martedì 19 maggio 2020

SILLABARI Marionette




Paladini, principesse, creature fantastiche . Il mondo  antico e tenero di un teatro  fuori dal tempo e dalle mode,   sempre in bilico tra la cura del  minuzioso particolare  fino al dettaglio  e il pittoresco.
Il teatro delle marionette  dove necessitano cure particolari “ dalla ricucitura di un orlo alla risolatura delle scarpe,perché anche le marionette consumano le scarpe come gli esseri umani.”
E’ il mondo  della Carlo Colla e figli  la più antica compagnia di marionette  in attività con un repertorio di spettacoli come  Il ballo Excelsior, Aida, favole come Cenerentola , Il gatto con gli stivali, il Giro del mondo in ottanta giorni.
Spari di cannoni, pioggia fatta con  duecentocinquantamila perline sospese ai fili , un pubblico che va da Brodway a Sidney, da  Berlino a Shanghai.
Trentamila pezzi, manoscritti, scenografie , partiture , calze, pugnali, parrucche , scarpe  orecchini ,corone è il patrimonio di questa compagnia di marionette.

Dal 1699  i documenti attestano la consuetudine della famiglia Colla con il teatrino dei burattini. C’era un teatrino nella residenza di  Vicolo San Martino a Milano  della famiglia Colla  proprietaria di una serie di rivendite di foraggi  e legnami che commerciava con gli austriaci. D’altra parte c’era un teatrino  in ogni casa signorile e lo spettacolo lo facevano i familiari  e domestici insieme, senza distinzione di classe.
Vennero i francesi e la famiglia Colla commerciò anche con loro così che al ritorno degli austriaci i loro beni furono confiscati e dovettero fuggire in Piemonte.  Durante quella fuga in mezzo ai pagliericci, avvolte nei vestiti, nascoste nelle cassapanche portarono con loro  le marionette .
E Carlo  Gioacchno Colla detto Giuseppe  cominciò a fare il burattinaio  allestendo per spettacoli le riduzioni di alcuni classici della letteratura
“Era una scena  un addio … E per primo
Il Ballerino entrò.
Lui no ! Ne ho abbastanza . Per quel
Suo lieve
Agitarsi  gli occorre travestirsi.
Va a cambiarsi sarà un tizio
qualunque .
Tornato a casa  attraversa la cucina.
Venga la Marionetta  ! Io non voglio
Maschere inutili : e questa è
l’integra “
Mormora tra sé e sé  Giuseppe mentre  i due carri tirati da quattro grossi cavalli camminano lentamente e a fatica sui passi di montagna per raggiungere la nuova sconosciuta destinazione dove  deve riparare con la sua famiglia.

Gli austriaci  hanno confiscato tutto. Ha visto chiudere le grandi porte delle rimesse di fieno e poi quelle del deposito legnami e l’uscio della casa al Vicolo  San Martino. Meglio non opporsi tanto poi alla fine sono stati anche gentili. Come spiegare  che in fondo per  lui poi,  austriaci e francesi sono la stessa cosa. Sempre padroni.
Si va con tutte quelle masserizie verso un destino sconosciuto. L’abbandono delle sicurezze e delle risorse messe insieme dalla sua famiglia negli anni gli pesa sulle spalle . E pesano anche quelle masserizie stando al sudore  quasi trasparente sulle groppe dei cavalli. C’è un peso leggero però: quello dei suoi burattini e di quel suo teatrino di casa che  ha sempre amato. Dopo le fatiche della giornata e della settimana, le preoccupazioni,  pensare a quelle storie che aveva intenzione di raccontare con quei personaggi così spesso messi  male in arnese ma  ricchi all’occhio della fantasia,  gli dava un senso di leggerezza.

E allora bisognava nella nuova città  riprendere in mano  Moliere, Goldoni, Shakespeare e  ripensare le loro storie, riscriverle   e  rappresentarle su quel piccola palcoscenico  che diventava il mondo.  Questa volta gli spettatori sarebbero stati i passanti, gli estranei. Non più i suoi figli, i suoi familiari.
“La spoglia, il filo e il volto-simulacro
Che io li regga – qui, stando  di
Fronte.
E si smorzino i lumi  e mi sussurri
Qualcuno  :- E’ ormai finito – non
andrò via .
resterò là anche se emana il Vuoto
In una grigia corrente d’aria la Scena .
E dei miei antenati silenziosi
Nessuno mi sieda accanto , o una
donna.
O il ragazzo  dall’occhio strabico :
sempre qualcosa c’è da vedere”

E le storie  vivono su quelle assi di legno, dentro quei tendaggi ,in un palcoscenico in miniatura dove  però il mondo non è in miniatura.
Giuseppe inizia la sua attività con le marionette. Negli anni dalla sua famiglia  nascono tre compagnie di burattinai . Un mondo popolato nell’Ottocento e inizio  Novecento solo a Milano di  sedici teatri e nel territorio di Lombardia, Piemonte , Veneto , Liguria  almeno centocinquanta  compagnie.
Deve costruire una marionetta però con trenta fili per i dettagli dei movimenti . E allora:
“ Non è sbagliato tanto mio attendere !
E il mio fissare ingordo la ribalta
Finchè non entri commisurata -/
Ai miei sguardi risposta  - un
Angelo.
E sia l’animatore che solleva 
I gusci inerti in alto . Finalmente :
Nell’abbraccio  coll’Angelo  la
Marionetta
Dà vita al dramma “

Venne poi il Novecento  e  dramma e  fantastica creatività teatrale fu il Novecento . Una frenesia di rinnovamento  totale, una rivoluzione permanente. Davanti al teatro borghese di fine Ottocento si posero  Artaud, Gordon  Craig, Mejerchold, Streheler.
Ma è nelle marionette che la febbre, il delirio  agonico, la furente creazione del Genio  si esprime sempre più accesa  e Obrazov tenta di rubare pubblico al cinema  alla televisione.
Ore di leggerezza e di bellezza  e alla fine non ci sono più occhi ed orecchie di gente sbalordita che vede e ascolta le storie. Solo i bambini sono  capaci ancora di fare questo. Gli adulti estraggono il telefonino e scattano quattro cinque  foto alle marionette e poi vanno via .
E le marionette  vanno a dormire in quei cellulari un sonno antico e severo  che qualche volta  si interrompe e allora , solo allora  ricompaiono le marionette  come a scritto  Rainer Maria Rilke :”Era la scena un addio …” E per primo le marionette entrarono nella vita  con accanto i proprietari dei cellulari e loro compagnia finalmente era lieve  , leggera  e piena di bellezza.

La poesia  è di Rainer Maria Rilke , le notizie sulla famiglia  Colla sono state prese da “Marionette”
Un articolo di  Anna Bandettini  pubblicato su  La Domenica di Repubblica  6 aprile 2009.
Le foto sono tratte dal sito Colla


Eremo Rocca S. Stefano martedì  19 maggio 2020




















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