Il rito cocullese di S.
Domenico dei serpari merita sicuramente
il ricnoscimento da parte dell’Unesco di
patrimonio immateriale dell’umanità . A questo proposito è stata presentata una
candidatura . Voglio qui iniziare col riassumere
i termini di tale proposta e riferire
sull’attività preparatoria e poi esaminare il rito vero e proprio che inserirò
in questo blog in più parti per facilitarne la lettura .
Che cos’è questo rito e perché si è conservato così
nitidamente .
«Perché è rimasto solo in questa zona il rituale dei
serpenti, benché le sue origini abbiano avuto la loro prima sede naturale nella
Marsica e, come si sa, Cocullo invece è posto proprio ai confini di questa?» Si chiede Nicola Risio, sindaco di Cocullo in
una breve scritto nella p resentazione al volume, Il rituale
di San Domenico di Cocullo, a cura di Lia Giancrostofaro
Probabilmente la risposta sta in queste riga di
Alfonso di Nola ,lo studioso che per decenni ha
analizzato il rito dei serpari . «Sospeso fra la terra marsicana e la valle
Peligna, nel cuore dell’Abruzzo, Cocullo è un paese antico, segnato ora dal
dissesto dell’emigrazione e dalle trasformazioni industriali che non danno più
spazio alla vita pastorale e contadina. Un pugno di case aggrappato alla roccia
impervia, sul quale passò nei secoli scorsi molta storia dell’Italia centrale.
(…) Nel paese sconvolto dal terremoto, immiserito dalle guerre e dai flussi
emigratori, la gente, il primo giovedì di maggio, continua a maneggiare e ad
esibire i serpenti, non più velenosi. La memoria si è trasformata, si è
verificata una migrazione di simboli, e alle vipere si sostituiscono innocue
bisce, strappate al loro sonno invernale o appena uscite dal letargo, quasi a
commemorare eventi mitici, ora attribuiti ai Marsi, ora affidati ai miracoli di
san Domenico di Foligno, che rappresentano la vittoria dell’uomo sulla natura
ostile e matrigna, rappresentata dai serpenti (…) Cocullo non è il lembo di una
barbarie residua delle genti meridionali, non è la sede di una geografia dei
“selvaggi di qui”, degli Indio de aquì, come si diceva nelle boriose
relazioni del Seicento. Oggi la festa del paese è al centro delle attenzioni
internazionali, se gli studiosi di molte università straniere e italiane
osservano, con teso rispetto, questo rito antichissimo» (Alfonso di Nola, Aspetti
magico-religiosi di una cultura subalterna italiana, Bollati Boringhieri
Torino 1976: 21-22)
Cocullo, un fragile contesto locale che ha pagato a
caro prezzo gli esiti dei modelli di sviluppo che hanno dominato la storia
italiana del 900 e l’evoluzione globale dei processi di modernizzazione.
Segnato da processi e fenomeni come l’emigrazione massiccia , quindi lo
spopolamento ; l’impatto ambientale di
un’autostrada ,l’installazione di un Parco eolico . Un paese che aveva fondato
la sua identità sull’economia agropastorale, le risorse della terra e le
tradizioni culturali. Fondamenta che
hanno dato la vita ad una comunità che per secoli è vissuta tra quelle
montagne lasciando un’impronta
indelebile . Un passato che candida Cocullo
con la sua eredità storica, culturale, sociale al riconoscimento Unesco . Attraverso un
progetto che si ispira e riferisce alla
Convenzione Unesco per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale,
promulgata a Parigi nel 2003 e ratificata dall’Italia nel 2007
(http://www.unesco.org/culture/ich/)
Rimandando per il momento al sito del comune e dell’associazione Di Nola
per note descrittive sulla festa,che svilupperò successivamente (http://www.comune.cocullo.aq.it/zf/index.php/servizi-aggiuntivi/index/index/idtesto/8), all’importante saggio citato e
alle diverse fonti letterarie raccolte nel centro studi Alfonso di Nola, si può
dire come scrive Valentina Lapiccirella Zingari :” … La festa appare come un
grande momento di sintesi della cultura locale, tra tradizioni religiose e
devozionali, agropastorali, orali e musicali, artigianali e festive. Lungo
tutto il 900, con l’intensificarsi dei movimenti migratori, Cocullo
progres-sivamente assume i caratteri di una terra del ritorno, verso la quale
gli Abruzzesi della diaspora guardano come ad un potente simbolo delle loro
tradizioni. Un grande potenziale per il futuro del paese: nell’immaginario
planetario di un’umanità in movimento attraverso i confini, i paesi delle
origini suscitano interesse e passione che si rinnova, trasmette e rinforza
attraverso le generazioni. I fili delle tradizioni collegano tra loro paesi
lontani: le tradizioni viaggiano con gli uomini, contribuiscono al senso
“d’identità e di continuità” delle generazioni, in una grande catena di
affezione e di appartenenze culturali.(1)
La prima fase per la documentazione della
proposta di candidatura si è svolta negli anni 2012/2015 ed è stato un censimento e
“inventario partecipativo” del patrimonio culturale immateriale locale,
un’identificazione delle comunità gruppi ed individui attori e responsabili
della trasmissione culturale, la costruzione della rete di sostegno alla
candidatura, futura rete di progettazione di mirate azioni a favore dello
sviluppo sostenibile di Cocullo. La scrittura dell’inventario partecipativo, il
progetto di documentazione e la sua realizzazione, la firma del “protocollo
d’intesa” costituiscono i tre obiettivi di questa prima fase.
