sabato 2 maggio 2020

TRAMAnDARE : La figura di S. Domenico abate e il rito dei serpari . (II Parte )




 
  
In questa seconda parte voglio parlare della figura di S. Domenico abate all’interno di un aspetto interessantissimo delle tradizioni popolari che è quello della religiosità popolare quella che viene indicata di volta in volta appunto come “Pietà popolare”, “religiosità popolare”, “religione popolare”, espressioni  che  identificano tutte lo stesso fenomeno : manifestazioni di fede che partono dagli strati più bassi della popolazione e che spesso non trovano spazio e riconoscimento da parte dell’ortodossia cattolica.
Una religiosità che ha simboli , riti  e linguaggi propri che esprimono  spontaneità, ma che sono lontani dalla casualità o dall’improvvisazione. Sono riti profondamente radicati nella cultura popolare e anche per questo consentono un approccio meno formale e meno intellettuale alla religione. Incarnano la spiritualità profonda della gente più umile e avendo radici popolari, sono spesso legati alla natura, alla terra e al trascorrere delle stagioni.
Ma torniamo a S. Domenico abate .

I documenti che ci parlano di questo santo abate sono la  pubblicazione delle due Vite di San Domenico abate, scritte l’una dal discepolo Giovanni e l’altra dal monaco cassinese Alberico, e  l’edizione dei documenti relativi alle ricognizioni delle Sacre Reliquie per l’occasione del IX centenario della canonizzazione (1104-2004). Esse raccontano di una figura di riformatore  della vita monastica tra il X e XI secolo e di un santo eremita che per sfuggire ai fedeli che lo assediavano nei suoi rifugi eremitici dovette cambiare spesso luogo . Così si spostò in diversi luoghi, fondando monasteri. Dapprima fu su un monte presso Scandriglia (Rieti), dove edificò San Salvatore, divenendone abate. Poi in Abruzzo, dove sorsero San Pietro del Lago e San Pietro di Avellana. A Trisulti, presso Collepardo (Fr), fondò il cenobio di San Bartolomeo, che ebbe grande fama. Chiese a Giovanni XVIII protezione per le sue fondazioni. Grazie a una donazione del conte Pietro Rainerio, signore di Sora, fondò il monastero che porta il suo nome. Vi morì nel 1031 e vi è sepolto.
A Sora, come in tutta la Valle del Liri, è invocato contro i morsi dei serpenti velenosi e dei cani idrofobi, dalla tempesta e dalla grandine, ma anche contro la febbre e il mal di denti. La sua festa è celebrata con solennità, sia a Sora, di cui è il patrono e dove esiste un santuario con il suo corpo, sia ad Arpino e paesi vicini, ma soprattutto per la sua particolarità a Cocullo, dove la sua statua è portata in processione ricoperta da serpenti.
Sulla scia sua e di altri suoi contemporanei è nata la riforma gregoriana, sono nati nuovi ceppi riformatori della famiglia benedettina, come per esempio, i Cistercensi o l'esperienza di Cluny e, più avanti, hanno preso origine altri importati ordini religiosi, come i Predicatori di Domenico da Guzman ed i Minori di Francesco da Assisi.

Molto ricca è la raccolta dei miracoli operati dal Santo, in vita e dopo la morte. Sono contenuti nelle due agiografie e nei Miracula, nell'Analecta Bollandiana,. Nel presente testo, inseriamo un gruppo significativo di episodi che, in maniera completa, rende la Potenza di Dio, per mano di San Domenico. Ne riportiamo alcuni tratti dal portale della Confraternita di S. Domenico abate di Villalago ( 1)

Dopo essere stato per più anni nell'eremitaggio di Prato Cardoso, presso Villalago, S. Domenico si partì da quel luogo e s'incamminò verso il territorio di Cocullo, terra soggetta alla diocesi di Valva e Sulmona. Ora, avvenne che mentre si appressava a quel paese, vide da lontano della gente affannata, che correva gridando dietro ad un lupo, mentre una povera donna, sorretta da altre piangeva disperatamente strappandosi i capelli. Che cosa era accaduto? Quella donna, lavorando nei campi, aveva posato su un solco il suo bambino, ma allontanatasi un tratto da lui, un lupo sbucato dalla vicina selva, glielo aveva azzannato e tenendolo in bocca, s'era messo a correre verso la tana. Alle grida della madre molti uomini cominciarono a rincorrere la belva, la quale però raddoppiava la sua corsa; alla vista di quella scena pietosa e di più intenerito dai pianti di quella povera madre, S. Domenico alzò gli occhi al cielo e, dopo una breve preghiera, chiamò a voce alta il lupo, comandandogli di ritornare indietro. Con stupore di tutti, a quel comando, la belva si fermo di correre e, rifacendo la strada percorsa, si diresse umilmente verso il Santo, ai piedi del quale depose sano e salvo il bambino, che fu subito restituito alla madre.

