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Anonimo
Datazione: 1385 ca.
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Le metamorfosi sono un poema in cui Ovidio
rielabora una materia vasta e
complessa proveniente da varie fonti latine e greche, da poeti e da filosofi,
Ovidio struttura organicamente, in un poema di 15 libri, circa 250 leggende del
mondo antico. Il titolo si giustifica in quanto queste leggende sono legate dal
motivo comune della trasformazione di esseri umani o mitici in una realtà
inferiore: animali. piante. sassi. tonti. astri. Vari sono i nessi che
collegano queste vicende: a volte la stessa famiglia e lo stesso luogo: a volte
una somiglianza di contenuto (e i motivi nascono come per gemmazione): talvolta
si inseriscono incidentalmente nella cornice della leggenda principale. L'acuta
osservazione e il gusto per il dettaglio dei versi ovidiani non si fermano alla
sola descrizione delle forme che mutano - pur resa con potente arte plastica
-ma danno conto anche, con sensibilissima umanità, delle «metamorfosi» emotive
che si producono nel corso della trasformazione. L'origine del Cosmo dal Caos,
la lotta di Zeus con i Titani, Ia storia di Fetonte. il mito dì Bacco e quello
di Orfeo, la leggenda di re Mida e le peregrinazioni di Enea sono solo alcuni
degli episodi che Ovidio racconta, armonizzandoli nella grande unità poetica di
quest'opera. “Ovidiana” in questo blog è
il racconto delle storie di quei miti e
quelle metamorfosi narrati anche con l’aiuto di altri autori nel tempo
che hanno attinto agli stessi documentati
e rappresentati nelle arti
soprattutto visive. Abbiamo già parlato del mito del diluvio ma ci torniamo con
questa storia di Deucalione e Pirra.
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| Andrea del Minga (post 1540-1596 |
Deucalione e Pirra formavano una coppia doppiamente legata perché
tra l’altro erano cugini ed erano ritenuti da Giove l’uomo e la donna
più buoni sulla faccia della terra . Un giorno il re degli Dei decise di punirla
stirpe umana ormai degenerata facendo
perire gli uomini ad eccezione appunto
di Deucalione e Pirra, ancora non corrotti e pii. Il padre di Deucalione, Prometeo,
gli consigliò di costruirsi un’arca in cui rifugiarsi e in cui navigarono
per ben nove giorni. Una volta placatasi la tempesta e ritiratesi le
acque, i due si accorsero di essere gli unici supersititi. Consultarono allora
un oracolo, che suggerì loro di gettarsi dietro le spalle le “ossa della grande
madre”, dopo essersi velati il capo; Deucalione capì che l’oracolo si riferiva
alle pietre della terra. I due fecero come gli era stato detto: dalle pietre
gettate da Deucalione nacquero gli uomini, da quelle lanciate da Pirra le
donne: fu così creata una nuova razza umana. Tutte le altre specie animali e vegetali nacquero dalla
terra che quando evaporarono le acque si trovò stretta in un
calore fecondo che generò quindi tutte
le altre specie .
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| Domenico Beccafumi |
Ecco come racconta Ovidio
: “La Focide separa gli Aoni dalla regione dell’Eeta: terra fertile, finché fu
terra, ma in quel tempo [dopo il diluvio] tratto di mare e vasta distesa
d’acque sommersa all’improvviso. Lì alto si leva un monte con due cime verso le
stelle: si chiama Parnaso, e le sue vette sovrastano le nuvole. Fu
in questo luogo (l’unico non sommerso) che Deucalione approdò, portato da una piccola
barca, con la sua compagna, e subito invocarono le ninfe coricie, gli dèi dei
monti e Temi, che predice il destino e che a quel tempo era signora
dell’oracolo.
Mai ci fu uomo migliore di
lui e più amante di giustizia, mai ci fu donna più timorata di lei. E Giove,
quando vide il mondo ridotto a una palude d’acque stagnanti, e che di tante
migliaia d’uomini che c’erano poco prima rimaneva un solo superstite, e che di
tante migliaia di donne non era scampata che quella sola – due esseri
innocenti, due esseri devoti agli dèi – squarciò le nubi e, dispersi col vento
i nembi, mostrò di nuovo al cielo la terra e alla terra il cielo.
