sabato 2 maggio 2020

TRAMAnDARE : Rito cocullese di S. Domenico dei serpari . (I Parte )




 Il rito cocullese di S. Domenico  dei serpari merita sicuramente il ricnoscimento da parte dell’Unesco  di patrimonio immateriale dell’umanità . A questo proposito è stata presentata una candidatura . Voglio qui iniziare  col riassumere i termini di tale proposta  e riferire sull’attività preparatoria e poi esaminare il rito vero e proprio che inserirò in questo blog in più parti per facilitarne la lettura .

Che cos’è questo rito e perché si è conservato così nitidamente .
«Perché è rimasto solo in questa zona il rituale dei serpenti, benché le sue origini abbiano avuto la loro prima sede naturale nella Marsica e, come si sa, Cocullo invece è posto proprio ai confini di questa?»  Si chiede Nicola Risio, sindaco di Cocullo in una breve  scritto  nella p resentazione al volume, Il rituale di San Domenico di Cocullo, a cura di Lia Giancrostofaro

Probabilmente la risposta sta in queste riga di Alfonso di Nola ,lo studioso che per decenni ha  analizzato il rito dei serpari . «Sospeso fra la terra marsicana e la valle Peligna, nel cuore dell’Abruzzo, Cocullo è un paese antico, segnato ora dal dissesto dell’emigrazione e dalle trasformazioni industriali che non danno più spazio alla vita pastorale e contadina. Un pugno di case aggrappato alla roccia impervia, sul quale passò nei secoli scorsi molta storia dell’Italia centrale. (…) Nel paese sconvolto dal terremoto, immiserito dalle guerre e dai flussi emigratori, la gente, il primo giovedì di maggio, continua a maneggiare e ad esibire i serpenti, non più velenosi. La memoria si è trasformata, si è verificata una migrazione di simboli, e alle vipere si sostituiscono innocue bisce, strappate al loro sonno invernale o appena uscite dal letargo, quasi a commemorare eventi mitici, ora attribuiti ai Marsi, ora affidati ai miracoli di san Domenico di Foligno, che rappresentano la vittoria dell’uomo sulla natura ostile e matrigna, rappresentata dai serpenti (…) Cocullo non è il lembo di una barbarie residua delle genti meridionali, non è la sede di una geografia dei “selvaggi di qui”, degli Indio de aquì, come si diceva nelle boriose relazioni del Seicento. Oggi la festa del paese è al centro delle attenzioni internazionali, se gli studiosi di molte università straniere e italiane osservano, con teso rispetto, questo rito antichissimo» (Alfonso di Nola, Aspetti magico-religiosi di una cultura subalterna italiana, Bollati Boringhieri Torino 1976: 21-22)
Cocullo, un fragile contesto locale che ha pagato a caro prezzo gli esiti  dei  modelli  di sviluppo che hanno dominato la storia italiana del 900 e l’evoluzione globale dei processi di modernizzazione. Segnato da processi e fenomeni come l’emigrazione massiccia , quindi lo spopolamento ; l’impatto ambientale  di un’autostrada ,l’installazione di un Parco eolico . Un paese che aveva fondato la sua identità sull’economia agropastorale, le risorse della terra e le tradizioni culturali. Fondamenta  che hanno dato la vita ad una comunità che per secoli è vissuta tra quelle montagne  lasciando un’impronta indelebile . Un passato che candida Cocullo  con la sua eredità storica, culturale, sociale  al riconoscimento Unesco . Attraverso un progetto che si  ispira e riferisce alla Convenzione Unesco per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale, promulgata a Parigi nel 2003 e ratificata dall’Italia nel 2007 (http://www.unesco.org/culture/ich/)


