giovedì 21 maggio 2020

LIBERA NOS A MALO Capitolo primo . Noi e Lui




Mi piace l’idea secondo i virologi che il coronavirus  sia circolato  di bocca in bocca per alcuni mesi prima della scoperta  del paziente uno. Un virus che , prima di essere, era; era presente, esisteva, circolava, passava, diciamo, di bocca in bocca, come fosse una “diceria” che va mantenuta segreta . Che segreto portava con sé, tanto geloso da essere conservato  giorno dopo giorno per molti giorni. Fino ad uscire dal destino come un “ ente”. Esce dal destino di una “terra desolata “ per entrare in quello di un’altra “ terra desolata”, Da solo il virus è un involucro di grasso che stenta a vivere, anzi ha una vita grama, votata alla morte . Ha bisogno “mors tua” ( ma non è detto fino in fondo ) per “vita mea” . Ha bisogno di compagnia. E’ un soggetto estremamente  socievole e sociale, attacca bottone con tutti e lo attacca fino in fondo con ogni manifestazione di cordiale  “attaccamento”  anche se guardingo. Non è che non si fidi fino in fondo ma a scanso di sorprese preferisce  attendere almeno una quindicina di giorni per esprimere le sue manifestazioni che , guarda caso , in molti casi non sono gradite. Ma a quel punto ormai non può ritrarsi, si è compromesso : quindi deve per forza  esprimersi, consegnare un messaggio, recapitare  quella sua voglia di “carica vitale “. Ma anche nel trasmettere  questo messaggio deve essere molto accorto perché i potenti amici  del suo  ospitante gliela faranno pagare sicuramente . Ha buona memoria e si ricorda quando avveniva qualche tempo fa .
“ Nei santuari d’incubazione dell’antica Grecia, kline, da cui poi derivò il termine clinica,era il recinto sacro, la cella o letto in cui, dopo una serie di pratiche purificatorie, venivano fatti dormire i malati in attesa del “sogno terapeutico”, per cui il clinico può essere solo il terapeuta che è in grado di leggere il symptoma, ciò che si sta incubando, come una coincidenza tra disturbo fisico e disturbo psichico. Con la convinzione che la malattia contenesse in sé anche la terapia per curarla.”
E allora quando “sarà visto” allora, allora  quello sarà il tempo della lotta. Ma in fondo  lui non voleva  assolutamente scatenare tutto quel  putiferio che segue ogni volta  l’avvistamento.  Da qualche parte si grida “ alle armi , alle armi “ e chi si arma per combattere non sa però se combatterà contro un santo  o contro un diavolo, contro un fuocherello  o un incendio . Chi si arma d’altra parte si trova  spesso nella condizione che descrive Umberto Galimberti, el suo libro  "I miti del nostro tempo" (pg.72)
"...Non accettiamo il nostro corpo, il nostro stato di salute, la nostra età, la nostra occupazione, la qualità dei nostri amori, perché ci regoliamo sugli altri, quando non sugli stereotipi che la società ci offre ogni giorno.
Distratti da noi, fino a diventare perfetti sconosciuti a noi stessi, ci arrampichiamo ogni giorno su pareti lisce per raggiungere modelli di felicità che abbiamo assunto dall'esterno e, naufragando ogni giorno, perché quei modelli probabilmente sono quanto di più incompatibile possa esserci con la nostra personalità, ci incupiamo e distribuiamo malumore, che è una forza negativa che disgrega famiglia, associazione, impresa, in cui ciascuno di noi è inserito, perché spezza la coesione e l'armonia e costringe gli altri a spendere parole di comprensione e compassione per una sorte che noi e non altri hanno reso infelice..."
Ecco   a chi aveva chiesto ospitalità il virus! Ah se lo avesse saputo sarebbe scappato lontano mille miglia o meglio sarebbe rimasto lì dov’era ben accolto, ben protetto, rifocillato, amato .
Eppure lui che veniva dal vuoto voleva trovare qualcosa di pieno ,quel pieno che non riesce a capire , a comprendere il vuoto. Ecco perché  aveva proposto di fare con lui l’esperienza del vuoto. Niente da fare . Una risposta veramente da far indignare. Perché gli hanno buttato addosso alcuni dei grandi nemici contemporanei: il vuoto, il silenzio, la noia, la mancanza di attività precostituite, l’attesa.
I sentimenti di noia e di vuoto che  lui ha portato e in molti stanno sperimentando ultimamente, nella privacy delle loro dimore dimenticate, vengono ora visti come dei veri e propri “nemici da combattere”, quasi come se fossero qualcosa di spaventoso contro cui difendersi. La sola sensazione di avere tanto tempo a disposizione per sé, senza sapere come riempirlo, provoca infatti una grande angoscia.  

Così le attività di pensiero passano inevitabilmente in secondo piano,   per l’esaurimento del tempo e la saturazione di attività.

(continua )

Eremo Rocca S. Stefano giovedì 20 maggio 2020

Nessun commento:

Posta un commento