Si placò la furia del mare
e, deposto il suo tridente, il dio del pelago rabbonì le acque, chiamò
l’azzurro Tritone, che subito si sporse fuori dai gorghi con le spalle
incrostate di conchiglie, e gli ordinò di soffiare nel suo corno sonoro, perché
a quel segnale rientrassero flutti e fiumi. E quello prese la sua buccina cava
e ritorta, che dalla punta si allarga in su a spirale, la buccina che, se le si
dà fiato in mezzo al mare, riempie della sua voce le coste da levante a
ponente.
Anche allora, com’egli la
portò alla bocca gocciolante tra la barba madida e, soffiando a comando, suonò
la ritirata, l’udirono tutte le acque del mare e della terraferma, e tutte,
udendola, rientrarono nei loro confini.
Calano i fiumi e rispuntare si vedono i colli, il mare riacquista un lido e gli alvei raccolgono i torrenti in piena; emerge la terra, ricresce il suolo col decrescere delle acque, e dopo giorni e giorni mostrano le loro cime spoglie i boschi, coi rami ancora coperti da residui di fango.
Calano i fiumi e rispuntare si vedono i colli, il mare riacquista un lido e gli alvei raccolgono i torrenti in piena; emerge la terra, ricresce il suolo col decrescere delle acque, e dopo giorni e giorni mostrano le loro cime spoglie i boschi, coi rami ancora coperti da residui di fango.
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| Lelio Orsi 1520 ca |
Il mondo era tornato come
prima. E Deucalione, quando lo vide deserto, nel cupo silenzio che regnava
nelle distese desolate, così parlò a Pirra a stento trattenendo le lacrime: «O
sorella, o sposa, unica donna superstite, che con me dividi la stirpe e
l’origine di famiglia, nonché il letto nuziale, e che ora con me condividi gli
stessi pericoli, di tutte le terre che si estendono da levante a ponente noi
due soli siamo tutta la popolazione: il resto se l’è preso il mare. E ancora
non possiamo stare del tutto tranquilli per la nostra vita; ci sono ancora
quelle nuvole lassù a farci paura. Quale sarebbe ora l’animo tuo, se fossi
scampata alla morte senza di me? Come potresti sopportare ora da sola la paura?
E chi mai ti consolerebbe mentre sfoghi il tuo dolore? Di sicuro t’avrei
seguito, o sposa: se il mare t’avesse inghiottito, credimi, il mare avrebbe
inghiottito anche me. Oh, se avessi l’arte di mio padre di rifare i popoli e,
plasmando la terra, d’infondervi la vita! Ora il genere mortale è ridotto a noi
due soli (questo è stato il volere degli dei) e noi restiamo gli unici
esemplari».
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Anonimo
Datazione: XV secolo
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Così disse, e scoppiarono
a piangere. Decisero di invocare il nume celeste e di chiedere aiuto ai sacri
oracoli. Senza indugio si accostarono insieme alla corrente del Cefiso, che, se
pur non ancora limpida, già rifluiva nel suo letto usuale. Attinta un po’
d’acqua, se la spruzzarono sulle vesti e sul capo; quindi volsero i passi verso
il santuario della dea, scolorito e deturpato sino in cima dal muschio e privo
di qualsiasi fuoco sugli altari.
Giunti ai gradini del tempio, si prostrarono entrambi sino a terra, baciarono intimoriti la pietra gelida e dissero: «Se a preghiere devote, le divinità si rabboniscono, se l’ira degli dèi si placa, rivelaci, o Temi, con quale arte si possa rimediare alla rovina della nostra stirpe e soccorri, tu così mite, il mondo sommerso».
