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dunque queste considerazioni relative ad
una emergenza che la scuola ha dovuto affrontare dall’oggi al domani la
questione più importante che bisogna ora affrontare è quella della
ripresa delle lezioni a settembre e per fare questo occorre comunque a parlare
fin da ora : Ora, in questo momento che è appena iniziata la fase due, che
lentamente si sta lasciando alle spalle il periodo di lockdown. In questi mesi poco è stato detto sulla
scuola se non lasciare agli insegnanti ( i dirigenti scolastici ) e le famiglie
il peso di un cambiamento epocale. A
settembre la scuola dovrà cambiare perché
non è possibile barcamenarsi in
questa condizione . Un cambiamento che
risulterà vitale per l’intero paese.
Veramente la scuola ne sarà lo specchio .Certo anche altri settori e altre
riforme incombono in modo più o meno pressante
ma quella della scuola è veramente decisiva perché ne vanno di mezzo i
giovani che sono da tempo una emergenza
in questo paese: per la loro disoccupazione, per la loro fuga all’estero, per
la mancanza di condizioni che propongano
la possibilità di un progetto dei vita.
A
settembre, potrebbero non esserci le condizioni di massima sicurezza sanitaria per
studenti e insegnanti, tanto da
costringere a a proseguire nell’anno scolastico 2020-2021 la Didattica
a Distanza (DaD) . In questa situazione si delineano alcuni scenari .
Se
per motivi di sicurezza,non potendole raddoppiare ( almeno nell’immediato ) a causa del distanziamento) le aule possono contenere soltanto metà degli alunni , l’unica
soluzione percorribile sarebbe quella di alternare presenza e distanza per periodi di 15 giorni o un mese,
ammettendo in aula il 50% degli
studenti mentre l’altro 50% studierebbe a casa.
Un
altro scenario proprio conseguente a
quello sopra detto potrebbe essere come scrive Orazio Niceforo su
Tuttoscuola.com del 11 aprile 2020: “riprenderebbe
la DaD con modalità certamente meno affannate e improvvisate di quelle
alle quali molte scuole sono state costrette nella parte finale del corrente anno
scolastico. Anche in questo caso si potrebbe operare in due modi diversi: uno
più tradizionale, che consisterebbe nel “recupero” di quanto non fatto da marzo
alla fine dell’anno scolastico 2019-2020 e nello svolgimento della parte
iniziale dei piani di studio previsti per il 2020-2021; uno più innovativo che
utilizzando appieno le tante risorse offerte dalle nuove tecnologie online e
offline solleciterebbe l’autonoma capacità di apprendimento e di
autovalutazione dello studente puntando su un più ridotto numero di obiettivi
di apprendimento in termini di conoscenze, abilità e competenze, compensato da
una forte attenzione per le loro valenze interdisciplinari, rese più evidenti
dalla multimedialità di molti oggetti di apprendimento rinvenibili in internet o
apprestati dagli stessi insegnanti. Si tratta di due diverse metodologie
formative, da sottoporre anche in questo caso alla valutazione e decisione dei
Collegi, essendo la disponibilità dei docenti essenziale per il successo
dell’uno o dell’altro modello.”
Ci
potrebbe essere anche una ulteriore improbabile
ipotesi che sempre Orazio
Niceforo così descrive : “ (una ulteriore ipotesi che ) se si dovesse concretare, configurando un homeschooling di massa per un anno intero,
implicherebbe a mio avviso decisioni di radicale ripensamento della didattica,
e prima ancora degli ordinamenti, da assumere in corso d’anno: durata degli
studi, da diminuire subito da 13 a 12 anni riducendo a 4 gli anni di scuola
secondaria superiore; obbligo scolastico/formativo a 18 anni;
essenzializzazione delle indicazioni nazionali e delle Linee guida con
l’indicazione di obiettivi interdisciplinari affidati alla responsabilità dei
docenti (curriculum enrichment) con largo ricorso a piattaforme e
prodotti multimediali; eliminazione delle bocciature attraverso la
personalizzazione dei percorsi e l’adozione di criteri valutativi non selettivi
(del tipo delle classificazioni del Quadro comune europeo delle conoscenze
linguistiche – CEFR); didattica blended, con riduzione delle attività in
presenza, sviluppo del cooperative learning e valutazione formativa
continua, estesa alle competenze personali e sociali (soft o character
skills) come la capacità di interagire con gli altri, la capacità di
affrontare e risolvere problemi, la creatività, il pensiero critico, la
stabilità emotiva e soprattutto la capacità di imparare a imparare. Una grande riforma,
insomma, per rispondere a una grande sfida.”
"La
scuola è socialità", scrivono Massimo Cacciari e altri intellettuali
firmatari di un manifesto di dura critica alla teledidattica. E come non
condividere l'idea che "istruire" non significa "educare"?
La formazione scolastica è missione ben più necessaria, importante e impegnativa
per il cittadino rispetto alla riduzionistica finalità dell'insegnamento
nozionistico. Ma poi è altrettanto vero che "l'estensione delle modalità
telematiche di insegnamento" comporti una "liquidazione della scuola
nella sua configurazione tradizionale"? La soluzione operativa proposta?
Si aprano immediatamente scuole e aule.
Maurizio
Landini , segretario generale della CGIL in una intervista a Repubblica
domenica 24 maggio auspica che si aprano immediatamente le scuole e le si facciano diventare un punto di
riferimento per la formazione permanente. La trasformazione degli edifici
scolastici e delle aule per far fronte
alle esigenze sanitarie di difesa e
tutela deve essere una
trasformazione che permetta l’accesso
alle scuole dal mattino alla mezzanotte
per fasce di età. La scuola in funzione a tutte le ore del giorno . Per farla diventare
una esperienza di apprendimento sociale e collettiva. E’ ora di cambiare passo nella considerazione delle età
della vita delle persone. Prima la scuola , poi il lavoro ,poi la pensione. No
la scuola e per essa la formazione deve
essere per tutte le età .L’art. 35 della Costituzione nella sua
formulazione lo afferma senza possibilità di negazione. Questo potrebbe essere dunque il
momento di cambiare tutto in tema di istruzione e formazione, di creare una
scuola nuova che usi si la
teledidattica, che tenga conto di
esigenze sanitarie ma che soprattutto
riempia la vita delle persone .
E’
questo l’auspicio però è quello che si possa tornare sui banchi di scuola ma
con un’altra sfida quella di una riforma della scuola che sia uguale per tutti ,
che offre opportunità di formazione a
tutte le età della vita , capace di non “Far
parti uguali fra disuguali “ come diceva Don Lorenzo Milani .
(
Pubblicato anche su Anankenews https://anankenews.it/diritto-costituzionale-allistruzione-alla-formazione-tempo-coronavirus-riforme-innovazioni-cambiamento/30maggio 2020)
Eremo Rocca S. Stefano
mercoledì 3 giugno 2020
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