domenica 14 giugno 2020

DIARIO DEL CERCHIO Diritto costituzionale all’istruzione e alla formazione in tempo di coronavirus tra riforma, innovazione, cambiamento ( IV parte )






Introdurre  un  programma nazionale di orientamento sostenibile che concili le aspettative dei giovani sul futuro con le trasformazioni del sistema socio economico

§Nella “società del cambiamento” (accelerazione tecnologica, mutamenti rapidi della società e dei ritmi quotidiani) sono in atto trasformazioni che ne aumentano la complessità e ne diminuiscono la stabilità, accentuando nei giovani percezioni di imprevedibilità e insicurezza sul futuro, mostrando l’inadeguatezza delle pratiche correnti di orientamento, legate a una visione del lavoro inattuale (profiling, matching, pianificazione di carriere formative professionali lineari), da cui deriva una complessiva difficoltà del sistema nel creare sufficiente innovazione tecnologica e sociale. L’inefficacia di tali pratiche di orientamento è resa evidente 1) dai dati OCSE e ISTAT sulla dispersione scolastica, sull’abbandono universitario, sul calo delle immatricolazioni; 2) dalla generale difficoltà delle istituzioni deputate all’orientamento a tutti i livelli nel creare un circolo virtuoso tra le competenze richieste dalla domanda di lavoro e quelle offerte dall’istruzione; 3) dalle crescenti difficoltà delle imprese a reperire i profili di cui necessitano, ma anche a offrire un congruo numero di posizioni lavorative qualificate e di adeguate progressioni di carriera

Alla base del nuovo programma di orientamento sostenibile, coordinato in collaborazione dai Ministeri Lavoro, Istruzione, Università si trovano:

a.Azioni di Orientamento alle scelte professionali (Career Education) precoci (inefficaci se tardive): interventi multidisciplinari (scuola primaria e scuole medie) sul valore della formazione, sul costruire progetti per il futuro in condizioni di incertezza, sulle barriere e sui supporti, sugli stereotipi di genere e professionali, sull’inclusione sociale, sul concetto di lavoro del XXI secolo

b.Azioni di Consulenza di carriera e di vita personale (Career &and Life Counselling) nella scuola superiore, organizzate da esperti(psicologi con formazione ad hoc) in collaborazione con gli insegnanti(formati) e con i genitori: interventi per favorire progettualità sul futuro, superamento degli ostacoli, sviluppodi capitalepsicologico(curiosità, coraggio, ottimismo realistico, speranza)

c.Attivazione di Life Design Lab (università) per la definizione di progettualità realizzabili, lo sviluppo di soft e smart skills(resilienza, adattabilità), l’acquisizione di una prospettiva‘Lifelong, la sperimentazione delle transizioni professionali

d.Interventi di Awareness/Activation/Participation per docenti, famiglie, studenti, aziende, mondo del lavoro e policy makers, per la co-costruzione di buone visioni del futuro, dell’innovazione e del rapporto col mercato del lavoro

e.Azioni di monitoraggio sistematico dell’efficacia dei programmi e degli interventi di Orientamento

La scheda riportata sopra è una  delle  dodici schede del «Piano Colao» che trattano di istruzione, università e ricerca (dalla 75esima all’87esima, su 102) . Traducono  la cultura manageriale degli esperti che cristallizzano la loro esperienza , forse un poco vecchia  o  per lo meno ferma  agli anni Novanta. Invece di rimettere in discussione il decennale sistema della valutazione che ha aggravato le diseguaglianze e le sperequazioni territoriali tra gli atenei e le scuole, il piano perfeziona sia la «riforma» Gelmini che la «Buona scuola» di Renzi..
Un grande impasse se pensiamo veramente a quello che la scuola dovrebbe significare in questo paese ( soprattutto in questo particolare momento di crisi )  e quale opportunità le si offre oggi che tutto sembra poter veramente cambiare, evolvere , fare un salto di qualità insomma imboccare una strada diversa e nuova. Ma non ci sono novità in quelle schede,  almeno dal punto di vista sostanziale .

