E’ possibile un cambiamento a causa di
un male più grande di quello di cui già si soffre ?
Stiamo
vivendo per assurdo, nella mappa della sofferenza psichica generata da Covid 19, qualcosa di sorprendente.
Massimo Recalcati ci racconta nel suo diario
di psicoanalista durante la pandemia
virale che per comprendere quello
che sta accadendo, bisogna tener conto
di una osservazione clinica di Freud : l’apparizione di un tumore può guarire
il soggetto da una grave psicosi.
Preso per “tumore” il virus pandemico e
per “psicosi” tutti i comportamenti ( è un esempio, solo un esempio ) che hanno
caratterizzato politica, rapporti sociali, comunicazioni e comunque la vita di questo paese sottoposta al lock down ( in attesa della
grande liberazione con comportamenti che forse potranno essere all’opposto della disciplina che ha
caratterizzato la cosiddetta fase uno ), si potrebbe arrivare a dire cose
strabilianti. Così il trauma del virus ( e questa è una constatazione diagnostica ) riporta
bruscamente alla realtà lo psicotico che si trova a vivere appunto in una “nuova realtà” che si è fatta più delirante ( a causa dell’azione del virus)… del suo
delirio. E lo psicotico che vive fuori
della realtà ritorna a riconsiderarla , come pure ritornano
alle relazioni sociali quei pazienti che
vivono volontariamente un isolamento tagliandosi fuori dall’ambiente. Sono proprio per assurdo le misure
di distanziamento sociale che li inducono ad un ritorno alla socializzazione.
Un paziente gravemente ossessivo uscendo
dal lock down confessa di sentirsi a
casa sua a causa delle regole ossessive per evitare il contagio compresa la
altrettanto “ossessiva” pulizia, per esempio, delle mani.
E
allora perché non può essere altrettanto
strabiliante un cambiamento che rifondi
questa società, questo paese e le sue istituzioni, la vita di ogni
giorno che da tempo soffriva mali endemici
proprio a causa di un male peggiore che incombe. E’ arrivato un “
tumore” pandemico ( chiodo scaccia
chiodo ) che può costringerci forse a
guarire dalla psicosi del profitto ,dalle ossessioni di
sopraffazione,prevaricazioni , ingiustizie,dall’ indifferenza soprattutto. In
sostanza che ci costringa a cambiare il “ prima”. Perché ora siamo già nel “
dopo”. E se questo dopo non è una opportunità allora forse, tutto è stato inutile. Allora forse
molto andrà sprecato.
Abbiamo
subito un trauma. Stiamo vivendone le
conseguenze tanto che abbiamo davanti a noi una cesura . La Storia del nostro
mondo più vicina a noi nel tempo racconta altre due rotture che hanno fatto
parlare di un”prima” e un “dopo” : quella della caduta del muro di Berlino e
quella dell’attacco alle torri gemelle negli Stati uniti Nel primo caso si è
trattato dell’abbattimento del
cosiddetto Muro di Berlino, il 9 novembre
1989, che ha sancito la nascita della
Germania unita ed è considerato il simbolo della fine dei regimi comunisti in
Europa. Il muro era stato fatto
costruire il 13 agosto 1961 dal governo della Germania Est per evitare che gli
abitanti della Berlino Ovest potessero circolare liberamente proprio nella
Germania Est. Il Muro era lungo più di 100 Km e spezzava in due la città
di Berlino. Dal momento della sua costruzione, anche persone della stessa
famiglia erano state divise tra chi viveva nella Berlino Est e chi nella
Berlino Ovest. La sua caduta, anche per
il valore simbolico e per quello che il muro aveva rappresentato, fu uno degli
eventi più importanti della storia del Ventesimo secolo, un giorno che
segnò la fine, insieme ad altri, di
uno dei più importanti simboli della divisione del mondo tra est e ovest. (1)
Nel
secondo caso quel 11 settembre 2001
quando negli Stati Uniti, in una
successione di attentati senza precedenti, quattro aerei di linea vennero
dirottati da terroristi legati ad al-Qā‛ida e utilizzati per colpire obiettivi di forte valenza simbolica: le
Torri gemelle del World trade center a New York e il Pentagono a Washington. Quattro aerei dirottati, 19
terroristi, quasi tremila vittime . Un attentato che per anni condizionò la vita degli States , il
modo di viaggiare, di combattere il terrorismo, di immaginare il ruolo degli Stati Uniti nel mondo. (2)
E
nel piccolo del nostro quotidiano il sisma che nel 2009 , a noi più vicino nel tempo, anche se ormai è trascorso un decennio, che sembra una
enormità , svuotò la città di L’Aquila , pur lasciando in piedi le costruzioni del suo centro storico e del
suo cosiddetto cratere .
