
Nei primi mesi del 2020 si è costituita a L’Aquila , preseduta dall’avv . Pasqualino
Cipollone, l’Associazione Centro Studi delle Tradizioni della Provincia dell’Aquila
con sede presso la Casa del volontariato con il programma- progetto di inventariare, studiare, far conoscere,
valorizzare , tutelare le tradizioni popolari del territorio provinciale . L’Associazione
si va dotando di una sua organizzazione e di strumenti per raggiungere i suoi obiettivi tra cui la realizzazione di un suo sito e anche di una
rivista cartacea periodica. Mi onoro di far parte di questa associazione per
cui mi permetto di inserire in questo mio blog alla rubrica “ Tradizioni popolari
“ alcuni temi e argomenti che sicuramente saranno studiati, fatti conoscere ,
tutelati e valorizzati dall’Associazione. In occasione del primo maggio voglio inserire una breve notizia che
riguarda due importanti manifestazioni della provincia di L’Aquila “Ju calenne” a Tornimparte e “il rito dei serpari “ a Cocullo per
continuare con la tradizione delle virtù che è del territorio di Teramo
Ju calenne
Nella notte tra il 30 aprile ed il primo maggio, a Tornimparte, in
provincia di L’Aquila, si rubava un
albero, ”ju calenne” che poi, spogliato di tutti i rami
tranne quello sulla punta, all’alba veniva
piantato nel sagrato della Chiesa
Parrocchiale. Il comune di Tornimparte è composto di varie frazioni , piccoli aggregati di case, molti dei quali non
hanno una parrocchia. Questo rito però si ripeteva per ogni chiesa parrocchiale del territorio. Negli ultimi anni la
cerimonia che aveva più risalto per partecipazione di gruppi e di spettatori era quella che piantava
un albero, “ju calenne ,davanti la chiesa di S. Panfilo a Villagrande.Questa tradizione è parte di quel processo di integrazione tra il popolo longobardo e le popolazione del territorio. Al loro arrivo in Italia e quindi anche a Tornimparte,tra la fine del 600 e fino alla metà del 700, i Longobardi entrarono in contatto con la realtà culturale di un territorio divenuto crocevia strategico tra Occidente ed Oriente, un tempo cuore dell’Impero Romano ed ora sede della cristianità. La stabilizzazione sul territorio italiano implicò il confronto con la popolazione locale determinando un lento processo di integrazione che dette vita ad una cultura nuova , capace di coniugare la tradizione germanica con quella classica romana- cristiana di cui uno dei frutti è JU CALENNE o ALBERO DEL CALENDIMAGGIO.
Scrive il sito della Proloco di Tornimparte: “E’un rito antichissimo, che si rinnova ogni anno nella notte tra il 30 aprile ed il primo maggio. Un gruppo di giovani taglia un albero, ”ju calenne” che poi, una volta spogliato di tutti i rami tranne quello sulla punta, viene piantato prima dell’alba nel sagrato della Chiesa Parrocchiale. Il proprietario ha il diritto di rientrare in possesso della pianta solo se sorprende le persone nella fase del taglio o del trasporto sulla sua proprietà; inoltre il proprietario può reclamare il diritto sulla pianta qualora non sia stata innalzata prima dell’alba. C’era un modo molto originale per stabilire l’ora dell’alba: si presentavano davanti al proprietario venuto a reclamare l’albero, persone di sua conoscenza, ad una distanza di cento passi: se venivano riconosciute era l’alba. L’albero veniva tolto il 31 maggio, venduto all’asta ed il ricavato andava alla Festa di Sant’Antonio.
