martedì 9 giugno 2020

OVIDIANA Deucalione e Pirra . Il mito del diluvio universale e il ripopolamento della terra dalle ossa della grande madre




Anonimo
Datazione: 1385 ca.




Le metamorfosi sono un poema  in cui Ovidio  rielabora  una materia vasta e complessa proveniente da varie fonti latine e greche, da poeti e da filosofi, Ovidio struttura organicamente, in un poema di 15 libri, circa 250 leggende del mondo antico. Il titolo si giustifica in quanto queste leggende sono legate dal motivo comune della trasformazione di esseri umani o mitici in una realtà inferiore: animali. piante. sassi. tonti. astri. Vari sono i nessi che collegano queste vicende: a volte la stessa famiglia e lo stesso luogo: a volte una somiglianza di contenuto (e i motivi nascono come per gemmazione): talvolta si inseriscono incidentalmente nella cornice della leggenda principale. L'acuta osservazione e il gusto per il dettaglio dei versi ovidiani non si fermano alla sola descrizione delle forme che mutano - pur resa con potente arte plastica -ma danno conto anche, con sensibilissima umanità, delle «metamorfosi» emotive che si producono nel corso della trasformazione. L'origine del Cosmo dal Caos, la lotta di Zeus con i Titani, Ia storia di Fetonte. il mito dì Bacco e quello di Orfeo, la leggenda di re Mida e le peregrinazioni di Enea sono solo alcuni degli episodi che Ovidio racconta, armonizzandoli nella grande unità poetica di quest'opera. “Ovidiana”  in questo blog è il racconto delle storie  di quei miti e quelle metamorfosi  narrati  anche con l’aiuto di altri autori nel tempo che hanno attinto agli stessi documentati  e rappresentati nelle  arti soprattutto visive. Abbiamo già parlato del mito del diluvio ma ci torniamo con questa storia di Deucalione e Pirra.


Andrea del Minga (post 1540-1596
Deucalione e Pirra  formavano una coppia doppiamente legata perché  tra l’altro erano cugini  ed erano ritenuti da Giove l’uomo e la donna più buoni sulla faccia della terra . Un giorno il re degli Dei decise di punirla stirpe umana ormai degenerata  facendo perire gli uomini  ad eccezione appunto di Deucalione e Pirra, ancora non corrotti e pii. Il padre di Deucalione, Prometeo, gli consigliò di costruirsi un’arca in cui rifugiarsi e in cui navigarono per  ben nove giorni. Una volta placatasi la tempesta e ritiratesi le acque, i due si accorsero di essere gli unici supersititi. Consultarono allora un oracolo, che suggerì loro di gettarsi dietro le spalle le “ossa della grande madre”, dopo essersi velati il capo; Deucalione capì che l’oracolo si riferiva alle pietre della terra. I due fecero come gli era stato detto: dalle pietre gettate da Deucalione nacquero gli uomini, da quelle lanciate da Pirra le donne: fu così creata una nuova razza umana. Tutte le altre  specie animali e vegetali nacquero dalla terra  che quando  evaporarono le acque si trovò stretta in un calore fecondo che generò  quindi tutte le altre specie .

Domenico Beccafumi
Ecco come racconta Ovidio : “La Focide separa gli Aoni dalla regione dell’Eeta: terra fertile, finché fu terra, ma in quel tempo [dopo il diluvio] tratto di mare e vasta distesa d’acque sommersa all’improvviso. Lì alto si leva un monte con due cime verso le stelle: si chiama Parnaso, e le sue vette sovrastano le nuvole. Fu in questo luogo (l’unico non sommerso) che Deucalione approdò, portato da una piccola barca, con la sua compagna, e subito invocarono le ninfe coricie, gli dèi dei monti e Temi, che predice il destino e che a quel tempo era signora dell’oracolo.
Mai ci fu uomo migliore di lui e più amante di giustizia, mai ci fu donna più timorata di lei. E Giove, quando vide il mondo ridotto a una palude d’acque stagnanti, e che di tante migliaia d’uomini che c’erano poco prima rimaneva un solo superstite, e che di tante migliaia di donne non era scampata che quella sola – due esseri innocenti, due esseri devoti agli dèi – squarciò le nubi e, dispersi col vento i nembi, mostrò di nuovo al cielo la terra e alla terra il cielo.
Si placò la furia del mare e, deposto il suo tridente, il dio del pelago rabbonì le acque, chiamò l’azzurro Tritone, che subito si sporse fuori dai gorghi con le spalle incrostate di conchiglie, e gli ordinò di soffiare nel suo corno sonoro, perché a quel segnale rientrassero flutti e fiumi. E quello prese la sua buccina cava e ritorta, che dalla punta si allarga in su a spirale, la buccina che, se le si dà fiato in mezzo al mare, riempie della sua voce le coste da levante a ponente.
Anche allora, com’egli la portò alla bocca gocciolante tra la barba madida e, soffiando a comando, suonò la ritirata, l’udirono tutte le acque del mare e della terraferma, e tutte, udendola, rientrarono nei loro confini.
Calano i fiumi e rispuntare si vedono i colli, il mare riacquista un lido e gli alvei raccolgono i torrenti in piena; emerge la terra, ricresce il suolo col decrescere delle acque, e dopo giorni e giorni mostrano le loro cime spoglie i boschi, coi rami ancora coperti da residui di fango.

