All’inizio del secolo in Italia non si usa pubblicare raccolte di poesie. Le
poesie tra il 1903 e il 1911 vengono pubblicate prima in rivista e
successivamente edite in raccolte. In questo primo decennio la rivista letteraria segna la temperatura di
ciò che sono la poesia e la letteratura. “Poesia”, “Lacerba”, “La voce”, “Il convito”,”
Il Mazzocco”, “La riviera ligure”, (quest’ultima pubblicata a Genova e
sponsorizzata dall’Olio Sasso, forse il primo caso di finanziamento pubblicitario ) sone le riviste
più importanti ,alcune delle quali hanno
veramente fatto la storia di questo settore non solo editoriale ma anche della
cultura del nostro paese .
Il periodico Poesia viene dato alle stampe per la prima volta a
Milano nel 1905. La rivista è fondata da Filippo Tommaso Marinetti ed è
da subito un punto di riferimento
per una generazione di scrittori che
tenta di affermarsi come innovatori Le pagine di Poesia ospitano l’ “Inchiesta sul
verso libero”, cioè del verso slegato dal rispetto delle norme metriche e delle
rime . Ma iol maggior prego della rivista è quello di aver pubblicato prima del termine delle pubblicazioni nel 1909
il Manifesto del futurismo.
La Voce, rivista letteraria fondata nel 1908 da Giuseppe Prezzolini ha con l’obiettivo di ridare voce (e da qui il nome della rivista) agli intellettuali all’interno del dibattito politico
italiano, allo scopo di riempire una distanza che, ormai, si faceva
sempre più grande tra questi e la politica. La rivista nasce in una Firenze che si afferma come uno dei
principali poli culturali del paese .
Sulle pagine de La Voce Gaetano Salvemini e Giovanni
Amendola si esprimono sui più importanti temi d’attualità dell’epoca come il suffragio universale, il rapporto dello Stato Italiano con la Chiesa,
la riforma della scuole e l’irredentismo.
La
Voce diventa punto di riferimento delle
nuove generazioni perché affronta
l’analisi della società attraverso non solo la moralità ma anche mezzi espressivi come il naturalismo
e l’estetismo . Tra gli autori che animano le colonne della rivista merita una
menzione particolare la figura di Scipio
Slataper, poeta socialista triestino, che nel 1908 si trasferisce a
Firenze per studiare alla facoltà di Lettere che pubblica sulla rivista diversi brani in prosa
che poi confluiscono ne Il mio Carso, la sua opera
principale.
La Ronda
è una rivista letteraria romana uscita
nel 1919 e fondata da sette amici: Vincenzo
Cardarelli, Emilio Cecchi, Riccardo Bacchelli, Antonio Baldini, Lorenzo
Montano, Bruno Barilli, Aurelio Emilio Saffi. I "sette savi",
come si soprannominavano, furono affiancati nel tempo da altri nomi illustri,
tra cui comparivano anche i metafisici Carlo
Carrà e Giorgio de Chirico.
Convito
è stata una rivista letteraria italiana fondata a Roma da Adolfo De Bosis, colto uomo
d'affari oltre che poeta shelleyano e umanitario che
ne fu anche il finanziatore e direttore, da Gabriele D'Annunzio e da Angelo Conti, critico d'arte
oltre che saggista. Il periodico, che spiccò per la lussuosa veste tipografica,
uscì ad intervalli irregolari dal gennaio 1895 al 1907. Ai primi nove numeri collaborano autori di
impronta estetizzante della nuova e vecchia generazione, come Edoardo Scarfoglio, Enrico Nencioni, Enrico Panzacchi, Giovanni Pascoli e artisti che,
nelle illustrazioni, optano per figure enigmatiche, visioni allegorizzanti,
serpentine figure di donne-meduse dando così alla rivista una chiara
qualificazione, quella di rivista programmatica del decadentismo italiano.
Il Marzocco
è stata una rivista letteraria italiana fondata a Firenze il 2 febbraio 1896 e terminata il 25 dicembre 1932. La testata, fondata da Adolfo e Angiolo Orvieto, riprese il nome e
l'impresa araldica dell'antico leone rampante in rame che costituiva uno degli
stemmi della Repubblica
fiorentina.
