umana
angoscia di essere morsi da eventi naturali imprevedibili ed
incontrollabili. Questo concentrato di millenarie ambiguità culturali,
ancora percepito dallo sguardo occidentale come simbolo storico del Male, a
Cocullo viene proposto nelle innocue vesti della finzione (le serpi,
selezionate dagli esperti nelle campagne del circondario, non sono velenose e,
ancora semiletargiche, cercano il contatto coi presenti, illudendoli di una
loro possibile addomesticazione), trasformandosi in capro espiatorio
delle nostre colpe e, nel contempo, strumento iniziatico per il superamento
delle stesse».
In realtà il ciclo tradizionale della festa comprende:
la cattura dei serpenti secondo un’organizzazione sociale strutturata ed una
divisione dei territori; la loro custodia nelle case dei serpari; l’esibizione
in paese, durante la processione e nella piazza il giorno della festa; la
manipolazione rituale e il contatto uomo-animale; la liberazione delle serpi
nei loro habitat di vita. Le pratiche di cattura portano sul territorio i
serpari più anziani ed i più giovani, portano le serpi verso le case per il
periodo di cattività che precede la festa, mettono in contatto i serpari e i
serpenti con la più larga comunità degli abitanti e gli ospiti della festa,
riportano infine uomini ed animali verso gli habitat naturali in cui i serpenti
vengono rilasciati.
Nel giorno
della festa , il primo maggio , i
serpenti vengono dunque posti in sacchi di iuta e a mezzodì, quando inizia la
processione, dopo il compimento di una serie di riti minori, tanto oscuri
quanto antichi, la statua del patrono di Cocullo, San Domenico, viene portata
all’esterno della chiesa omonima e vestita con le serpi, poste a mò di corona e
di gorgiera sulla testa e intorno al collo del Santo.
La
processione poi prosegue per tutto il centro storico, compiendo un percorso
esattamente circolare: durante il passaggio i serpari, in devoto ordine dietro
al Santo, mostrano ai fedeli e ai cittadini che assistono in religioso silenzio
altri rettili catturati, porgendoli affinchè i presenti possano, toccandoli,
prendere la benedizione del Santo con tutti i benefici che ciò comporta.
E’ usanza dei fedeli che visitano la
chiesa di San Domenico a Cocullo tirare
con i denti la catena di una campanella, presente all’interno del
santuario, per proteggersi dalle malattie della bocca.
All’interno della chiesa è presente una grotta la cui terra, benedetta, viene solitamente raccolta dai fedeli e utilizzata in diversi modi: tenuta in casa per proteggersi dal maligno, sparsa nei campi per favorire il raccolto e, nell’antichità, sciolta nell’acqua e ingerita contro le malattie.
All’interno della chiesa è presente una grotta la cui terra, benedetta, viene solitamente raccolta dai fedeli e utilizzata in diversi modi: tenuta in casa per proteggersi dal maligno, sparsa nei campi per favorire il raccolto e, nell’antichità, sciolta nell’acqua e ingerita contro le malattie.
