martedì 2 giugno 2020

DARIO DEL CERCHIO Diritto costituzionale all’istruzione e alla formazione in tempo di coronavirus tra riforma, innovazione, cambiamento ( II parte )



 Poste dunque  queste considerazioni relative ad una emergenza che la scuola ha dovuto affrontare dall’oggi al domani la questione   più importante  che bisogna ora affrontare è quella della ripresa delle lezioni a settembre e per fare questo occorre comunque a parlare fin da ora : Ora, in questo momento che è appena iniziata la fase due, che lentamente si sta lasciando alle spalle il periodo di lockdown.  In questi mesi poco è stato detto sulla scuola se non lasciare agli insegnanti ( i dirigenti scolastici ) e le famiglie il peso di un cambiamento  epocale. A settembre la scuola dovrà cambiare perché  non è possibile  barcamenarsi in questa condizione  . Un cambiamento che risulterà vitale per l’intero  paese. Veramente la scuola ne sarà lo specchio .Certo anche altri settori e altre riforme incombono in modo più o meno pressante  ma quella della scuola è veramente decisiva perché ne vanno di mezzo i giovani  che sono da tempo una emergenza in questo paese: per la loro disoccupazione, per la loro fuga all’estero, per la mancanza di condizioni che  propongano  la possibilità di un progetto dei vita.
A settembre, potrebbero non esserci le condizioni di massima sicurezza  sanitaria  per  studenti e  insegnanti, tanto da costringere a  a proseguire  nell’anno scolastico 2020-2021  la Didattica a Distanza (DaD) . In questa situazione si delineano alcuni scenari .

Se per motivi di sicurezza,non potendole raddoppiare  ( almeno nell’immediato ) a causa del  distanziamento) le aule possono contenere soltanto metà degli alunni , l’unica soluzione percorribile sarebbe quella di alternare presenza e distanza per periodi di 15 giorni o un mese, ammettendo in aula il 50% degli studenti mentre l’altro 50% studierebbe a casa.
Un altro scenario proprio conseguente  a quello sopra detto potrebbe essere come scrive Orazio Niceforo su Tuttoscuola.com del 11 aprile 2020: “riprenderebbe la DaD con modalità certamente meno affannate e improvvisate di quelle alle quali molte scuole sono state costrette nella parte finale del corrente anno scolastico. Anche in questo caso si potrebbe operare in due modi diversi: uno più tradizionale, che consisterebbe nel “recupero” di quanto non fatto da marzo alla fine dell’anno scolastico 2019-2020 e nello svolgimento della parte iniziale dei piani di studio previsti per il 2020-2021; uno più innovativo che utilizzando appieno le tante risorse offerte dalle nuove tecnologie online e offline solleciterebbe l’autonoma capacità di apprendimento e di autovalutazione dello studente puntando su un più ridotto numero di obiettivi di apprendimento in termini di conoscenze, abilità e competenze, compensato da una forte attenzione per le loro valenze interdisciplinari, rese più evidenti dalla multimedialità di molti oggetti di  apprendimento rinvenibili in internet o apprestati dagli stessi insegnanti. Si tratta di due diverse metodologie formative, da sottoporre anche in questo caso alla valutazione e decisione dei Collegi, essendo la disponibilità dei docenti essenziale per il successo dell’uno o dell’altro modello.” 

Ci potrebbe essere anche una ulteriore improbabile  ipotesi che  sempre Orazio Niceforo  così descrive : “  (una ulteriore ipotesi  che )  se si dovesse concretare, configurando un homeschooling di massa per un anno intero, implicherebbe a mio avviso decisioni di radicale ripensamento della didattica, e prima ancora degli ordinamenti, da assumere in corso d’anno: durata degli studi, da diminuire subito da 13 a 12 anni riducendo a 4 gli anni di scuola secondaria superiore; obbligo scolastico/formativo a 18 anni; essenzializzazione delle indicazioni nazionali e delle Linee guida con l’indicazione di obiettivi interdisciplinari affidati alla responsabilità dei docenti (curriculum enrichment) con largo ricorso a piattaforme e prodotti multimediali; eliminazione delle bocciature attraverso la personalizzazione dei percorsi e l’adozione di criteri valutativi non selettivi (del tipo delle classificazioni del Quadro comune europeo delle conoscenze linguistiche – CEFR); didattica blended, con riduzione delle attività in presenza, sviluppo del cooperative learning e valutazione formativa continua, estesa alle competenze personali e sociali (soft o character skills) come la capacità di interagire con gli altri, la capacità di affrontare e risolvere problemi, la creatività, il pensiero critico, la stabilità emotiva e soprattutto la capacità di imparare a imparare. Una grande riforma, insomma, per rispondere a una grande sfida.”

"La scuola è socialità", scrivono Massimo Cacciari e altri intellettuali firmatari di un manifesto di dura critica alla teledidattica. E come non condividere l'idea che "istruire" non significa "educare"? La formazione scolastica è missione ben più necessaria, importante e impegnativa per il cittadino rispetto alla riduzionistica finalità dell'insegnamento nozionistico. Ma poi è altrettanto vero che "l'estensione delle modalità telematiche di insegnamento" comporti una "liquidazione della scuola nella sua configurazione tradizionale"? La soluzione operativa proposta? Si aprano immediatamente scuole e aule.
Maurizio Landini , segretario generale della CGIL in una intervista a Repubblica domenica 24 maggio auspica che si aprano immediatamente le scuole  e le si facciano diventare un punto di riferimento per la formazione permanente. La trasformazione degli edifici scolastici  e delle aule per far fronte alle esigenze  sanitarie di difesa e tutela  deve essere una trasformazione  che permetta l’accesso alle scuole  dal mattino alla mezzanotte per fasce di  età.  La scuola in funzione a  tutte le ore del giorno . Per farla diventare una esperienza di apprendimento sociale e collettiva. E’ ora di  cambiare passo nella considerazione delle età della vita delle persone. Prima la scuola , poi il lavoro ,poi la pensione. No la scuola e per essa la formazione deve  essere per tutte le età .L’art. 35 della Costituzione nella sua formulazione  lo afferma  senza possibilità di  negazione. Questo potrebbe essere dunque il momento di cambiare tutto in tema di istruzione e formazione, di creare una scuola nuova  che usi si la teledidattica, che tenga conto  di esigenze  sanitarie ma che soprattutto riempia la vita delle persone .
E’ questo l’auspicio però è quello che si possa tornare sui banchi di scuola ma con un’altra sfida quella di una riforma della scuola che sia uguale per tutti , che  offre opportunità di formazione a tutte le età della vita , capace di  non “Far parti uguali fra disuguali “ come diceva Don Lorenzo Milani .



Eremo Rocca S. Stefano  mercoledì 3 giugno 2020

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