Gerard
David, Giudizio di Cambise (1498; olio su tavola, 202 x 349,5 cm;
Bruges, Groeningemuseum)
Nel 1498 il pittore olandese Gerard David (Oudewater, 1460 circa - Bruges,
1523) dipinse, su commissione del municipio di Bruges che voleva ornare la sala
del borgomastro con una serie di tavole, un dittico raffigurante il Giudizio
di Cambise. La storia è raccontata da Erodoto: Cambise II, re di Persia,
aveva scoperto che uno dei suoi giudici, Sisamne, era corrotto, e questo lo
portava a emettere sentenze ingiuste. Cambise lo avrebbe quindi fatto arrestare
e condannare a morte mediante scorticamento, e sempre secondo la storia, la sua
pelle sarebbe stata utilizzata per foderare lo scranno sul quale avrebbe preso
posto il figlio, nominato giudice in luogo di Sisamne, affinché ricordasse
tutti i giorni la fine che aveva fatto il padre per la sua corruzione. La
scena, cruenta, è dipinta con gli accenni di naturalismo tipici delle scuole
nordiche del Rinascimento: gli incaricati di eseguire la condanna sono già al
lavoro sul corpo di Sisamne, con uno di loro che sta finendo di rimuovere la
pelle dalla gamba (e tiene il coltello tra i denti), mentre altri hanno appena
cominciato ad aprirgli braccia e petto. La violenza bestiale della scena è resa
ancor più tragica dall’impassibilità di Cambise, che osserva la scena, e dei
suoi dignitari, che come lui osservano il tutto senza essere toccati.
La storia
della fine del magistrato infedele ci giunge dallo storico greco Erodoto, che la raccontò così: “Sisamne, uno dei giudici reali, fu
mandato a morte dal re Cambise
per aver emesso per denaro una sentenza ingiusta; Cambise lo fece scorticare interamente e la sua pelle, scuoiata e
tagliata a strisce, fu distesa sul trono su cui sedeva per amministrare la
giustizia. Dopodiché Cambise, in
luogo di Sisamne, nominò giudice
il figlio di questi, con l'invito a ricordarsi su quale trono sedeva per
emettere le sue sentenze”…Sembra una storia di crudeltà ma anche una storia di
un re che esce di senno
Dopo la sua
conquista dell'Egitto e la ferita sacrilega inflitta a un toro di Apis, il re
diventa se possibile ancora più crudele e anche i suoi sudditi persiani, per
quanto abituati alle atrocità, lo credono pazzo. Corrucciato dalla voce della
sua follia, il re convoca il suo fedele consigliere Pressaspe e gli dice con calma
(III,35) : «E tu adesso impara se i Persiani dicono il vero o se sono loro
fuori di senno, quando parlano così. Ora io scaglio una freccia contro tuo
figlio, là in piedi sulla soglia, e se lo centro in mezzo al cuore sarà chiaro
che i Persiani parlano a vanvera; se invece lo sbaglio vorrà dire che i
Persiani hanno ragione e che io non sono sano di cervello». Disse così, tese
l'arco e colpì il ragazzo, che cadde a terra; quindi ordinò che gli si aprisse
il petto e si osservasse il punto colpito; stabilito che la punta era penetrata
nel cuore, si rivolse ancora al padre del ragazzo e ridendo gli disse pieno di
buon umore: «Pressaspe, ora hai la prova che non sono pazzo, che sono i
Persiani a sragionare. Dimmi, hai mai visto nessuno al mondo così preciso nel
tiro con l'arco?».
Allora Pressaspe, vedendo Cambise del tutto fuori di senno e
temendo per la propria incolumità, gli rispose: «Signore, credo che neppure il
dio in persona potrebbe tirare con l'arco così bene». La scena è perlomeno
sorprendente e racconta (…) ciò che
accade quando si regna con il terrore (fosse anche per buoni motivi, come la
lotta contro la malversazione). Ci si accorge anche che a cotanto padre non
segue necessariamente un figlio degno: Ciro il Grande è una figura messianica
nella Bibbia, e quando Senofonte scrive la sua Ciropedia, lo presenta come
quello che ha ricevuto l'educazione ideale dei principi - come dunque è
possibile che il suo erede vada a finire così male? Ma c'è un altro aspetto,
più attuale ancora. Cambise dimostra che non è pazzo grazie ad una prodezza che
consiste nell'uccidere il figlio sotto gli occhi del padre, invitando poi quel
padre a rallegrarsi di tale prodezza “divina”, un Guglielmo Tell rovesciato.”
