Paladini,
principesse, creature fantastiche . Il mondo
antico e tenero di un teatro
fuori dal tempo e dalle mode,
sempre in bilico tra la cura del minuzioso particolare fino al dettaglio e il pittoresco.
Il teatro delle marionette
dove necessitano cure particolari “ dalla ricucitura di un orlo alla
risolatura delle scarpe,perché anche le marionette consumano le scarpe come gli
esseri umani.”
E’ il mondo della
Carlo Colla e figli la più antica
compagnia di marionette in attività con
un repertorio di spettacoli come Il
ballo Excelsior, Aida, favole come Cenerentola , Il gatto con gli stivali, il
Giro del mondo in ottanta giorni.
Spari di cannoni, pioggia fatta con duecentocinquantamila perline sospese ai fili
, un pubblico che va da Brodway a Sidney, da
Berlino a Shanghai.
Trentamila pezzi, manoscritti, scenografie , partiture ,
calze, pugnali, parrucche , scarpe
orecchini ,corone è il patrimonio di questa compagnia di marionette.
Dal 1699 i documenti
attestano la consuetudine della famiglia Colla con il teatrino dei burattini.
C’era un teatrino nella residenza di
Vicolo San Martino a Milano della
famiglia Colla proprietaria di una serie
di rivendite di foraggi e legnami che
commerciava con gli austriaci. D’altra parte c’era un teatrino in ogni casa signorile e lo spettacolo lo
facevano i familiari e domestici
insieme, senza distinzione di classe.
Vennero i francesi e la famiglia Colla commerciò anche con
loro così che al ritorno degli austriaci i loro beni furono confiscati e
dovettero fuggire in Piemonte. Durante
quella fuga in mezzo ai pagliericci, avvolte nei vestiti, nascoste nelle
cassapanche portarono con loro le
marionette .
E Carlo Gioacchno
Colla detto Giuseppe cominciò a fare il
burattinaio allestendo per spettacoli le
riduzioni di alcuni classici della letteratura
Il Ballerino entrò.
Lui no ! Ne ho
abbastanza . Per quel
Suo lieve
Agitarsi gli occorre travestirsi.
Va a cambiarsi sarà un
tizio
qualunque .
Tornato a casa attraversa la cucina.
Venga la Marionetta ! Io non voglio
Maschere inutili : e
questa è
l’integra “
Mormora tra sé e sé
Giuseppe mentre i due carri
tirati da quattro grossi cavalli camminano lentamente e a fatica sui passi di
montagna per raggiungere la nuova sconosciuta destinazione dove deve riparare con la sua famiglia.
Gli austriaci hanno
confiscato tutto. Ha visto chiudere le grandi porte delle rimesse di fieno e
poi quelle del deposito legnami e l’uscio della casa al Vicolo San Martino. Meglio non opporsi tanto poi
alla fine sono stati anche gentili. Come spiegare che in fondo per lui poi,
austriaci e francesi sono la stessa cosa. Sempre padroni.
Si va con tutte quelle masserizie verso un destino
sconosciuto. L’abbandono delle sicurezze e delle risorse messe insieme dalla
sua famiglia negli anni gli pesa sulle spalle . E pesano anche quelle
masserizie stando al sudore quasi
trasparente sulle groppe dei cavalli. C’è un peso leggero però: quello dei suoi
burattini e di quel suo teatrino di casa che ha sempre amato. Dopo le fatiche della
giornata e della settimana, le preoccupazioni,
pensare a quelle storie che aveva intenzione di raccontare con quei
personaggi così spesso messi male in
arnese ma ricchi all’occhio della
fantasia, gli dava un senso di
leggerezza.
E allora bisognava nella nuova città riprendere in mano Moliere, Goldoni, Shakespeare e ripensare le loro storie, riscriverle e
rappresentarle su quel piccola palcoscenico che diventava il mondo. Questa volta gli spettatori sarebbero stati i
passanti, gli estranei. Non più i suoi figli, i suoi familiari.
“La spoglia, il filo e
il volto-simulacro
Che io li regga – qui,
stando di
Fronte.
E si smorzino i
lumi e mi sussurri
andrò via .
resterò là anche se
emana il Vuoto
In una grigia corrente
d’aria la Scena
.
E dei miei antenati
silenziosi
Nessuno mi sieda
accanto , o una
donna.
O il ragazzo dall’occhio strabico :
sempre qualcosa c’è da
vedere”
E le storie vivono su
quelle assi di legno, dentro quei tendaggi ,in un palcoscenico in miniatura
dove però il mondo non è in miniatura.
Giuseppe inizia la sua attività con le marionette. Negli
anni dalla sua famiglia nascono tre
compagnie di burattinai . Un mondo popolato nell’Ottocento e inizio Novecento solo a Milano di sedici teatri e nel territorio di Lombardia,
Piemonte , Veneto , Liguria almeno
centocinquanta compagnie.
Deve costruire una marionetta però con trenta fili per i
dettagli dei movimenti . E allora:
“ Non è sbagliato tanto
mio attendere !
E il mio fissare
ingordo la ribalta
Finchè non entri
commisurata -/
Ai miei sguardi
risposta - un
Angelo.
E sia l’animatore che
solleva
I gusci inerti in alto
. Finalmente :
Nell’abbraccio coll’Angelo
la
Marionetta
Dà vita al dramma “
Venne poi il Novecento
e dramma e fantastica creatività teatrale fu il
Novecento . Una frenesia di rinnovamento
totale, una rivoluzione permanente. Davanti al teatro borghese di fine
Ottocento si posero Artaud, Gordon Craig, Mejerchold, Streheler.
Ma è nelle marionette che la febbre, il delirio agonico, la furente creazione del Genio si esprime sempre più accesa e Obrazov tenta di rubare pubblico al
cinema alla televisione.
Ore di leggerezza e di bellezza e alla fine non ci sono più occhi ed orecchie
di gente sbalordita che vede e ascolta le storie. Solo i bambini sono capaci ancora di fare questo. Gli adulti
estraggono il telefonino e scattano quattro cinque foto alle marionette e poi vanno via .
E le marionette vanno
a dormire in quei cellulari un sonno antico e severo che qualche volta si interrompe e allora , solo allora ricompaiono le marionette come a scritto Rainer Maria Rilke :”Era la scena un addio …”
E per primo le marionette entrarono nella vita
con accanto i proprietari dei cellulari e loro compagnia finalmente era
lieve , leggera e piena di bellezza.
La poesia è di Rainer
Maria Rilke , le notizie sulla famiglia
Colla sono state prese da “Marionette”
Un articolo di Anna
Bandettini pubblicato su La Domenica di Repubblica 6 aprile 2009.
Le foto sono tratte dal sito Colla



Nessun commento:
Posta un commento