Il
trauma che racconta la pandemia da corona virus
che stiamo vivendo, ci dà la misura della fine di un ciclo storico .La
frattura che stiamo vivendo e di cui
facciamo esperienza è tale da incrinare lo stesso piano sul quale abbiamo
immaginato il muoversi della Storia .In
questo momento sembra che l’umanità stia facendo un esperimento sui propri limiti di
specie . Facciamo i conti con la scienza ma anche con quella “concezione
dell’uomo” che finora ha tenuto la scena. Padrone incontrastato del pianeta,
delle sue risorse, di ogni disponibilità, artefice di sofferenze per le altre
creature .Un cambiamento che ci pone davanti l’ipotesi
della “fine dell’uomo ” ( sempre possibile anche per altre cause : la
proliferazione delle armi atomiche, il riscaldamento della superficie terrestre, la rottura degli
ecosistemi, l’incontro o meglio lo scontro
nello spazio con un corpo
estraneo) . E’ come se si aprisse
uno scenario e vedessimo cambiate le cose che per secoli ci hanno fatto
compagnia : la cultura , la filosofia, la letteratura che entrano quindi ora, anche loro in una dimensione
di rischio e di azzardo. Perché se cultura, filosofia, letteratura non riescono
a ridarci la dimensione di uno stare al mondo nuovo, ahimè esse sono state
delle “fole “. Delle terribili favole che non riescono a mettere in piedi le capacità
di difese che a loro abbiamo attribuito
per secoli ( la libertà, la fantasia, la voglia di creare ecc)
per contrastare appunto la caduta
del mondo dentro il pozzo nero del trauma . Del trauma e delle sue conseguenze
.
La
capacità di difendere l’uomo da una libera caduta che egli stesso si sta
procurando con i suoi comportamenti ma anche con la sua inerzia.
E’
vero parlando di trauma abbiamo avviato
la prima grande risposta collettiva che va metaforicamente sotto il nome di “
guerra”. E già, guerrafondai come siamo sempre stati, non abbiamo saputo usare
, altro linguaggio se non consono alla nostra indole. Dunque passi pure che “siamo in una guerra”. Ma è una guerra
infida perché il nemico è invisibile e quindi infido al cento per mille. Ci
costringe ad un trattamento paranoico
dell’angoscia nel quale non siamo capaci di disattivare proprio la paranoia
della ricerca di un colpevole. Che è appunto la principale caratteristica di
questo tipo di psicosi. Così insieme alle misure di contrasto aggiungiamo
complottismo, negativismo, fake news, guerra alla scienza e così via.
E
quello che è peggio qualche volta non vogliamo nemmeno vedere . Scriveva
Camus: "l uomo non è commisurato alla tragedia. Per questo guerre e
pestilenze lo hanno sempre colto impreparato". In quell’ espressione di mancata
commisurazione è insito il concetto di
come l’ individuo, naturalmente, arretri di fronte alla minaccia. E lo fa per
proteggersi dal sentimento di ansia, che l uomo per natura non sopporta e non
domina. Allora, per sfuggirgli, é disposto a negare l evidenza.