Per quanto
riguarda invece la condanna del giudice infedele che il dipinto raffigura va
detto che lo scorticamento è una pratica antica. Esistono
resoconti di scorticamenti praticati dagli Assiri sui nemici e i capi ribelli
catturati, con conseguente affissione della pelle sulle mura della città, come
monito a chi volesse sfidare il loro potere. In Messico gli Aztechi scorticavano le vittime dei sacrifici umani rituali, in genere dopo la loro
morte. Bruciare o tagliare la carne attaccata al corpo faceva talvolta parte
dell'esecuzione pubblica dei traditori nell'Europa medioevale. Un simile
metodo di esecuzione fu usato in Francia fino ai primi del 1700; un tale
episodio viene narrato vividamente nel capitolo iniziale di Sorvegliare
e punire di Michel Foucault (1979).
Ma parliamo
delle due tele che compongono questa opera
di Gerard David. Appena entrati nel Groeningmuseum di Brugge l’attenzione non è attirata
dalle fantastiche pitture di Hieronymus Bosch o dalle splendide tavole di Jean
Van Eyck.Lo sguardo si concentra subito su due grosse tavole olio su legno, (159 x 182 centimetri) di Gérard David ” Il giudizio di Cambise”.
Un brivido percorre la pelle dello spettatore: si assiste infatti allo scuoiamento di un uomo vivo.
Lo stesso
sgomento dovevano provare i giudici e i borgomastri quando entravano nel
municipio di Bruges ove le due tavole si trovavano in origine nella sala
degli scabini .L’opera, datata 1498, ed erroneamente definita come “l’ultimo supplizio”, fu ordinata dalle autorità comunali di Bruges con lo scopo di consigliare ai giudici ed agli “aldermen de Bruges” di applicare in modo imparziale la giustizia.
Gerard David (1460-1523), uno degli ultimi maestri della scuola di Bruges, in queste due tavole, tratte da un racconto di Erodoto, raffigura il giudizio del re Cambise di Persia nei confronti di un giudice corrotto di nome Sisamne.
IL Re in persona è presente all’ arresto e lo condanna alla “scuoiazione da vivo” e sempre alla sua presenza inizia l’orribile tortura.
Una vera ed accurata lezione di anatomia si presenta ai occhi dell’ osservatore descritta con fredda ed esemplare crudeltà.
La pelle del giudice viene poi usata per rifoderare il seggio del giudizio a
monito per i futuri giudici contro la tentazione della corruzione, come si
evince dal pannello di destra in alto.Certamente un opera discutibile che non risulta fra le migliori del pittore olandese, tuttavia suscita interesse, impressione e curiosità.
Chi sa se sortirebbe lo stesso effetto se la mettessimo all’ ingresso dei nostri municipi o dei palazzi del potere per combattere la corruzione ? (1)
Gerard David (Oudewater, 1460 circa – Bruges, 13 agosto 1523) è stato un pittore olandese. Nacque a Oudewater,
adesso localizzata nella provincia di Utrecht. Si
trasferì a Bruges
nel 1483,
presumibilmente proveniente da Haarlem, luogo nel quale aveva già formato un suo stile
artistico giovanile sotto la direzione di Albert van Oudewater.
Ha esercitato la sua carriera a Bruges, dove divenne membro della gilda, nel 1484, e dopo la morte
di Hans
Memling, avvenuta nel 1494, ottenne il ruolo di maestro. Morì il 13 agosto 1523, quando ormai era
uno dei più noti cittadini di Bruges; le sue spoglie vennero sepolte nella chiesa di Nostra SignoraNei suoi primissimi lavori, David ha seguito le impronte degli artisti di Haarlem, quali Dieric Bouts e Geertgen tot Sint Jans, dimostrando, sin da allora, una maggiore energia e originalità nell'impostazione dei colori. Nel primo periodo belga, studiò e copiò i capolavori di Jan van Eyck, di Rogier van der Weyden e di Hugo van der Goes. Tra le opere giovanili l'Adorazione dei Magi agli Uffizi (1495 circa). In seguito venne a contatto con il maestro Memling, che più di ogni altro lo seguì nel suo percorso
evolutivo e creativo. In età matura, un altro grande esponente della
pittura fiamminga, Quentin Massys, attuò una certa influenza su David,
nell'occasione della sua visita ad Anversa, dove
restò impressionato dalla enorme vitalità della concezione delle tematiche
sacre. Non è un caso che la Pietà dipinta da David, conservata alla National Gallery londinese, la
realizzò sotto questa suggestione. L'artista aveva già ottenuto, a quel punto
