giovedì 11 giugno 2020

INCIPIT : Nell’ora di un caldo tramonto




Nell’ora di un caldo tramonto di primavera agli stagni Patriarsie fecero la loro comparsa due cittadini. Il primo, sui quarant'anni, indossava un completo estivo tendente al grigio, era basso di statura, scuro di capelli, ben pasciuto, stempiato, teneva in mano una dignitosa lobbietta e aveva il volto accuratamente rasato e sormontato da un paio di occhiali dalle dimensioni addirittura sovrannaturali, con una montatura di como nero. Il secondo, un giovinotto dalle spalle larghe, fulvastro, tutto arruffato e con un berretto a quadretti spinto all'indietro sulla nuca, indossava una camicia da cow¬boy, pantaloni bianchi tutti spiegazzati e un paio di scarpette leggere, nere.
Il primo altri non era che Michail Aleksandrovic Berlioz, il direttore di una grossa rivista letteraria e presidente di una delle massime associazioni letterarie di Mosca, nota con la sigla di MASSOLIT, mentre il suo giovane compagno era il poeta lvan Nikolaevic Ponyrev, in arte Bezdomnyj". 

Giunti all'ombra dei tigli che cominciavano appena a rinverdire, gli scrittori come prima cosa si precipitarono verso un chiosco variopinto sul quale spiccava la scritta "Birra e bibite".
Ma occorre rilevare la prima stranezza di quella terribile serata di maggio. Non solo nelle vicinanze del chiosco, ma anche lungo tutto quanto il viale che correva parallelo alla via Malaja Bronnaja non c'era anima viva. In un'ora in cui pareva che mancassero persino le forze per respirare, e il sole, dopo aver arroventato Mosca, precipitava nell'arida caligine, chissà dove, oltre la circonvallazione della Sadovaja, nessuno era venuto sotto i tigli, nessuno s'era seduto sulla panchina, deserto era il viale.
-Mi dia dell'acqua minerale» chiese Berlioz.
~Non ne abbiamo» rispose la donna del chiosco, e per un qualche motivo prese un'aria offesa.
«Birra ne ha?» s'informò Bezdomnyj con voce rauca. «La birra ce la portano verso sera» rispose la donna. «E cos'è che ha?» chiese Berlioz.
«Una bibita all'albicocca, però è calda» disse la donna. (Su, ce la dia, ce la dia, su ... »
La bibita all'albicocca formò un'abbondante schiuma gialla, e nell'aria si sparse un odore di negozio di barbiere. Finito che ebbero di bere, i letterati furono presi da un improvviso singhiozzo, pagarono e si sistemarono su una panchina davanti allo stagno, con le spalle rivolte alla Bronnaja.
E fu qui che si verificò la seconda stranezza, che riguarda però il solo Berlioz. Improvvisamente cessò di singultire, il cuore ebbe un sussulto e per un istante smise di pulsare, per poi tornare a battere, ma con dentro conficcato un ago spuntato. Inoltre Berlioz cadde in preda a un terrore violento e immotivato che gli fece venire una gran voglia di abbandonare lì per lì i Patriarsie senza nemmeno guardarsi indietro.
Berlioz diede un' occhiata attorno angosciato, senza capire che cosa lo spaventasse a quel modo. Impallidì, s'asciugò la fronte con un fazzoletto e pensò: "Che mi sta succedendo? Non m'era mai capitato nulla di simile. È il cuore che si è messo a fare brutti scherzi ... Mi sono strapazzato troppo ... Forse è venuto il momento di mandare tutto al diavolo e filarmela a Kìslovodsk' ... ". 

