Introdurre un programma
nazionale di orientamento sostenibile che concili le aspettative dei giovani sul
futuro con le trasformazioni del sistema socio economico
§Nella “società del cambiamento” (accelerazione
tecnologica, mutamenti rapidi della società e dei ritmi quotidiani) sono in
atto trasformazioni che ne aumentano la complessità e ne diminuiscono la
stabilità, accentuando nei giovani percezioni di imprevedibilità e insicurezza
sul futuro, mostrando l’inadeguatezza delle pratiche correnti di orientamento,
legate a una visione del lavoro inattuale (profiling, matching, pianificazione
di carriere formative professionali lineari), da cui deriva una complessiva
difficoltà del sistema nel creare sufficiente innovazione tecnologica e
sociale. L’inefficacia di tali pratiche di orientamento è resa evidente 1) dai
dati OCSE e ISTAT sulla dispersione scolastica, sull’abbandono universitario,
sul calo delle immatricolazioni; 2) dalla generale difficoltà delle istituzioni
deputate all’orientamento a tutti i livelli nel creare un circolo virtuoso tra
le competenze richieste dalla domanda di lavoro e quelle offerte
dall’istruzione; 3) dalle crescenti difficoltà delle imprese a reperire i
profili di cui necessitano, ma anche a offrire un congruo numero di posizioni
lavorative qualificate e di adeguate progressioni di carriera
Alla base del nuovo programma
di orientamento sostenibile, coordinato in collaborazione dai Ministeri Lavoro,
Istruzione, Università si trovano:
a.Azioni
di Orientamento alle scelte
professionali (Career Education) precoci (inefficaci se tardive):
interventi multidisciplinari (scuola
primaria e scuole medie) sul valore della formazione, sul costruire
progetti per il futuro in condizioni di incertezza, sulle barriere e sui
supporti, sugli stereotipi di genere e
professionali, sull’inclusione sociale,
sul concetto di lavoro del XXI secolo
b.Azioni
di Consulenza di carriera e di vita
personale (Career &and Life Counselling) nella scuola superiore,
organizzate da esperti(psicologi
con formazione ad hoc) in collaborazione con gli insegnanti(formati) e con i genitori: interventi per favorire progettualità sul futuro,
superamento degli ostacoli, sviluppodi
capitalepsicologico(curiosità,
coraggio, ottimismo realistico, speranza)
c.Attivazione
di Life Design Lab (università) per
la definizione di progettualità realizzabili, lo sviluppo di soft e smart skills(resilienza, adattabilità),
l’acquisizione di una prospettiva‘Lifelong’,
la sperimentazione delle transizioni professionali
d.Interventi
di Awareness/Activation/Participation
per docenti, famiglie, studenti, aziende, mondo del lavoro e policy
makers, per la co-costruzione di buone visioni del futuro, dell’innovazione e
del rapporto col mercato del lavoro
e.Azioni di monitoraggio sistematico dell’efficacia dei programmi e degli
interventi di Orientamento
La scheda
riportata sopra è una delle dodici schede del «Piano Colao» che trattano
di istruzione, università e ricerca (dalla 75esima all’87esima, su 102) .
Traducono la cultura manageriale degli
esperti che cristallizzano la loro esperienza , forse un poco vecchia o per
lo meno ferma agli anni Novanta. Invece
di rimettere in discussione il decennale sistema della valutazione che ha
aggravato le diseguaglianze e le sperequazioni territoriali tra gli atenei e le
scuole, il piano perfeziona sia la «riforma» Gelmini che la «Buona scuola» di
Renzi..
Un grande
impasse se pensiamo veramente a quello che la scuola dovrebbe significare in
questo paese ( soprattutto in questo particolare momento di crisi ) e quale opportunità le si offre oggi che
tutto sembra poter veramente cambiare, evolvere , fare un salto di qualità
insomma imboccare una strada diversa e nuova. Ma non ci sono novità in quelle
schede, almeno dal punto di vista
sostanziale .
