sabato 2 maggio 2020

TRAMAnDARE : S. Domenico abate. La festa e i riti (III Parte )








 

In questa terza parte voglio parlare della festa  di S. Domenico abate e del rito dei serpari che si celebra a Cocullo nel primo  giovedì del mese di maggio e  che da qualche tempo è stato spostato proprio al primo maggio .

Scrive  Alfonso di Nola  «Il contesto cerimoniale è molto complesso. Alla cultura dei Marsi si sovrappone, probabilmente intorno al XVI secolo, la figura di un santo monaco taumaturgo, vissuto fra il X e l’XI secolo, Domenico di Foligno, che, peregrinando a piedi dall’Umbria all’Abruzzo, avrebbe qui, con molti miracoli, liberato la popolazione dai serpenti velenosi. Gli universi dispersi del mondo tardo-antico, con le taumaturgie dei serpenti,si fondono, quindi, con una rinnovata tradizione cristiana, e il santo di Cocullo diviene una sorta di eroe mitico che, per il potere carismatico, consente ai pastori e ai montanari la dominazione sulla natura avversa, sui rischi ofidici, ma anche su quelli derivanti dai cani o dalle odontalgia o dai bruchi che invadono i campi. Ecco perché, all’interno della chiesa, bambini, donne, uomini, tirano con i denti la corda di una campanella, a condensare, in un atto di tipo magico, il bisogno di allontanare le sofferenze odontalgiche, che qui, per la carenza di calcio nelle acque, furono e sono frequenti. Poco distante, a Villalago, nella valle in cui scorre, verde e inquieto, il fiume Sagittario, san Domenico si ritirò, penitente, in una grotta, e la gente strappa ancora, dalle travi sulle quali egli giacque, schegge lignee che, applicate ai denti, garantiscono contro le odontalgie. Gli abruzzesi emigrati nel Canada chiedono che vengano loro inviate, come medicina alternativa 
alle cure dentistiche».(1)


Lia Giancristofaro approfondisce alcuni momenti del significato di questa festa  : «Nel XIX secolo, alla festa di s. Domenico si recava espressamente per guarire chi fosse in preda all’odontalgia oppure vittima del morso di serpe o di cane idrofobo (secondo testimonianze, il malato, varcato il confine di Cocullo, veniva scosso da convulsione epilettica, segno evidente che per opera del Santo il sangue aveva rigettato il male), ma anche per preservare i campi dal morso rabbioso della grandine, della tempesta, dei bruchi e delle cavallette. Questo era il protettorato assunto, dopo secoli, da quel S. Domenico eremita e predicatore che, partito da Foligno, dove era nato nel 951, tanto profondamente segnò la vita monastica e popolare dei paesi appenninici, visitati nel corso di un’esistenza lunga e operosa». Ed ancora, a pag. 17: «È nel binomio Santo-serpente, infatti, la peculiarità di questa catarsi: il rettile, animale selvatico diffuso nelle aree interessate dalle civiltà antiche (la Caldeo-Mesopotamica, la Paleomessicana, l’Ebrea, la Cristiana, solo per citarne alcune), si è andato caricando di valori positivi e negativi come il suo veleno-controveleno che, analogicamente al suo letargo-risveglio, sospende il limite tra la vita e la morte, rappresenta la fragilità del confine tra bene e male, condensa l’umana angoscia di essere morsi da eventi naturali imprevedibili ed incontrollabili. Questo concentrato di millenarie ambiguità culturali, ancora percepito dallo sguardo occidentale come simbolo storico del Male, a Cocullo viene proposto nelle innocue vesti della finzione (le serpi, selezionate dagli esperti nelle campagne del circondario, non sono velenose e, ancora semiletargiche, cercano il contatto coi presenti, illudendoli di una loro possibile addomesticazione), trasformandosi in capro espiatorio delle nostre colpe e, nel contempo, strumento iniziatico per il superamento delle stesse».

In realtà il ciclo tradizionale della festa comprende: la cattura dei serpenti secondo un’organizzazione sociale strutturata ed una divisione dei territori; la loro custodia nelle case dei serpari; l’esibizione in paese, durante la processione e nella piazza il giorno della festa; la manipolazione rituale e il contatto uomo-animale; la liberazione delle serpi nei loro habitat di vita. Le pratiche di cattura portano sul territorio i serpari più anziani ed i più giovani, portano le serpi verso le case per il periodo di cattività che precede la festa, mettono in contatto i serpari e i serpenti con la più larga comunità degli abitanti e gli ospiti della festa, riportano infine uomini ed animali verso gli habitat naturali in cui i serpenti vengono rilasciati.
Nel giorno della festa , il primo maggio ,  i serpenti vengono dunque posti in sacchi di iuta e a mezzodì, quando inizia la processione, dopo il compimento di una serie di riti minori, tanto oscuri quanto antichi, la statua del patrono di Cocullo, San Domenico, viene portata all’esterno della chiesa omonima e vestita con le serpi, poste a mò di corona e di gorgiera sulla testa e intorno al collo del Santo.
La processione poi prosegue per tutto il centro storico, compiendo un percorso esattamente circolare: durante il passaggio i serpari, in devoto ordine dietro al Santo, mostrano ai fedeli e ai cittadini che assistono in religioso silenzio altri rettili catturati, porgendoli affinchè i presenti possano, toccandoli, prendere la benedizione del Santo con tutti i benefici che ciò comporta.
E’ usanza dei fedeli che visitano la chiesa di San Domenico a Cocullo tirare con i denti la catena di una campanella, presente all’interno del santuario, per proteggersi dalle malattie della bocca.
All’interno della chiesa è presente una grotta la cui terra, benedetta, viene solitamente raccolta dai fedeli e utilizzata in diversi modi: tenuta in casa per proteggersi dal maligno, sparsa nei campi per favorire il raccolto e, nell’antichità, sciolta nell’acqua e ingerita contro le malattie.


