venerdì 26 giugno 2020

BIBLIOFOLLIA : Un ladro bibliofilo




 Anche meno desiderabili clienti sono per le biblioteche coloro che danneggiano ,mutilano, o addirittura rubano libri. Non c’è biblioteca che non abbia nelle sue cronache  il ricordo sgradevole delle gesta di qualcuno di  questi lestofanti  sui quali non è il caso di indugiarsi,tranne che non posso tacere di un caso veramente singolare narratomi dall’amabile sig. Tournee, conservatore capo della Biblioteca Reale di Bruxelles, e avvenuto proprio a lui  alla fine dello scorso anno 1932. Si tratta anche in questo caso di un maniaco ,ladro indubbiamente, ma che, sotto un certo  aspetto , potrebbe anche essere chiamato benefattore della Biblioteca. Qualcuno si chiese se invece di portarlo davanti  ai tribunali non era il caso di decorarlo. Si trattava di un ingegnere distinto , bibliofilo appassionato, che da vari anni si affaticava a sottrarre  i libri più preziosi della Biblioteca Reale. Egli cominciava a chiedere in lettura il volume che voleva portare via , ne studiava con cura le marche, la segnatura, i bolli ,rilevava accuratamente la forma della legatura  e delle etichette. Quindi, tornato a casa , con una minuziosità e pazienza fratesca , riproduceva tutti questi segni sopra un altro volume , di solito di una edizione più recente  dell’opera medesima , che egli si proponeva di sostituire  al volume prezioso.  Rifaceva la legatura, imitava i cartellini  con carta antica comperata a Parigi, imprimeva di bolli con dei timbri falsi da lui  rifatti abilmente su linoleum  e poi si nascondeva il volume nel gilet e tornava alla Biblioteca , dove gli era facile cogliere il
 momento in cui  potesse, senza esser veduto,fare il cambio dei due volumi. La imitazione era così perfetta  che l’impiegato non poteva nemmeno supporre  una sostituzione e la marioleria andò avanti  alcuni anni senza che alcuno  mai sospettasse niente. Talora bensì era capitato di rilevare  che un’opera a catalogo  era di edizione diversa da quella  che si trovava negli scaffali , ma nessuno dubitava  dell’abilità diabolica del ladro, e si preferiva credere ad un errore del catalogo.  Però tutti i nodi finiscono con il venire al pettine. L‘ultimo volume sostituito dall’ingegnere  benché avesse tutti i segni dell’autenticità non era rilegato dello stesso colore del volume vero  e l’usciere che l’ebbe in consegna  e che da anni faceva servizio in quel reparto  e conosceva, si può dire,uno per uno i volumi affidati  alla sua custodia ,rimase sorpreso del cambiamento di colore, ci pensò sopra, da buon fiammingo, 24 ore, poi fece il suo rapporto ai superiori.  Da qui mossero pazienti e lunghe indagini , che condussero non solo alla identificazione del ladro, ma alla scoperta di tutte le mariolerie, da lui commesse.

Quando il bibliotecario con i funzionari di polizia si recò a casa dell’ingegnere , egli non tardò a confessare tutto. Disse che si era indotto a quei furti  perché soffriva troppo di vedere  dei preziosi volumi mal conservati  ed egli se li era portati  a casa unicamente per restaurarli . La passione era più forte di lui. Ed effettivamente tutti i volumi  da lui sottratti alla Biblioteca Reale erano  nella sua libreria meravigliosamente tenuti. Lavati con cura, restaurati con grande abilità e spesso ricoperte con legature nuove di gran pregio. Egli li restituì tutti al bibliotecario  al quale mostrò anche i procedimenti  dei quali si era valso  e rese pure le legature antiche  che aveva conservato in un ripostiglio , insieme ad una grossa busta dove aveva raccolto  tutti i biglietti del tram  adoperati per le sue visite alla Biblioteca. Consegnò i timbri falsi , le nuove segnature già preparate , e mostrò perfino, non senza fierezza ,tre volumi già truccati  e che egli avrebbe presto sostituito a tre cimeli della Biblioteca . In fondo la biblioteca non solo non ci ha perso nulla , ma ci ha guadagnato, perché ha riavuto , meravigliosamente riparati , i suoi volumi più preziosi e ha conservato  pure quelli meno preziosi , ma tuttavia senza valore che le erano stati dati in sostituzione. Di questo indubbiamente tenne conto il tribunale , il quale non condannò l’ingegnere a nessuna pena , ma ordinò che fosse rinchiuso in una casa  di salute , dalla quale poco tempo dopo  fu dimesso perché assolutamente inoffensivo. Era  proprio il caso se non di decorarlo , almeno di dargli un posto tra il personale della Biblioteca  Reale. Un esatto racconto del fatto  è in uno dei giornali del tempo: La Mètropole di Anversa del 3 febbraio 1933.

(Da Aneddoti bibliografici raccolti da Giuseppe Fumagalli , Casa Editrice Bietti, Milano, 1933

Eremo Rocca S. Stefano venerdì  26 giugno 2020

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