L’origine di questa tradizione ha radici antichissime, risalenti ai riti pagani
(di origine longobarda) che celebravano la fertilità, il risveglio della natura
dal torpore invernale. Proprio dal fatto di discendere da riti pagani è
scaturita una certa avversione, nei primi secoli di diffusione del
Cristianesimo, da parte della Chiesa. Negli statuti aquilani del 1300 si parla
di divieto del rito de “ju calenne”. Tale divieto, come molti altri, mirava a
sradicare tutti quei riti di origine pagana. Più avanti negli anni, comunque,
il rito del Calenne ha trovato una sua identità anche all’interno del
Cristianesimo, anche perché il carico di significati che portava con sé
(fertilità, fecondità, festa) costituirono comunque un terreno di confronto tra
cultura pagana e cultura cristiana. Il fatto poi che questa tradizione sia
giunta fino ai giorni nostri praticamente inalterata è da ricondurre al fatto
che lo sfruttamento del bosco, per la legna o per ricavare il carbone, è stato
al centro dell’economia di Tornimparte fino a qualche decina di anni fa”.IL CALENDIMAGGIO – E’ – spiega Wikipedia – una tradizione viva ancor oggi in molte regioni d’Italia come allegoria del ritorno alla vita e della rinascita: fra queste il Piemonte, la Liguria, la Lombardia, l’Emilia-Romagna, la Toscana, l’Abruzzo, l’Umbria.La funzione magico-propiziatoria di questo rito è spesso svolta durante una questua dove, in cambio di doni (tradizionalmente uova, vino, cibo o dolci), i maggianti (o maggerini) cantano strofe benauguranti agli abitanti delle case che visitano.
Simbolo della rinascita primaverile sono gli alberi (ontano, maggiociondolo) che accompagnano i maggerini e i fiori (viole, rose) con cui i partecipanti si ornano e che vengono citati nelle strofe dei canti. In particolare la pianta dell’ontano, che cresce lungo i corsi d’acqua, è considerata il simbolo della vita ed è per questo che è spesso presente nel rituale.
Si tratta di una celebrazione che risale ai celti (festeggiavano Beltane), etruschi e liguri che celebravano l’arrivo della bella stagione, essendo questi popoli molto integrati con i ritmi della natura.
La festa di San Domenico e il rito dei serpari
Spostandoci a Cocullo (AQ) troveremo i festeggiamenti legati alla figura di
San Domenico o dei Serpari. Un evento i cui preparativi iniziano mesi
prima, al primo sciogliersi delle nevi, con la cattura dei
serpenti da parte di uomini esperti detti, appunto, serpari.I serpenti vengono tenuti in scatole di legno fin quando ogni primo giovedì di maggio (da due anni fissato al 1 maggio), a mezzogiorno in punto inizia la processione della statua del santo invasa dalle serpi catturate nei giorni prima. I serpenti sono tutti innocui e non velenosi! E soprattutto una volta terminati i festeggiamenti verranno riportati nel loro habitat naturale.
Il primo
maggio a Cocullo, un piccolo borgo caratteristico situato nel cuore
dello scenario montano aquilano, si celebra la festa di San Domenico Abate e
la processione dei serpari.
Durante le celebrazioni, nel paese abruzzese si assiste ad uno spettacolo unico
e affascinante che richiama ogni anno migliaia di turisti ed altrettanti
fedeli: piazze, vicoli ed ogni angolo del paese si popolano di serpari e
serpenti che attirano la curiosità dei tanti visitatori, più o meno coraggiosi.San Domenico è protettore sia di Cocullo che della località poco distante di Villalago, dove sono presenti una chiesa e un lago che portano il suo nome.
La figura dei serpari ha origine dal “ciarallo”, una figura sacra molto radicata nell’Italia meridionale nel tardo medioevo. Il ciarallo esercitava proprie tecniche segrete di cattura e di maneggiamento dei serpenti. Oggi i serpari conservano dei loro predecessori le antiche tecniche, ma la figura scarale si è mutata in una forma laica di partecipazione al rito e rispetto della natura.
Le virtù teramane
Attraversato il traforo, nell’altro versante del Gran Sasso, nel
teramano, si pranza con un piatto
che può essere gustato solo il primo maggio: le virtù teramane.E’ un antichissimo piatto tipico delle feste contadine di Calendimaggio, del 1 Maggio, che segna, come un vero e proprio spartiacque, la fine della stagione fredda e l’arrivo della stagione calda. La ricetta è tramandata di famiglia in famiglia e custodita gelosamente nelle sue infinite varianti. Una sorta di minestrone con 50 ingredienti che esige una lunghissima preparazione in cui vengono mescolate insieme verdure novelle, erbe, legumi freschi e gli ultimi legumi secchi e poi una grande varietà di spezie (aglio, cipolla,
maggiorana, salvia, timo, sedano,
prezzemolo, aneto, noce moscata, chiodi di garofano, pepe o peperoncino, menta
selvatica, borragine, finocchietto selvatico, basilico) e carni miste di
maiale, sugo di carne e diversi formati di pasta, un filo d’olio e pecorino a
grattugia.
Eremo Rocca S. Stefano venerdì 1 maggio 2020

Nessun commento:
Posta un commento