martedì 5 maggio 2020

INCIPIT : Dei siciliani che si stabilirono a Roma intorno….




 Dei siciliani scapoli che si stabilirono a Roma intorno al 1930, otto per lo meno, se la memoria non m'inganna, affittarono ciascuno una casa ammobiliata, in quartieri poco rumorosi e frequentati, e quasi tutti andarono a finire presso insignì monumenti, dei quali però non seppero mai  la storia né osservarono la bellezza, e talvolta addirittura non li videro. Che cosa non saltò il loro occhio ansioso di .scorgere la donna desiderata in mezzo alla folla che scendeva dal tram? Cupole, portali, fontane ... opere che, prima di essere attuate e compiute, tennero aggrottate per anni la fronte di Michelangelo o del Borromini, non riuscirono a farsi minimamente notare dall'occhio mobile e nero dell'ospite meridionale! Antiche campane, dalla voce grave e delicata, che si erano meritate i versi di Shelley e di Goethe, si guadagnarono un "Chi camurria, 'sta campana! Che seccatura, questa campana!" per aver fatto tremare all'alba, coi loro rintocchi, la parete su cui il giovanotto poggiava la fronte da poco addormentata e ancora rosseggiante del disegno di una bocca.

Per il rispetto che il mio mestiere di cronista deve alla verità, dirò che questi scapoli siciliani erano piuttosto brutti, fuorché uno, Antonio Magnano, che era bellissimo. Con questo non voglio però affermare che i brutti riuscissero sgraditi alle donne: al contrario molti di essi, nonostante la bassa statura, e i nasi ebraici, e l'unghia del mignolo lasciata crescere per pulire l'interno dell'orecchio, parevano legati da una grave complicità a tutto il genere femminile; si sarebbe detto che fra loro e qualunque donna ci fosse una cattiva azione compiuta insieme chissà dove e quando: non v'era sconosciuta che, al primo vederli, non sembrasse riconoscerli impallidendo e rivelarsi subito legata a loro da vecchi e inconfessabili trascorsi. Per questo, i loro successi avevano sempre un'aria esosa di ricatto, sebbene, posso giurarlo, questi uomini di venticinque e trent'anni fossero di una cortesia e una tenerezza senza pari nei riguardi dell'altro sesso. Ma sulla terra piena di misteri, il vivente più misterioso è forse l'uomo brutto. ~

Di ben altra qualità erano invece i "successi" di Antonio Magnano. Nel 1932; egli aveva venti sei anni, e le sue fotografie, esposte in piazza di Spagna, arrestavano perfino la signora di mezza età, carica di pacchetti e traente, con la stessa mano che l'aveva picchiato, un marmocchio tutto i lacrime. Un'istantanea dolcezza si partiva dal suo volto oli vastro, affumicato potentemente dalla barba, ma delicatissimo e quasi unto di lacrime al di sotto degli occhi, un primo contorno delle guance su cui le lunghe ciglia trattenevano a volte la.loro ombra. La donna più inquieta e isterica, accanto a lui taciturno, veniva presa da quello sbadiglio che scarica i nervi e spinge ad alzarsi dalla sedia per  sdraiarsi sul divano, ad alzarsi dal divano per sdraiarsi sul  letto. Un osservatore superficiale e invidioso avrebbe potuto  consolare se stesso dicendo che le donne si annoiavano stando insieme ad'Antonio. Quale inganno grossolano Le  donne si sentivano dominate e, insieme, a loro agio completo e perfetto;  accanto a lui  bruciavano dolcissimamente ,e soffrivano , e impazzivano  con una soavità così profonda da far pensare  che una grave anomalia si fosse impadronita di esse  confondendo il piacere e il dolore in quella totale  mancanza di discernimento, 
che è il solo stato in cui una persona osa dir voce alta : io mi sento felice !e 
 
