mercoledì 27 maggio 2020

MEDITERRANEO Meridiani di carta.





Meridiani di carta è un progetto di lavoro per  le stanze online  di una casa delle letterature dei paesi delle sponde del Mediterraneo Un progetto di lavoro nel campo delle letterature del mediterraneo
MERIDIANI DI CARTA  :  Le stanze della poesia nella casa delle letterature. 

Un percorso che potrebbe diventare  associazionistico  con il coinvolgimento degli studenti delle scuole per  porre la poesia e la letteratura  in genere  all’attenzione della città   con la  promozione  di   eventi  , anche mediatici ,  frutto   appunto di un  percorso ,di un viaggio  attraverso la poesia   e più in generale  le letterature  del Mediterraneo   Un lungo racconto dal quale  emergono le voci dei poeti e scrittori  nei mercati e nei porti, l'infinita topologia di un'agorà umanistica dove niente è scontato, il mare aperto è sempre una sfida, tutto è un'inquieta conquista. Scavando nella miniera della letteratura mediterranea si scoprono così per esempio quella letteratura d’emigrazione  o adab almahgar  come quella dei dei mahg˘ariyyu-n (o muha-g˘iru-n), come furono chiamati gli scrittori e i poeti che, senza mai perdere il contatto con la madrepatria e soprattutto con gli innovatori egiziani, contribuirono a un marcato rinnovamento della produzione letteraria araba, sia in prosa, sia in poesia . Il progetto per ora si svilupperà  , come si diceva, on line, su questo blog e quello che segue  è una specie  di avvio . Una stazione di partenza  che si occupa  di un aspetto per esempio la poesia .

Infatti all’interno di “Meridiani di carta” che  vuole proporre la poesia ad un vasto pubblico i temi  all’attenzione saranno molti  ed avvincenti. Tra cui  le prime stanze della poesia che potranno riguardare  il Mediterraneo .   

Le stanze della poesia nella casa delle letterature  come  scrive Adriana Pedicini in Li(b)ero Libro partono  da quello che fummo   : “Noi fummo e siamo Greci. La grecità è il Mediterraneo che si fa viaggio. L’andare verso terre è penetrare il senso della storia. Una storia che si raccoglie appunto nella nostalgia perché è fatta di mito, di simboli, di echi. E di quel mondo greco noi abbiamo raccolto i profili, il sentimento del destino, il sacro e le proiezioni della divinità, l’amore e l’eros, l’eroismo, l’attesa.
Il Mediterraneo non è solo un viaggio. È soprattutto attesa. E nella cultura ellenica l’attesa è un valore. “E noi fummo Greci. E forse lo siamo ancora”. Così asserisce Valerio M. Manfredi in “I Greci d’Occidente”.

Per arrivare a quello che siamo 
Ma il Mediterraneo ha conosciuto e conosce tuttora l’incontro e lo scontro tra civiltà. Il Mediterraneo antico fu greco, fenicio-punico, romano. Tutto un mondo arabo si trovò a fare i conti con diverse identità. Bisogna saper cogliere quella eredità: un’eredità la cui chiave di lettura è nell’interpretazione dei miti, che ci raccontano delle avventure dei popoli.
E il mito mediterraneo per eccellenza è quello di Ulisse, seguito da quello di Enea. Il loro viaggio si compie per mare, esso rappresenta il futuro. Entrambi gli eroi hanno in comune l’esperienza di navigazione, dei ritorni avventurosi e delle sofferenze sia di chi anela a ritornare nella propria patria lontana, sia di chi, sopravvissuto alla guerra, desidera trasmigrare in nuove sedi.
Sono essi dunque i simboli che ci permettono di captare il nostro essere nel tempo, che custodiscono la memoria delle nostre radici mai recise, e che attraverso le epoche tramandano, come onde sonore, suoni di viaggi, di naufraghi, di migranti.
L’eredità è saper riconoscere queste voci che ci suggeriscono nuovi percorsi, che dentro la memoria ridisegnano il futuro. Un futuro che ora come allora è dipinto di nostalgia, che contrappone al canto delle Sirene il muto dolore dei naufraghi che a migliaia tentano di approdare a nuove rive.
Ma c’è di più. Non interessa sapere se Ulisse sia un personaggio reale o frutto di fantasia. Ci appassiona la nostalgia del suo nostos, che è testimonianza di un tempo archetipale che traccia misteri, segni, luoghi e fa della nostra ricerca un viaggio per tentare di catturare i segreti di quell’isola che è il nostro destino, dei destini che diventano avventure. Gli eventi condizionano tutto il percorso. Il mito allora come rivisitazione degli eventi.
Il viaggio di Ulisse si risolveva in un’avventurosa peregrinazione per i mari le isole i porti del Mediterraneo; Enea, viceversa, edifica nel suo itinerario una biografia etico-religiosa con finalità politico-universalistiche.