Giunti ai gradini del tempio, si prostrarono entrambi sino a terra, baciarono intimoriti la pietra gelida e dissero: «Se a preghiere devote, le divinità si rabboniscono, se l’ira degli dèi si placa, rivelaci, o Temi, con quale arte si possa rimediare alla rovina della nostra stirpe e soccorri, tu così mite, il mondo sommerso».
Al che la dea si commosse
e diede questo responso: «Andando via dal tempio
velatevi il capo, slacciatevi le vesti e gettatevi dietro le spalle le ossa della grande madre».
Rimasero a lungo ammutoliti dallo stupore, finché Pirra ruppe per prima il silenzio, dicendo che si rifiutava di obbedire a quegli ordini della dea, e pregando con voce tremante la dea di perdonarla, ma aveva paura di offendere l’ombra di sua madre, disperdendone le ossa.
E ripeterono a mente, ma sempre rimanendone all’oscuro, le impenetrabili parole del responso e continuarono a rimuginarle, finché a un tratto Deucalione, figlio di Prometeo, rasserenò la sposa, figlia di Epimeteo, con queste pacate parole: «O io m’inganno, o giusto è l’oracolo e non c’induce in sacrilegio. La grande madre è la terra; per ossa credo intenda le pietre del suo corpo: sono queste che dobbiamo gettarci dietro le spalle».
velatevi il capo, slacciatevi le vesti e gettatevi dietro le spalle le ossa della grande madre».
Rimasero a lungo ammutoliti dallo stupore, finché Pirra ruppe per prima il silenzio, dicendo che si rifiutava di obbedire a quegli ordini della dea, e pregando con voce tremante la dea di perdonarla, ma aveva paura di offendere l’ombra di sua madre, disperdendone le ossa.
E ripeterono a mente, ma sempre rimanendone all’oscuro, le impenetrabili parole del responso e continuarono a rimuginarle, finché a un tratto Deucalione, figlio di Prometeo, rasserenò la sposa, figlia di Epimeteo, con queste pacate parole: «O io m’inganno, o giusto è l’oracolo e non c’induce in sacrilegio. La grande madre è la terra; per ossa credo intenda le pietre del suo corpo: sono queste che dobbiamo gettarci dietro le spalle».
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Giovanni Maria Bottalla, detto Raffaellino
(1613-1644
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La figlia del Titano
rimase scossa dall’interpretazione del marito, e tuttavia non osavano sperare,
tanto incredibile sembrava a entrambi il consiglio divino. Ma che male c’era a
tentare?
S’incamminarono dunque, si velarono il capo, si slacciarono le vesti e, ubbidendo al responso, lanciarono dei sassi all’indietro sulle loro stesse tracce. E i sassi (chi lo crederebbe se non l’attestasse l’antichità della tradizione?) cominciarono a perdere la loro rigida durezza, ad ammorbidirsi a poco a poco e, ammorbiditi, a prendere forma. Poi, quando crebbero e più duttile si fece la natura loro, fu possibile intravedervi delle forme umane, ancora vaghe, come se fossero abbozzate nel marmo, in tutto simili a statue appena iniziate. Indi, però, se in loro v’era una parte umida di qualche umore o di terriccio, questa passò a fungere da corpo; ciò che era solido e impossibile a piegarsi, si mutò in ossa; quelle che erano vene, rimasero con lo stesso nome. E in breve tempo, per volere degli dèi, i sassi scagliati dalla mano dell’uomo assunsero l’aspetto di uomini, mentre dai lanci della donna rinacque la donna. Per questo siamo una razza dura e rotta alle fatiche, e diamo prova di che origine siamo. (Ovidio, Metamorfosi, 1: 313-415)
S’incamminarono dunque, si velarono il capo, si slacciarono le vesti e, ubbidendo al responso, lanciarono dei sassi all’indietro sulle loro stesse tracce. E i sassi (chi lo crederebbe se non l’attestasse l’antichità della tradizione?) cominciarono a perdere la loro rigida durezza, ad ammorbidirsi a poco a poco e, ammorbiditi, a prendere forma. Poi, quando crebbero e più duttile si fece la natura loro, fu possibile intravedervi delle forme umane, ancora vaghe, come se fossero abbozzate nel marmo, in tutto simili a statue appena iniziate. Indi, però, se in loro v’era una parte umida di qualche umore o di terriccio, questa passò a fungere da corpo; ciò che era solido e impossibile a piegarsi, si mutò in ossa; quelle che erano vene, rimasero con lo stesso nome. E in breve tempo, per volere degli dèi, i sassi scagliati dalla mano dell’uomo assunsero l’aspetto di uomini, mentre dai lanci della donna rinacque la donna. Per questo siamo una razza dura e rotta alle fatiche, e diamo prova di che origine siamo. (Ovidio, Metamorfosi, 1: 313-415)
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| Giovanni Benedetto Castiglione (Grechetto) |
Quello del Diluvio è un
racconto mitologico comune a molte culture. Esistono diverse varianti del mito,
ma ciò che le accomuna è il racconto di un’apocalittica inondazione che sarebbe
stata inviata da Dio per punire l’umanità.
