Sulla strada che conduce all’abitato di Bominaco , una
frazione di Caporciano a trenta chilometri di L’Aquila , all’inizio
della Piana di Navelli venendo da Sulmona, si incontra un declivo
verdeggiante alla cui sommità, in una
fitta pinetina , si osserva quello che rimane di un complesso monastico benedettino: la chiesa di S. Maria Assunta e
la chiesa di S. Pellegrino.
Le due costruzioni sorgono isolate in un paesaggio di campagna sovrastato dal
monte Buscito ( 1171 m.slm.) su cui si
vedono i resti di un recinto di difesa
fortificato detto il Castello. Sullo sfondo
si vedono anche la
Maiella e il Gran Sasso.
Qui si tralasciano tutte le informazioni sul centro di
Bominaco e sulla Chiesa di S. Maria Assunta per parlare della chiesa di S. Pellegrino perché il suo Oratorio contiene pitture che che si possono ritenere come la più alta
manifestazione pittorica della regione
Abruzzo nel medio evo tra le quali
quello che viene definito il “calendario valvense”La Chiesa di S.
Pellegrino dal nomwe del santo a cui era intitolato il primo monastero e di cui la tradizione vuole che vi si conservino le spoglie sorge dunque a pochi passi dalla Chiesa di S. Maria
Assunta. Le due costruzioni pur facendo parte dello stesso complesso non hanno
nulla in comune.
L’edificio di S. Pellegrino, su cui abbiamo posto
l’attenzione in questa nota dunque è
un’unica aula di forma rettangolare (mt
18 X 5,80) ed è coperta da una volta a botte
sestiacuta spartita in quattro campate
da arconi di rinforzo ed è in
stile gotico borgognone come la Badia di Fossanova ( 1208);
volta ogivale, abside quadrilatera , lesene sulle quali poggiano archi acuti.
Alla facciata dell’Oratorio
nel XVIII secolo fu aggiunto un
porticato a tre arcate frontali e due
laterali.
La superficie dipinta cioè la totalità della superficie
interna della Chiesa si aggira sui 470
mq tanto che come afferma Marilena Dander
“ alla rustica veste esteriore fa
riscontro la preziosità dell’interno in tutte le sue parti … la sala a volta ogivale appare come un prezioso cofano policromato
dalla decorazione e dalle figurazioni
pittoriche a fresco che coprono
per intero le pareti e la volta..”
Il primo a segnalare
questo ciclo pittorico fu il
sulmonese Guido Piccirilli ma si deve al
Bertaux una estesa descrizione del Ciclo.
Le descrizioni che seguono
sono tratte dalla sintesi che l’architetto Dander ha fatto degli studi
su questi affreschie in particolare sul “calendario Valvense.
Nella grande varietà di immagini, che il ciclo di S. Pellegrino presenta, c’è
tuttavia una rappresentazione assai rara
e del massimo interesse, cioè un calendario , nel quale oltre al segno
zodiacale e alla rappresentazione dei
mesi , sono elencate le festività proprie
della Diocesi di Valva , nell’ambito della quale il monastero di
Bominaco era compreso.
I segni dello zodiaco che, come si sa, sono di origine
mesopotamica , sono quasi dei geroglifici , convenzionalmente legati ad un
determinato mese. La loro lettura è
difficoltosa e pertanto è abbinata
all’evidenza che le opere tipiche
di ciascun mese o i prodotti del suolo
possono costituire quale richiamo
preciso ed inequivocabile.
Fin dalla tarda antichità
classica nei calendari miniati si usava
porre accando ai segni dello
zodiaco altri elementi, spesso tratti
dal lavoro dei campi, capaci di
caratterizzare il mese in maniera più
chiara. L’importanaza che queste immagini
del Medioevo andavano acquistando
si nota a Bominaco dove alla
caratterizzazione figurativa propria di ciascun mese , è dato uno spazio e
un rilievo uguale a quello occupato
dalle iscrizioni con il nome del Santo o
delle feste da celebrare. A Bominaco si hanno per i primi sei mesi , le altre
figurazioni sono disgraziatamente perse, le seguenti rappresentazioni:
Febbraio : Un uomo in piedi taglia i rami di un albero
Marzo : Un uomo seduto che sembra dormire
Aprile : Un uomo in piedi: tiene in mano due fiori
Maggio Un uomo a
cavallo: tiene in mano un fiore
Giugno : Un uomo con un canestro , si appresta a cogliere frutta da un albero.
L’osservazione del Bertaux è valida per quanto riguarda la
mancanza di rapporto tra le
rappresentazioni bizantine e quelle di
Bominaco, ma va poi corretta – secondo il Matthiae - nel senso che
nell’oratorio abruzzese , anche se trasferito sul piano monumentale, il calendario resta legato per la forma
esteriore , con la quale si presenta alla miniatura , quindi allo spirito
bizantino.
Sono stati fatti
alcuni confronti con i mesi rappresentati
su di un portale di gusto bizantino di S. Marco di Venezia , che ha qualche assonanza con il ciclo di Bominaco.
Altri confronti sono stati fatti con cicli monumentali
francesi , come quello di Notre Dame di Parigi, della cattedrale di Amiens , o
di Rampillon ove i punti di contatto
sono assai significativi, anche
se non si vede sempre un rapporto preciso.