Anche in letteratura - sottolineano Bruni e Picardo - il Mediterraneo è destino. La letteratura-viaggio è la letteratura del ritorno di Ulisse, ma è soprattutto la letteratura del recupero del paese, parola della piazza mediterranea dove più voci hanno amato o perso donne e storie. Voce di attese, di pietra bianca e infiniti ritorni del cuore. Focolare d'inverno e vento che spinge al largo, cercando di raccontare sempre il proprio tempo, misurandosi con la morte".

"Scavando nella miniera della letteratura mediterranea, abbiamo scoperto volti e storie. Ma soprattutto abbiamo guardato in volto una grande umanità. Lettere e versi fuori dal recinto, che mostrano vene aperte di confronto e guardano lontano, con le loro voci scomode. Perché scrivere è, spesso, entrare nella maledizione della solitudine. Peccato che la vita, poi, non mantenga le promesse della letteratura. Ma questo è un altro discorso. Come uomini e donne del Mediterraneo profondo, quello delle lettere e delle arti, abbiamo il compito di cercare un senso. E di farlo sempre. Il korismòs, la differenza del Mediterraneo cantata dai maestri greci, è proprio questa. Seguirla vuol dire restare nella libertà ribelle di un inquieto pensiero che fa ancora strada".

Dice Predrag Matvejevic   a proposito del Mediterraneo  “ Non un mare, ma un susseguirsi di mari. Non una civiltà, ma una serie di civiltà accatastate le une sulle altre. Significa incontrare realtà antichissime, ancora vive, a fianco dell'ultramoderno. Accanto alla barca del pescatore, che è ancora quella di Ulisse, il peschereccio devastatore dei fondi marini o le enormi petroliere. Significa immergersi nell'arcaismo dei mondi insulari e nello stesso tempo stupirsi di fronte all'estrema giovinezza di città molto antiche, aperte a tutti i venti della cultura e del profitto e che da secoli sorvegliano e consumano il mare. Certamente ancora oggi il Mediterraneo è custode della vita di molti popoli, rievocandone le radici e le origini comuni. Ma il Mediterraneo, crocevia di civiltà, non è destinato a rappresentare un mito del passato. Che cosa resterà nella nostra cultura mediatica e tecnologica delle sedimentazioni millenarie e delle culture stratificate che hanno alimentato i popoli del mare? Che cosa oggi ha preso il posto dei viaggi e delle esplorazioni, degli scambi e delle migrazioni dei popoli mediterranei? Come il Mediterraneo è vissuto da questi stessi popoli, oggi?”

Nel 1937 Camus scrive: "Il Mediterraneo è altrove. È la negazione stessa di Roma e del genio latino. Non è affatto classico e ordinato. È diffuso e turbolento, come i quartieri arabi o i porti di Genova e della Tunisia. Il senso dell'annientamento e della noia, le piazze deserte a Mezzogiorno in Spagna, la siesta, ecco il Mediterraneo vero. Ed è all'Oriente che si avvicina". E poi ancora: "Siamo qui con il Mediterraneo contro Roma".

Possiamo parlare di una letteratura mediterranea,avendo  una letteratura islamica, una magrebina e una italiana. In quale aspetto dell'attività umana, della vita insomma, possiamo invece ritrovare un punto comune tra le culture del Mediterraneo.
Sempre Predrag Matvejevic     afferma : “ : Infatti abbiamo innanzi tutto le culture mediterranee, con le similitudini e le differenze. Le similitudini e le differenze non sono assolute. Ci sono avvicinamenti, ci sono penetrazioni. Impariamo gli uni dagli altri. Questa è una caratteristca del Mediterraneo. Sempre si impara da qualcuno che è venuto prima di noi, che ha creato qualcosa prima di noi. I Greci hanno imparato le cose dagli Egiziani, poi dai Pelasgi che erano un popolo marittimo che viveva in Grecia. I Latini hanno imparato le cose dagli Etruschi, che erano un popolo marittimo, poi dai Greci. Si diceva: Roma ha vinto la Grecia con le armi, ma la Grecia ha vinto Roma con la cultura. Dunque ci sono questi processi, che hanno fatto, diciamo, moltissime similitudini nell'espressione culturale, pur essendo in diverse lingue. Ci sono gli stessi modi di guardare il sole, di guardare il tramonto, di guardare l'alba, di vivere l'alba, di sentire questi odori e sapori che sono accanto a noi. E questo fa una unità delle culture mediterranee. Poi ci sono alcuni pensieri anche. Non dimentichiamo, non è soltanto la poesia. Qui è nato il pensiero dell'uomo, la filosofia. Non tutta la filosofia del mondo, ma i grandi filosofi della Grecia, che hanno trasmesso, che hanno adottato, poi trasmesso, il messaggio delle altre filosofie precedenti, hanno creato questa idea della democrazia, l'idea dell'agorà e del foro, l'idea della repubblica, della cosa pubblica. E infatti sono queste le cose che si trovano, non soltanto nella letteratura in senso stretto della parola, ma nella letteratura come filosofia, come legge, come legislazione.