Gl! amici brutti rispettavano Antonio, e lo avrebbero anche invidiato, e forse odiato, se, indotti e contagiati dalle donne che frequentavano, anch'essi, senza saperlo, non .fossero stati innamorati di lui. Il segreto di quei successi, così diversi dai loro, anzi del tutto opposti, perché mentre. e loro vittorie sulle donne parevano strappate in seguito a  una mala azione, quelle di Antonio al contrario parevano derivare da uno strano conforto ch'egli comunicava alle sue vittime; il segreto di quei successi li attirava a tal punto che essi caricavano la sveglia per le cinque per uscire di buon mattino e sorprendere Antonio nel momento in cui prendeva la doccia. Qui li aspettava ogni genere di amarezze. Davanti a quelle membra di atleta, addolcite da un pallore di malinconia e mansuetudine, come se, ovunque si trovasse quel corpo, una luce misteriosa venisse a piovergli dall'alto, gli amici, specialmente Luigi d'Agata e Carlo Fischetti, erano assaliti da un malessere nel quale torbidamente si nascondeva la nausea per se stessi.
«Sai che cosa pari?» gli dicevano per usare subito la voce che, conservata in quei petti angosciati, minacciava di diventare cattiva «un biscotto appena sfornato!»
E si davano ad assestargli manate sulle spalle nude, e a tirargli i peli del petto, e a sollevargli un piede afferrandolo per la caviglia, con l'effetto però di esser penetrati e turbati alle sensazìonì di quel corpo, infinitamente strane e di una qualità innegabilmente superiore.

D'altro canto, questi turbamenti, Antonio li aveva emanati fin da ragazzo; era il cinque aprile del 1922 quando la madre e il padre furono costretti a rendersene conto. Quella mattina, la cameriera, una giovane di campagna, entrò nella camera dei genitori di Antonio, il signor Alfio e la signora Rosaria, con la faccia graffiata e coperta di lacrime. «Madonna benedetta, che hai fatto?» esclamò la signora, togliendole il vassoio dalle mani tremanti. «Che hai fatto? Parla!»….
 Vitaliano Brancati  Il Bell’Antonio Milano Bompiani 1949

Scrittore italiano. Compì gli studi a Catania e si trasferì a Roma per svolgervi l'attività letteraria e giornalistica. Suggestioni di problematiche esistenziali e di un già invadente erotismo appaiono nel romanzo "Singolare avventura di viaggio" (1934). In quell'anno Brancati aveva maturato la sua crisi politica che lo portò a ripudiare tutti i suoi scritti giovanili, improntati alla mitologia fascista dell'azione. Tornò a Catania e si dedicò all'insegnamento collaborando nel frattempo al settimanale "Omnibus".
La nuova stagione letteraria si era aperta con "Gli anni perduti" (1938). Seguirono i romanzi di successo "Don Giovanni in Sicilia" (1941), "Il bell'Antonio" (1949), l'incompiuto "Paolo il caldo" (postumo, 1954).
Ma l'opera di Brancati ha un notevole rilievo anche nel cinema e nel teatro. Il suo capolavoro novellistico, "Il vecchio con gli stivali" (1944), denuncia dell'antifascismo ufficiale, poi trasposto in film ("Anni difficili") generò un filone cinematografico di satira politica, inizialmente osteggiato dalla censura che si accanì ancor più duramente contro il teatro di Brancati. Il divieto di rappresentazione del suo miglior lavoro teatrale, "La governante" (1952), dramma di omosessualità femminile celata dall'ipocrisia, ispirò a Brancati un pamphlet, "Ritorno alla censura" (1952), in cui lo scrittore rivendicò i diritti civili del teatro e ribadì la sua poetica del comico, fedele ai grandi modelli del realismo classico ottocentesco. Da: "Enciclopedia della Letteratura", Garzanti, 2003

TRAMA  : Giovane di rara bellezza, nella Catania fascista e conformista degli anni Trenta, Antonio Magnano gode fama di impareggiabile seduttore, concupito dalle donne e invidiato dagli uomini. Ma dopo tre anni di nozze con la bellissima e candida figlia di un facoltoso notaio, Antonio vede la sua reputazione offuscarsi lasciando il posto ad un'infamante verità. Il presunto e focoso amante di tante donne, il 'bell'Antonio', si macchia di un'onta impossibile da lavare, in una società in cui un uomo, se non è capace di "farsi onore con una donna, diventa "meno utile di uno straccio da piedi". E alla stregua di uno straccio da piedi egli verrà trattato quando confesserà la sua impotenza, un difetto fisiologico e psicologico che nella parabola di Vitaliano Brancati diventa una disperata reazione di dissenso nei confronti di una mentalità che erige la virilità a valore assoluto.

 Eremo Rocca S. Stefano  martedì 5 maggio  2020

Nessun commento:

Posta un commento