Se il buongiorno
si vede dal mattino la questione scuola è destinata a ripercorrere vecchie
strade e a pagare prezzi strabilianti .
Che cosa è ed è stata la scuola in questi anni. Scrive Gian Mario
Villalta (1) : “ La questione è
semplice: alle famiglie interessa che i figli siano promossi, non importa come,
e che stiano a scuola (dall’infanzia alla quinta superiore) perché altrimenti
non sanno dove sistemarli; alla politica interessa il minimo consenso
elettorale (il massimo lo si ottiene su altri fronti, visto che l’istruzione
non smuove veramente nessuno, se non come custodia della prole e assegnazione
di un titolo). Perciò non c’è e non ci sarà neppure uno dei veri necessari
cambiamenti per l’intero sistema dell’istruzione, ma solo aggiustamenti di
nessun conto, un passo avanti uno indietro, uno a destra e uno a sinistra, come
avviene
da decenni. D’altra parte, chiunque volesse seriamente mettere mano
alla scuola nel suo insieme, si troverebbe ad affrontare una parte di quello
che è il vero grande problema nazionale: la pubblica amministrazione, i suoi
assurdi ingranaggi, i suoi privilegi, i suoi sprechi. Si potesse portare a
decente funzionamento razionale la pubblica amministrazione, tutti gli altri
problemi del Paese apparirebbero meno enormi. Per quanto riguarda la scuola,
inutile ricordare l’inanità degli apparati di fronte al fatto che ogni scuola
fa storia a sé perché la devono fare come possono la dirigenza, gli insegnanti
e il corpo non docente. Apparati che producono il nulla e lo fanno applicare a
persone che hanno un lavoro quotidiano da fare per una quantità di futuri
cittadini, prima di tutto formarli. Preciso: non è una questione di singoli e
della loro serietà o competenza, è il sistema che non è in grado né di
governare la vita scolastica né di permetterle alcuna libertà, sprecando le
poche risorse che lo stato si degna di destinare.”
Dunque lo
scenario è veramente preoccupante. Le schede
rinnovano la simpatia alle tre “i” della scuola berlusconiana : «internet, inglese, impresa». Nelle
schede si parla di programmi come «Impara dai migliori» o «gara dei talenti»
dove i premi sono erogati «cash-in-kind», in denaro e in natura. Una, in
particolare, è intitolata «upskilling», la formazione aziendale delle
«competenze» per fare un salto nella carriera. Il «settore privato»,
probabilmente le società di consulenza che trattano questi argomenti,
dovrebbero supportare «insegnanti e ricercatori” tramite una “campagna di
volontariato». Rimane confermata e
rafforzata «pedagogia bancaria» dei
crediti e dei debiti, quella delle teorie del “capitale umano” al posto dei
saperi e delle conoscenze critiche e contestuali.
Le tesi della
task force diretta da Colao, «sono ricette liberiste che erano già vecchie
trent’anni fa – ha detto il sottosegretario all’Istruzione Peppe De Cristofaro
(Sinistra Italiana) – Sulla scuola le proposte sono rivolte alla sola
occupabilità, quasi nulla su inclusione e assolutamente non pervenuta la lotta
alla dispersione e alla povertà educativa». Certo tra la soddisfazione di Renzi che ritiene
le ipotesi degli esperti di Colao simili
alle proposte del suo governo e la
soddisfazione dei 5stelle che vedono in
questo piano un richiamo alla meritocrazia non è stata fatta molta strada
avanti. . C’è comunque su questo piano uno scontro di culture politiche che
certamente non gioverà alla scuola. (2)
Qualcuno
afferma con forza e in modo colorito che Colao e il suo staff abbia
rispolverato il museo degli orrori di Gelmini e Renzi, quando di scuola si ha
l'idea di un'azienda (magari in cui tenere i giovani come polli in batteria)
meglio se privata, manipolabile, per ricchi e famosi, che troveranno lavoro non
con lo studio ma con una partita a calcetto con le persone giuste. Concludendo
con il dire : “Se il Piano Colao fosse una tesi di dottorato, l'autore sarebbe
accusato di plagio. Scrivere di scuola, università e istruzione in generale,
senza sapere nulla nel merito (non basta essere stato studente per parlare di
sistema educativo) e, molto probabilmente, incassando pure un sacco di soldi (venitemi
a dire che questi lavorano gratis) per fare copia e incolla di proposte già
fatte, è semplicemente immorale. …”
Ma forse non
è questo il cuore del problema ( ognuno la può pensare come vuole in merito
alla taski force di Colao e sta a lui
informarsi nel modo più completo e
veritiero possibile. Il nocciolo della questione è invece la storia di una
istituzione, la scuola che negli ultimi tre anni e mezzo di governo Berlusconi ha subito il taglieggiamento operato da Tremonti ,nascosto
sull’altare dell’onor di patria, oppure nascosto dietro i fumogeni della
meritocrazia o della riduzione degli sprechi sbandierati lanciati dall’ex
ministro Gelmini.
