L’art. 2 dello statuto dell’Associazione declina
così lo scopo e l’oggetto sociale
dell’Associazione
L’Associazione persegue, senza scopo di lucro,
esclusivamente finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale. Intende
operare,nei seguenti settori di attività previsti dall’art.5 del D.Lgs. del 3
luglio 2017 n. 117 ( lettere f e i ):
Interventi di tutela e valorizzazione del patrimonio
culturale e del paesaggio, ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2014,
n.42 e successive modificazioni;
Organizzazione
e gestione di attività culturali, artistiche o ricreative di interesse sociale,
incluse attività, anche editoriali, di promozione e diffusione della cultura e della pratica del
volontariato e delle attività di interesse generale.
Nello
specifico l’Associazione, in presenza di notevoli tradizioni, per numero e
tipologie, nell’intera provincia
aquilana, sinora conosciute quasi esclusivamente nella singole realtà locali,
intende operare per:
-porre
in essere iniziative di carattere culturale finalizzate al recupero della
memoria e della storia come elemento essenziale per la crescita complessiva di
una comunità e di un territorio;
-organizzare
eventi culturali atti a promuovere e diffondere, previa una ampia e dettagliata
ricerca dei contenuti, la conoscenza delle locali tradizioni sì da superare gli
attuali squilibri esistenti tra le comunità locali e quelle più avanzate
presenti in molti territori regionali e nazionali;
-promuovere
iniziative mirate ad ampliare l’offerta turistica anche nello specifico settore
delle tradizioni di cui la provincia aquilana ne è particolarmente ricca;
-ideare
e progettare interventi per la valorizzazione del territorio recuperando la
storica e variegata tradizione musicale anche attraverso la pubblicazione di “
quaderni “ sulle ricerche e le indagini di particolare rilevanza;
-elaborare
e diffondere un foglio quadrimestrale su “ La Provincia dell’Aquila e le sue
tradizioni ”;
-attività
di formazione sulle tematiche sopra evidenziate.
L’Associazione,
inoltre, potrà svolgere attività diverse da quelle indicate purché siano
secondarie e strumentali alle attività di interesse generale ai sensi
dell’art.6 del D.Lgs117/2017.
1. Per “patrimonio culturale immateriale” s’intendono
le prassi, le rappresentazioni, le espressioni, le conoscenze, il know-how –
come pure gli strumenti, gli oggetti, imanufatti e gli spazi culturali
associati agli stessi – che le comunità, i gruppi e in alcuni casi gli
individui riconoscono in quanto parte del loro patrimonio culturale. Questo
patrimonio culturale immateriale, trasmesso di generazione in generazione, è
costantemente ricreato dalle comunità e dai gruppi in risposta al loro
ambiente, alla loro interazione con la natura e alla loro storia e dà loro un
senso d’identità e di continuità, promuovendo in tal modo il rispetto per la
diversità culturale e la creatività umana. Ai fini della presente Convenzione,
si terrà conto di tale patrimonio culturale immateriale unicamente nella misura
in cui è compatibile con gli strumenti esistenti in materia di diritti umani e
con le esigenze di rispetto reciproco fra comunità, gruppi e individui, nonché
di sviluppo sostenibile.
2. Il “patrimonio culturale immateriale” come definito
nel paragrafo 1 di cui sopra, si manifesta, tra l’altro, nei seguenti ambiti:
a) tradizioni ed espressioni orali, ivi compreso il
linguaggio, in quanto veicolo
del patrimonio culturale immateriale;
c) le consuetudini sociali, gli eventi rituali e
festivi;
d) le cognizioni e le prassi relative alla natura e
all’universo;
e) l’artigianato tradizionale.
Ma cosa si intende per salvaguardia secondo la
Convenzione Unesco, e quali gli obiettivi e la portata innovativa del progetto?
Per “salvaguardia” s’intendono le misure volte a
garantire la vitalità del patrimonio culturale immateriale, ivi compresa
l’identificazione, la documentazione, la ricerca, la preservazione, la
protezione, la promozione, la valorizzazione, la trasmissione, in particolare
attraverso un’educazione formale e informale, comepure la rivitalizzazionedei
vari aspetti di tale patrimonio culturale.
Seguendo le preziose indicazioni che fornisce la
Convenzione, ad una identificazione dell’”elemento” deve accompagnarsi una
identificazione della comunità, la cui partecipazione è fondamentale nel
processo di salvaguardia, e una considerazione del contesto socio-economico
nella cui vitalità si radica la possibilità di trasmissione culturale. Lavorare
sul contesto socio-economico è la prospettiva indicata dalla Convenzione: su
questo deve essere costruito il “piano di salvaguardia” dell’elemento
patrimoniale.
Il concetto di salvaguardia, costituisce un grande
avanzamento rispetto ai concetti di tutela, conservazione e valorizzazione.
Questo concetto unisce, come analizzano i più recenti scritti e documenti
internazionali, la consapevolezza del carattere trasformativo e processuale
delle tradizioni nei loro contesti, con la necessità di porre limiti ai
processi di spettacolarizzazione e mercificazione del patrimonio culturale nel
mondo globale. Ponendo la tradizione al riparo dei potenti flussi di potere
politico ed economico che attraversano le storie locali, connettendola allo
sviluppo economico in maniera sostenibile e compatibile con le culture locali.
In questo senso, l’alleanza tra ricercatori e “gruppi comunità ed individui”,
portatori di tradizioni, appare come la sfida dello sviluppo sostenibile e
della salvaguardia del patrimonio culturale immateriale. Questi limiti non
devono corrispondere, secondo una visione statica e conservativa del patrimonio
come insieme di oggetti da tutelare, a vincoli definiti sulla base di criteri
astratti, norme che rispondano a criteri esclusivamente scientifici o
giuridici, che non si sono misurati con il contesto locale e i problemi
concreti della trasmissione culturale. Non si tratta, nello “spirito
della Convenzione, di ripristinare caratteri “originali ed autentici”. Si
tratta di negoziare i limiti dello sviluppo e della trasformazione con
le comunità, seguendo il criterio fondamentale e centrale dato dal “senso di
continuità e identità” delle popolazioni. Un percorso di consapevolezza
che poggia su processi di partecipazione, auto-documentazione, ricerca e
dialogo con la comunità scientifica, rispetto dei “diritti culturali”, dei
margini di autonomia di giudizio e di scelta delle comunità culturali.



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