Il tema centrale del diluvio lo ritroviamo in Nord Europa, in Medi Oriente, in Asia, nel continente americano e persino in Oceania, tanto da ipotizzare che una catastrofica inondazione sia realmente avvenuta sulla terra in tempi molto remoti.
Il noto racconto biblico dell’ Arca di Noè, insieme a quello sumero cui fa riferimento l’Epopea di Gilgamesh, sono forse tra i più popolari testi relativi al diluvio universale.
Il tema centrale del diluvio lo ritroviamo in Nord Europa, in Medi Oriente, in Asia, nel continente americano e persino in Oceania, tanto da ipotizzare che una catastrofica inondazione sia realmente avvenuta sulla terra in tempi molto remoti.
Il noto racconto biblico dell’ Arca di Noè, insieme a quello sumero cui fa riferimento l’Epopea di Gilgamesh, sono forse tra i più popolari testi relativi al diluvio universale.
La metamorfosi delle
pietre che diventano carne, è descritta da Ovidio con suggestive parole,tanto
che essere della stessa sostanza del mondo minerale ci avrebbe resi avvezzi alle
fatiche, spiega Ovidio. Per questo saremmo diventati gente dura, conferma anche
Pindaro, il quale chiamò addirittura la nuova stirpe “gente di roccia”: “Pýrrha
e Deukalíon scesi dal Parnassós, posero casa dapprima, e fondarono senza
connubio un popolo unito, una stirpe rocciosa, gente dal nome di pietra”
(Pindaro, Olimpiche, IX, 5) (1)
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Peter Paul Rubens (1577 – 1640)
|
Scrive Antonella Bazzoli (2):”
Interessante è notare che le pietre
nascoste nel grembo della terra vengono paragonate allegoricamente alla
struttura scheletrica dell’essere umano.
Le pietre sono dunque le ossa nascoste e segrete della madre terra, ed esse sono interrate perché rappresentano radici di vita, semi della creazione divina.
La pietra, considerata simbolo del microcosmo, rappresenterebbe pertanto il nucleo più profondo dell’essere umano e, in qualche modo, anche la sua essenza più nascosta, la sua natura occulta potremmo dire.
Come attributo della Grande Madre, inoltre, la pietra può essere accostata metaforicamente al simbolismo della caverna e del grembo materno, simbolo della natura femminile fertile, ricettiva e feconda.
Tuttavia la pietra non può essere ritenuta solo simbolo femminile, a mio avviso. Essa infatti fu spesso venerata anche come simbolo celeste, ad indicare la casa di Dio.
Per comprendere questo ulteriore aspetto simbolico che lega la pietra al Padre divino, pensiamo al sogno di Giacobbe nel Vecchio Testamento. Qui la pietra su cui il profeta poggiò la testa mentre dormiva e sognava, rappresenta un luogo sacro e numinoso, sede della presenza divina: «E come Giacobbe si fu svegliato dal sonno, disse: – Certo, Dio è in questo luogo e non lo sapevo! Ed ebbe paura e disse: - Com’è tremendo questo luogo! Questa non è altro che la casa di Dio, e questa è la porta del cielo! E Giacobbe si levò la mattina di buon’ora, prese la pietra che aveva posto come capezzale, la eresse in monumento, e versò dell’olio sulla sommità di essa” (Genesi, 28, 11-18).