In
questa guerra così concepita forse le
istituzioni (quelle che contano nella vita dei cittadini ) avrebbero la
possibilità di riguadagnare dignità se avessero il coraggio di affermare con forza volontà di cambiamento e di
libertà. Al contrario ancora soggiacciono ai populismi che hanno tentato
di scardinarle. Avrebbero la possibilità di affermare la loro funzione
solidale ( se non proprio salvifica ) di
non abbandonare i soggetti vulnerabili al loro destino anche se gli
interessi di parte continuano a minare il sentiero impedendo un cammino spedito
per quell’obiettivo. Avrebbero la possibilità di parlare un linguaggio
nuovo specialmente in senso riformista
,ma ce ne occupiamo tra un momento perché a proposito di linguaggio dobbiamo
anche dire qualcosaltro.
Due
linguaggi si possono parlare in questa
pandemia. Che poi sono la conseguenza
diretta di due scelte che appunto
derivano da questa contingenza. Le due scelte sono : uno sguardo su se stessi
o uno sguardo sugli altri . Spesso sono
oppositivi .Altre volte fanno parte di quella grande progettualità che è la
visione di un futuro ricco di diritti e di emancipazione. Due sguardi che
comportano due concezioni diverse della vita e del mondo . Che esprimono in
sostanza il mondo che o è in un modo o in un altro ; che non può essere lo
stesso in entrambi i casi . Non si può privilegiare se stessi e contemporaneamente gli altri. Parliamo di
privilegio e di quello che significa questo termine . Riflettiamo sul
linguaggio perché in definitiva è lo
specchio dei comportamenti, degli intendimenti e quindi delle azioni concrete
che determinano i rapporti tra sé e gli altri.
https://www.focus.it/cultura/storia/il-muro-di-berlino-caduta-di-un-simbolo
L’11 settembre 2001 due aerei si schiantarono contro le Torri
gemelle di New York e il mondo intero si fermò. L’attacco aveva una portata più
ampia: diciannove terroristi guadagnarono il comando di quattro aerei di linea
passeggeri in viaggio verso la California, oltre al World Trade Center,
fu preso di mira il Pentagono e un quarto aereo, il quale doveva dirigersi
verso il Campidoglio o la Casa Bianca, precipitò nei pressi di Shanksville,
in Pennsylvania, causando in totale 2.974 vittime. Ma le immagini, quelle
che fanno in pochi minuti il giro del mondo, interrompendo le programmazioni
nazionali sono vivide nella memoria di tutti. Il fumo, le fiamme, lo schianto,
i crolli, le persone, le urla: in tal modo inizia una nuova tappa della storia,
ancora una volta bagnata col sangue.
La tesi sostenuta da alcuni studiosi sulla “fine della storia”,
in pochi istanti viene rovesciata: alla fine del Novecento, a seguito delle due
guerre mondiali, della lotta tra i due modelli economici, il comunismo ed il
capitalismo, la storia si poteva considerare conclusa. I principi delle
democrazie occidentali, si sarebbero col tempo ampliati a tutti i Paesi del
globo, assieme al loro sviluppo economico, punto.
L’11 settembre invece riapre la partita le cui conseguenze saranno
devastanti non solo per gli Stati Uniti d’America, ma per l’intero occidente,
basti pensare alle vicissitudini attuali, per comprendere come quel tragico
evento fosse solo l’inizio. Difatti, l’opinione pubblica mondiale è portata a
definire il medesimo come un vero e proprio atto di guerra, piuttosto che di
terrorismo, vista la mole delle vittime. Non solo, la presidenza di George W.