I preparativi della festa di San
Domenico comprendono anche svariate
pratiche rituali svolte esclusivamente dalle donne; tra queste, particolare
rilievo hanno la preparazione dei cesti per i ciambellati e la panificazione
degli stessi ciambellani che sono dei
pani rituali che il giorno della festa vengono offerti alla parrocchia per
devozione; sono portati in corteo all’interno di cesti addobbati con veli e
fiori, da ragazze vestite con il costume tradizionale del paese. I ciambellati
vengono oggi preparati e cotti dal panificio di Anversa (AQ), comune confinante
con Cocullo, dal momento che né a Cocullo né nella frazione di Casale di
Cocullo è oggi presente un forno con licenza di panificazione. A Cocullo
l’ultimo forno è crollato in seguito al terremoto del 1984 e non è mai stato
ricostruito. Il forno di Anversa, in ogni caso, è gestito da una famiglia di
Cocullo. Il lavoro di preparazione e cottura è svolto per devozione a San
Domenico, e dunque realizzato gratuitamente. In passato i ciambellati, in
numero di cinque, venivano preparati in casa dalle donne anziane che
contribuivano con il loro lavoro alla preparazione della festa. Dopo la
processione i ciambellati vengono tagliati e distribuiti ai portatori della
statua del santo.I cesti sono
addobbati con precisione, perfetta simmetria dei quattro angoli, cura della
larghezza dei veli. Un tempo si usavano i veli dell’abito da sposa, ma dagli
anni Settanta le famiglie non hanno più voluto dare i propri oggetti personali
per la festa, temendo che potessero essere danneggiati, e il Comitato ha
acquistato un velo che ogni anno si riutilizza per addobbare i canestri dei
#ciambellati#. I fiori che addobbano il canestro in passato erano fatti a mano
dalle #festarole#, che potevano scegliere colore e forma; oggi, invece, sono
fiori preconfezionati. Questo perché spesso i fiori di carta colorata
stingevano e il velo si macchiava, anche in maniera indelebile. Le #festarole#
passavano la consegna a ragazze più giovani o quando si sposavano o quando
erano più avanti con l’età; le festarole ancora oggi vivono con grande emozione
questo passaggio di consegna
Un posto di assoluto rilievo ha Villalago nella vita del Santo. A
Villalago compare molte volte, con un lungo periodo di eremitaggio (almeno sei
anni) e tre fondazioni: il Monastero di San Pietro del Lago, l’Eremo di Prato
Cardoso e la Chiesa di Santa Maria in Flaternus. L’Eremo di San Domenico a
Villalago nella località denominata Prato Cardoso, oggi Riserva Naturale
Regionale, fu di primaria im-portanza nella vita di San Domenico Abate ed è un
luogo simbolo per il pellegrino. Villalago è luogo principale di culto di San
Domenico Abate. La devozione risale all’XI secolo e, attualmente, caso unico,
si articola in tre ricorrenze: il 22 gennaio,
ricorrenza del Martirologio Cristiano, con celebrazioni religiose e l’ac-censione
dei fuochi devozionali dette Fanoglie; il Lunedì dell’Angelo, ricorrenza della
festa della Traslazione del corpo del Santo; il 22 agosto, ricorrenza dell’ele-vazione
agli Altari. Veicolo, simbolo e faro del culto di San Domenico Abate è la Confraternita
di San Domenico Abate, costituita nel 1790, con decreto approvato da Re
Ferdinando di Borbone.La terza festa, quella del 21 e 22 agosto, infine, è
coronata da una delle più importanti manifestazioni di culto per San Domenico
Abate: il pellegrinaggio degli abitanti di Fornelliche ogni anno, partiti da
casa il 19 agosto, raggiun-gono a piedi l’Eremo di San Domenico il 21 agosto
percorrendo oltre 80 km e incontrandosi poi con la comunità di Villalago con il
tradizionale bacio delle croci delle due
Confraternite. (2)
Il cammino di san Domenico Fornelli- Villalago è un percorso suggestivo
nei territori incontaminati della natura Molisana e Abruzzese, che si svolge
tra il 21 e il 22 di agosto. Una tradizione mantenuta viva nei secoli
attraverso la devozione di un popolo che ha fatto di una meta la fonte di
speranza e forza.Itinerario tra natura e fede, suddiviso in 5 tappe fondamentali,
caratterizzato dalle tante meraviglie paesaggistiche tra il Molise e l’Abruzzo,
che attraversa in parte il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e
raggiunge vette da 1.600 m s.l.m. come Monte Godi, per poi giungere nella Valle
del Sagittario. Lo stesso rito veniva ripetuto il giorno del 24 Agosto presso
la cappella dedicata all’Annunziata al momento del ritorno delle due compagnie.
Questo ha fatto sì che il culto di San Domenico rimanesse per Fornelli una
tradizione simbolo di fratellanza che viene attualmente ripetuto nei confronti
della popolazione di Villalago.
(1)
Di
Nola Alfonso, Gli aspetti magico-religiosi di una cultura subalterna italiana,
Torino 1976 per il brano sopra citato ma anche per tutte le altre informazioni
relative alla festa e ai riti di
preparazione
(2) Info: comune e Riserva Naturale Lago di san Domenico e Lago Pio
0864.740134
ww.comune.villalago.aq.it





Nessun commento:
Posta un commento