Anche meno desiderabili clienti
sono per le biblioteche coloro che danneggiano ,mutilano, o addirittura rubano
libri. Non c’è biblioteca che non abbia nelle sue cronache il ricordo sgradevole delle gesta di qualcuno
di questi lestofanti sui quali non è il caso di indugiarsi,tranne
che non posso tacere di un caso veramente singolare narratomi dall’amabile sig.
Tournee, conservatore capo della Biblioteca Reale di Bruxelles, e avvenuto
proprio a lui alla fine dello scorso
anno 1932. Si tratta anche in questo caso di un maniaco ,ladro indubbiamente,
ma che, sotto un certo aspetto ,
potrebbe anche essere chiamato benefattore della Biblioteca. Qualcuno si chiese
se invece di portarlo davanti ai
tribunali non era il caso di decorarlo. Si trattava di un ingegnere distinto ,
bibliofilo appassionato, che da vari anni si affaticava a sottrarre i libri più preziosi della Biblioteca Reale. Egli
cominciava a chiedere in lettura il volume che voleva portare via , ne studiava
con cura le marche, la segnatura, i bolli ,rilevava accuratamente la forma
della legatura e delle etichette. Quindi,
tornato a casa , con una minuziosità e pazienza fratesca , riproduceva tutti
questi segni sopra un altro volume , di solito di una edizione più recente dell’opera medesima , che egli si proponeva
di sostituire al volume prezioso. Rifaceva la legatura, imitava i cartellini con carta antica comperata a Parigi,
imprimeva di bolli con dei timbri falsi da lui
rifatti abilmente su linoleum e
poi si nascondeva il volume nel gilet e tornava alla Biblioteca , dove gli era
facile cogliere il
momento in cui
potesse, senza esser veduto,fare il cambio dei due volumi. La imitazione
era così perfetta che l’impiegato non
poteva nemmeno supporre una sostituzione
e la marioleria andò avanti alcuni anni
senza che alcuno mai sospettasse niente.
Talora bensì era capitato di rilevare
che un’opera a catalogo era di
edizione diversa da quella che si
trovava negli scaffali , ma nessuno dubitava
dell’abilità diabolica del ladro, e si preferiva credere ad un errore
del catalogo. Però tutti i nodi
finiscono con il venire al pettine. L‘ultimo volume sostituito
dall’ingegnere benché avesse tutti i
segni dell’autenticità non era rilegato dello stesso colore del volume
vero e l’usciere che l’ebbe in
consegna e che da anni faceva servizio
in quel reparto e conosceva, si può
dire,uno per uno i volumi affidati alla
sua custodia ,rimase sorpreso del cambiamento di colore, ci pensò sopra, da
buon fiammingo, 24 ore, poi fece il suo rapporto ai superiori. Da qui mossero pazienti e lunghe indagini ,
che condussero non solo alla identificazione del ladro, ma alla scoperta di
tutte le mariolerie, da lui commesse.
Quando il bibliotecario con i
funzionari di polizia si recò a casa dell’ingegnere , egli non tardò a
confessare tutto. Disse che si era indotto a quei furti perché soffriva troppo di vedere dei preziosi volumi mal conservati ed egli se li era portati a casa unicamente per restaurarli . La
passione era più forte di lui. Ed effettivamente tutti i volumi da lui sottratti alla Biblioteca Reale
erano nella sua libreria
meravigliosamente tenuti. Lavati con cura, restaurati con grande abilità e
spesso ricoperte con legature nuove di gran pregio. Egli li restituì tutti al
bibliotecario al quale mostrò anche i
procedimenti dei quali si era valso e rese pure le legature antiche che aveva conservato in un ripostiglio ,
insieme ad una grossa busta dove aveva raccolto
tutti i biglietti del tram
adoperati per le sue visite alla Biblioteca. Consegnò i timbri falsi ,
le nuove segnature già preparate , e mostrò perfino, non senza fierezza ,tre
volumi già truccati e che egli avrebbe
presto sostituito a tre cimeli della Biblioteca . In fondo la biblioteca non
solo non ci ha perso nulla , ma ci ha guadagnato, perché ha riavuto ,
meravigliosamente riparati , i suoi volumi più preziosi e ha conservato pure quelli meno preziosi , ma tuttavia senza
valore che le erano stati dati in sostituzione. Di questo indubbiamente tenne conto
il tribunale , il quale non condannò l’ingegnere a nessuna pena , ma ordinò che
fosse rinchiuso in una casa di salute ,
dalla quale poco tempo dopo fu dimesso
perché assolutamente inoffensivo. Era
proprio il caso se non di decorarlo , almeno di dargli un posto tra il
personale della Biblioteca Reale. Un
esatto racconto del fatto è in uno dei
giornali del tempo: La
Mètropole di Anversa del 3 febbraio 1933.
(Da Aneddoti bibliografici
raccolti da Giuseppe Fumagalli , Casa Editrice Bietti, Milano, 1933

Nessun commento:
Posta un commento