Lelio Orsi 1520 ca
Il mondo era tornato come prima. E Deucalione, quando lo vide deserto, nel cupo silenzio che regnava nelle distese desolate, così parlò a Pirra a stento trattenendo le lacrime: «O sorella, o sposa, unica donna superstite, che con me dividi la stirpe e l’origine di famiglia, nonché il letto nuziale, e che ora con me condividi gli stessi pericoli, di tutte le terre che si estendono da levante a ponente noi due soli siamo tutta la popolazione: il resto se l’è preso il mare. E ancora non possiamo stare del tutto tranquilli per la nostra vita; ci sono ancora quelle nuvole lassù a farci paura. Quale sarebbe ora l’animo tuo, se fossi scampata alla morte senza di me? Come potresti sopportare ora da sola la paura? E chi mai ti consolerebbe mentre sfoghi il tuo dolore? Di sicuro t’avrei seguito, o sposa: se il mare t’avesse inghiottito, credimi, il mare avrebbe inghiottito anche me. Oh, se avessi l’arte di mio padre di rifare i popoli e, plasmando la terra, d’infondervi la vita! Ora il genere mortale è ridotto a noi due soli (questo è stato il volere degli dei) e noi restiamo gli unici esemplari».

Anonimo
Datazione: XV secolo

Così disse, e scoppiarono a piangere. Decisero di invocare il nume celeste e di chiedere aiuto ai sacri oracoli. Senza indugio si accostarono insieme alla corrente del Cefiso, che, se pur non ancora limpida, già rifluiva nel suo letto usuale. Attinta un po’ d’acqua, se la spruzzarono sulle vesti e sul capo; quindi volsero i passi verso il santuario della dea, scolorito e deturpato sino in cima dal muschio e privo di qualsiasi fuoco sugli altari.
Giunti ai gradini del tempio, si prostrarono entrambi sino a terra, baciarono intimoriti la pietra gelida e dissero: «Se a preghiere devote, le divinità si rabboniscono, se l’ira degli dèi si placa, rivelaci, o Temi, con quale arte si possa rimediare alla rovina della nostra stirpe e soccorri, tu così mite, il mondo sommerso».
Al che la dea si commosse e diede questo responso: «Andando via dal tempio
velatevi il capo, slacciatevi le vesti e gettatevi dietro le spalle le ossa della grande madre».
Rimasero a lungo ammutoliti dallo stupore, finché Pirra ruppe per prima il silenzio, dicendo che si rifiutava di obbedire a quegli ordini della dea, e pregando con voce tremante la dea di perdonarla, ma aveva paura di offendere l’ombra di sua madre, disperdendone le ossa.
E ripeterono a mente, ma sempre rimanendone all’oscuro, le impenetrabili parole del responso e continuarono a rimuginarle, finché a un tratto Deucalione, figlio di Prometeo, rasserenò la sposa, figlia di Epimeteo, con queste pacate parole: «O io m’inganno, o giusto è l’oracolo e non c’induce in sacrilegio. La grande madre è la terra; per ossa credo intenda le pietre del suo corpo: sono queste che dobbiamo gettarci dietro le spalle».


 Giovanni Maria Bottalla, detto Raffaellino (1613-1644
La figlia del Titano rimase scossa dall’interpretazione del marito, e tuttavia non osavano sperare, tanto incredibile sembrava a entrambi il consiglio divino. Ma che male c’era a tentare?
S’incamminarono dunque, si velarono il capo, si slacciarono le vesti e, ubbidendo al responso, lanciarono dei sassi all’indietro sulle loro stesse tracce. E i sassi (chi lo crederebbe se non l’attestasse l’antichità della tradizione?) cominciarono a perdere la loro rigida durezza, ad ammorbidirsi a poco a poco e, ammorbiditi, a prendere forma. Poi, quando crebbero e più duttile si fece la natura loro, fu possibile intravedervi delle forme umane, ancora vaghe, come se fossero abbozzate nel marmo, in tutto simili a statue appena iniziate. Indi, però, se in loro v’era una parte umida di qualche umore o di terriccio, questa passò a fungere da corpo; ciò che era solido e impossibile a piegarsi, si mutò in ossa; quelle che erano vene, rimasero con lo stesso nome. E in breve tempo, per volere degli dèi, i sassi scagliati dalla mano dell’uomo assunsero l’aspetto di uomini, mentre dai lanci della donna rinacque la donna. Per questo siamo una razza dura e rotta alle fatiche, e diamo prova di che origine siamo. (Ovidio, Metamorfosi, 1: 313-415)

