QUELLO CHE RESTA DEL GIORNO
: Meditazioni su Dio e il mondo .Ciò
che siamo rispetto a quello che esiste ovvero al tempo della fragilità.
Prendiamo la riflessione su Dio e il mondo o
sull’alternativa Dio o il
mondo rileggendo il pensiero 72 di Blaise Pascal affrontando la sproporzione
dell’uomo tra ciò che è e ciò che
esiste, in una condizione di incertezza tale che lo porta continuamente a cercare stabilità e sicurezza.
72. “Ecco dove ci portano le conoscenze naturali. Se non
sono veritiere, non c’è verità nell’uomo; e se lo sono ,questi vi trova un gran
motivo di umiliazione , costretto a sentirsi piccolo in un modo o nell’altro.E
poiché egli non può sussistere senza credere ad esse , desidero che, prima di
avventurarsi in più profonde ricerche nella natura , per una volta tanto la
consideri seriamente e tranquillamente,
esamini anche se stesso,e, conoscendo quale proporzione c’è…
L’uomo contempli dunque tutta la natura nella sua sublime e piena maestà; distolga la vista dagli
oggetti che lo circondano. Miri a quella sfolgorante luce che è posta come
una lampada eterna per
illuminare l’universo ; e la terra gli appaia come un punto
rispetto al vasto giro che
quell’astro descrive, e si stupisca che quel vasto giro non è che una piccolissima parte rispetto a quello descritto da tutti gli
astri che ruotano nel firmamento.
Ma se la nostra vista si ferma lì, l’immaginazione deve
procedere oltre; e si stancherà prima lei di immaginare che la natura di darle esca. Tutto questo
mondo visibile non è che un
impercettibile segmento dell’ampio
cerchio della natura.
Nessuna idea le si avvicina. Abbiamo voglia di gonfiare le
nostre immaginazioni al di là degli
spazi immaginabili ; riusciamo solo a partorire atomi rispetto alla realtà delle cose. E’ una sfera infinita il cui centro è
dappertutto e la cui circonferenza è in
nessuna parte.. Infine, il maggior carattere sensibile della onnipotenza di Dio è il fatto che la nostra immaginazione si perde in questo pensiero.
Tornato a considerare se stesso , l’uomo esamini ciò che
egli è rispetto a ciò che esiste ; si
senta come sperduto in questo remoto angolo
della natura e da questa piccola cella dove si trova rinchiuso , voglio
dire l’universo, impari a stimare la
terra , i regni, le città e se stesso
nel giusto valore. Che cos’è un
uomo nell’infinito?
E, per offrirgli un altro prodigio altrettanto stupefacente, ecco : vada a cercare, tra le cose che conosce, le più piccole. Ecco un acaro nella piccolezza del suo corpo
, esso mostra delle parti incomparabilmente più piccole , delle gambe con le
loro giunture, delle vene in queste gambe, del sangue in queste vene , degli
umori in questo sangue , delle gocce in questo umore, dei vapori in queste
gocce;orbene, ammettiamo che l’uomo , dividendo ancora queste ultime cose ,
spinga oltre la sua immaginazione , e l’ultimo oggetto cui può giungere sia adesso quello del nostro discorso. Penserà di trovarsi di fronte all’estrema
piccolezza della natura? Ma in esso io
voglio fargli vedere un nuovo abisso . Voglio descrivergli non solo l’universo
sensibile , ma l’immensità della natura
che si può concepire entri i confini di questo compendio di atomo. Vi
scorga un’infinità di universi , di cui ognuno ha il suo firmamento , i suoi
pianeti, la sua terra , nelle stesse proporzioni del mondo visibile ; in questa terra vi scorga gli animali e
infine gli acari nei quali ritroverà ciò
che gli hanno offerto i primi; e trovando ancora negli altri la stessa cosa senza fine e senza interruzione
, si sperda in queste meraviglie , così stupende nella loro piccolezza quanto le altre nella loro estensione ;
infatti, chi non si stupirà che il nostro corpo, che poco fa era impercettibile all’universo , il quale a sua volta era
impercettibile in senso al tutto , sia adesso un colosso , un mondo , o
piuttosto un tutto rispetto al niente ,
cui non si può arrivare?
Chi si vedrà così , si spaventerà di se stesso e considerandosi , nella mole
che la natura gli ha dato , come sospeso tra i due abissi dell’infinito e del nulla
,tremerà alla vista di quelle
meraviglie; e credo che, mutando la sua
curiosità in ammirazione , sarà disposto a contemplarla in silenzio che a
investigarle con presunzione..(…)”
Lo stesso Pascal di
seguito poi lo riconosce. “Per non aver contemplato questi infiniti , gli uomini sono andati
temerariamente alla scoperta della
natura , come se avessero una qualche proporziona con essa.”
Pascal parla di
scoperta della natura ma occorre aggiungere che la scoperta si è trasformata di volta in volta in assalto, violazione,
indebita occupazione,distruzione.
Noi ci troviamo di fronte all’infinitamente grande e
all’infinitamente piccolo e in entrambi i casi l’uomo nella sua storia sulla terra è intervenuto e
interviene spesso dominando e sottomettendo. Spesso arrecando danni
irreparabili con ferite mortali.
Siamo in grado di renderci conto di quello che Pascal di seguito ancora dice
:”..noi siamo qualcosa ma non siamo tutto , qual tanto di essere che possediamo
ci toglie la conoscenza dei principi
primi che nascono dal nulla , e quel
poco di essere che possediamo ci
nasconde la vista dell’infinito. La nostra intelligenza occupa nell’ordine delle cose intelligibile lo stesso posto che ha il nostro corpo nell’estensione della natura”.
Le questioni sono molte dunque perché nella nostra
limitatezza non riusciamo a percepire
gli estremi; nella nostra limitatezza i nostri sogni di potenza diventano
spesso aborti di impotenza; perché nella nostra limitatezza noi non siano riusciti
a conoscere noi stessi.
Il viaggio attorno al nostro corpo , a noi stessi, il
viaggio dentro di noi è ancora lungo per quanto possa essere ritenuto
progredito per le conoscenze che ha raggiunto e per le soluzioni che a volte
prospetta di fronte ai problemi. Ma l’uomo non
risce ad avere una piena conoscenza di se stesso e rimane
quell’eterno ricercatore che lo ha
spinto comunque a grandi
consapevolezze. Ma spesso le usa male o
le ignora o fa finta che esse non esistono.
Da Democrito agli umanisti e ancora oggi l’uomo rivendica la possibilità di parlare di tutto . Ma spesso non riesce a capire che zero meno quattro fa zero. Per molte cose
questa è la verità e la troppa verità
stupisce, rende attoniti e ci toglie la
vista . Zero meno quattro fa zero, significa dunque essere incapaci di sapere con certezza e di ignorare assolutamente. Noi balbettiamo il linguaggio della natura
eppure vogliamo costruire con la nostra
stoltezza gabbie per la natura, non vogliamo sicurezza e stabilità e la
nostra ragione è delusa dall’incostanza
delle apparenze.


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