domenica 31 maggio 2020

TRAMA(n)DARE Bominaco. Oratorio S. Pellegrino : Caledario Valvense


Sulla strada che conduce all’abitato di Bominaco , una frazione  di Caporciano  a trenta chilometri di L’Aquila , all’inizio della Piana di Navelli venendo da Sulmona, si incontra un declivo verdeggiante  alla cui sommità, in una fitta pinetina , si osserva quello che rimane di un complesso monastico  benedettino: la chiesa di S. Maria Assunta e la chiesa  di S. Pellegrino.
Le due costruzioni sorgono isolate  in un paesaggio di campagna sovrastato dal monte  Buscito ( 1171 m.slm.) su cui si vedono i resti  di un recinto di difesa fortificato detto il Castello. Sullo sfondo  si vedono anche la Maiella e il Gran Sasso.
Qui si tralasciano tutte le informazioni sul centro di Bominaco e sulla Chiesa di S. Maria Assunta per parlare della chiesa di  S. Pellegrino perché il suo Oratorio  contiene pitture che  che si possono ritenere come la più alta manifestazione  pittorica della regione Abruzzo  nel medio evo tra le quali quello che viene definito il “calendario valvense”La Chiesa di S. Pellegrino  dal nomwe del santo  a cui era intitolato  il primo monastero e di cui  la tradizione vuole che  vi si conservino le spoglie sorge dunque  a pochi passi dalla Chiesa di S. Maria Assunta. Le due costruzioni pur facendo parte dello stesso complesso non hanno nulla in comune. 

L’edificio di S. Pellegrino, su cui abbiamo posto l’attenzione in questa nota dunque  è un’unica aula di forma rettangolare  (mt 18 X 5,80) ed è coperta da una volta a botte  sestiacuta spartita in quattro campate  da arconi di rinforzo  ed è in stile gotico  borgognone come la Badia di Fossanova ( 1208); volta ogivale, abside quadrilatera , lesene sulle quali poggiano  archi acuti.
Alla facciata dell’Oratorio  nel XVIII secolo  fu aggiunto un porticato  a tre arcate frontali e due laterali.
La superficie dipinta cioè la totalità della superficie interna  della Chiesa si aggira sui 470 mq tanto che come afferma Marilena Dander  “ alla rustica veste  esteriore fa riscontro la preziosità dell’interno in tutte le sue parti … la sala  a volta ogivale  appare come un prezioso cofano  policromato  dalla decorazione e dalle figurazioni  pittoriche a fresco  che coprono per intero le pareti e la volta..”
Il primo a segnalare  questo ciclo pittorico  fu il sulmonese Guido Piccirilli  ma si deve al Bertaux una estesa descrizione del Ciclo.
Le descrizioni che seguono  sono tratte dalla sintesi che l’architetto Dander ha fatto degli studi su questi affreschie in particolare sul “calendario Valvense.

IL CALENDARIO VALVENSE
Nella grande varietà di immagini,  che il ciclo di S. Pellegrino presenta, c’è tuttavia una rappresentazione assai rara  e del massimo interesse, cioè un calendario , nel quale oltre al segno zodiacale  e alla rappresentazione dei mesi , sono elencate le festività proprie  della Diocesi di Valva , nell’ambito della quale il monastero di Bominaco era compreso.
I segni dello zodiaco che, come si sa, sono di origine mesopotamica , sono quasi dei geroglifici , convenzionalmente legati ad un determinato mese.  La loro lettura è difficoltosa e pertanto è abbinata  all’evidenza  che le opere tipiche di ciascun mese  o i prodotti del suolo possono costituire  quale richiamo preciso ed inequivocabile.
Fin dalla tarda antichità  classica nei calendari miniati si usava  porre accando ai  segni dello zodiaco  altri elementi, spesso tratti dal lavoro  dei campi, capaci di caratterizzare  il mese in maniera più chiara. L’importanaza che queste immagini  del Medioevo andavano  acquistando si nota a Bominaco  dove alla caratterizzazione  figurativa  propria di ciascun mese , è dato uno spazio e un rilievo uguale  a quello occupato dalle iscrizioni  con il nome del Santo o delle feste da celebrare. A Bominaco si hanno per i primi sei mesi , le altre figurazioni sono disgraziatamente perse, le seguenti rappresentazioni: 

Gennaio : Un uomo seduto in atto di bere da un fiasco
Febbraio : Un uomo in piedi taglia i rami di un albero
Marzo  : Un uomo  seduto che sembra dormire
Aprile : Un uomo in piedi: tiene in mano due fiori
Maggio  Un uomo a cavallo: tiene in mano un fiore
Giugno : Un uomo con un canestro  , si appresta a cogliere frutta da un albero.
L’osservazione del Bertaux è valida per quanto riguarda la mancanza di rapporto tra  le rappresentazioni bizantine  e quelle di Bominaco, ma va poi corretta – secondo il Matthiae - nel senso che nell’oratorio abruzzese , anche se trasferito sul piano monumentale,  il calendario resta legato per la forma esteriore , con la quale si presenta alla miniatura , quindi allo spirito bizantino.
 Sono stati fatti alcuni confronti con i mesi rappresentati  su di un portale di gusto bizantino di S. Marco  di Venezia , che ha qualche  assonanza con il ciclo  di Bominaco.
Altri confronti sono stati fatti con cicli monumentali francesi , come quello di Notre Dame di Parigi, della cattedrale di Amiens , o di Rampillon ove i punti di contatto  sono assai significativi,  anche se non si vede sempre un rapporto preciso.
Versioni italiane di somiglianza si hanno ancora  nel portale della Pescheria del Duomo di Modena , che a sua volta è di derivazione francese , ma sono meno stringenti.
D’altra parte bisogna citare che pochi anni prima a Roma  era stato dipinto sulla parete di un ambiente  annesso alla Chiesa dei SS. Quattro Coronati un calendario  monumentale che ha analogie  con quello di Bominaco più  per la trasposizione in pittura a muro  che per precisi riferimenti iconografici.