Nata un anno
dopo la rivista Convito, il settimanale Il
Marzocco - il cui titolo viene scelto da Gabriele D'Annunzio - iniziò le sue
pubblicazioni sotto la direzione dei due fondatori Adolfo e Angiolo Orvieto, il 2 febbraio
1896. Un anno dopo (7 febbraio 1897) la sua direzione viene presa da Enrico Corradini. La rivista si
presenta subito, fin dal primo numero, con i suoi eleganti quattro fogli, in
bel formato e con incisioni in bistro (che diventeranno sei grandi in nero, con
incisioni e fotografie di opere d'arte). In questo modo Il Marzocco dà
inizio alla serie fiorentina delle riviste dell'estetismo che continueranno
all'inizio del Novecento con il Leonardo e Hermes.
Nella sua prima fase di vita (1896-1899), il periodico si dimostra anti-positivista e simbolista, votato al culto
dell'arte per l'arte. Il Manifesto della rivista, steso da
Saverio Garano e Gabriele D'Annunzio, denota chiari ideali di estetismo antipositivista. Il
Marzocco dimostra subito il suo entusiasmo per l'opera di Giovanni Pascoli, che accoglie e
difende. Negli anni che vanno dal 1896 al '99 la polemica del Marzocco
contro l'accademismo erudito procede di pari passo con le tendenze di carattere
estetizzante che vogliono ridare vita alla letteratura e alle arti figurative.
Nei numeri del 17 febbraio, 7 marzo e 11 aprile 1897, compaiono molte liriche del poeta forlivese insieme alla prosa
Il fanciullino che enuncia la poetica pascoliana di poesia come
invenzione pura, al di fuori della storia e del tempo.
Nel 1900 la direzione della rivista passa ad Adolfo Orvieto. Avviene allora un'inversione di tendenza.
Il nuovo motto è: "Fare guerra spietata a tutto ciò che è pura arte e
pura bellezza perché il tempo della letteratura decorativa è passato".
Collaborano alla rivista Giuseppe Saverio Gargano, Luciano Zuccoli, Angelo Conti, Romualdo Pàntini,
Vittorio Pica, Egisto Roggero e Giannotto
Bastianelli.
La Riviera Ligure
è stata una rivista letteraria illustrata di Imperia-Oneglia, diretta da Mario Novaro. All'inizio trimestrale (con diverse
irregolarità), diventata mensile dal 1903, chiuse nel 1919. Nata come La Riviera ligure di ponente, nome che
ha mantenuto dal n. I,1 (5 giugno 1895) al V,1 (febbraio/aprile 1899),
inizialmente la rivista, pubblicata da un noto oleificio della cittadina,
P. Sasso e figli, come bollettino pubblicitario e allegata come
omaggio alle confezioni dell'"Olio Sasso", non aveva carattere
letterario. Conteneva infatti descrizioni di paesaggi e tradizioni della
Riviera (donde il nome), il listino prezzi dei prodotti dell'oleificio, giudizi
dei medici sui meriti dell'olio e lettere di elogio dei clienti, ricette di
cucina a base di olio, giochi a premi. Perciò era scritta da intellettuali
locali e da impiegati dell'oleificio, In questa fase il coordinatore editoriale
era Angiolo Silvio
Novaro
Nel 1899 divenne coordinatore della rivista
Mario Novaro rivista che nel
maggio 1899 prese il nome
definitivo. Il nuovo direttore, abbandonate gradualmente le ricette, i giochi a
premi e gli argomenti locali, trasformò presto La riviera ligure in una
valida pubblicazione letteraria che offriva spazio ai poeti e agli scrittori contemporanei.
Novaro selezionava con attenzione i testi, in base alla qualità ma non in base
alle appartenenze poetiche. Perciò la rivista ebbe il carattere di antologia di
tutte le tendenze letterarie dell'epoca: erano ospitati classicisti
(carducciani) e simbolisti, pascoliani e dannunziani, decadenti e crepuscolari,
veristi e deamicisiani, fino agli esponenti delle avanguardie vociane e delle
altre riviste
Il
Novecento in Europa si apre con le grandi innovazioni scientifiche, tra cui Planck e la Fisica quantistica,
Einstein e la teoria della relatività, fino ad approdare a De Saussurre con una nuova concezione della
lingua, fino a Freud con la scoperta
dell’inconscio. Ma di innovazioni occorre parlare in questo inizio secolo per ogni aspetto della cultura: dall’arte alla musica alla letteratura,
anche con la nascita delle cosiddette Avanguardie(1900-1918).
Ogni
oggetto diventa merce, il nome del proprietario di una catena di grandi
magazzini Liberty, dà il nome ad uno stile .Parigi diventa capitale culturale
di una Europa attraversata da venti nuovi in un periodo di piena Rivoluzione
industriale.
L’Italia
in poesia si attarda ancora su una coda
dell’Ottocento anche se compaiono come
precursori del Novecento Carducci,
Pascoli e D’Annunzio.