Bush ha su tali basi elaborato la tesi dell’attacco militare preventivo, verso
i mandanti ed esecutori dell’atto ma pure contro chiunque minacci la sicurezza
delle moderne democrazie occidentali. In codesto scenario, la risposta
dell’Unione Europea fu quanto mai celere. Il 21 settembre 2001 il
Consiglio Europeo si riunì in sessione straordinaria a Bruxelles con il
proposito di delineare un Piano d’Azione, sui seguenti punti: innanzitutto di
rinforzare la cooperazione giudiziaria e di polizia attraverso l’istituzione
del MAE, e conformemente a quanto disciplinato dalle Conclusioni di Tampere,
nonché sull’adozione di una definizione comune di terrorismo, incaricando di
ciò il Consiglio “Giustizia e Affari Interni”.Non solo il medesimo doveva
procedere all’identificazione dei presunti terroristi sul suolo europeo,
affinché fosse possibile compilare un elenco comune proprio delle organizzazioni
terroristiche, anche grazie l’apporto dell’agenzia Europol.Inoltre, si
prospettava la necessaria integrazione per lo sviluppo degli strumenti
giuridici internazionali e l’adozione celere delle Convezioni esistenti in
materia (si pensi a quelle dell’ONU, OCSE, etc).L’UE e la NATO avviarono
contestualmente forme di consultazione e di coordinamento specifiche nella
lotta al terrorismo, che si concretizzano poi nelle riunioni fra comitati di
funzionari ed esperti negli anni 2002–2003.Nell’immediato degli accadimenti
dell’11 settembre assistiamo ad una serie di misure, volte sicuramente a
migliorare la sicurezza e dunque la stessa prevenzione, ma allo stesso tempo
quasi “istintive” non solo da parte del governo USA, ma pure dalle legislazione
europee. Si procede ad un rafforzamento dei poteri, soprattutto nei settori
dell’intelligence e della polizia, all’affermazione del sistema Guantánamo,
delle prigioni segrete e delle intercettazioni telefoniche.
(2) Il punto di partenza fu l’adozione del cosiddetto Patriot
Act del 26 ottobre 2001 volto ad introdurre una più stringente
sorveglianza sul territorio americano, attraverso una serie di misure:
dall’aggiornamento dei database e dei sistemi informatici dell’FBI, al
coordinamento dello stesso con la CIA, dalla riforma dei poteri e delle
procedure dell’attività di intelligence, all’estensione del periodo di
detenzione dei sospettati prima del processo, passando per la sicurezza dei
documenti, l’accesso alle registrazioni, ai documenti ed ai materiali privati
da parte delle autorità governative. A ciò si aggiunse il Military Order del
13 novembre 2001, il quale introdusse la figura inedita dei “combattenti
nemici” (enemy combatants) ovvero quei soggetti catturati nelle
operazioni antiterrorismo, sia sul suolo americano che all’estero, cosa ben più
problematica.Nella stessa si esprime tutta l’ambiguità della nozione di
terrorismo stesso, tra la struttura di difesa interna allo Stato, basata sulle
forze di polizia e dell’ordinamento giudiziario, e quella esterna la quale
agisce nel limbo fra la diplomazia e la guerra. Tanto è vero che se da un lato,
l’amministrazione Bush fa leva sul fatto che i terroristi sono sprovvisti della
cittadinanza americana e quindi esclusi dalla giustizia penale federale, con
cui sono perseguiti i criminali comuni, neppure però gli è riconosciuta la
condizione di prigionieri di guerra, a cui applicare dunque le convenzioni
internazionali. Tali metodi americani provocano, naturalmente, innumerevoli
dibattiti e critiche nella sfera internazionale, nell’ambito europeo ed è il
Parlamento a sollevare dubbi sullo status dei prigionieri e sull’anomalia
giuridica che li caratterizza. Tale indeterminatezza, seppur per un verso
comprensibile per le difficoltà oggettive nell’esplicare un concetto cosi complesso
e storicamente travagliato, è stata sfruttata per giustificare nei fatti
l’ingiustificabile e incidendo inevitabilmente sulle forme di terrorismo a cui
assistiamo oggi, 18 anni dopo l’accaduto.
https://medium.com/futuroprossimo/l11-settembre-e-le-conseguenze-di-quell-attacco-terroristico-3132cfb6a5a9
Annarita Starita annastarita93@gmail.com


Nessun commento:
Posta un commento