Le pietre sono dunque le ossa nascoste e segrete della madre terra, ed esse sono interrate perché rappresentano radici di vita, semi della creazione divina.
La pietra, considerata simbolo del microcosmo, rappresenterebbe pertanto il nucleo più profondo dell’essere umano e, in qualche modo, anche la sua essenza più nascosta, la sua natura occulta potremmo dire.
Come attributo della Grande Madre, inoltre, la pietra può essere accostata metaforicamente al simbolismo della caverna e del grembo materno, simbolo della natura femminile fertile, ricettiva e feconda.
Tuttavia la pietra non può essere ritenuta solo simbolo femminile, a mio avviso. Essa infatti fu spesso venerata anche come simbolo celeste, ad indicare la casa di Dio.
Per comprendere questo ulteriore aspetto simbolico che lega la pietra al Padre divino, pensiamo al sogno di Giacobbe nel Vecchio Testamento. Qui la pietra su cui il profeta poggiò la testa mentre dormiva e sognava, rappresenta un luogo sacro e numinoso, sede della presenza divina: «E come Giacobbe si fu svegliato dal sonno, disse: – Certo, Dio è in questo luogo e non lo sapevo! Ed ebbe paura e disse: - Com’è tremendo questo luogo! Questa non è altro che la casa di Dio, e questa è la porta del cielo! E Giacobbe si levò la mattina di buon’ora, prese la pietra che aveva posto come capezzale, la eresse in monumento, e versò dell’olio sulla sommità di essa” (Genesi, 28, 11-18).
Bibliografia:
Panofsky E., Rinascimento
e Rinascenze nell’arte occidentale, Einaudi, Torino 1971
Borghini A., Dietro
le spalle: sul significato del lancio delle pietre nel mito di Deucalione e
Pirra, in Materiali e discussioni per l’analisi dei testi classici, 1983,
10.11
Linant de Bellefonds P., ad vocem Deukalion, in
Lexicon Iconographicum Mythologiae classicae, Zurigo-Monaco 1986
Seznec J., La
sopravvivenza degli antichi dei, Bollati Boringhieri,Torino 1990
Warburg A., Scambi
di civiltà artistica fra nord e sud nel secolo XV, in La rinascita del
paganesimo antico, La Nuova Italia, Firenze 1996, pp. 173-178
Guthmüller B., Mito,
Poesia, Arte. Saggi sulla tradizione ovidiana nel Rinascimenro, Bulzoni,
Roma 1997
Arcangelo M., ad
vocem Deucalione, in Dizionario Enciclopedico del Medioevo, Città
nuova, Roma 1998, pp. 1189- 1199
Cieri Via C., L’arte
delle Metamorfosi, Lithos, Roma 2003
(1)
Fonti a cura
di Agnese Altana da http://www.iconos.it/le-metamorfosi-di-ovidio/libro-i/deucalione-e-pirra/fonti-rinascimentali/
Fonti classiche
Esiodo, Catalogo
delle donne, Fragm. 84 .Pindaro, Olimpiche,
IX, 40-46 ,Pindaro, Olimpiche, IX, 51-60, Tucidide, Le Storie, I,
3, 2 ,Platone, Timeo, III, 22 , Aristotele, Metereologicorum, I,
XIV, 352, 35° ,Apollonio Rodio, Le Argonautiche, III, 1087, Scolio al v.
1087 di Apollonio Rodio, Apollodoro, Biblioteca, I, 7.2 ,Virgilio, Georgiche,
I, 60-63 ,Ovidio, Le Metamorfosi, I, 240-415,Ovidio, I Fasti, IV,
791-794 ,Plutarco, Pirro, I, 1,Giovenale, Satire, I, 81-84 Igino,
I Miti, 153,Luciano, Dialoghi, 2 (39) Luciano, Dialoghi, 5
(3),Luciano, Della Dea Syria, 10-28,Clemente Alessandrino, Stromati,
I, 21, 102.3 ,Pausania, Guida della Grecia, I, 18, 8, L’Attica,L.
