lunedì 1 giugno 2020

INCIPIT : Era una gioia appiccare il fuoco…..




 
Era una gioia appiccare il fuoco.
Era una gioia speciale vedere le cose divorate, vederle annerite, diverse. Con la punta di rame del tubo fra le mani, con quel grosso pitone che sputava il suo cherosene venefico sul mondo, il sangue gli martellava contro le tempie, e le sue mani diventavano le mani di non si sa quale direttore d'orchestra che suonasse tutte le sinfonie fiammeggianti, incendiarie, per far cadere tutti i cenci e le rovine carbonizzate della storia. Col suo elmetto simbolicamente numerato 451 sulla stolida testa, con gli occhi tutta una fiamma arancione al pensiero di quanto sarebbe accaduto la prossima volta, l'uomo premette il bottone dell'accensione, e la casa sussultò in una fiammata divorante che prese ad arroventare il cielo vespertino, poi a ingiallirlo e infine ad annerirlo. Egli camminava dentro una folata di lucciole. Voleva soprattutto, come nell'antico scherzo, spingere un'altea su un bastone dentro la fornace, mentre i libri, sbatacchiando le ali di piccione, morivano sulla veranda e nel giardinetto della casa, salivano in vortici sfavillanti e svolazzavano via portati da un vento fatto nero dall'incendio.
Montag ebbe il sorriso crudele di tutti gli uomini bruciacchiati e respinti dalla fiamma.
Sapeva che quando fosse ritornato alla sede degli incendiari avrebbe potuto ammiccare a se stesso, specie di giullare negro, sporco di carbon fossile, davanti allo specchio. Poi, all'atto di coricarsi, si sarebbe sentito quel sorriso, una sorta di smorfia, ancora artigliato nei muscoli facciali, al buio. Non scompariva mai, quel sogghigno, non se n'era andato mai nemmeno una volta per quanto riandasse con la  rnemoria al passato.

Appese il nero elmetto color coleottero e si mise a lustrarlo; appesa poi la giubba antincendio, con molta cura, si abbandonò lungamente alle gioie di una doccia; poi, fischiettando, le mani in tasca, attraversò il piano superiore della casa del fuoco e cadde nel buco. All'ultimo momento, quando il disastro sembrava inevitabile, tolse le mani di tasca e interruppe la caduta afferrandosi al palo dorato. Scivolò fino a fermarsi con un suono stridulo, con i talloni a due centimetri dal pavimento di cemento del pianterreno.
Uscì quindi dalla casa del fuoco e si diresse per la strada notturna - era mezzanotte - verso la ferrovia sotterranea, dove il silenzioso convoglio ad aria compressa, scivolando come un'ombra dentro il suo budello bene oleato nelle viscere della terra, lo rigurgitò con uno sbuffo possente d'aria calda, sulla scala mobile dal pavimento color crema, che saliva verso la superficie, nella zona suburbana.
Zufolando, si lasciò sollevare dalla scala mobile nell'aria pesante della notte e si spinse verso la cantonata, non pensando a nulla di speciale. Prima di giungere alla cantonata, tuttavia, rallentò, come se un gran vento si fosse sollevato chi sa dove, come se qualcuno lo avesse chiamato per nome. 

In quelle ultimissime notti aveva avuto le sensazioni più vaghe e insolite sul marciapiede là, appena passato l'angolo, mentre alla luce delle stelle si dirigeva verso casa sua. Un istante prima di girare l'angolo, gli pareva di avvertire la presenza di qualcuno. L'aria sembrava carica di una calma particolare, quasi che qualcuno fosse stato là, in attesa, in silenzio, e solo un istante prima ch'egli comparisse si fosse semplicemente trasformato in ombra, per lasciarlo passare. Forse le sue narici percepivano un debole profumo, forse la pelle sul dorso delle sue mani, sulla sua faccia, sentiva la temperatura salire in quell'unico posto dove la presenza di una persona avrebbe potuto elevare l'atmosfera intorno di dieci gradi in un attimo. Non si poteva capire. Ogni qualvolta girava la cantonata, vedeva soltanto il bianco marciapiede, deserto, ricurvo, con forse, la notte, qualcosa che svaniva rapidamente in fondo a un prato, prima ch'egli avesse potuto mettere a fuoco lo sguardo o dire una parola.
Ma ora, questa notte, rallentò fin quasi a fermarsi del tutto. La sua mente più segreta, tendendosi verso l'este¬no per girare la cantonata in sua vece, aveva udito un lievissimo sussurro. Un respiro? O era semplicemente l'atmosfera compressa dalla presenza di qualcuno ritto in silenzio là dietro, in attesa? Girò la cantonata. 