Giovanni Benedetto Castiglione (Grechetto)
Quello del Diluvio è un racconto mitologico comune a molte culture. Esistono diverse varianti del mito, ma ciò che le accomuna è il racconto di un’apocalittica inondazione che sarebbe stata inviata da Dio per punire l’umanità.
Il tema centrale del diluvio lo ritroviamo in Nord Europa, in Medi Oriente, in Asia, nel continente americano e persino in Oceania, tanto da ipotizzare che una catastrofica inondazione sia realmente avvenuta sulla terra in tempi molto remoti.
Il noto racconto biblico dell’ Arca di Noè, insieme a quello sumero cui fa riferimento l’Epopea di Gilgamesh, sono forse tra i più popolari testi relativi al diluvio universale.
La metamorfosi delle pietre che diventano carne, è descritta da Ovidio con suggestive parole,tanto che essere della stessa sostanza del mondo minerale ci avrebbe resi avvezzi alle fatiche, spiega Ovidio. Per questo saremmo diventati gente dura, conferma anche Pindaro, il quale chiamò addirittura la nuova stirpe “gente di roccia”: “Pýrrha e Deukalíon scesi dal Parnassós, posero casa dapprima, e fondarono senza connubio un popolo unito, una stirpe rocciosa, gente dal nome di pietra” (Pindaro, Olimpiche, IX, 5) (1)


Peter Paul Rubens (1577 – 1640) 
Scrive  Antonella Bazzoli (2):” Interessante  è notare che le pietre nascoste nel grembo della terra vengono paragonate allegoricamente alla struttura scheletrica dell’essere umano.
Le pietre sono dunque le ossa nascoste e segrete della madre terra, ed esse sono interrate perché rappresentano radici di vita, semi della creazione divina.
La pietra, considerata simbolo del microcosmo, rappresenterebbe pertanto il nucleo più profondo dell’essere umano e, in qualche modo, anche la sua essenza più nascosta, la sua natura occulta potremmo dire.
Come attributo della Grande Madre, inoltre, la pietra può essere accostata metaforicamente al simbolismo della caverna e del grembo materno, simbolo della natura femminile fertile, ricettiva e feconda.
Tuttavia la pietra non può essere ritenuta solo simbolo femminile, a mio avviso. Essa infatti fu spesso venerata anche come simbolo celeste, ad indicare la casa di Dio.
Per comprendere questo ulteriore aspetto simbolico che lega la pietra al Padre divino, pensiamo al sogno di Giacobbe nel Vecchio Testamento. Qui la pietra su cui il profeta poggiò la testa mentre dormiva e sognava, rappresenta un luogo sacro e numinoso, sede della presenza divina:  «E come Giacobbe si fu svegliato dal sonno, disse: – Certo, Dio è in questo luogo e non lo sapevo! Ed ebbe paura e disse: - Com’è tremendo questo luogo! Questa non è altro che la casa di Dio, e questa è la porta del cielo! E Giacobbe si levò la mattina di buon’ora, prese la pietra che aveva posto come capezzale, la eresse in monumento, e versò dell’olio sulla sommità di essa” (Genesi, 28, 11-18).




Bibliografia:
Panofsky E., Rinascimento e Rinascenze nell’arte occidentale, Einaudi, Torino 1971
Borghini A., Dietro le spalle: sul significato del lancio delle pietre nel mito di Deucalione e Pirra, in Materiali e discussioni per l’analisi dei testi classici, 1983, 10.11
Linant de Bellefonds P., ad vocem Deukalion, in Lexicon Iconographicum Mythologiae classicae, Zurigo-Monaco 1986
Seznec J., La sopravvivenza degli antichi dei, Bollati Boringhieri,Torino 1990
Warburg A., Scambi di civiltà artistica fra nord e sud nel secolo XV, in La rinascita del paganesimo antico, La Nuova Italia, Firenze 1996, pp. 173-178
Guthmüller B., Mito, Poesia, Arte. Saggi sulla tradizione ovidiana nel Rinascimenro, Bulzoni, Roma 1997
Arcangelo M., ad vocem Deucalione, in Dizionario Enciclopedico del Medioevo, Città nuova, Roma 1998, pp. 1189- 1199
Cieri Via C., L’arte delle Metamorfosi, Lithos, Roma 2003