Coelii
Peter Paul Rubens (1577 – 1640)
Lactantii, Firmiani
Divinarum Institutionum libri IV, II ,Orosio, Le Storie contro i pagani,
I, 9,
1,Nonno di
Panopoli, Le Dionisiache, III, 209-214 ; XV, 298
Fonti medioevali
Isidori Hispalensis Episcopi, Etymologiarum sive originum, XIII, 1.Mythographus
Vaticanus I, 189
Mythographus Vaticanus II,
73,Arnolfo d’Orleans, Allegoriae super Ovidii Metamorphosen, I, 7
Giovanni di Garlandia, Intergumenta Ovidii, I, 87-90 ,Guillaume de
Lorris- Jean de Meun, Le Roman De <st1:personname productid="La
Rose" w:st="on">La Rose</st1:personname>, tomo 2,
vv.17568-17612,Giovanni del Virgilio, Allegorie Librorum Ovidii
Metamorphoseos a magistro Johanne de Virgilio prosaice ac metrice compilate,
I, 7,Ovide Moralisé, I, vv. 1945-2118 e vv. 2139-2158,Arrigo
Simintendi, I primi V libri delle Metamorfosi di Ovidio volgarizzate da
Ser Arrigo Simintendi da Prato, Libro primo,Petrus Berchorius, Ovidius
Moralizatus, II, VI
Giovanni Boccaccio,Genealogie Deorum Gentilium, IV,Giovanni
Boccaccio,Allegoria mitologica, I
|
Giovanni de’ Bonsignori, Ovidio Metamorphoseos
vulgare, Lib. I, cap. XIX-XXIV
Fonti rinascimentali
Niccolò degli Agostini, Tutti li libri de Ovidio
Metamorphoseos tradutti dal litteral in verso vulgar con le sue allegorie in
prosa, Venezia 1522, Libro I
Gregorio Giraldi, De Deis gentium varia et Multiplex
Historia, Libris Syntagmatibus XVII, Basilea 1548, Sintagma IIII, 136
Lodovico Dolce, Le Trasformazioni, Venezia 1553, Canto
II
Bernard
Salomon, <st1:personname productid="La Metamorphose"
w:st="on">La Metamorphose</st1:personname> d’Ovide figurée,
Lione 1557
Gabriele Simeoni, La vita et metamorfoseo d'Ovidio
figurato et abbreviato in forma d'epigrammi, Lione 1559, 9-10-11
M. Antonii Tritonii Utinensis, Mytologia in qua haec
continentur. Bohniae, Ex Officina Alexandri Benacij, & Ioannis Rubei
Sociorum. 1560. I, 7; fab, 4
Giovanni Andrea Dell’Anguillara, Le Metamorfosi
d’Ovidio ridotte in ottava rima, Per Giovanni Griffio, Venetia, 1563. Lib.
I
Giuseppe Horologgi, Le Metamorfosi di Ovidio, ridotte
da Giovanni Andrea dell’Anguillara in ottava rima, Venezia 1563, lib. I
Natale Conti, Mytologiae sive explicationis fabularum.
Libri decem. Aldo Manuzio, Venezia, 1568, Liber octavus, 259-261 Cap. XVII
M. Francesco Sansovino, Le antichità di Beroso Caldeo
Sacerdote. Et d’altri scrittori, così Hebrei, come Greci et Latini, che
trattano delle stesse materie, Tradotte e dichiarate da M. Francesco Sansovino.
In Vinegia, presso Altobello Salicato, 1583, lib. I
(2)inserito in Asherah,
Racconti di
Evus, Reportage
http://www.evus.it/it/index.php/news/reportage/nati-dalle-ossa-della-grande-madre/










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