GLI AUTORI DEL CICLO
La decorazione dell’Oratorio di S. Pellegrino  non fu eseguita da un solo pittore  e la cosa rientra nella prassi  generalmente seguita nel Medioevo.
Ma la diversità di mano si scopre solo  ad un attento esame della maniera pittorica , nella quale l’episodio o più episodi sono eseguiti.
Il Maestro che nella terza campata  dipinse il calendario  e gli scomparti con profeti, è una personalità distinta dagli altri due ; con ogni probabilità egli si formò su codici miniati , trasferendo una pagina di essi su scala monumentale , senza perdere quel sapore minuto che si apprezza maggiormente,  là dove lo spazio è ristretto. Perciò egli racchiude i cinque patriarchi sotto la stessa incorniciatura  ed archetti tribolati. Nei mesi la vivacità  popolare dei movimenti mantiene  una efficacia descrittiva , anche se filtrata attraverso la miniatura. Forse anche per le cinque figure bibliche  si può pensare ad un modello miniato. Se veramente siano opere dello stesso pittore non è certo,  ma non sembra però più possibile accettare senza riserve l’attribuzione che ne ha fatto il Carli; bisognerebbe pensare che  il pittore, in mancanza di modello da copiare  si sia abbandonato  all’imitazione del Maestro della Passione  con un risultato non troppo soddisfacente.

Ma il particolare modo in cui i mesi sono impaginati e presentati a Bominaco, inseriti in arcate trilobate e vivacizzati da figurine mosse e briose, suggerisce una derivazione più probabile da esemplari miniati, sempre francesi, di gusto marcatamente gotico. Nel complesso l'intero ciclo di affreschi di Bominaco , al di là delle naturali differenze che caratterizzano ogni maestro, resta un prodotto uniforme, realizzato da personalità diverse ma che in fondo parlano un linguaggio molto simile. Questo linguaggio, improntato al naturalismo gotico, sul quale si inseriscono a tratti richiami benedettini e bizantini, reinterpretati però con insolita freschezza, resta una testimonianza ricchissima e sorprendente della stagione artistica duecentesca, prima che la rivoluzione giottesca con "l'invenzione" dello spazio tridimensionale cambi per sempre l'arte italiana ed europea.

RAFFRONTI CON IL CICLO DI FOSSA
L’altro grande ciclo di affreschi del tardo ‘200  quello della Chiesa di S. Maria ad Cryptas a Fossa, anch’essa non lontana da L’Aquila . Come avvenne a Bominaco anche a Fossa costruzione e decorazione  debbono ritenersi coeve. Ora – come giustamente osserva il Gavini -  i due edifici sono sotto l’aspetto formale  assai simili e la data di costruzione  di S. Maria ad Cryptas , un poco più evoluta nella zona presbiteriale , potrebbe almeno in teoria seguire a breve  distanza quella di Bominaco  che è del 1264. Anche a Fossa architettura e decorazione sembrano contemporanee,negando la pretesa caduta della volta , rimasta interrotta per imperizia o per mancanza di fondi.  L’anno 1264 potrebbe essere dunque assunto come termine. Si è detto più volte che i pittori di Fossa conoscevano gli affreschi di Bominaco. La presenza nei due cicli di elementi  iconografici comuni non ci dà la certezza della  priorità di Bominaco , ma la rappresentazione dei mesi a Fossa appare svincolata  dal pretesto del calendario , al quale invece è legato S. Pellegrino , e ciò potrebbe stabilire la priorità del ciclo di Bominaco. S. Maria  ad Cryptas pertanto dovrebbe datarsi  tra gli anni 1264  e 1283.

L’interesse particolare del ciclo di Fossa è che qui sono considerati quei sei mesi ultimi  dell’anno che a Bominaco  sono scomparsi e sono stati  svisati da rifacimenti postumi.  Non c’è più la ripartizione verticale degli spazi come a Bominaco  con terminazione tribolata , caratteristica tipica desunta da un codice miniato ; la sostituisce una intelaiatura architettonica  fatta di colonne ed archetti.  Benché il calendario del secondo semestre a  Bominaco sia  sparito è possibile trovare dei riscontri  iconografici nelle parti che sono state rifatte  , il che vuol dire che chi fu chiamato per eseguire il rinnovamento non solo seguì le tracce  delle antiche ma  se ne deduce che anche il pittore di Fossa  anche per questa parte prese come modello quello che si scorgeva  nel ciclo prima eseguito  , ad una grande distanza da Fossa stessa.
Fossa e Bominaco dunque  con la riproduzione di alcuni motivi comuni fanno supporre , in definitiva , la funzione di  una certa tradizione locale  che caratterizza   un territorio e una storia .

Eremo Rocca S. Stefano  domenica 31 maggio 2020

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