Artigianato
tipico tradizionale abruzzese è la lavorazione del merletto a tombolo, la cui
origine esatta resta ancora un rebus irrisolto, anche se molti la riconducono
al flusso di maestranze lombarde e di altre parti del Settentrione d’Italia che
c’è stata dopo il terremoto del 1466 che ha sconvolto l’Appenino Centrale.
Il merletto
a tombolo è un pizzo fatto a mano, realizzato con filo di cotone o di lana
molto sottile, col tombolo un cuscino solitamente di forma cilindrica.
La
lavorazione avviene in questo modo: sul tombolo viene fissato il disegno su un
foglio del merletto con degli spilli, poi con i fuselli, bastoncini che servono
per la manifattura, si arrotola il filo per la lavorazione delle merlettaie. I
fuselli lavorano in coppia e possono essere alcune per le lavorazioni più
semplici, fino a centinaia per quelle più complesse con cui eseguire intrecci,
nodi e legature.
La
tradizione del merletto è ancora viva in alcuni centri dell’Abruzzo, che
assicurano continuità a quest’arte a livello di oggetti di artigianato locale.
In particolare a:
Pescocostanzo: dove c’è il
Museo Comunale del Tombolo ed è stata aperta una Scuola Comunale del Merletto a
Tombolo;
Scanno: uno dei più importanti centri della lavorazione del Merletto a
Tombolo, dove l’orafo Francesco Rotolo ha brevettato il “Sistema di Ancoraggio
Forato Metallico per Lavori Tessili”. Il “Sistema di Ancoraggio” è realizzato
con tutti i metalli, sia nobili che meno nobili, e si sviluppa lungo il perimetro
della realizzazione tessile.
Canzano: qui c’è una mostra – mercato ogni anno dal 10 al 17 agosto.
L’Aquila: La sua
caratteristica è che viene prodotto tutto insieme, “tutto d’un pezzo” nel gergo
tecnico, attraverso una lavorazione fatta con filato di lino e seta molto
sottile, lavorati con tre diversi tipi di punti: il punto nuovo “torchon”, il
punto antico “aquilano”, il punto intaglio “aquilano”.
Il merletto aquilano
Il merletto
aquilano è caratterizzato dalla cosiddetta tecnica "a fili continui"
che per esso viene usato, a differenza della maggior parte dei merletti
italiani tradizionali.
Nel merletto
italiano tradizionale (cosiddetto "a nastrino"), il numero di fuselli
è limitato e definito dall'inizio alla fine della lavorazione; le merlettaie
costruiscono con i fuselli una strisciolina o fettuccia che forma una serie più
o meno complessa di volute; in un secondo momento queste fettucce vengono
collegate fra loro mediante una rete di fondo eseguita separatamente oppure
mediante una serie di allacciature eseguite con l'aiuto dell’uncinetto.
Il merletto
"a fili continui" richiede invece un numero di fuselli che può essere
anche molto elevato.
Il filo
usato, tradizionalmente di lino o di seta, è sottilissimo; si lavora su disegni
originali, difficilmente reperibili in commercio; il lavoro procede senza mai
ritornare sul merletto già lavorato.
Il merletto
aquilano presenta due principali tecniche di lavorazione: il "Punto
antico" e il "Punto nuovo o commerciale".
Con il
"Punto antico" è possibile realizzare il cosiddetto
"ornato" che consiste nella creazione di figure di ogni genere quali
ad esempio fiori,volute, farfalle, iniziali. La particolarità di questa tecnica
punto è rappresentata dal numero di fuselli da utilizzare che non è prevedibile
all’inizio del lavoro, essendo gli stessi aggiunti e tolti continuamente,
secondo quanto richiesto per l'esecuzione del disegno, durante la lavorazione.
Con il
"Punto nuovo" si realizzano merletti la cui caratteristica è la
simmetria e la geometricità dei disegni. Il numero di fuselli da utilizzare
varia secondo la complessità del lavoro, ma è comunque definibile fin
all’inizio dello stesso.
Il Merletto
di Pescocostanzo
Il Merletto
di Pescocostanzo ha una storia antichissima, molto probabilmente autonoma
rispetto a quella dell'altro grande centro di produzione del merletto a fuselli
nella zona, cioè L'Aquila. Le testimonianze relative alla sua presenza,
infatti, risalgono grosso modo allo stesso periodo e probabilmente richiamano
un'origine non dissimile, legata ai contatti con altri centri di produzione del
merletto (primi fra tutti Milano e Venezia), ma i manufatti appaiono
decisamente diversi sia per la tecnica di esecuzione sia per i filati sia per i
disegni: come ebbe a scrivere Elisa Ricci ai primi del Novecento, "mentre
le trine aquilane tendono sempre verso una maggior ricchezza e finezza, le
pescolane si compiacciono di una loro schietta e rude originalità; là,
signorine intellettuali e delicate; qua, semplici e robuste contadinelle".