Versioni italiane di somiglianza si hanno ancora nel portale della Pescheria del Duomo di
Modena , che a sua volta è di derivazione francese , ma sono meno stringenti.
D’altra parte bisogna citare che pochi anni prima a
Roma era stato dipinto sulla parete di
un ambiente annesso alla Chiesa dei SS.
Quattro Coronati un calendario
monumentale che ha analogie con
quello di Bominaco più per la
trasposizione in pittura a muro che per
precisi riferimenti iconografici.
La decorazione dell’Oratorio di S. Pellegrino non fu eseguita da un solo pittore e la cosa rientra nella prassi generalmente seguita nel Medioevo.
Ma la diversità di mano si scopre solo ad un attento esame della maniera pittorica ,
nella quale l’episodio o più episodi sono eseguiti.
Il Maestro che nella terza campata dipinse il calendario e gli scomparti con profeti, è una
personalità distinta dagli altri due ; con ogni probabilità egli si formò su
codici miniati , trasferendo una pagina di essi su scala monumentale , senza
perdere quel sapore minuto che si apprezza maggiormente, là dove lo spazio è ristretto. Perciò egli
racchiude i cinque patriarchi sotto la stessa incorniciatura ed archetti tribolati. Nei mesi la
vivacità popolare dei movimenti
mantiene una efficacia descrittiva ,
anche se filtrata attraverso la miniatura. Forse anche per le cinque figure
bibliche si può pensare ad un modello
miniato. Se veramente siano opere dello stesso pittore non è certo, ma non sembra però più possibile accettare
senza riserve l’attribuzione che ne ha fatto il Carli; bisognerebbe pensare che
il pittore, in mancanza di modello da
copiare si sia abbandonato all’imitazione del Maestro della
Passione con un risultato non troppo
soddisfacente.
Ma il particolare modo in cui i mesi sono impaginati e
presentati a Bominaco, inseriti in arcate trilobate e vivacizzati da figurine
mosse e briose, suggerisce una derivazione più probabile da esemplari miniati,
sempre francesi, di gusto marcatamente gotico. Nel complesso l'intero ciclo di
affreschi di Bominaco , al di là delle naturali differenze che caratterizzano
ogni maestro, resta un prodotto uniforme, realizzato da personalità diverse ma
che in fondo parlano un linguaggio molto simile. Questo linguaggio, improntato
al naturalismo gotico, sul quale si inseriscono a tratti richiami benedettini e
bizantini, reinterpretati però con insolita freschezza, resta una testimonianza
ricchissima e sorprendente della stagione artistica duecentesca, prima che la rivoluzione
giottesca con "l'invenzione" dello spazio tridimensionale cambi per
sempre l'arte italiana ed europea.
L’altro grande ciclo di affreschi del tardo ‘200 quello della Chiesa di S. Maria ad Cryptas a
Fossa, anch’essa non lontana da L’Aquila . Come avvenne a Bominaco anche a
Fossa costruzione e decorazione debbono
ritenersi coeve. Ora – come giustamente osserva il Gavini - i due edifici sono sotto l’aspetto
formale assai simili e la data di
costruzione di S. Maria ad Cryptas , un
poco più evoluta nella zona presbiteriale , potrebbe almeno in teoria seguire a
breve distanza quella di Bominaco che è del 1264. Anche a Fossa architettura e
decorazione sembrano contemporanee,negando la pretesa caduta della volta ,
rimasta interrotta per imperizia o per mancanza di fondi. L’anno 1264 potrebbe essere dunque assunto
come termine. Si è detto più volte che i pittori di Fossa conoscevano gli
affreschi di Bominaco. La presenza nei due cicli di elementi iconografici comuni non ci dà la certezza
della priorità di Bominaco , ma la
rappresentazione dei mesi a Fossa appare svincolata dal pretesto del calendario , al quale invece
è legato S. Pellegrino , e ciò potrebbe stabilire la priorità del ciclo di
Bominaco. S. Maria ad Cryptas pertanto
dovrebbe datarsi tra gli anni 1264 e 1283.
L’interesse particolare del ciclo di Fossa è che qui sono
considerati quei sei mesi ultimi
dell’anno che a Bominaco sono
scomparsi e sono stati svisati da
rifacimenti postumi. Non c’è più la
ripartizione verticale degli spazi come a Bominaco con terminazione tribolata , caratteristica
tipica desunta da un codice miniato ; la sostituisce una intelaiatura
architettonica fatta di colonne ed
archetti. Benché il calendario del
secondo semestre a Bominaco sia sparito è possibile trovare dei
riscontri iconografici nelle parti che
sono state rifatte , il che vuol dire
che chi fu chiamato per eseguire il rinnovamento non solo seguì le tracce delle antiche ma se ne deduce che anche il pittore di
Fossa anche per questa parte prese come
modello quello che si scorgeva nel ciclo
prima eseguito , ad una grande distanza
da Fossa stessa.
Fossa e Bominaco dunque
con la riproduzione di alcuni motivi comuni fanno supporre , in
definitiva , la funzione di una certa
tradizione locale che caratterizza un territorio e una storia .





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