Rimandando per il momento  al sito del comune e dell’associazione Di Nola per note descrittive sulla festa,che svilupperò successivamente  (http://www.comune.cocullo.aq.it/zf/index.php/servizi-aggiuntivi/index/index/idtesto/8), all’importante saggio citato e alle diverse fonti letterarie raccolte nel centro studi Alfonso di Nola, si può dire come scrive Valentina Lapiccirella Zingari :” … La festa appare come un grande momento di sintesi della cultura locale, tra tradizioni religiose e devozionali, agropastorali, orali e musicali, artigianali e festive. Lungo tutto il 900, con l’intensificarsi dei movimenti migratori, Cocullo progres-sivamente assume i caratteri di una terra del ritorno, verso la quale gli Abruzzesi della diaspora guardano come ad un potente simbolo delle loro tradizioni. Un grande potenziale per il futuro del paese: nell’immaginario planetario di un’umanità in movimento attraverso i confini, i paesi delle origini suscitano interesse e passione che si rinnova, trasmette e rinforza attraverso le generazioni. I fili delle tradizioni collegano tra loro paesi lontani: le tradizioni viaggiano con gli uomini, contribuiscono al senso “d’identità e di continuità” delle generazioni, in una grande catena di affezione e di appartenenze culturali.(1)
La prima fase per la documentazione della proposta  di candidatura  si è svolta negli anni  2012/2015 ed è stato un censimento e “inventario partecipativo” del patrimonio culturale immateriale locale, un’identificazione delle comunità gruppi ed individui attori e responsabili della trasmissione culturale, la costruzione della rete di sostegno alla candidatura, futura rete di progettazione di mirate azioni a favore dello sviluppo sostenibile di Cocullo. La scrittura dell’inventario partecipativo, il progetto di documentazione e la sua realizzazione, la firma del “protocollo d’intesa” costituiscono i tre obiettivi di questa prima fase.

Scrivono gli autori di uno studio riportato in nota  nel 2013  : “Sulla base di riflessioni condivise all’interno del gruppo di lavoro, sono in corso alcune sperimentazioni di terreno. Nel contesto abruzzese, sta partendo un progetto di candidatura del rito cocullese di San Domenico dei serpari, con una interessante apertura della candidatura alla rete dei comuni che si riconoscono nel culto di San Domenico abate. Questa iniziativa ha coinvolto il gruppo di lavoro simbdea-ich e l’Unpli, nasce come progetto pilota in vista di fondare, tramite la formulazione di una legge regionale, un più ampio progetto d’inventario partecipativo, ispirato a quello del REIL della Lombardia. Il progetto sta coinvolgendo un largo spettro d’interlocutori e attori a livello regionale, costituendo un momento di scambio e formazione per la costruzione di un
programma regionale a lungo termine. Sono stati coinvolti, oltre alle pro-loco, all’associazione Di Nola e al museo locale, l’ANCI-Res Tipica, il Museo delle Genti d’Abruzzo di Pescara, il Consiglio Regionale dell’Abruzzo, la Scuola di Specializzazione in Beni Demo Etno Antropologici (Università La Sapienza), l’UNPLI, con il patrocinio del Mibact e di ICOM Italia.
Nel progetto è stato coinvolto, con un ruolo di consiglio scientifico, l’antropologo brasiliano Antonio Arantes, invitato e presente al convegno di Milano del Gennaio 2013. In occasione del suo viaggio in Italia, Arantes ha passato alcuni giorni in Abruzzo ed a Cocullo, producendo osservazioni sull’interesse delle iniziative italiane. Riportiamo un suo messaggio del 2103, sul tema delle metodologie di inventariazione partecipativa :
Fuori dalla metodologia etnografica tradizionale, non c’é – che io sappia - una bibliografia specifica e consolidata su questo tema. Vale la pena guardare il testo che a stato prodotto da Harriet Deacon e Chiara Bortolotto per il I Researcher's Forum (2012) su lo "state of the arts" in quest'area. Io penso che il problema sia abbastanza nuovo e che gli investigatori intentino di applicare i metodi etnologici tradizionali alla produzione d’informazioni che siano rilevanti dal punto di vista della Convenzione de 2003. In questa situazione, creare una metodologia “partecipativa” significa creare strumenti e procedimenti che coinvolgano le comunità culturali e i loro rappresentanti nel processo investigativo e nella selezione degli elementi culturali che meritano di essere salvaguardati. Forse l’Italia diventa parte dell’avanguardia in Europa perché mi sembra che la maggior parte dei progetti si sviluppa nei paesi del Terzo Mondo. Esempi d’inventari
partecipativi sono il lavoro che ora finiamo a Mozambico e quello fatto a cura dell’IPHAN (Istituto del patrimonio Storico e Artistico Nazionale, del Brasile), secondo la metodologia che abbiamo creato nel 2000 e che ora è statautilizzata en tutte le provincie del paese.
Il caso di Cocullo è particolarmente interessante per collegare studio, documentazione e
progettazione di una strategia di governance del territorio, sviluppata intorno a tre assi:
• Il legame tra sviluppo economico locale, governance e cultura, secondo una metodologia ispirata ad modello di sviluppo locale fondato sul monitoraggio permanente e una gestione partecipativa della risorsa-festa;
• L’apertura di un laboratorio sulle « forme della documentazione » che si ispirino allo « spirito della Convenzione »;
• Un progetto di costruzione di una rete regionale per la creazione di un « registro del PCI
abruzzese » che favorisca inventari partecipativi e scambio di esperienze a livello regionale, e attraverso il web, favorisca il dialogo interculturale e l’apertura internazionale.
Ecco come la comunità locale in partenariato con l’Università di Chieti e con Simbdea ha elaborato e presentato il programma del primo seminario, tenutosi il 5/6 Ottobre del 2013 a Cocullo, occasione per creare un primo collegamento tra ricercatori, comunità locale, inventario partecipativo e piano di salvaguardia della festa.


