sabato 2 maggio 2020

TRAMAnDARE : Il patrimonio culturale immateriale e la sua salvaguardia nello statuto dell’Associazione “Centro Studi delle Tradizioni della Provincia dell’Aquila CESTAQ ETS”






L’art. 2 dello statuto dell’Associazione declina così  lo scopo e l’oggetto sociale dell’Associazione
L’Associazione persegue, senza scopo di lucro, esclusivamente finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale. Intende operare,nei seguenti settori di attività previsti dall’art.5 del D.Lgs. del 3 luglio 2017 n. 117 ( lettere f e i ):
Interventi di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale e del paesaggio, ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2014, n.42 e successive modificazioni;

Organizzazione e gestione di attività culturali, artistiche o ricreative di interesse sociale, incluse attività, anche editoriali, di promozione e diffusione  della cultura e della pratica del volontariato e delle attività di interesse generale.
Nello specifico l’Associazione, in presenza di notevoli tradizioni, per numero e tipologie,    nell’intera provincia aquilana, sinora conosciute quasi esclusivamente nella singole realtà locali, intende operare per:
-porre in essere iniziative di carattere culturale finalizzate al recupero della memoria e della storia come elemento essenziale per la crescita complessiva di una comunità e di un territorio;
-organizzare eventi culturali atti a promuovere e diffondere, previa una ampia e dettagliata ricerca dei contenuti, la conoscenza delle locali tradizioni sì da superare gli attuali squilibri esistenti tra le comunità locali e quelle più avanzate presenti in molti territori regionali e nazionali;
-promuovere iniziative mirate ad ampliare l’offerta turistica anche nello specifico settore delle tradizioni di cui la provincia aquilana ne è particolarmente ricca;
-ideare e progettare interventi per la valorizzazione del territorio recuperando la storica e variegata tradizione musicale anche attraverso la pubblicazione di “ quaderni “ sulle ricerche e le indagini di particolare rilevanza;
-elaborare e diffondere un foglio quadrimestrale su “ La Provincia dell’Aquila e le sue tradizioni ”;
-attività di formazione sulle tematiche sopra evidenziate.
L’Associazione, inoltre, potrà svolgere attività diverse da quelle indicate purché siano secondarie e strumentali alle attività di interesse generale ai sensi dell’art.6 del D.Lgs117/2017.

Ma che cosa si intende secondo la convenzione dell’Unesco per patrimonio immateriale
1. Per “patrimonio culturale immateriale” s’intendono le prassi, le rappresentazioni, le espressioni, le conoscenze, il know-how – come pure gli strumenti, gli oggetti, imanufatti e gli spazi culturali associati agli stessi – che le comunità, i gruppi e in alcuni casi gli individui riconoscono in quanto parte del loro patrimonio culturale. Questo patrimonio culturale immateriale, trasmesso di generazione in generazione, è costantemente ricreato dalle comunità e dai gruppi in risposta al loro ambiente, alla loro interazione con la natura e alla loro storia e dà loro un senso d’identità e di continuità, promuovendo in tal modo il rispetto per la diversità culturale e la creatività umana. Ai fini della presente Convenzione, si terrà conto di tale patrimonio culturale immateriale unicamente nella misura in cui è compatibile con gli strumenti esistenti in materia di diritti umani e con le esigenze di rispetto reciproco fra comunità, gruppi e individui, nonché di sviluppo sostenibile. 

2. Il “patrimonio culturale immateriale” come definito nel paragrafo 1 di cui sopra, si manifesta, tra l’altro, nei seguenti ambiti:
a) tradizioni ed espressioni orali, ivi compreso il linguaggio, in quanto veicolo
del patrimonio culturale immateriale;
b) le arti dello spettacolo;
c) le consuetudini sociali, gli eventi rituali e festivi;
d) le cognizioni e le prassi relative alla natura e all’universo;
e) l’artigianato tradizionale.
Ma cosa si intende per salvaguardia secondo la Convenzione Unesco, e quali gli obiettivi e la portata innovativa del progetto?
Per “salvaguardia” s’intendono le misure volte a garantire la vitalità del patrimonio culturale immateriale, ivi compresa l’identificazione, la documentazione, la ricerca, la preservazione, la protezione, la promozione, la valorizzazione, la trasmissione, in particolare attraverso un’educazione formale e informale, comepure la rivitalizzazionedei vari aspetti di tale patrimonio culturale.
Seguendo le preziose indicazioni che fornisce la Convenzione, ad una identificazione dell’”elemento” deve accompagnarsi una identificazione della comunità, la cui partecipazione è fondamentale nel processo di salvaguardia, e una considerazione del contesto socio-economico nella cui vitalità si radica la possibilità di trasmissione culturale. Lavorare sul contesto socio-economico è la prospettiva indicata dalla Convenzione: su questo deve essere costruito il “piano di salvaguardia” dell’elemento patrimoniale.

Il concetto di salvaguardia, costituisce un grande avanzamento rispetto ai concetti di tutela, conservazione e valorizzazione. Questo concetto unisce, come analizzano i più recenti scritti e documenti internazionali, la consapevolezza del carattere trasformativo e processuale delle tradizioni nei loro contesti, con la necessità di porre limiti ai processi di spettacolarizzazione e mercificazione del patrimonio culturale nel mondo globale. Ponendo la tradizione al riparo dei potenti flussi di potere politico ed economico che attraversano le storie locali, connettendola allo sviluppo economico in maniera sostenibile e compatibile con le culture locali. In questo senso, l’alleanza tra ricercatori e “gruppi comunità ed individui”, portatori di tradizioni, appare come la sfida dello sviluppo sostenibile e della salvaguardia del patrimonio culturale immateriale. Questi limiti non devono corrispondere, secondo una visione statica e conservativa del patrimonio come insieme di oggetti da tutelare, a vincoli definiti sulla base di criteri astratti, norme che rispondano a criteri esclusivamente scientifici o giuridici, che non si sono misurati con il contesto locale e i problemi concreti della trasmissione culturale. Non si tratta, nello “spirito della Convenzione, di ripristinare caratteri “originali ed autentici”. Si tratta di negoziare i limiti dello sviluppo e della trasformazione con le comunità, seguendo il criterio fondamentale e centrale dato dal “senso di continuità e identità” delle popolazioni. Un percorso di consapevolezza che poggia su processi di partecipazione, auto-documentazione, ricerca e dialogo con la comunità scientifica, rispetto dei “diritti culturali”, dei margini di autonomia di giudizio e di scelta delle comunità culturali.

Eremo Rocca S. Stefano  sabato 2 maggio 2020

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