E a quel punto l'aria torrida s'addensò dinanzi a lui, e da quest'aria si materializzò un individuo diafano dall'aspetto oltremodo strano. Un crapino minuscolo con un berretto da fantino, una giacchetta a quadretti corta e stretta, leggera come l'aria ... Un individuo alto due metri e passa, ma con le spalle strette, d'incredibile magrezza e dalla fisionomia, vi prego di notarlo , beffarda.
La piega che aveva preso l'esistenza di Berlioz l'aveva reso incapace d'affrontare degli eventi insoliti. Fattosi ancora più pallido, sgranò gli occhi e pensò, in preda allo sgomento:
"Non è possibile!".
Invece lo era, purtroppo, e lo spilungone trasparente, sollevato da terra, stava lì a ciondolargli davanti a destra e a sinistra.
Allora il terrore s'impadronì di Berlioz a tal punto, che questi chiuse gli occhi. E quando li riaprì, vide che era tutto finito, il miraggio s'era dileguato, l'uomo a quadretti era scomparso e con lui anche l'ago spuntato era schizzato via dal cuore.
"Ohi, diavolo!» esclamò il direttore. "Lo sai, Ivan, che mi è appena venuto un mezzo colpo di sole? Ho avuto persino una specie di allucinazione ... » Tentò di ridere, ma nei suoi occhi faceva ancora capolino l'ansia, e gli tremavano le mani. Tuttavia a poco a poco cominciò a calmarsi, si fece vento col fazzoletto e, proferite con una 'certa baldanza le parole:
"Be', allora ... », riprese il discorso interrotto dalla bibita all'albicocca.
Questo discorso, come si apprese in seguito, riguardava Gesù Cristo. Il fatto era che il direttore aveva commissionato al poeta un ponderoso poema antireligioso per il numero successivo della rivista. Ivan Nìkolaevic aveva composto il poema, e anche molto in fretta, ma, purtroppo, il direttore non ne era minimamente soddisfatto. Bezdomnyj aveva tratteggiato il personaggio principale del poema, ovvero Gesù, a tinte molto fosche, e malgrado ciò secondo il direttore il poema doveva venir riscritto da cima a fondo. E in quel momento il direttore stava appunto tenendo al poeta una sorta di conferenza su Gesù, allo scopo di mettere in evidenza l'errore di fondo del poeta.

È difficile dire che cosa esattamente avesse portato fuori strada Ivan Nìkolaevic, se la forza inventiva del suo talento o la totale ignoranza della questione che doveva trattare, fatto sta che il suo Gesù era risultato un essere assolutamente vivo, che un tempo aveva avuto una sua esistenza, pur essendo, e questo bisogna ammetterlo, un Gesù con tutta una serie di attributi negativi.
Berlioz voleva invece dimostrare al poeta che il punto non <stava tanto nel fatto che Gesù fosse stato buono o cattivo, quanto che quel Gesù non era mai esistito come personaggio storico, e che tutte le storie create su di lui erano pure e semplici invenzioni, il più banale dei miti.
Occorre osservare che il direttore era un uomo istruito e che sapeva citare con grande abilità gli storici antichi, per esempio il celebre Filone d'Alessandria, o l'erudito Giuseppe Flavio, i quali non avevano mai nemmeno accennato all'esistenza di Gesù. Dando prova di una solida erudizione, Michail Aleksandrovic rese noto al poeta, tra le altre cose, che il passo del quindicesimo libro, capitolo 44, dei celebri Annali di Tacito, dove si menzionava l'esecuzione di Cristo, altro non era che un apocrifo d'epoca recente. 

Il poeta, per il quale tutto quello che il direttore gli stava esponendo rappresentava una pura novità, ascoltava con attenzione Michail Aleksandrovic, tenendo fissi su di lui i vividi occhi verdi, e solo di quando in quando si permetteva di emettere un singhiozzo, maledicendo sommessamente la bibita all'albicocca.
«Non vi è religione orientale» stava dicendo Berlioz «nella quale, di norma, una fanciulla vergine non metta al mondo una qualche divinità. E i cristiani, senza escogitare nulla di nuovo, hanno creato in quella stessa maniera il loro Gesù, che in realtà non ha mai fatto parte del mondo dei vivi. E proprio questo è il punto su cui occorre far leva ... » l'alta voce tenorile di Berlioz si diffondeva nel viale deserto, e via via che Michail Aleksandrovic s'addentrava in quei dedali dove solo un uomo oltremodo istruito può addentrarsi senza rischiare di rompersi l'osso del collo, il poeta veniva a conoscenza di cose sempre più interessanti e utili, tanto a proposito dell'Osiride egizio, dio benefico e figliolo del Cielo e della Terra, sia del dio fenicio Tammuz, di Marduk, e persino del meno noto Huitzilopochtli, dio terribile, un tempo assai venerato dagli aztechi in Messico. E proprio nel momento in cui Michail Aleksandroviè stava raccontando al poeta come gli aztechi fossero soliti modellare con la pasta una figurina di Huitzilopochtli, nel viale fece la sua comparsa la prima persona. 