Oggetto: Seminario di Formazione Autunnale sul patrimonio culturale intangibile, Cocullo progetto pilota di inventario partecipativo il 5/6 ottobre 2013.
Con la presente si propone di tenere, con auspicabile cadenza annuale, un seminario di Formazione Autunnale sul patrimonio culturale intangibile (ForICH) a Cocullo, nell’ambito di un progetto pilota d’inventario partecipativo incentrato sulla salvaguardia regionale/nazionale/internazionale del Rito Cocullese di San Domenico dei Serpari.
La costituenda ForICH ha il fine esplicito di rientrare:
1) nelle attività di ricerca, inventariazione e salvaguardia regionale, nazionale, internazionale del Rito Cocullese di San Domenico dei Serpari svolte in collaborazione con l’Associazione Culturale “Alfonso M. di Nola” finalizzate all’iscrizione nella lista ICH UNESCO di tale patrimonio culturale intangibile.
2) nell’applicazione di linee di ricerca sulle buone pratiche istituzionali relative alla Convenzione quadro del Consiglio d'Europa sul valore del patrimonio culturale per la società (Faro 2005, ratificata dall’Italia nel 2013);
3) nei programmi accreditati di “plain air formation” della Scuola di Specializzazione in Beni Demo EtnoAntropologici (sede amministrativa presso l’Università di Perugia). Tale Scuola, istituita in base al Decreto Ministeriale 31 gennaio 2006 (“Riassetto delle Scuole di specializzazione nel settore della tutela, gestione e valorizzazione del patrimonio culturale”), ha lo scopo di curare la preparazione scientifica nel campo delle discipline demoetnoantropologiche impegnate nella conoscenza dei beni culturali e di fornire competenze professionali nell'ambito di attività per cui lo Stato, le regioni, le città metropolitane, le province e i comuni assicurano e sostengono la conservazione del patrimonio culturale e ne favoriscono la pubblica fruizione e la valorizzazione (Codice dei beni culturali e del paesaggio art.1). Essa intende riferirsi, nella formazione, anche alla “Carta delle professioni museali” dell'ICOM-Italia (International Council of Museums, aderente all'UNESCO) e alla Convenzione UNESCO sulla Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale (Parigi 2003) la quale è condivisa dallo Stato italiano.
Risultati per la comunità: si tratta di un’importante occasione per interrogare la cittadinanza locale e la comunità scientifica nazionale sul senso della festa di Cocullo nel contemporaneo e sulla sua dimensione geografico-sociale, sulle sue funzioni di legame tra generazioni e con la diaspora abruzzese, il suo impatto sull’economia locale, le rappresentazioni dei giovani e il senso di appartenenza, ma anche sull’importanza e l’eredità viva delle ricerche di Alfonso di Nola. Nel contempo, l’occasione di discussione fornirà contributi aggiornati e specialistici di consulenza relativamente al progetto pilota di inventario partecipativo incentrato sulla costruzione di un piano di salvaguardia de lRito Cocullese di San Domenico dei Serpari.(2)

Le foto sono di Vincenzo Notaro 

( 1 )La festa di San Domenico Abate e il rito dei serpari di Cocullo. Per la candidatura Unesco Pubblicato il 1 settembre 2017 da Comitato di Redazione http://www.istitutoeuroarabo.it/DM/la-festa-di-san-domenico-abate-e-il-rito-dei-serpari-di-cocullo-per-la-candidatura-unesco/


(2)Il patrimonio culturale Immateriale in Italia e la Convenzione Unesco del 2003: territori, reti, musei
Rapporto di attività A cura del coordinamento Simbdea-ich Alessandra Broccolini, Pietro Clemente, Sandra Ferracuti, Valentina Lapiccirella Zingari

Eremo Rocca S. Stefano  sabato 2 maggio 2020


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