lunedì 29 giugno 2020

STORIA E STORIE DI VIOLENZA Le rivolte di Gand uno dei più grandi bombardamenti d’artiglieria del tempo




L'assedio di Oudenaarde ebbe luogo nel 1452. Fu uno dei più importanti combattimenti della Rivolta di Gand (1449-1453). La città venne assediata dalle forze della città ribelle di Gand e difesa dalle forze guidate da Simon de Lalaing, uno dei principali capitani al servizio di Filippo il Buono, duca di Borgogna. L'assedio incluse uno dei più grandi bombardamenti d'artiglieria mai visti in Europa. La presa della città da parte delle forze di Filippo aprì la strada verso Gand alle forze borgognoni. Nel 1453 i ribelli vennero sconfitti nella battaglia di Gavere.

Al comando di tre capitani, i gandiani posero assedio a Oudenaarde il 14 aprile 1453, occupando anche Espierres, attaccando Aalst e poi, il 16 aprile, tentarono, senza successo, di prendere anche la città di Grammont. Gettarono due ponti sullo Scheldt, su ciascun lato della città, così da poter attaccare su due fronti. De Lalaing, preparato a resistere agli attacchi, bruciò i sobborghi esterni della città, così che il nemico non potesse servirsene. I gandiani trasportarono una notevole artiglieria lungo il fiume: bombarde, cannoni, mortai e serpentine. Tra questi vi era una bombarda nota col nome di Dulle Griet, del peso di più di 16 tonnellate.
I difensori avevano pure a disposizione un gran numero di pezzi d'artiglieria, e il risultato fu uno dei più grandi duelli d'artiglieria della storia d'Europa. I difensori si organizzarono anche con proiettili incendiari e taniche d'acqua per le strade, per sedare gli eventuali incendi. Gli attaccanti utilizzarono anche la sfera psicologica dell'attacco, lanciando in città frecce con messaggi in cui si diceva che De Lalaing stava pianificando di tradire la città. Prepararono anche due ragazzi, che dissero essere i figli di De Lalaing catturati in un raid nell'Hainault, e promisero di ucciderli se la città non si fosse arresa, ma il comandante rispose con una cannonata. De Lalaing stesso fu quasi sul punto di morire cadendo in un fossato dopo un'ispezione.

Mentre l'assedio era in corso, Filippo inviò il grosso delle sue forze a Grammont e suo cugino ed alleato, Giovanni II di Nevers inviò le sue a Seclin. Il conte, con 3000 uomini, prese il ponte di Espierres e quello vicino di Helchin, quindi avanzò per liberare la città il 24 aprile. I gandiani sulla riva ovest della città, abbandonando gran parte della loro artiglieria, tra cui la Dulle Griet, ed i loro bagagli, si dettero alla fuga. Le forze ribelli sulla riva est abbandonarono anche loro il campo all'arrivo delle forze del duca. Secondo Filippo, gran parte di loro vennero catturati e uccisi. Il cronista Enguerrand de Monstrelet disse che l'opinione comune era che rimasero uccisi più di 3000 gandiani durante la fuga, mentre il conte perse un solo uomo, un mercenario. I tre capitani fuggirono a Gand, ma vennero giustiziati e cinque nuovi capi vennero eletti al loro posto.
La rivolta di Gand (1449-1453) fu una ribellione contro il ducato di Borgogna. Essa perdurò dal 1449 al 1453. La ribellione venne soppressa per intervento dei borgognoni.


L’ANTEFATTO
Dopo la Battaglia degli speroni d'oro (1302), le gilde di arte e mestieri  chiesero e ricevettero il cosiddetto "Nering", ovvero il diritto di partecipazione al governo delle città fiamminghe, qualcosa di inusuale per l'epoca persino nei Paesi Bassi. A Gand, un relativo equilibrio venne raggiunto tra il 1360 ed il 1380, quando gli schepenen formarono una coalizione chiamata Gran Consiglio di Gand. Il consiglio disponeva di tre membri; uno era scelto dai poorter (una tipologia di cittadini), uno era scelto dall'influente gilda dei tessitori (le Fiandre si erano arricchite proprio grazie alla tessitura), ed uno scelto dalle gilde minore. Questo trio era chiamato il Governo dei Tre Membri del Consiglio. 