Scrive  su Repubblica  TAHAR BEN JELLOUN in “ Mediterraneo la poesia del lago di luce”  (Traduzione di Elisabetta Horvat)  “Saranno forse la letteratura e la poesia a unificare il Mediterraneo, dandogli una voce in grado di arrivare lontano e di parlare al mondo. E’ con la cultura e con la poesia che il Mediterraneo resisterà — poiché si tratta di resistere a una globalizzazione che sacrifica il Sud. Non possiamo contare sui politici, più preoccupati della propria carriera che del futuro del Mediterraneo. La resistenza, la fanno i visionari, coloro che portano nel cuore questa luce mediterranea e la celebrano, la cantano al di la del tempo e delle contingenze. I poeti ci parlano di giardini che non hanno più un paese ove fiorire. E ci rammentano «i frutti nella poesia e nel mare».

Sono parole di un poeta libanese francofono. Georges Schehadè, che ci dice ancora:

«Quando avremo

Spiagge dolci da toccare con lo sguardo

E una vita ove l’ombra si scosta dalla luce

Verrà il riposo con i suoi tesori

Tu ed io sulla Terra delle spiagge

O amore mio che i viaggi

Al sonno stai domandando».

E come per rispondergli, il poeta greco Yannis Ritsos scrive, nel marzo 1972:

«I1 nudo sentiero, il sole, i ramoscelli secchi, le pietre.

Raggiunta infine la sorgente, al meriggio,

Davanti al fragore e all'abbondanza dell'acqua,

Comprendiamo quando la nostra sete

Sia poca cosa».

L'andaluso Vicente Aleixandre evoca il sole, che e l'altra faccia enigmatica e immobile del mare, in una poesia intitolata Figli del sole:

«La luce, bella luce del sole,

Crudele messaggio dell'impossibile,

Annuncio dorato di un fuoco sottratto all'uomo,

Ci invia la sua folgorante promessa strappata

Sempre e per sempre in cielo, serenamente statico

(Sombras del paraiso: 1939-1943).



Nel settembre 1941, l’altro premio Nobel della letteratura, il greco Georges Seferis, descriveva con parole semplici la quotidiana bellezza di questo Mediterraneo:

«Il mare ti appartiene e il vento

Con un astro sospeso al firmamento.

Signore. essi non sanno che noi

Siamo solo ciò che possiamo

Curando le nostre piaghe con erbe

Raccolte sui verdi pendii.

Non laggiù ma qui, molto vicino.

Respiriamo come possiamo,

Con la timida preghiera d'ogni mattino

Che si fa strada verso la riva

Lungo le faglie della memoria

Signore, non con loro. Sia fatta altrimenti la tua volontà».

***

Come gia disse il poeta francese Renè  Char, «gli uccelli non hanno cuore di  cantare in un cespuglio di domande». Il bacino mediterraneo, e più precisamente la sua parte più povera, il Sud, somiglia a una foresta di interrogativi, di  problemi, di destini contrastati. I poeti  sono i migliori analisti di una situazione  strutturale. Vedono lontano e in profondità. Perciò bisogna consultarli —cioè leggerli in via prioritaria, se si vuole che questa parte del mondo possa divenire un luogo in  cui far vivere e cantare i valori dell'umanesimo. Sarebbe difficile chiedere al cancelliere tedesco, al presidente del consiglio italiano o al premier britannico di tener conto  della voce dei poeti. Ma gia Platone, e in seguito anche  Nietsche, molto prima di quest'epoca moderna cosi violenta e manichea, avevano detto quanto i politici avessero bisogno della filosofia e della poesia.

Viviamo in un mondo bipolare, dove per il momento domina l’asse anglosassone; e il mondo asiatico sta avanzando. L'uno e l'altro hanno in comune una cosa: del Mediterraneo non sanno neppure dove si trovi. Per alcuni è un club di vacanze, per altri un supermercato che vende prodotti coltivati a migliaia di chilometri di distanza.

Ragione di più perchè i mediterranei prendano coscienza dell’eccezione culturale che rappresentano, dell'opportunità di essere diversi, del loro interesse a rafforzare i reciproci legami politici, economici e culturali. ».

Eremo Rocca S. Stefano  mercoledì 27 maggio 2020

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