La
metrica barbara di Carducci, nel suo
tentativo di ripristinare la metrica quantitativa latina, connota le sue composizioni in modo
particolare ma non ha niente del passato
,anzi va verso una spinta innovativa .
L’’onomatopea e il simbolismo di Pascoli rappresentano uno sforzo per cercare di capire quale sia la prevalenza del significante in
poesia.
D’Annunzio,
che già nella Laus vitae sperimenta
alcune forme di verso libero, mette in evidenza l’importanza della musicalità
del verso.
Fuori
dall’Italia Ezra Pound e Thomas Eliot con le loro composizioni e la loro poesia
aprono la strada a quella che sarà la poesia europea del novecento dandole un respiro universale ma anche
condizionandola.
L’
Imagismo che per Pound significa di stabilire uno stretto rapporto tra
parola/verso e immagine e il Vorticismo
in cui la poesia è vista come un vortice sulla pagina che crea un
caleidoscopio di parole con l’intento di arrivare ad un linguaggio che legga il
profondo), aprono la strada al Futurismo
di altri paesi, ma non negano in modo violento la tradizione.
Pound
inizia a scrivere nel 1917 i Cantos,
opera alla quale attenderà tutta la vita. Senza Pound probabilmente La
terra desolata (1922) e i Quartetti(1936-1942),
di Eliot non sarebbero le opere che sono
perché Pound gli fa da critico e taglia ciò che è sovrabbondante. La terra con il suo aggettivo “ desolata “ ci dà la misura dell’idea di
Eliot dell’inaridimento emozionale e spirituale dell’uomo occidentale.
Contemporaneamente alla pubblicazione de La terra desolata,
James Joyce pubblica l’Ulysses, tragica epopea dell’uomo alla ricerca non solo di una patria
fisica ma della propria identità culturale e storica.
Il ricorso all’archetipo mitico, alla rivisitazione di un
passato che appartiene alle origini della poesia consente di ricollegare
frammenti sparsi, spesso eterogenei, della realtà che vengono poi ricomposti
nel presente.
La cronologia che segue è molto indicativa dello stato delle cose
nelo primo decennio del secolo .
1903:
nell’anno delle Laudi di D’Annunzio e
dei Canti di Castelvecchio di
Pascoli, Govoni pubblica le raccolte Fiale
e Armonia in grigio et in silenzio.
1904:
L’amaro calice e Le aureole sono le raccolte di Corazzini mentre Moretti pubblica Fraternità, la sua prima raccolta.
1905:
Palazzeschi pubblica a sue spese la raccolta Cavalli bianchi, edizioni Cesare Blanc (in realtà la casa editrice
non esiste, Cesare Blanc è il nome del gatto del poeta)
1906:
Pascoli pubblica Odi e inni e
Corazzini Il piccolo libro inutile e Libro per la sera della domenica.
1907:
Govoni pubblica Gli aborti, Gozzano La via del rifugio e Palazzeschi Lanterna.
1910:
Palazzeschi pubblica L’incendiario,
per la prima volta non a proprie spese e dedica l’opera a Marinetti.
1911:
Moretti pubblica Poesie scritte col lapis e Poesie
di tutti i giorni e Gozzano I
colloqui (titolo particolare, i colloqui sono in genere prerogativa della
prosa e non della poesia)
Allo scadere del primo decennio a
appare del futurismo che con gli
altri Manifesti e le Riviste sono veramente un segno dei tempi. .
Il 21 febbraio 1909 a Parigi, Marinetti,
pubblica in francese sul quotidiano Le Figaro il primo Manifesto futurista e
solo due mesi dopo pubblicherà il documento in italiano con il titolo Uccidiamo il chiaro di luna!
Il
manifesto del futurismo si compone e si articola da tutta una serie di
dichiarazioni . Nel 1912 viene pubblicato il Manifesto tecnico del movimento
futurista che spiega quali sono gli strumenti per esprimere i principi
ideologici del movimento.
Per la letteratura fa riferimento a questioni
che sembrano cruciali come :
- distruzione della
sintassi (considerata una gabbia, una forma di costrizione)
- immaginazione senza
fili (ovvero senza un ideale burattinaio che manovri l’immaginazione)
- parole in libertà
(verbi non coniugati, abolizione degli aggettivi e degli avverbi considerati
superflui e ridondanti)
- abolizione della
punteggiatura
- immissione nella
poesia anche di numeri e di segni tipografici di varie dimensioni per dare alla
pagina anche carattere visivo
(Prima parte di una riflessione sulla poesia del Novecento )


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