Attorno al 1430, Filippo il Buono premette per il ritorno della situazione a prima dell Guldensporenslag; l'influenza delle gilde, specialmente di quelle con arcidiaconi (nei Paesi Bassi la figura del diacono era utilizzata per indicare i capi delle gilde), era in conflitto con la Carta di Senlis (1301) secondo Filippo. Il governo della città di Gand pose le sue difese contro le pretese di Filippo sulla base di tradizioni ed antichi privilegi risalenti al XII e XIII secolo e cioè a prima della Carta di Senlis. In realtà Filippo il Buono era alla ricerca di una fonte di guadagno e la trovò nelle ricche Fiandre dove sperava di raccogliere diverse tasse indirette. Queste tasse (beden) gli vennero ad ogni modo rifiutate dal governo della città. 

Durante la sua visita a Gand nel gennaio del 1447, Filippo propose una tassa semi-permanente sul sale sull'esempio francese della gabella. Successivamente propose una tassa simile sulla farina, che sarebbe stata raccolta da ufficiali ducali. Il sale a quel tempo era molto importante in quanto era l'unico modo per preservare il cibo per periodi prolungati. Filippo aveva preparato un discorso in olandese, la lingua ufficiale del consiglio, ed i diaconi di alcune gilde vennero consultati preventivamente. Il governo della città di Gand però si rifiutò di ascoltarlo. Dopo due giorni di negoziati, le tasse alla fine vennero rigettate. Intenzionato ad evitare ulteriori umiliazioni, Filippo decise di non proporre altre tasse alle città fiamminghe. Il duca accusò i diaconi di spergiuro e li rimosse dal Consiglio. Per reazione, Gand propose di rimpiazzarli con degli oppositori del duca. Filippo cercò di porre la città sotto pressione richiamando per due volte il balivo locale e quindi bloccando tutte le procedure giudiziarie della città. 

Il conflitto raggiunge picchi sempre più alti ed il 28 ottobre 1451, le gilde proclamarono una prima forma di sciopero e presero le armi. Nel dicembre di quell'anno la città di Biervliet venne presa. A Gand si formò un governo rivoluzionario con un'assemblea di popolo. Gli oppositori alla rivolta, che probabilmente si resero conto che la loro città non poteva continuare ad opporsi al maggiore potere del duca né alle sue copiose armate, vennero sterminati. In questo modo la città di Gand perse il supporto dei consiglieri delle altre città che pure l'avevano sostenuta sino a quel momento nella sua pacifica lotta contro l'eccessiva tassazione. Solo Ninove continuò a supportare Gand dal momento che economicamente dipendeva da essa.
Venerdì 31 maggio 1452, Filippo il Buono dichiarò guerra a Gand. Un mese prima, nell'aprile del 1452, il governo della città di Gand era stato costretto ad intraprendere azioni militari per assicurarsi i rifornimenti nella regione. Marciarono quindi lungo il fiume Scheldt verso Oudenaarde, Spiere e Helkijn, e lungo il Dender verso Aalst e Geraardsbergen. Diversi furono i luoghi strategici occupati da Gand, tra cui il ponte sullo Scheldt a Spiere, ed i castelli di Poeke (ad ovest di Gand, presso Aalter, a metà strada verso Bruges), Schendelbeke (presso il Dender a Geraardsbergen, a sud di Gand) e Gavere (lungo lo Scheldt tra Gand e Oudenaarde dove la guarnigione di Gand di 50 uomini venne supportata da 16 mercenari inglesi). 

Durante l'assedio di Oudenaarde, che perdurò per 12-13 giorni, l'esercito di Gand utilizzò uno dei più grandi bombardamenti d'artiglieria per l'Europa del tempo, ma la guarnigione borgognona della città, sotto la guida di Simon de Lalaing, fu in grado di resistere all'attacco. Geraardsbergen, dove era collocato il grosso delle forze borgognone, resistette all'assedio. Le principali forze borgognone furono anche in grado di unirsi sotto la guida di Giovanni di Borgogna che marciò da Seclin per riprendere l'assedio di Spiere e quello di Helkijn dal 21 aprile, togliendo l'assedio a Oudenaarde il 24 aprile. Le forze di Gand vennero costrette alla ritirata, lasciandosi dietro la loro artiglieria, lungo le sponde del fiume Scheldt. Dal 1 al 15 maggio Gand venne bombardata dai borgognoni i quali poi si rivolsero ad Aalst, Dendermonde e Oudenaarde.
Nel corso delle costanti schermaglie, il favorito dei figli illegittimi di Filippo, Cornelio di Borgogna, venne ucciso nel corso della Battaglia di Bazel il 14 giugno 1452. (1)

Quando la città si arrese  gli abitanti furono costretti a sfilare in senso di umiliazione con un cappio al collo. Questa cocente sconfitta entrata nella memoria del luogo viene  ricordata ogni anno  con una identica sfilata 

 (1) Charles Terlinden, Histoire militaire des Belges, Brussels, La Renaissance du Livre, 1931.




