sabato 20 giugno 2020

MIRABILIA URBIS Il merletto a tombolo




Artigianato tipico tradizionale abruzzese è la lavorazione del merletto a tombolo, la cui origine esatta resta ancora un rebus irrisolto, anche se molti la riconducono al flusso di maestranze lombarde e di altre parti del Settentrione d’Italia che c’è stata dopo il terremoto del 1466 che ha sconvolto l’Appenino Centrale.
Il merletto a tombolo è un pizzo fatto a mano, realizzato con filo di cotone o di lana molto sottile, col tombolo un cuscino solitamente di forma cilindrica.
La lavorazione avviene in questo modo: sul tombolo viene fissato il disegno su un foglio del merletto con degli spilli, poi con i fuselli, bastoncini che servono per la manifattura, si arrotola il filo per la lavorazione delle merlettaie. I fuselli lavorano in coppia e possono essere alcune per le lavorazioni più semplici, fino a centinaia per quelle più complesse con cui eseguire intrecci, nodi e legature.
La tradizione del merletto è ancora viva in alcuni centri dell’Abruzzo, che assicurano continuità a quest’arte a livello di oggetti di artigianato locale. In particolare a:
Pescocostanzo: dove c’è il Museo Comunale del Tombolo ed è stata aperta una Scuola Comunale del Merletto a Tombolo;
Scanno: uno dei più importanti centri della lavorazione del Merletto a Tombolo, dove l’orafo Francesco Rotolo ha brevettato il “Sistema di Ancoraggio Forato Metallico per Lavori Tessili”. Il “Sistema di Ancoraggio” è realizzato con tutti i metalli, sia nobili che meno nobili, e si sviluppa lungo il perimetro della realizzazione tessile.
Canzano: qui c’è una mostra – mercato ogni anno dal 10 al 17 agosto.
L’Aquila: La sua caratteristica è che viene prodotto tutto insieme, “tutto d’un pezzo” nel gergo tecnico, attraverso una lavorazione fatta con filato di lino e seta molto sottile, lavorati con tre diversi tipi di punti: il punto nuovo “torchon”, il punto antico “aquilano”, il punto intaglio “aquilano”.

Il merletto aquilano

Il merletto aquilano è caratterizzato dalla cosiddetta tecnica "a fili continui" che per esso viene usato, a differenza della maggior parte dei merletti italiani tradizionali.
Nel merletto italiano tradizionale (cosiddetto "a nastrino"), il numero di fuselli è limitato e definito dall'inizio alla fine della lavorazione; le merlettaie costruiscono con i fuselli una strisciolina o fettuccia che forma una serie più o meno complessa di volute; in un secondo momento queste fettucce vengono collegate fra loro mediante una rete di fondo eseguita separatamente oppure mediante una serie di allacciature eseguite con l'aiuto dell’uncinetto.

Il merletto "a fili continui" richiede invece un numero di fuselli che può essere anche molto elevato.
Il filo usato, tradizionalmente di lino o di seta, è sottilissimo; si lavora su disegni originali, difficilmente reperibili in commercio; il lavoro procede senza mai ritornare sul merletto già lavorato.
Il merletto aquilano presenta due principali tecniche di lavorazione: il "Punto antico" e il "Punto nuovo o commerciale".
Con il "Punto antico" è possibile realizzare il cosiddetto "ornato" che consiste nella creazione di figure di ogni genere quali ad esempio fiori,volute, farfalle, iniziali. La particolarità di questa tecnica punto è rappresentata dal numero di fuselli da utilizzare che non è prevedibile all’inizio del lavoro, essendo gli stessi aggiunti e tolti continuamente, secondo quanto richiesto per l'esecuzione del disegno, durante la lavorazione.
Con il "Punto nuovo" si realizzano merletti la cui caratteristica è la simmetria e la geometricità dei disegni. Il numero di fuselli da utilizzare varia secondo la complessità del lavoro, ma è comunque definibile fin all’inizio dello stesso.

Il Merletto di Pescocostanzo

 Il Merletto di Pescocostanzo ha una storia antichissima, molto probabilmente autonoma rispetto a quella dell'altro grande centro di produzione del merletto a fuselli nella zona, cioè L'Aquila. Le testimonianze relative alla sua presenza, infatti, risalgono grosso modo allo stesso periodo e probabilmente richiamano un'origine non dissimile, legata ai contatti con altri centri di produzione del merletto (primi fra tutti Milano e Venezia), ma i manufatti appaiono decisamente diversi sia per la tecnica di esecuzione sia per i filati sia per i disegni: come ebbe a scrivere Elisa Ricci ai primi del Novecento, "mentre le trine aquilane tendono sempre verso una maggior ricchezza e finezza, le pescolane si compiacciono di una loro schietta e rude originalità; là, signorine intellettuali e delicate; qua, semplici e robuste contadinelle".


