Camminare, passeggiare, correre. L’arte del camminare è un’arte salutista con una patina di romantico.
Il suo valore è
spesso oggi proporzionale alla sua
rarità come capita per le cose e le specie in estinzioni.
Ma camminare fa parte della storia del nostro pensiero, di
una visione del mondo che si basa
sulla possibilità e sulla capacità di percorrerlo e
ripercorrerlo in senso reale e in senso figurato. Camminare è una espressione
di democrazia soprattutto nella vita
delle città. La negazione dei compiti e della funzione secolare della città come luogo di incontri, a causa di molteplici
fattori (tra cui la necessità di sicurezza, la speculazione edilizia,
ecc.) conduce oggi spesso ad una deriva
che comporta non solo la riduzione della vita sociale ma mette in discussione
anche lo stesso destino della città .
Camminare può essere inteso come un gesto di democrazia perché crea e ricrea una socialità di strada in opposizione a quelli che sono i luoghi
chiusi delle quotidiane sfilate e passerelle più o meno mediatici .
Ci sono luoghi che hanno fatto la città , che le hanno dato
un’impronta, una vita, un respiro e che
oggi sono sempre più penalizzati come
per esempio la sparizione di quartieri
degli artisti o marginali in cui
si affolla un popolo multietnico che però spesso incute timore, crea preoccupazione perché
associato al disordine , alla
illegalità. E’ sempre più difficile infatti avere cittadinanza in questi posti
che stanno scomparendo sotto la spinta di buldozer che non sono solo quelli metaforici del
conflitto delle idee e delle opinioni ma anche quelli reali della speculazione
edilizia e finanziaria.
Purtroppo come nel
micro , così anche nel macro la tendenza è quella di combattere gli spostamenti
e di rendere l’uomo immobile come un
corallo o una spugna.
Alla faccia dei moderni e veloci mezzi di trasporto , delle
moltiplicate possibilità di viaggiare la
tendenza è quella di ridurre tutto alla retorica di internet che dice che uscire di casa è noioso e quella della tivvù che dice che uscire di
casa è pericoloso.
Le immense vastità del mondo sono dunque inutili . Vanno per
questo controllate , moderate se non
contrastate anche quelle migrazioni di
necessità di gente che fugge dalla
guerra ,dalla fame e dalle carestie. Là
non si tratta di camminare nel senso da cui abbiamo preso lo spunto ed è tutt’altra cosa ma è comunque il senso di un movimento
globale a cui appartiene comunque il camminare.
Camminare è democrazia
in senso reale e in senso figurato. Ecco allora tutte le marce dei
movimenti che vogliono dare il loro
contributo in modo pacifico e democratico alla discussione di problemi che interessano la vita della gente e del
mondo. Camminare per informare, per far
conoscere , per discutere e per prospettare soluzioni è il compito delle marce siano per la pace che contro la
globalizzazione e via dicendo.
Lo spazio pubblico
dei corpi delle persone che si ritrovano insieme così a camminare è una
esperienza cruciale per la democrazia . Condividere lo stesso spazio pubblico
con sconosciuti crea una esperienza di
comunità che è essenziale alla partecipazione
alla vita, per esempio, della città.
Eliminando gli spazi pubblici e il diritto di percorrerli e di riunirsi
viene meno il senso della
cittadinanza.
Camminare non è un disprezzo
per la città anche quando la
tendenza è quella di poter
coltivare supposte virtù rurali che poi
si realizzano solo per pochi fortunati.
E’ una linea di tendenza, un obiettivo posto all’attenzione la cui realizzazione dipende da molte cose.
Ci sono stati nella storia dei cantori della città e fenomeni di fuga dalle campagne e viceversa
dalle città . In quel caso Camminare non era fare jogging né forme di ricreazione ma un modo essenziale di essere , di poter
essere di dover essere per la vita e a volte per la sopravvivenza.
Abbiamo una cultura delle escursioni , una cultura del
viaggio ma per la gente tutto questo
appunto è solo andare in vacanza. Non si passeggia per le strade della città
perché per la gente a volte è ricreazione non trasporto.
Il camminare è anche legato
ad un discorso post moderno
sull’identità, sulla frontiera e
sulla libertà.
L’economia locale ha spesso prefigurato i cambiamenti dell’economia globale mettendo in evidenza la perdita della capacità di difendere i
nostri posti di vita (essere cacciati da
alcuni quartieri per l’alto costo degli
affitti o per la speculazione edilizia)
e di lavoro ( gli artigiani portati nei
nuclei artigiano industriali fuori della
città) . L’incapacità di difendere questi luoghi è appunto l’incapacità di
camminare e di non saper più camminare .
E non saper camminare significa essere
incapaci di critica e di ricerca .
(vedi anche :
Sillabari. Passeggiare )


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