Le foglie autunnali sfioravano il selciato nel chiaro di luna così da far sembrare la ragazza che lì si muoveva come inchiodata a una pista mobile, come se lasciasse che il vento e le foglie la spingessero innanzi. La sua testa era parzialmente china per osservare le scarpe che agitavano le foglie intorno, la faccia era sottile e bianca come latte, ed era una specie di fame gentile quella che si chinava su ogni cosa con instancabile curiosità. Un'espressione, quasi, di pallida sorpresa; i neri occhi erano così intenti al mondo, che non sfuggiva loro alcuna mossa. La sua veste era bianca e sussurrava. Gli parve quasi di udire il movimento delle sue mani, man mano che la ragazza camminava, e il suono infinitamente piccolo, ora, il bianco tremolar della faccia che si volgeva, quand'ella .si accorse d'essere vicinissima a un uomo ritto in attesa in mezzo alla strada.
Gli alberi sopra il loro capo emisero un gran suono come se stessero per sgranare la loro arida pioggia. La ragazza si fermò, sorpresa e parve che volesse indietreggiare, ma rimase invece a fissare Montag con occhi così neri, scintillanti e vivi, che gli sembrò di aver detto qualcosa di molto bello. Ma sapeva che la propria bocca s'era mossa soltanto per dire "Buonasera" e infine, quand'ella parve come ipnotizzata dalla salamandra che egli portava sul bracèfo e dal disco della fenice sul petto, Montag disse: "Naturalmente, siete la nostra nuova vicina, non è vero?»
«E voi dovreste essere ... » staccò lo sguardo dai simboli della sua professione, "dovreste essere l'uomo degli incendi, il pirofilo.» La voce le si spense, mentre parlava. «Con che strano tono lo dite.»
«Vi avrei riconosciuto ... anche ad occhi chiusi» disse lei, lentamente.
«Come mai? forse l'odore di cherosene? Mia moglie si lamenta sempre dell'odore che ho addosso» disse lui ridendo. «Per quanto ci si lavi, non lo si perde mai del tutto.»
«Infatti, non lo perdete mai del tutto» disse lei, come in preda a una specie di timore riverente.
Egli ebbe la sensazione che la ragazza gli camminasse intorno come in circolo, costringendolo a fare un giro completo su se stesso, scuotendo lo dolcemente, placidamente, vuotandogli le tasche, senza muoversi una sola volta su se stessa.


Ray Bradbury  :Fahrenheit  451  , 1951

Fahrenheit 451 è un romanzo di fantascienza di Ray Bradbury (1920-2012) pubblicato a puntate sulla rivista «Playboy» nel 1953 e nato a partire da un racconto breve dello stesso autore del 1951, The Fireman, edito in Italia in due puntate sulla rivista «Urania» con il titolo Gli anni del rogo. In Italia è noto anche con il titolo Gli anni della fenice. Fahrenheit 451 - il titolo allude alla temperatura a cui la carta prende fuoco: nel Sistema Internazionale, circa 233° C - appartiene al filone della fantascienza distopica, insieme con altri celebri romanzi come Il mondo nuovo di Aldous Huxley (1932) o 1984 (1949) di George Orwell, e descrive una società futura (all’incirca dieci anni dopo la data di pubblicazione) in cui una dittatura totalitaria ha impedito la lettura e il possesso di libri, considerati un pericolosissimo strumento di libero pensiero e che quindi vengono bruciati da uno specifico corpo di polizia. Fahrenheit 451 è così una riflessione sul ruolo della lettura e dei mass-media e sulla libertà dell’individuo nella società contemporanea, oltre che poter essere letto come una satira del periodo del maccartismo negli Stati Uniti degli anni Cinquanta.

  Raymond Douglas Bradbury (Waukegan, 22 agosto 1920Los Angeles, 5 giugno 2012) è stato uno scrittore statunitense, innovatore del genere fantascientifico. Nella sua carriera è stato anche sceneggiatore cinematografico.
Nel 1934 la famiglia si trasferisce in California, dove il giovane Ray scopre il mondo della fantascienza, tanto da iniziare a scrivere alcuni racconti sulle riviste del settore. Tra le sue prime opere si contano anche dei racconti polizieschi e noir.
Nel 1950 raccoglie in un unico volume le sue Cronache marziane, che ottengono così un vasto successo internazionale, ancora oggi a distanza di anni, nonostante ormai queste storie siano datate, nel senso che la data in cui i vari avvenimenti sono stati sistemati è stata superata: questo fatto, però, ha scarsa importanza, non togliendo nulla al valore dell'opera in sé.
L'anno successivo segue il capolavoro per cui è maggiormente ricordato, Fahrenheit 451, una sorta di elogio alla lettura ambientato in una società distopica, che diventerà anche un film omonimo di successo, diretto da François Truffaut. Negli anni successivi intraprende la carriera di sceneggiatore cinematografico, iniziata con il Moby Dick di John Huston, senza però dimenticare la sua carriera di romanziere. Si ricordano infatti Il grande mondo laggiù, Io canto il corpo elettrico!, Paese d'Ottobre, Il popolo dell'autunno, Viaggiatore del Tempo, l'ambizioso giallo Morte a Venice e il più leggero Il cimitero dei folli e Le auree mele del sole.

Eremo Rocca S. Stefano  lunedì 1 giugno 2020

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