Come scrive Roberto
Ciccarelli Il Manifesto 26 marzo 2013 “ dieci miliardi di tagli al
bilancio di scuola e università tra il 2008 e il 2012. Otto miliardi e
cinquecento milioni di tagli alla scuola (il 10,4 per cento del budget
complessivo) e 1,3 miliardi di euro all’università (su un totale di 7,4
miliardi nel 2007, 9,2%), per la precisione. A tanto ammonta il salasso delle
politiche dell’austerità volute dall’ex ministro dell’Economia Tremonti per
rispondere all’imperativo del pareggio di bilancio. Questo tesoro espropriato
all’istruzione è servito a finanziare i «capitani coraggiosi» che, secondo
Berlusconi, avrebbero salvato l’Alitalia dall’acquisizione di Air France. Cosa
avvenuta anni dopo. I francesi hanno già in mano il 25% della compagnia di
bandiera che barcollerà ancora pochi mesi sull’orlo del fallimento. “
Ma è la
Commissione Europea in un suo studio che
quantifica, almeno in percentuali ma non con i dati assoluti, l’entità dei
tagli all’istruzione del governo di centrodestra e di quello «tecnico». Tagli
che hanno prodotto il sacrificio di quasi 100 mila cattedre in tutti i gradi
delle scuole, dalla materna alle superiori. Nel frattempo è aumentato il
rapporto tra insegnanti e alunni, sia nella scuola che nell’università. Questa
è la causa principale dell’aumento delle «classi pollaio»: il taglio dei
docenti non ha fermato l’aumento del numero degli studenti. In Italia, il
numero degli insegnanti è calato dell’11,1%, mentre in Germania è aumentato del
13%, in Finalandia del 12,9%, in Svezia del 21,9%). Le loro
retribuzioni sono
state congelate o ridotte in 11 paesi, e il nostro paese mantiene un solido
primato negativo. Peggio hanno fatto solo la Grecia (dove il taglio
all’istruzione è stato del 20%) e la Slovacchia (15%). Il taglio degli
insegnanti, e quello ai bilanci, ha prodotto la chiusura o l’accorpamento di
scuole, come dei corsi di laurea per ragioni meramente di bilancio, non per
l’efficienza propagandata.
La
Commissione Europea conclude senza possibilità di dubbio : : «La riduzione del numero degli
insegnanti in Italia è una conseguenza e un risultato programmato di una
riforma, la legge 133/2008, approvata nell’estate del 2008, prima del
consolidarsi della crisi»
(Le parti
precedenti sono state anche pubblicate su Anankenews.it .Questa quarta parte è un aggiornamento della riflessione sulla scuola alla luce delle schede del Piano Colao recentemente pubblicato e all’attenzione
della riunione degli Stati Generali che
si tengono dal 13 al 23 giugno a Villa Pamphili
in Roma ad iniziativa della Presidenza
del Consiglio dei ministri )


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