Eremo Rocca S. Stefano lunedì 29 giugno 2020













VERSI D’ALTRI E ALTRI VERSI Un secolo di poesia .Le riviste all’inizio del Novecento




All’inizio del secolo in Italia  non si usa pubblicare raccolte di poesie. Le poesie tra il 1903 e il 1911 vengono pubblicate prima in rivista e successivamente edite in raccolte. In questo primo decennio  la rivista letteraria segna la temperatura di ciò che sono la poesia e la letteratura. “Poesia”, “Lacerba”, “La voce”, “Il convito”,” Il Mazzocco”, “La riviera ligure”, (quest’ultima pubblicata a Genova e sponsorizzata dall’Olio Sasso, forse il primo caso di  finanziamento pubblicitario ) sone le riviste più importanti  ,alcune delle quali hanno veramente fatto la storia di questo settore non solo editoriale ma anche della cultura  del nostro paese .

Il periodico Poesia  viene dato alle stampe per la prima volta a Milano nel 1905.  La rivista  è fondata da Filippo Tommaso Marinetti  ed è  da subito un punto di riferimento  per una generazione di scrittori che   tenta di affermarsi come innovatori  Le  pagine di Poesia ospitano l’ “Inchiesta sul verso libero”, cioè del verso slegato dal rispetto delle norme metriche e delle rime . Ma iol maggior prego della rivista è quello di aver pubblicato  prima del termine delle pubblicazioni  nel 1909  il Manifesto del futurismo.  
 
La Voce, rivista letteraria fondata nel 1908 da Giuseppe Prezzolini ha con l’obiettivo di ridare voce (e da qui il nome della rivista) agli intellettuali all’interno del dibattito politico italiano, allo scopo di riempire una distanza che, ormai, si faceva sempre più grande tra questi e la politica. La rivista nasce in una  Firenze che si afferma come uno dei principali poli culturali del paese .  
Sulle pagine de La Voce Gaetano Salvemini e Giovanni Amendola si esprimono sui più importanti temi d’attualità dell’epoca come il suffragio universale, il rapporto dello Stato Italiano con la Chiesa, la riforma della scuole e l’irredentismo.  

La Voce  diventa punto di riferimento delle nuove generazioni perché affronta  l’analisi della società  attraverso  non solo la moralità  ma anche mezzi espressivi come il naturalismo e l’estetismo . Tra gli autori che animano le colonne della rivista merita una menzione particolare la figura di Scipio Slataper, poeta socialista triestino, che nel 1908 si trasferisce a Firenze per studiare alla facoltà di Lettere che  pubblica sulla rivista diversi brani in prosa che poi confluiscono ne Il mio Carso, la sua opera
principale. 

La Ronda è una  rivista letteraria romana uscita nel 1919 e fondata da sette amici: Vincenzo Cardarelli, Emilio Cecchi, Riccardo Bacchelli, Antonio Baldini, Lorenzo Montano, Bruno Barilli, Aurelio Emilio Saffi. I "sette savi", come si soprannominavano, furono affiancati nel tempo da altri nomi illustri, tra cui comparivano anche i metafisici Carlo Carrà e Giorgio de Chirico.

Convito è stata una rivista letteraria italiana fondata a Roma da Adolfo De Bosis, colto uomo d'affari oltre che poeta shelleyano e umanitario che ne fu anche il finanziatore e direttore, da Gabriele D'Annunzio e da Angelo Conti, critico d'arte oltre che saggista. Il periodico, che spiccò per la lussuosa veste tipografica, uscì ad intervalli irregolari dal gennaio 1895 al 1907. Ai primi nove numeri collaborano autori di impronta estetizzante della nuova e vecchia generazione, come Edoardo Scarfoglio, Enrico Nencioni, Enrico Panzacchi, Giovanni Pascoli e artisti che, nelle illustrazioni, optano per figure enigmatiche, visioni allegorizzanti, serpentine figure di donne-meduse dando così alla rivista una chiara qualificazione, quella di rivista programmatica del decadentismo italiano.