(1)    Fonti a cura di Agnese  Altana da http://www.iconos.it/le-metamorfosi-di-ovidio/libro-i/deucalione-e-pirra/fonti-rinascimentali/
Fonti classiche
Esiodo, Catalogo delle donne, Fragm. 84  .Pindaro, Olimpiche, IX, 40-46 ,Pindaro, Olimpiche, IX, 51-60, Tucidide, Le Storie, I, 3, 2 ,Platone, Timeo, III, 22 , Aristotele, Metereologicorum, I, XIV, 352, 35° ,Apollonio Rodio, Le Argonautiche, III, 1087, Scolio al v. 1087 di Apollonio Rodio, Apollodoro, Biblioteca, I, 7.2 ,Virgilio, Georgiche, I, 60-63 ,Ovidio, Le Metamorfosi, I, 240-415,Ovidio, I Fasti, IV, 791-794 ,Plutarco, Pirro, I, 1,Giovenale, Satire, I, 81-84 Igino, I Miti, 153,Luciano, Dialoghi, 2 (39) Luciano, Dialoghi, 5 (3),Luciano, Della Dea Syria, 10-28,Clemente Alessandrino, Stromati, I, 21, 102.3 ,Pausania, Guida della Grecia, I, 18, 8, L’Attica,L. Coelii



Peter Paul Rubens (1577 – 1640) 
Lactantii, Firmiani Divinarum Institutionum libri IV, II ,Orosio, Le Storie contro i pagani, I, 9,

1,Nonno di Panopoli, Le Dionisiache, III, 209-214 ; XV, 298
Fonti medioevali
Isidori Hispalensis Episcopi, Etymologiarum sive originum, XIII, 1.Mythographus Vaticanus I, 189
Mythographus Vaticanus II, 73,Arnolfo d’Orleans, Allegoriae super Ovidii Metamorphosen, I, 7
Giovanni di Garlandia, Intergumenta Ovidii, I, 87-90 ,Guillaume de Lorris- Jean de Meun, Le Roman De <st1:personname productid="La Rose" w:st="on">La Rose</st1:personname>, tomo 2, vv.17568-17612,Giovanni del Virgilio, Allegorie Librorum Ovidii  Metamorphoseos a magistro Johanne de Virgilio prosaice ac metrice compilate, I, 7,Ovide Moralisé, I, vv. 1945-2118 e vv. 2139-2158,Arrigo Simintendi, I primi V libri delle Metamorfosi di Ovidio volgarizzate da Ser Arrigo Simintendi da Prato, Libro primo,Petrus Berchorius, Ovidius Moralizatus, II, VI
Giovanni Boccaccio,Genealogie Deorum Gentilium, IV,Giovanni Boccaccio,Allegoria mitologica, I
Giovanni de’ Bonsignori, Ovidio Metamorphoseos vulgare, Lib. I, cap. XIX-XXIV

Fonti rinascimentali
Niccolò degli Agostini, Tutti li libri de Ovidio Metamorphoseos tradutti dal litteral in verso vulgar con le sue allegorie in prosa, Venezia 1522, Libro I
Gregorio Giraldi, De Deis gentium varia et Multiplex Historia, Libris Syntagmatibus XVII, Basilea 1548, Sintagma IIII, 136
Lodovico Dolce, Le Trasformazioni, Venezia 1553, Canto II
Bernard Salomon, <st1:personname productid="La Metamorphose" w:st="on">La Metamorphose</st1:personname> d’Ovide figurée, Lione 1557
Gabriele Simeoni, La vita et metamorfoseo d'Ovidio figurato et abbreviato in forma d'epigrammi, Lione 1559, 9-10-11
M. Antonii Tritonii Utinensis, Mytologia in qua haec continentur. Bohniae, Ex Officina Alexandri Benacij, & Ioannis Rubei Sociorum. 1560. I, 7; fab, 4
Giovanni Andrea Dell’Anguillara, Le Metamorfosi d’Ovidio ridotte in ottava rima, Per Giovanni Griffio, Venetia, 1563. Lib. I
Giuseppe Horologgi, Le Metamorfosi di Ovidio, ridotte da Giovanni Andrea dell’Anguillara in ottava rima, Venezia 1563, lib. I
Natale Conti, Mytologiae sive explicationis fabularum. Libri decem. Aldo Manuzio, Venezia, 1568, Liber octavus, 259-261 Cap. XVII
M. Francesco Sansovino, Le antichità di Beroso Caldeo Sacerdote. Et d’altri scrittori, così Hebrei, come Greci et Latini, che trattano delle stesse materie, Tradotte e dichiarate da M. Francesco Sansovino. In Vinegia, presso Altobello Salicato,  1583, lib. I

(2)inserito in Asherah, Racconti di Evus, Reportage http://www.evus.it/it/index.php/news/reportage/nati-dalle-ossa-della-grande-madre/

Eremo Rocca S. Stefano martedì  9 giugno 2020

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