Scrivono gli autori di uno studio
riportato in nota nel 2013 : “Sulla base di riflessioni condivise all’interno
del gruppo di lavoro, sono in corso alcune sperimentazioni di terreno. Nel
contesto abruzzese, sta partendo un progetto di candidatura del rito
cocullese di San Domenico dei serpari, con una interessante apertura della
candidatura alla rete dei comuni che si riconoscono nel culto di San Domenico
abate. Questa iniziativa ha coinvolto il gruppo di lavoro simbdea-ich e l’Unpli,
nasce come progetto pilota in vista di fondare, tramite la formulazione di una
legge regionale, un più ampio progetto d’inventario partecipativo, ispirato a quello
del REIL della Lombardia. Il progetto sta coinvolgendo un largo spettro d’interlocutori
e attori a livello regionale, costituendo un momento di scambio e formazione
per la costruzione di un
programma regionale a lungo
termine. Sono stati coinvolti, oltre alle pro-loco, all’associazione Di Nola e
al museo locale, l’ANCI-Res Tipica, il Museo delle Genti d’Abruzzo di Pescara,
il Consiglio Regionale dell’Abruzzo, la Scuola di Specializzazione in Beni Demo
Etno Antropologici (Università La Sapienza), l’UNPLI, con il patrocinio del
Mibact e di ICOM Italia.
Nel progetto è stato coinvolto, con un ruolo di
consiglio scientifico, l’antropologo brasiliano Antonio Arantes, invitato e
presente al convegno di Milano del Gennaio 2013. In occasione del suo viaggio
in Italia, Arantes ha passato alcuni giorni in Abruzzo ed a Cocullo, producendo
osservazioni sull’interesse delle iniziative italiane. Riportiamo un suo
messaggio del 2103, sul tema delle metodologie di inventariazione
partecipativa :
Fuori dalla metodologia
etnografica tradizionale, non c’é – che io sappia - una bibliografia specifica
e consolidata su questo tema. Vale la pena guardare il testo che a stato prodotto
da Harriet Deacon e Chiara Bortolotto per il I Researcher's Forum (2012) su lo
"state of the arts" in quest'area. Io penso che il problema sia
abbastanza nuovo e che gli investigatori intentino di applicare i metodi
etnologici tradizionali alla produzione d’informazioni che siano rilevanti dal punto
di vista della Convenzione de 2003. In questa situazione, creare una
metodologia “partecipativa” significa creare strumenti e procedimenti che
coinvolgano le comunità culturali e i loro rappresentanti nel processo
investigativo e nella selezione degli elementi culturali che meritano di essere
salvaguardati. Forse l’Italia diventa parte dell’avanguardia in Europa perché
mi sembra che la maggior parte dei progetti si sviluppa nei paesi del Terzo
Mondo. Esempi d’inventari
partecipativi sono il lavoro che
ora finiamo a Mozambico e quello fatto a cura dell’IPHAN (Istituto del patrimonio
Storico e Artistico Nazionale, del Brasile), secondo la metodologia che abbiamo
creato nel 2000 e che ora è statautilizzata en tutte le provincie del paese.
Il caso di Cocullo è
particolarmente interessante per collegare studio, documentazione e
progettazione di una strategia di
governance del territorio, sviluppata intorno a tre assi:
• Il legame tra sviluppo
economico locale, governance e cultura, secondo una metodologia ispirata ad
modello di sviluppo locale fondato sul monitoraggio permanente e una gestione
partecipativa della risorsa-festa;
• L’apertura di un laboratorio
sulle « forme della documentazione » che si ispirino allo « spirito della Convenzione
»;
• Un progetto di costruzione di
una rete regionale per la creazione di un « registro del PCI
abruzzese » che favorisca
inventari partecipativi e scambio di esperienze a livello regionale, e attraverso
il web, favorisca il dialogo interculturale e l’apertura internazionale.