Il Marzocco è stata una rivista letteraria italiana fondata a Firenze il 2 febbraio 1896 e terminata il 25 dicembre 1932. La testata, fondata da Adolfo e Angiolo Orvieto, riprese il nome e l'impresa araldica dell'antico leone rampante in rame che costituiva uno degli stemmi della Repubblica fiorentina. Nata un anno dopo la rivista Convito, il settimanale Il Marzocco - il cui titolo viene scelto da Gabriele D'Annunzio - iniziò le sue pubblicazioni sotto la direzione dei due fondatori Adolfo e Angiolo Orvieto, il 2 febbraio 1896. Un anno dopo (7 febbraio 1897) la sua direzione viene presa da Enrico Corradini. La rivista si presenta subito, fin dal primo numero, con i suoi eleganti quattro fogli, in bel formato e con incisioni in bistro (che diventeranno sei grandi in nero, con incisioni e fotografie di opere d'arte). In questo modo Il Marzocco dà inizio alla serie fiorentina delle riviste dell'estetismo che continueranno all'inizio del Novecento con il Leonardo e Hermes

Nella sua prima fase di vita (1896-1899), il periodico si dimostra anti-positivista e simbolista, votato al culto dell'arte per l'arte. Il Manifesto della rivista, steso da Saverio Garano e Gabriele D'Annunzio, denota chiari ideali di estetismo antipositivista. Il Marzocco dimostra subito il suo entusiasmo per l'opera di Giovanni Pascoli, che accoglie e difende. Negli anni che vanno dal 1896 al '99 la polemica del Marzocco contro l'accademismo erudito procede di pari passo con le tendenze di carattere estetizzante che vogliono ridare vita alla letteratura e alle arti figurative. Nei numeri del 17 febbraio, 7 marzo e 11 aprile 1897, compaiono molte liriche del poeta forlivese insieme alla prosa Il fanciullino che enuncia la poetica pascoliana di poesia come invenzione pura, al di fuori della storia e del tempo.
Nel 1900 la direzione della rivista passa ad Adolfo Orvieto. Avviene allora un'inversione di tendenza. Il nuovo motto è: "Fare guerra spietata a tutto ciò che è pura arte e pura bellezza perché il tempo della letteratura decorativa è passato". Collaborano alla rivista Giuseppe Saverio Gargano, Luciano Zuccoli, Angelo Conti, Romualdo Pàntini, Vittorio Pica, Egisto Roggero e Giannotto Bastianelli.

La Riviera Ligure è stata una rivista letteraria illustrata di Imperia-Oneglia, diretta da Mario Novaro. All'inizio trimestrale (con diverse irregolarità), diventata mensile dal 1903, chiuse nel 1919. Nata come La Riviera ligure di ponente, nome che ha mantenuto dal n. I,1 (5 giugno 1895) al V,1 (febbraio/aprile 1899), inizialmente la rivista, pubblicata da un noto oleificio della cittadina, P. Sasso e figli, come bollettino pubblicitario e allegata come omaggio alle confezioni dell'"Olio Sasso", non aveva carattere letterario. Conteneva infatti descrizioni di paesaggi e tradizioni della Riviera (donde il nome), il listino prezzi dei prodotti dell'oleificio, giudizi dei medici sui meriti dell'olio e lettere di elogio dei clienti, ricette di cucina a base di olio, giochi a premi. Perciò era scritta da intellettuali locali e da impiegati dell'oleificio, In questa fase il coordinatore editoriale era Angiolo Silvio Novaro
Nel 1899 divenne coordinatore della rivista Mario Novaro rivista che nel maggio 1899 prese il nome definitivo. Il nuovo direttore, abbandonate gradualmente le ricette, i giochi a premi e gli argomenti locali, trasformò presto La riviera ligure in una valida pubblicazione letteraria che offriva spazio ai poeti e agli scrittori contemporanei. Novaro selezionava con attenzione i testi, in base alla qualità ma non in base alle appartenenze poetiche. Perciò la rivista ebbe il carattere di antologia di tutte le tendenze letterarie dell'epoca: erano ospitati classicisti (carducciani) e simbolisti, pascoliani e dannunziani, decadenti e crepuscolari, veristi e deamicisiani, fino agli esponenti delle avanguardie vociane e delle altre riviste
 
Il Novecento in Europa  si apre  con le grandi innovazioni  scientifiche, tra cui Planck e la Fisica quantistica, Einstein e la teoria della relatività, fino ad approdare a  De Saussurre con una nuova concezione della lingua, fino a Freud con  la scoperta dell’inconscio. Ma di innovazioni occorre parlare in questo inizio secolo  per  ogni aspetto della cultura:  dall’arte alla musica alla letteratura, anche  con la nascita  delle   cosiddette Avanguardie(1900-1918).
Ogni oggetto diventa merce, il nome del proprietario di una catena di grandi magazzini Liberty, dà il nome ad uno stile .Parigi diventa capitale culturale di una Europa attraversata da venti nuovi in un periodo di piena Rivoluzione industriale.

