1) un disegno dell'opera ben definito e ben calcolato;
2) l'evocazione d'immagini visuali nitide, incisive,
memorabili; in italiano abbiamo un aggettivo che non esiste in inglese,
"icastico", dal greco eikastikòs;
3) un linguaggio il più preciso possibile come lessico e
come resa delle sfumature del pensiero e dell'immaginazione.
Perché sento il bisogno di difendere dei valori che a molti
potranno sembrare ovvii? Credo che la mia prima spinta venga da una mia
ipersensibilità o allergia: mi sembra che il linguaggio venga sempre usato in
modo approssimativo, casuale, sbadato, e ne provo un fastidio intollerabile.
Non si creda che questa mia reazione corrisponda a un'intolleranza per il
prossimo: il fastidio peggiore lo provo sentendo parlare me stesso. Per questo
cerco di parlare il meno possibile, e se preferisco scrivere è perché scrivendo
posso correggere ogni frase tante volte quanto è necessario per arrivare non
dico a essere soddisfatto delle mie parole, ma almeno a eliminare le ragioni
d'insoddisfazione di cui posso rendermi conto. La letteratura - dico la
letteratura che risponde a queste esigenze - è la Terra Promessa in
cui il linguaggio diventa quello che veramente dovrebbe essere.
Alle volte mi sembra che un'epidemia pestilenziale abbia
colpito l'umanità nella facoltà che più la caratterizza, cioè l'uso della
parola, una peste del linguaggio che si manifesta come perdita di forza
conoscitiva e di immediatezza, come automatismo che tende a livellare
l'espressione sulle formule più generiche, anonime, astratte, a diluire i
significati, a smussare le punte espressive, a spegnere
ogni scintilla che sprizzi dallo scontro delle parole con
nuove circostanze.
«Il millennio che sta per chiudersi ha visto nascere ed
espandersi le lingue moderne dell'Occidente e le letterature che di queste
lingue hanno esplorato le possibilità espressive e cognitive e immaginative. Ci
si interroga sulla sorte della letteratura e del libro nell'era tecnologica
cosiddetta postindustriale. La mia fiducia nel futuro della letteratura
consiste nel sapere che ci sono cose che solo la letteratura può dare coi suoi
mezzi specifici. Vorrei dunque dedicare queste mie conferenze ad alcuni valori
o qualità o specificità della letteratura che mi stanno particolarmente a
cuore.» Italo Calvino
(Italo Calvino nato a Cuba nel 1923,.mortoSiena nel 1985 ) Esordì con Il
sentiero dei nidi di ragno (1947), romanzo seguito da grandi successi
internazionali di narrativa e di saggistica, tra i quali Il visconte dimezzato (1952), Fiabe italiane
(1956), Il barone rampante (1957), Il cavaliere inesistente (1959), Marcovaldo (1963), Le
Cosmicomiche (1965), Le città invisibili (1972),
Se una notte d'inverno un viaggiatore (1979), Palomar (1983) e le postume Lezioni americane
Eremo Rocca S.Stefano lunedì 4 maggio 2020



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