Ecco come la comunità locale in
partenariato con l’Università di Chieti e con Simbdea ha elaborato e presentato
il programma del primo seminario, tenutosi il 5/6 Ottobre del 2013 a Cocullo,
occasione per creare un primo collegamento tra ricercatori, comunità locale,
inventario partecipativo e piano di salvaguardia della festa.
Oggetto:
Seminario di Formazione Autunnale sul patrimonio culturale intangibile, Cocullo
progetto pilota di inventario partecipativo il 5/6 ottobre 2013.
Con la presente si propone di
tenere, con auspicabile cadenza annuale, un seminario di Formazione Autunnale
sul patrimonio culturale intangibile (ForICH) a Cocullo, nell’ambito di un progetto
pilota d’inventario partecipativo incentrato sulla salvaguardia
regionale/nazionale/internazionale del Rito Cocullese di San Domenico dei
Serpari.
La costituenda ForICH ha il fine
esplicito di rientrare:
1) nelle attività di ricerca,
inventariazione e salvaguardia regionale, nazionale, internazionale del Rito
Cocullese di San Domenico dei Serpari svolte in collaborazione con l’Associazione
Culturale “Alfonso M. di Nola” finalizzate all’iscrizione nella lista ICH
UNESCO di tale patrimonio culturale intangibile.
2) nell’applicazione di linee di
ricerca sulle buone pratiche istituzionali relative alla Convenzione quadro del
Consiglio d'Europa sul valore del patrimonio culturale per la società (Faro
2005, ratificata dall’Italia nel 2013);
3) nei programmi accreditati di “plain
air formation” della Scuola di Specializzazione in Beni Demo EtnoAntropologici
(sede amministrativa presso l’Università di Perugia).
Tale Scuola, istituita in base al Decreto Ministeriale 31 gennaio 2006 (“Riassetto
delle Scuole di specializzazione nel settore della tutela, gestione e
valorizzazione del patrimonio culturale”), ha lo scopo di curare la
preparazione scientifica nel campo delle discipline demoetnoantropologiche
impegnate nella conoscenza dei beni culturali e di fornire competenze
professionali nell'ambito di attività per cui lo Stato, le regioni, le città
metropolitane, le province e i comuni assicurano e sostengono la conservazione
del patrimonio culturale e ne favoriscono la pubblica fruizione e la
valorizzazione (Codice dei beni culturali e del paesaggio art.1). Essa
intende riferirsi, nella formazione, anche alla “Carta delle professioni
museali” dell'ICOM-Italia (International Council of Museums, aderente
all'UNESCO) e alla Convenzione UNESCO sulla Salvaguardia del Patrimonio
Culturale Immateriale (Parigi 2003) la quale è condivisa dallo Stato italiano.
Risultati per la
comunità: si
tratta di un’importante occasione per interrogare la cittadinanza locale e la
comunità scientifica nazionale sul senso della festa di Cocullo nel
contemporaneo e sulla sua dimensione geografico-sociale, sulle sue funzioni di
legame tra generazioni e con la diaspora abruzzese, il suo impatto sull’economia
locale, le rappresentazioni dei giovani e il senso di appartenenza, ma anche
sull’importanza e l’eredità viva delle ricerche di Alfonso di Nola. Nel
contempo, l’occasione di discussione fornirà contributi aggiornati e
specialistici di consulenza relativamente al progetto pilota di inventario
partecipativo incentrato sulla costruzione di un piano di salvaguardia de lRito
Cocullese di San Domenico dei Serpari.(2)
Le foto sono di Vincenzo Notaro
( 1 )La festa di San
Domenico Abate e il rito dei serpari di Cocullo. Per la candidatura Unesco Pubblicato il 1 settembre 2017 da Comitato di
Redazione http://www.istitutoeuroarabo.it/DM/la-festa-di-san-domenico-abate-e-il-rito-dei-serpari-di-cocullo-per-la-candidatura-unesco/
(2)Il patrimonio culturale
Immateriale in Italia e la Convenzione Unesco del 2003: territori, reti, musei
Rapporto di attività A
cura del coordinamento Simbdea-ich Alessandra Broccolini, Pietro Clemente,
Sandra Ferracuti, Valentina Lapiccirella Zingari



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