Dunque,
quello aquilano si presenta come un merletto più raffinato, prodotto per lo più
in contesti aristocratici o nei conventi, mentre il merletto di Pescocostanzo è
frutto e ornamento di una classe popolare. Lo testimoniano anche i filati, più
grossi e grezzi a Pescocostanzo, e soprattutto i disegni e le tecniche di
lavorazione, che nel caso di Pescocostanzo hanno caratteristiche davvero
peculiari. Innanzi tutto, il lavoro non veniva eseguito su disegno (come
avvenne solo a partire da un'epoca relativamente recente) ma a mano libera: in
secondo luogo, come è tipico per molti merletti di prigine popolare, le
merlettaie riproducevano in forma di merletto ciò che avevano di fronte nella
loro realtà quotidiana: dunque, le giare, gli uccelli, i fiori, il carlino
(l'antica moneta napoletana), il cane ed altro ancora...
Questi
motivi, reinterpretati e stilizzati nel corso del tempo, venivano tramandati
con l'insegnamento di madre in figlia attraverso uno strumento singolare, la
sceda, una sorta di imparaticcio che l'apprendista eseguiva a mano libera e che
le consentiva di passare dai motivi più semplici a quelli più complessi ed
infine, avendo appreso la tecnica, di lavorare qualsiasi motivo con una piena
padronanza dell'arte...
Ancora oggi
è possibile vedere lungo le strade di Pescocostanzo le merlettaie che come un
tempo lavorano sull'uscio di casa, offrendo al visitatore occasionale
un'immagine che sembra davvero fuori dal tempo... ma non lo è.
L'amministrazione comunale ha infatti risposto all'esigenza di salvaguardare
questa sua antica tradizione dando vita e sostenendo la Scuola comunale di
Merletto a tombolo, che si trova in un antico palazzo nel centro del paese e
che ospita, oltre alla scuola vera e propria, un museo ed un'esposizione
permanente dei merletti di Pescocostanzo.
La Scuola
comunale di merletto a tombolo di Pescocostanzo è stata istituita nel 1992 con
l'obiettivo di mantenere, accrescere e tramandare un patrimonio femminile che
non è sentito solo come una fonte economica, ma soprattutto come elemento di
identità culturale.
Tombolo e
sceda, infatti, fanno parte del corredo e della cultura tradizionale delle
donne di Pescocostanzo fin da quando, circa cinque secoli fa, una colonia
lombarda, stabilendosi nella zona, vi radicò le proprie radici. I moduli della
sceda, serie di schede-modello, vero e proprio alfabeto del merletto, purtroppo
non interamente riscoperto, venivano appresi in famiglia, in forma orale e
pratica. Ricordiamo i nomi, genuinamente dialettali, di alcuni di questi
moduli: le "crucette", le "leschetelle", "la
pupuatta", "la retina ch'i rot", "la giarra e la
frasca".
Il programma
didattico della Scuola prevede l'insegnamento dei passaggi indispensabili alla
produzione, lo sviluppo nella capacità di disegno, il perfezionamento della
tecnica esecutiva. Tutto ciò permette di arrivare alla creazione di modelli
complessi, di sapore moderno ma al tempo stesso nel segno della tradizione.
La Scuola ha
promosso e promuove esposizioni dei propri lavori; presso la sede della Scuola
è stato istituito un piccolo museo del merletto.
Il merletto a Scanno
Storici e
ricercatori hanno cercato di dare una data, un inizio a questa tradizione e, a
quanto pare, la tecnica del merletto a tombolo coinvolse Scanno a partire dal
1700, periodo in cui erano giunti in città capomastri e muratori lombardi al
fine di contribuire alla ricostruzione di chiese, monumenti e portali dopo il
terremoto che coinvolse l’area. Con loro al proprio seguito c’erano le moglie,
figure chiave che iniziarono a diffondere alle donne del posto l’arte della
lavorazione del tombolo. Documenti ufficiali parlano dell’esistenza dei
merletti già a partire dalla fine del 1500, nei cosiddetti "dotali",
delle carte in cui veniva citata la dote della futura sposa o ancora, esiste
una tesi che vede la produzione dei merletti legata al corpetto detto "ju
cummudine" quando, nella prima metà dell'800, si andò ad arricchire della
scolla, un merletto di pizzo realizzato di filo bianco a tombolo cucito intorno
al collo.
Famosi e
caratteristici sono i lavori di ricami al tombolo che si tramandano di
generazione in generazione, un’arte che tutt’oggi è in piedi e viene praticata
dalle donne locali che danno vita a meravigliose opere d'arte realizzate con
l'ausilio del tombolo, un rullo imbottito, fuselli e spilli, avvalendosi di un
filo di cotone sottilissimo che scorre tra le abili dita. Il lavoro inizia su
carta modello, realizzando il disegno con i tipici punti palmette, filetti,
retine, moschette, punto a mostaccio, punto tulle ecc. Avvalendosi di appositi
bastoncini in legno, preferibilmente di ciliegio, detti fuselli, si avvolge il
filo e si prosegue, in avanti, indietro, a sinistra e a destra, elaborando il
disegno predisposto su carta formando motivi a grata, a tulle, a tela, a
reticolato, ad intreccio o ad altre forme.
Fonte www.merlettoitaliano.it

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