Mi piace l’idea secondo i
virologi che il coronavirus sia
circolato di bocca in bocca per alcuni
mesi prima della scoperta del paziente
uno. Un virus che , prima di essere, era; era presente, esisteva, circolava,
passava, diciamo, di bocca in bocca, come fosse una “diceria” che va mantenuta
segreta . Che segreto portava con sé, tanto geloso da essere conservato giorno dopo giorno per molti giorni. Fino ad
uscire dal destino come un “ ente”. Esce dal destino di una “terra desolata “
per entrare in quello di un’altra “ terra desolata”, Da solo il virus è un
involucro di grasso che stenta a vivere, anzi ha una vita grama, votata alla
morte . Ha bisogno “mors tua” ( ma non è detto fino in fondo ) per “vita mea” .
Ha bisogno di compagnia. E’ un soggetto estremamente socievole e sociale, attacca bottone con
tutti e lo attacca fino in fondo con ogni manifestazione di cordiale “attaccamento” anche se guardingo. Non è che non si fidi fino
in fondo ma a scanso di sorprese preferisce
attendere almeno una quindicina di giorni per esprimere le sue
manifestazioni che , guarda caso , in molti casi non sono gradite. Ma a quel
punto ormai non può ritrarsi, si è compromesso : quindi deve per forza esprimersi, consegnare un messaggio,
recapitare quella sua voglia di “carica
vitale “. Ma anche nel trasmettere
questo messaggio deve essere molto accorto perché i potenti amici del suo
ospitante gliela faranno pagare sicuramente . Ha buona memoria e si
ricorda quando avveniva qualche tempo fa .
“ Nei santuari
d’incubazione dell’antica Grecia, kline, da cui poi derivò il termine
clinica,era il recinto sacro, la cella o letto in cui, dopo una serie di
pratiche purificatorie, venivano fatti dormire i malati in attesa del “sogno
terapeutico”, per cui il clinico può essere solo il terapeuta che è in grado di
leggere il symptoma, ciò che si sta incubando, come una coincidenza tra
disturbo fisico e disturbo psichico. Con la convinzione che la malattia contenesse
in sé anche la terapia per curarla.”
E allora quando “sarà
visto” allora, allora quello sarà il
tempo della lotta. Ma in fondo lui non
voleva assolutamente scatenare tutto
quel putiferio che segue ogni volta l’avvistamento. Da qualche parte si grida “ alle armi , alle
armi “ e chi si arma per combattere non sa però se combatterà contro un santo o contro un diavolo, contro un
fuocherello o un incendio . Chi si arma
d’altra parte si trova spesso nella
condizione che descrive Umberto Galimberti, el suo libro "I miti del nostro tempo" (pg.72)
"...Non accettiamo il
nostro corpo, il nostro stato di salute, la nostra età, la nostra occupazione,
la qualità dei nostri amori, perché ci regoliamo sugli altri, quando non sugli
stereotipi che la società ci offre ogni giorno.
Distratti da noi, fino a diventare perfetti sconosciuti a noi stessi, ci arrampichiamo ogni giorno su pareti lisce per raggiungere modelli di felicità che abbiamo assunto dall'esterno e, naufragando ogni giorno, perché quei modelli probabilmente sono quanto di più incompatibile possa esserci con la nostra personalità, ci incupiamo e distribuiamo malumore, che è una forza negativa che disgrega famiglia, associazione, impresa, in cui ciascuno di noi è inserito, perché spezza la coesione e l'armonia e costringe gli altri a spendere parole di comprensione e compassione per una sorte che noi e non altri hanno reso infelice..."
Distratti da noi, fino a diventare perfetti sconosciuti a noi stessi, ci arrampichiamo ogni giorno su pareti lisce per raggiungere modelli di felicità che abbiamo assunto dall'esterno e, naufragando ogni giorno, perché quei modelli probabilmente sono quanto di più incompatibile possa esserci con la nostra personalità, ci incupiamo e distribuiamo malumore, che è una forza negativa che disgrega famiglia, associazione, impresa, in cui ciascuno di noi è inserito, perché spezza la coesione e l'armonia e costringe gli altri a spendere parole di comprensione e compassione per una sorte che noi e non altri hanno reso infelice..."
Ecco a chi aveva chiesto ospitalità il virus! Ah
se lo avesse saputo sarebbe scappato lontano mille miglia o meglio sarebbe
rimasto lì dov’era ben accolto, ben protetto, rifocillato, amato .
Eppure lui che veniva dal
vuoto voleva trovare qualcosa di pieno ,quel pieno che non riesce a capire , a
comprendere il vuoto. Ecco perché aveva
proposto di fare con lui l’esperienza del vuoto. Niente da fare . Una risposta
veramente da far indignare. Perché gli hanno buttato addosso alcuni dei grandi
nemici contemporanei: il vuoto, il silenzio, la noia, la mancanza di attività
precostituite, l’attesa.
I sentimenti di noia
e di vuoto che lui ha portato e in
molti stanno sperimentando ultimamente, nella privacy delle loro dimore
dimenticate, vengono ora visti come dei veri e propri “nemici da
combattere”, quasi come se fossero qualcosa di spaventoso contro cui
difendersi. La sola sensazione di avere tanto tempo a disposizione per sé,
senza sapere come riempirlo, provoca infatti una grande angoscia.
Così le attività di pensiero passano
inevitabilmente in secondo piano, per l’esaurimento del tempo e la saturazione
di attività.
(continua )


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