In seguito, quando, per dirla onestamente, era ormai troppo tardi, vari uffici presentarono i loro rapporti con la descrizione di questa persona. Il raffrontarli non può non generare un grande sconcerto. Nel primo di questi rapporti si dice che questa tal persona era di bassa statura, con denti d'oro, e che era zoppo dalla gamba destra. Nel secondo che la persona era di statura gigantesca, con capsule di platino sui denti, e che era zoppo dalla gamba sinistra. Il terzo comunicava laconicamente che l'uomo non aveva alcun segno particolare. Ma va detto pure che nessuno di questi rapporti può esserci di una qualche utilità.
In primo luogo l'uomo descritto non zoppicava da nessuna delle due gambe, non era di statura né bassa né gigantesca, ma semplicemente alta. Riguardo ai denti, a sinistra aveva capsule di platino, e a destra d'oro. Indossava un costoso completo grigio e scarpe di fattura straniera, intonate al vestito. Il berretto grigio lo portava sulle ventitré, con fare disinvolto, sotto il braccio teneva un bastone da passeggio col pomo nero a foggia di testa di cane barbone.- Poteva avere una quarantina d'anni o poco più. La bocca un poco storta. Rasato con cura. Bruno. L'occhio destro nero e il sinistro, chissà perché, verde. Sopracciglia nere, ma una più alta dell'altra. Per farla breve, si trattava di uno straniero.
Passando accanto alla panchina sulla quale s'erano sistemati il direttore e il poeta, lo straniero lanciò loro un'occhiata obliqua, si fermò, e, all'improvviso, sedette sulla panchetta vicina, a due passi dai nostri due conoscenti.
"Un tedesco ... " pensò Berlioz. "Un inglese ... " pensò Bezdomnyj "e, guarda un po', non ha caldo con i guanti!"
Ma lo straniero gettò uno sguardo alle case a più piani che….


Michael Bulgakov  Il maestro e Margherita  1966  prima edizione italiana  Einaudi 1967

Il maestro e Margherita (in russo: Мастер и Маргарита? Master i Margarita) è un romanzo russo di Michail Bulgakov, riscritto più volte tra il 1928 e il 1940 e pubblicato postumo a cavallo tra il 1966 e il 1967. Bulgakov inizia a scrivere il romanzo nel 1928, ma la prima versione va distrutta (come afferma lo stesso autore, viene bruciata in una stufa) nel marzo del 1930, quando Bulgakov viene informato dell'imminente censura che sarebbe spettata alla sua opera dal contenuto cabalistico (Кабала святош). Bulgakov si rimette al lavoro nel 1931, completando così la seconda redazione, in cui l'intreccio era già solido e simile a quello definitivo, nel 1936. La terza scrittura dell'opera viene completata nel 1937, ma Bulgakov continua a mettere mano al romanzo e a "ripulirlo" con l'aiuto della terza moglie Elena Šilovskaja. Egli smetterà di lavorare sulla quarta stesura solo quattro settimane prima della sua morte, nel 1940, e così Il maestro e Margherita verrà ultimato dalla moglie nel 1941. Nel numero 11 del novembre del 1966 e nel numero 1 del gennaio del 1967 appare, sulla rivista Moskva, una versione censurata del romanzo: circa il 12% dell'opera non è pubblicato e una parte ancora maggiore viene modificata[4]. Le parti censurate e quelle modificate vengono invece pubblicate come samizdat insieme a tutte le indicazioni dei punti in cui il romanzo era stato "corretto". Nel 1967 la casa editrice Posev di Francoforte mise sul mercato una versione completa dell'opera basata sui contenuti dei samizdaty.
«Il Diavolo è il più appariscente personaggio del grande romanzo postumo di Bulgakov. Appare un mattino dinanzi a due cittadini, uno dei quali sta enumerando le prove dell’esistenza di Dio. Il neovenuto non è di questo parere… Ma c’è ben altro: era anche presente al secondo interrogatorio di Gesù da parte di Ponzio Pilato e ne dà ampia relazione in un capitolo che è forse il più stupefacente del libro… Poco dopo, il demonio si esibisce al Teatro di varietà di fronte a un pubblico enorme… Un romanzo-poema, o se volete, uno show in cui intervengono moltissimi personaggi, un libro in cui un realismo quasi crudele si fonde o si mescola col più alto dei possibili temi: quello della Passione». Eugenio Montale

Eremo Rocca S. Stefano giovedì 11 giugno 2020

Nessun commento:

Posta un commento