L’Italia in poesia  si attarda ancora su una coda dell’Ottocento  anche se compaiono come precursori del Novecento  Carducci, Pascoli e D’Annunzio.
La metrica barbara di Carducci, nel suo tentativo di ripristinare la metrica quantitativa latina,  connota le sue composizioni in modo particolare  ma non ha niente del passato ,anzi va verso una spinta innovativa .
L’’onomatopea e il simbolismo di Pascoli rappresentano uno sforzo  per cercare di capire  quale sia la prevalenza del significante in poesia.
D’Annunzio, che già nella Laus vitae sperimenta alcune forme di verso libero, mette in evidenza l’importanza della musicalità del verso.

Fuori dall’Italia Ezra Pound e Thomas Eliot con le loro composizioni e la loro poesia aprono la strada a quella che sarà la poesia europea del novecento   dandole un respiro universale ma anche condizionandola.
L’ Imagismo che per Pound significa  di stabilire uno stretto rapporto tra parola/verso e immagine e il  Vorticismo in cui la poesia è vista come un vortice sulla pagina che crea un caleidoscopio di parole con l’intento di arrivare ad un linguaggio che legga il profondo), aprono la strada al  Futurismo di altri paesi, ma non negano in modo violento la tradizione.

Pound inizia a scrivere nel 1917 i Cantos, opera alla quale attenderà tutta la vita. Senza Pound  probabilmente   La terra desolata (1922) e i Quartetti(1936-1942), di Eliot non sarebbero le opere che sono  perché Pound gli fa da critico e taglia ciò che è sovrabbondante. La terra con il suo aggettivo “  desolata “ ci dà la misura dell’idea di Eliot  dell’inaridimento emozionale e spirituale dell’uomo occidentale.
Contemporaneamente alla pubblicazione de La terra desolata, James Joyce pubblica l’Ulysses, tragica epopea dell’uomo alla ricerca non solo di una patria fisica ma della propria identità culturale e storica.
Il ricorso all’archetipo mitico, alla rivisitazione di un passato che appartiene alle origini della poesia consente di ricollegare frammenti sparsi, spesso eterogenei, della realtà che vengono poi ricomposti nel presente.

 
La cronologia che segue è molto indicativa dello stato  delle cose  nelo primo decennio del secolo .

1903: nell’anno delle Laudi di D’Annunzio e dei Canti di Castelvecchio di Pascoli, Govoni pubblica le raccolte Fiale e Armonia in grigio et in silenzio.

1904: L’amaro calice e Le aureole sono le raccolte di Corazzini mentre Moretti    pubblica Fraternità, la sua prima raccolta.

1905: Palazzeschi pubblica a sue spese la raccolta Cavalli bianchi, edizioni Cesare Blanc (in realtà la casa editrice non esiste, Cesare Blanc è il nome del gatto del poeta)

1906: Pascoli pubblica Odi e inni e Corazzini Il piccolo libro inutile e Libro per la sera della domenica.

1907: Govoni pubblica Gli aborti, Gozzano La via del rifugio e Palazzeschi Lanterna.

1910: Palazzeschi pubblica L’incendiario, per la prima volta non a proprie spese e dedica l’opera a Marinetti.

1911: Moretti pubblica  Poesie scritte col lapis e Poesie di tutti i giorni e Gozzano I colloqui (titolo particolare, i colloqui sono in genere prerogativa della prosa e non della poesia)

Allo scadere del primo decennio a appare  del futurismo  che con gli  altri Manifesti e le Riviste sono veramente un segno dei tempi. .

Il 21 febbraio 1909 a Parigi, Marinetti, pubblica in francese sul quotidiano Le Figaro il primo Manifesto futurista e solo due mesi dopo pubblicherà il documento in italiano con il titolo Uccidiamo il chiaro di luna!
Il manifesto del futurismo si compone e si articola  da tutta una serie di dichiarazioni . Nel 1912 viene pubblicato il Manifesto tecnico del movimento futurista che spiega quali sono gli strumenti per esprimere i principi ideologici del movimento.
Per la letteratura fa riferimento  a questioni  che sembrano cruciali come :
-      distruzione della sintassi (considerata una gabbia, una forma di costrizione)
-      immaginazione senza fili (ovvero senza un ideale burattinaio che manovri l’immaginazione)
-      parole in libertà (verbi non coniugati, abolizione degli aggettivi e degli avverbi considerati superflui e ridondanti)
-      abolizione della punteggiatura
-      immissione nella poesia anche di numeri e di segni tipografici di varie dimensioni per dare alla pagina anche carattere visivo

(Prima  parte di una riflessione sulla poesia del Novecento )

Eremo Rocca S. Stefano lunedì 29 giugno 2020