Dunque, quello aquilano si presenta come un merletto più raffinato, prodotto per lo più in contesti aristocratici o nei conventi, mentre il merletto di Pescocostanzo è frutto e ornamento di una classe popolare. Lo testimoniano anche i filati, più grossi e grezzi a Pescocostanzo, e soprattutto i disegni e le tecniche di lavorazione, che nel caso di Pescocostanzo hanno caratteristiche davvero peculiari. Innanzi tutto, il lavoro non veniva eseguito su disegno (come avvenne solo a partire da un'epoca relativamente recente) ma a mano libera: in secondo luogo, come è tipico per molti merletti di prigine popolare, le merlettaie riproducevano in forma di merletto ciò che avevano di fronte nella loro realtà quotidiana: dunque, le giare, gli uccelli, i fiori, il carlino (l'antica moneta napoletana), il cane ed altro ancora...

Questi motivi, reinterpretati e stilizzati nel corso del tempo, venivano tramandati con l'insegnamento di madre in figlia attraverso uno strumento singolare, la sceda, una sorta di imparaticcio che l'apprendista eseguiva a mano libera e che le consentiva di passare dai motivi più semplici a quelli più complessi ed infine, avendo appreso la tecnica, di lavorare qualsiasi motivo con una piena padronanza dell'arte...
Ancora oggi è possibile vedere lungo le strade di Pescocostanzo le merlettaie che come un tempo lavorano sull'uscio di casa, offrendo al visitatore occasionale un'immagine che sembra davvero fuori dal tempo... ma non lo è. L'amministrazione comunale ha infatti risposto all'esigenza di salvaguardare questa sua antica tradizione dando vita e sostenendo la Scuola comunale di Merletto a tombolo, che si trova in un antico palazzo nel centro del paese e che ospita, oltre alla scuola vera e propria, un museo ed un'esposizione permanente dei merletti di Pescocostanzo.
La Scuola comunale di merletto a tombolo di Pescocostanzo è stata istituita nel 1992 con l'obiettivo di mantenere, accrescere e tramandare un patrimonio femminile che non è sentito solo come una fonte economica, ma soprattutto come elemento di identità culturale.

Tombolo e sceda, infatti, fanno parte del corredo e della cultura tradizionale delle donne di Pescocostanzo fin da quando, circa cinque secoli fa, una colonia lombarda, stabilendosi nella zona, vi radicò le proprie radici. I moduli della sceda, serie di schede-modello, vero e proprio alfabeto del merletto, purtroppo non interamente riscoperto, venivano appresi in famiglia, in forma orale e pratica. Ricordiamo i nomi, genuinamente dialettali, di alcuni di questi moduli: le "crucette", le "leschetelle", "la pupuatta", "la retina ch'i rot", "la giarra e la frasca".

Il programma didattico della Scuola prevede l'insegnamento dei passaggi indispensabili alla produzione, lo sviluppo nella capacità di disegno, il perfezionamento della tecnica esecutiva. Tutto ciò permette di arrivare alla creazione di modelli complessi, di sapore moderno ma al tempo stesso nel segno della tradizione.
La Scuola ha promosso e promuove esposizioni dei propri lavori; presso la sede della Scuola è stato istituito un piccolo museo del merletto.

Il merletto a Scanno

Storici e ricercatori hanno cercato di dare una data, un inizio a questa tradizione e, a quanto pare, la tecnica del merletto a tombolo coinvolse Scanno a partire dal 1700, periodo in cui erano giunti in città capomastri e muratori lombardi al fine di contribuire alla ricostruzione di chiese, monumenti e portali dopo il terremoto che coinvolse l’area. Con loro al proprio seguito c’erano le moglie, figure chiave che iniziarono a diffondere alle donne del posto l’arte della lavorazione del tombolo. Documenti ufficiali parlano dell’esistenza dei merletti già a partire dalla fine del 1500, nei cosiddetti "dotali", delle carte in cui veniva citata la dote della futura sposa o ancora, esiste una tesi che vede la produzione dei merletti legata al corpetto detto "ju cummudine" quando, nella prima metà dell'800, si andò ad arricchire della scolla, un merletto di pizzo realizzato di filo bianco a tombolo cucito intorno al collo.
Famosi e caratteristici sono i lavori di ricami al tombolo che si tramandano di generazione in generazione, un’arte che tutt’oggi è in piedi e viene praticata dalle donne locali che danno vita a meravigliose opere d'arte realizzate con l'ausilio del tombolo, un rullo imbottito, fuselli e spilli, avvalendosi di un filo di cotone sottilissimo che scorre tra le abili dita. Il lavoro inizia su carta modello, realizzando il disegno con i tipici punti palmette, filetti, retine, moschette, punto a mostaccio, punto tulle ecc. Avvalendosi di appositi bastoncini in legno, preferibilmente di ciliegio, detti fuselli, si avvolge il filo e si prosegue, in avanti, indietro, a sinistra e a destra, elaborando il disegno predisposto su carta formando motivi a grata, a tulle, a tela, a reticolato, ad intreccio o ad altre forme.


Eremo Rocca S. Stefano  sabato 20  giugno 2020

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