della carriera, un discreto successo con una serie di quadri, come le Nozze
mistiche di santa Caterina (National Gallery), il Polittico di San
Gerolamo della Cervara (galleria
Brignole-Sale a Genova), l'Annunciazione (Collezione Sigmaringen) e la Madonna
con angeli e santi (Musée des Beaux-Arts di Rouen) .Soltanto
un numero ridotto di opere, tra le quali spiccano il Giudizio di Cambise
e la Trasfigurazione, è rimasto a Bruges, mentre tutto il resto è sparso
in giro per il mondo. Il motivo si può ricercare nell'oblio in cui è incappato
il suo nome nonostante il livello alto della sua
arte. Resta da sottolineare il
fatto che, negli anni della carriera di David, la città di Bruges e i suoi
pittori erano considerati un punto di riferimento per l'arte mondiale, inoltre
le località fiamminghe vissero, allora, un'epoca d'oro anche dal punto di vista
commerciale e politico. Gli elementi fondamentali della sua pittura, un po' più
aperta alle innovazioni rispetto a quella del suo maestro Memling, sono stati
una nitida severità negli schemi, un buon numero di nuovi caratteri psicologici
e formali, una tendenza paesaggistica anticipante Joachim
Patinir, il criterio di raggruppare o isolare i personaggi, il gusto dei
costumi fantasioso, la forma, la liricità interiore e la descrizione fisica dei
personaggi (2)
Compì la sua formazione a Oudewater, nelle Fiandre settentrionali, ma
notizie certe sulla sua attività si hanno solo riguardo agli anni di
Bruges. Fin dall'inizio, l'arte di David si
espresse in figure salde e scultoree, rappresentate entro paesaggi naturali di
straordinaria verosimiglianza.Fu attento alle più diverse influenze: la Natività (Budapest, Museo) e la Madonna del latte (Madrid, Museo Lázaro Galdiano) risentono della pittura di R. Van der Weyden le due tele con Adorazione dei Magi (Firenze, Galleria degli Uffizi; 1495, Bruxelles, Musées Royaux des Beaux-Arts) sono vicine a Hugo van der Goes; l'Albero di Jesse (Parigi, Louvre) e le Storie di Cambise e Sisamne, eseguite nel 1498 per il palazzo comunale di Bruges (che risulta il suo più antico dipinto datato), sono riferibili alla tradizione olandese. Antecedenti al dittico del 1498 si riscontrano tavole e polittici, nei quali la semplificazione anatomica e la composizione tradiscono l'influsso di pittori delle Fiandre settentrionali, quali Geertgen Tot Sint Jans o Dierick Bouts (si vedano ad esempio le versioni della Natività conservate a New York, Metropolitan Museum of Art; a Budapest, Szépmüvészeti Muzeum; e a Cleveland, Museum of Art). Lavorò per committenti liguri (polittico per S. Girolamo della Cervara, di cui si conservano alcune tavole a Genova, in palazzo Bianco).
Le opere della maturità (Vita di S. Nicola e Vita di S. Antonio,
collezione L. Loyd; l'Adorazione dei Magi, collezione privata; le Nozze
di Cana, 1503, Parigi, Louvre; il trittico con il Battesimo di Cristo,
ca 1502-05, Bruges, Museo municipale; Vergine fra le pie donne, 1509,
Rouen, Museo; il Riposo durante la fuga in Egitto, Madrid, Museo del
Prado) rivelano una personalità ben definita nel vigore plastico delle forme e
nell'intensità del colore.Negli anni 1500-1510, David conferì alle sue composizioni cristalline forme geometriche, accentuando al contempo l'illusionismo spaziale e la monumentalità dei personaggi: era l'effetto di una rimeditazione sui capolavori di Jan van Eyck (Nozze mistiche di santa Caterina, National Gallery, Londra), ma anche di un influsso italiano. È in questo momento che viene infatti collocato l'ipotizzato viaggio in Italia, durante il quale avrebbe eseguito il grandioso polittico per l'Abbazia di Cervara (Genova) datato 1506, poi smembrato (la Madonna in trono, il San Benedetto e il San Girolamo sono ora a Genova, Museo di Palazzo Bianco; la lunetta con Dio Padre è al Louvre; le due tavole dell'Annunciazione si trovano al Metropolitan Museum of Art di New York).
Le opere posteriori al 1510, pur di impeccabile perizia tecnica, attestano un parziale ripiegamento sullo stile dei primordi. (3)
(2)"Atlante della pittura - Maestri
fiamminghi" di Luigi Mallé, ediz. De Agostini, Novara, 1965 (alla pag.33 -
voce "Gerard David")


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