Una volta, mentre San Domenico attraversava il territorio di Cocullo per recarsi nel Lazio, al monastero di Trisulti, entrò per riposarsi in un mulino, dopo aver legata la sua mula ad una albero, presso la casa. Mentre tergeva il sudore che scendeva abbondante dalle sue guance emaciate dalle penitenze, entrò nel mulino una povera donna, recante un sacchetto di grano da macinare. Pensando alla sua mula, San Domenico ad un tratto si rivolse e disse alla donna:
-Buona donna, potresti darmi un pugno di grano per la mia mula affamata e stanca?
Benchè fosse tanto povera e non avesse altro che quel sacchetto di grano per sé e la sua famigliola, la donna volle accontentare il Santo e, con un dolce sorriso, prese dal sacchetto un pugno di grano ed uscì per darlo alla mula. Poi, rientrò e gettò sulla macina del mulino tutto il grano che aveva ancora nel sacchetto. Appena la
macchina cominciò a girare, qual fu la sua meraviglia nel vedere uscire sotto la ruota farina e farina in abbondanza tale, che due grossi sacchi potevano appena contenerla. Fuori di sé dalla gioia e dallo stupore, la donna riguardò, con commossa venerazione il Santo, e stava per gettarsi ai suoi piedi, per ringraziarlo, quando San Domenico la fermò e le disse:
-Stai tranquilla, figliuola! Le opere buone vengono sempre premiate da Dio. La carità ha moltiplicato il tuo grano e la tua farina. Rendi grazie al Signore e conserva il tuo animo buono e generoso verso tutti i poveri ed indigenti. Con queste parole, la benedisse e, slegata la mula, riprese il cammino.

San Domenico aveva trovato la pace a Trisulti. Aveva vissuto in eremitaggio per tre anni, finché fu scoperto dagli abitanti del luogo che capirono subito la grandezza del Personaggio. Un angelo ordinò al Santo di edificare un monastero in onore di San Bartolomeo apostolo, così il Santo si mise subito al lavoro. Un giorno, mentre era in corso di edificazione la chiesa, c'erano molti uomini al lavoro. Il diavolo, nemico dell'uomo, distaccò un grande masso che dalla montagna sovrastante stava cadendo irrimediabilmente verso il cantiere. Giunto nelle vicinanze del muro della chiesa, al segno della Croce, fatto dal Santo, il sasso, senza provocare danni alla struttura costruita, si conficcò al suolo e si fissò così forte nel terreno che sembrava che fosse stato sempre lì.

Dopo aver edificato il monastero di San Bartolomeo a Trisulti, San Domenico vi compì molti prodigi. Accadde che una nobile donna, che soffriva di un continuo flusso di sangue, dopo aver invano consultato medici di ogni luogo, si presentò al monastero. Alcuni servitori della donna, chiesero dell'acqua al Santo e la portarono dalla malata. La donna era in preda alla malattia; bevve l'acqua con fede e devozione e guarì completamente.
Alla conclusione del suo lungo mandato di Abate del monastero di S. Bartolomeo d Trisulti, San Domenico pronunciò un discorso presso la chiesa di Santa Maria di Cannavinnano, nei pressi di Collepardo, esortando i fedeli a vita santa. Non aveva ancora concluso l'omelia, quando gli fu portata una indemoniata che morsicava e graffiava se stessa e tutti coloro che le si avvicinavano Nella chiesa gremita, si fece largo lo stuolo dei parenti che trattenevano a stento la donna, ancor più inferocita dal luogo in cui si trovava. Il Santo si turbò e pregò intensamente il Signore, per tre ore, finchè fu esaudito. Si accostò alla donna che si dimenava selvaggiamente e la segnò con la croce di Cristo, dicendo: "Il Figlio Unigenito di Dio, nostro Signore, proprio Lui, si degni di riportarti alla tua primitiva salute".La donna, istantaneamente, riacquistò le sembianze umane.


In occasione dei 1050 anni dalla sua nascita e dai 970 anni dalla sua morte, la Confraternita di San Domenico Abate, con sede a Villalago (AQ) ha voluto patrocinare l'ideazione e la realizzazione di questo contributo telematico, ad utilizzo gratuito di tutti, con il solo scopo di raccogliere, cristallizzare ed accrescere la conoscenza e la popolarita' di San Domenico Abate, un Santo antico, ma estremamente attuale, nel suo messaggio di fede ed operosita'. Il contributo è stato curato  dagli
autori, Enrico Domenico Grossi e Maria Rosaria Gatta, da Villalago (AQ)


Eremo Rocca S. Stefano sabato 2 maggio 2020

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