Se il buongiorno si vede dal mattino la questione scuola è destinata a ripercorrere vecchie strade e a pagare prezzi strabilianti .  Che cosa è ed è stata la scuola in questi anni. Scrive Gian Mario Villalta (1)   : “ La questione è semplice: alle famiglie interessa che i figli siano promossi, non importa come, e che stiano a scuola (dall’infanzia alla quinta superiore) perché altrimenti non sanno dove sistemarli; alla politica interessa il minimo consenso elettorale (il massimo lo si ottiene su altri fronti, visto che l’istruzione non smuove veramente nessuno, se non come custodia della prole e assegnazione di un titolo). Perciò non c’è e non ci sarà neppure uno dei veri necessari cambiamenti per l’intero sistema dell’istruzione, ma solo aggiustamenti di nessun conto, un passo avanti uno indietro, uno a destra e uno a sinistra, come avviene da decenni. D’altra parte, chiunque volesse seriamente mettere mano alla scuola nel suo insieme, si troverebbe ad affrontare una parte di quello che è il vero grande problema nazionale: la pubblica amministrazione, i suoi assurdi ingranaggi, i suoi privilegi, i suoi sprechi. Si potesse portare a decente funzionamento razionale la pubblica amministrazione, tutti gli altri problemi del Paese apparirebbero meno enormi. Per quanto riguarda la scuola, inutile ricordare l’inanità degli apparati di fronte al fatto che ogni scuola fa storia a sé perché la devono fare come possono la dirigenza, gli insegnanti e il corpo non docente. Apparati che producono il nulla e lo fanno applicare a persone che hanno un lavoro quotidiano da fare per una quantità di futuri cittadini, prima di tutto formarli. Preciso: non è una questione di singoli e della loro serietà o competenza, è il sistema che non è in grado né di governare la vita scolastica né di permetterle alcuna libertà, sprecando le poche risorse che lo stato si degna di destinare.”

Dunque lo scenario è veramente preoccupante. Le schede rinnovano la simpatia alle tre “i” della scuola berlusconiana : «internet, inglese, impresa». Nelle schede si parla di programmi come «Impara dai migliori» o «gara dei talenti» dove i premi sono erogati «cash-in-kind», in denaro e in natura. Una, in particolare, è intitolata «upskilling», la formazione aziendale delle «competenze» per fare un salto nella carriera. Il «settore privato», probabilmente le società di consulenza che trattano questi argomenti, dovrebbero supportare «insegnanti e ricercatori” tramite una “campagna di volontariato».  Rimane confermata e rafforzata  «pedagogia bancaria» dei crediti e dei debiti, quella delle teorie del “capitale umano” al posto dei saperi e delle conoscenze critiche e contestuali.
Le tesi della task force diretta da Colao, «sono ricette liberiste che erano già vecchie trent’anni fa – ha detto il sottosegretario all’Istruzione Peppe De Cristofaro (Sinistra Italiana) – Sulla scuola le proposte sono rivolte alla sola occupabilità, quasi nulla su inclusione e assolutamente non pervenuta la lotta alla dispersione e alla povertà educativa».  Certo tra la soddisfazione di Renzi che ritiene le ipotesi degli esperti di Colao  simili alle proposte del suo governo e  la soddisfazione dei 5stelle  che vedono in questo piano un richiamo alla meritocrazia non è stata fatta molta strada avanti. . C’è comunque su questo piano uno scontro di culture politiche che certamente non gioverà alla scuola. (2) 