I preparativi della festa di San Domenico comprendono anche  svariate pratiche rituali svolte esclusivamente dalle donne; tra queste, particolare rilievo hanno la preparazione dei cesti per i ciambellati e la panificazione degli stessi ciambellani che  sono dei pani rituali che il giorno della festa vengono offerti alla parrocchia per devozione; sono portati in corteo all’interno di cesti addobbati con veli e fiori, da ragazze vestite con il costume tradizionale del paese. I ciambellati vengono oggi preparati e cotti dal panificio di Anversa (AQ), comune confinante con Cocullo, dal momento che né a Cocullo né nella frazione di Casale di Cocullo è oggi presente un forno con licenza di panificazione. A Cocullo l’ultimo forno è crollato in seguito al terremoto del 1984 e non è mai stato ricostruito. Il forno di Anversa, in ogni caso, è gestito da una famiglia di Cocullo. Il lavoro di preparazione e cottura è svolto per devozione a San Domenico, e dunque realizzato gratuitamente. In passato i ciambellati, in numero di cinque, venivano preparati in casa dalle donne anziane che contribuivano con il loro lavoro alla preparazione della festa. Dopo la processione i ciambellati vengono tagliati e distribuiti ai portatori della statua del santo.I cesti  sono addobbati con precisione, perfetta simmetria dei quattro angoli, cura della larghezza dei veli. Un tempo si usavano i veli dell’abito da sposa, ma dagli anni Settanta le famiglie non hanno più voluto dare i propri oggetti personali per la festa, temendo che potessero essere danneggiati, e il Comitato ha acquistato un velo che ogni anno si riutilizza per addobbare i canestri dei #ciambellati#. I fiori che addobbano il canestro in passato erano fatti a mano dalle #festarole#, che potevano scegliere colore e forma; oggi, invece, sono fiori preconfezionati. Questo perché spesso i fiori di carta colorata stingevano e il velo si macchiava, anche in maniera indelebile. Le #festarole# passavano la consegna a ragazze più giovani o quando si sposavano o quando erano più avanti con l’età; le festarole ancora oggi vivono con grande emozione questo passaggio di consegna


Un posto di assoluto rilievo ha Villalago nella vita del Santo. A Villalago compare molte volte, con un lungo periodo di eremitaggio (almeno sei anni) e tre fondazioni: il Monastero di San Pietro del Lago, l’Eremo di Prato Cardoso e la Chiesa di Santa Maria in Flaternus. L’Eremo di San Domenico a Villalago nella località denominata Prato Cardoso, oggi Riserva Naturale Regionale, fu di primaria im-portanza nella vita di San Domenico Abate ed è un luogo simbolo per il pellegrino. Villalago è luogo principale di culto di San Domenico Abate. La devozione risale all’XI secolo e, attualmente, caso unico, si articola in tre ricorrenze: il 22  gennaio, ricorrenza del Martirologio Cristiano, con celebrazioni religiose e l’ac-censione dei fuochi devozionali dette Fanoglie; il Lunedì dell’Angelo, ricorrenza della festa della Traslazione del corpo del Santo; il 22 agosto, ricorrenza dell’ele-vazione agli Altari. Veicolo, simbolo e faro del culto di San Domenico Abate è la Confraternita di San Domenico Abate, costituita nel 1790, con decreto approvato da Re Ferdinando di Borbone.La terza festa, quella del 21 e 22 agosto, infine, è coronata da una delle più importanti manifestazioni di culto per San Domenico Abate: il pellegrinaggio degli abitanti di Fornelliche ogni anno, partiti da casa il 19 agosto, raggiun-gono a piedi l’Eremo di San Domenico il 21 agosto percorrendo oltre 80 km e incontrandosi poi con la comunità di Villalago con il tradizionale bacio delle  croci delle due Confraternite. (2)
Il cammino di san Domenico Fornelli- Villalago è un percorso suggestivo nei territori incontaminati della natura Molisana e Abruzzese, che si svolge tra il 21 e il 22 di agosto. Una tradizione mantenuta viva nei secoli attraverso la devozione di un popolo che ha fatto di una meta la fonte di speranza e forza.Itinerario tra natura e fede, suddiviso in 5 tappe fondamentali, caratterizzato dalle tante meraviglie paesaggistiche tra il Molise e l’Abruzzo, che attraversa in parte il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e raggiunge vette da 1.600 m s.l.m. come Monte Godi, per poi giungere nella Valle del Sagittario. Lo stesso rito veniva ripetuto il giorno del 24 Agosto presso la cappella dedicata all’Annunziata al momento del ritorno delle due compagnie. Questo ha fatto sì che il culto di San Domenico rimanesse per Fornelli una tradizione simbolo di fratellanza che viene attualmente ripetuto nei confronti della popolazione di Villalago.

(1)   Di Nola Alfonso, Gli aspetti magico-religiosi di una cultura subalterna italiana, Torino 1976 per il brano sopra citato ma anche per tutte le altre informazioni relative alla festa e ai riti  di preparazione
(2)   Info: comune e Riserva Naturale Lago di san Domenico e Lago Pio 0864.740134
ww.comune.villalago.aq.it

Eremo Rocca S. Stefano sabato 2 maggio 2020

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