Qualcuno afferma con forza e in modo colorito che Colao e il suo staff abbia rispolverato il museo degli orrori di Gelmini e Renzi, quando di scuola si ha l'idea di un'azienda (magari in cui tenere i giovani come polli in batteria) meglio se privata, manipolabile, per ricchi e famosi, che troveranno lavoro non con lo studio ma con una partita a calcetto con le persone giuste. Concludendo con il dire : “Se il Piano Colao fosse una tesi di dottorato, l'autore sarebbe accusato di plagio. Scrivere di scuola, università e istruzione in generale, senza sapere nulla nel merito (non basta essere stato studente per parlare di sistema educativo) e, molto probabilmente, incassando pure un sacco di soldi (venitemi a dire che questi lavorano gratis) per fare copia e incolla di proposte già fatte, è semplicemente immorale. …”
Ma forse non è questo il cuore del problema ( ognuno la può pensare come vuole in merito alla taski force di Colao  e sta a lui informarsi  nel modo più completo e veritiero possibile. Il nocciolo della questione è invece la storia di una istituzione, la scuola che negli ultimi tre anni  e mezzo di governo Berlusconi ha subito il  taglieggiamento operato da Tremonti ,nascosto sull’altare dell’onor di patria, oppure nascosto dietro i fumogeni della meritocrazia o della riduzione degli sprechi sbandierati lanciati dall’ex ministro Gelmini.

Come scrive Roberto Ciccarelli  Il Manifesto  26 marzo 2013 “ dieci miliardi di tagli al bilancio di scuola e università tra il 2008 e il 2012. Otto miliardi e cinquecento milioni di tagli alla scuola (il 10,4 per cento del budget complessivo) e 1,3 miliardi di euro all’università (su un totale di 7,4 miliardi nel 2007, 9,2%), per la precisione. A tanto ammonta il salasso delle politiche dell’austerità volute dall’ex ministro dell’Economia Tremonti per rispondere all’imperativo del pareggio di bilancio. Questo tesoro espropriato all’istruzione è servito a finanziare i «capitani coraggiosi» che, secondo Berlusconi, avrebbero salvato l’Alitalia dall’acquisizione di Air France. Cosa avvenuta anni dopo. I francesi hanno già in mano il 25% della compagnia di bandiera che barcollerà ancora pochi mesi sull’orlo del fallimento. “
Ma è la Commissione Europea in un suo studio  che quantifica, almeno in percentuali ma non con i dati assoluti, l’entità dei tagli all’istruzione del governo di centrodestra e di quello «tecnico». Tagli che hanno prodotto il sacrificio di quasi 100 mila cattedre in tutti i gradi delle scuole, dalla materna alle superiori. Nel frattempo è aumentato il rapporto tra insegnanti e alunni, sia nella scuola che nell’università. Questa è la causa principale dell’aumento delle «classi pollaio»: il taglio dei docenti non ha fermato l’aumento del numero degli studenti. In Italia, il numero degli insegnanti è calato dell’11,1%, mentre in Germania è aumentato del 13%, in Finalandia del 12,9%, in Svezia del 21,9%). Le loro retribuzioni sono state congelate o ridotte in 11 paesi, e il nostro paese mantiene un solido primato negativo. Peggio hanno fatto solo la Grecia (dove il taglio all’istruzione è stato del 20%) e la Slovacchia (15%). Il taglio degli insegnanti, e quello ai bilanci, ha prodotto la chiusura o l’accorpamento di scuole, come dei corsi di laurea per ragioni meramente di bilancio, non per l’efficienza propagandata.

La Commissione Europea conclude senza possibilità di dubbio : : «La riduzione del numero degli insegnanti in Italia è una conseguenza e un risultato programmato di una riforma, la legge 133/2008, approvata nell’estate del 2008, prima del consolidarsi della crisi»



(Le parti precedenti sono state anche pubblicate su Anankenews.it  .Questa quarta parte è un aggiornamento  della riflessione sulla scuola alla luce  delle schede del Piano Colao  recentemente pubblicato e all’attenzione della riunione degli Stati Generali  che si tengono dal  13 al 23 giugno a Villa Pamphili in Roma ad iniziativa  della Presidenza del Consiglio dei ministri )




Eremo Rocca S. Stefano domenica  14 giugno 2020

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