lunedì 29 giugno 2020

VERSI D’ALTRI E ALTRI VERSI Un secolo di poesia .Le riviste all’inizio del Novecento




All’inizio del secolo in Italia  non si usa pubblicare raccolte di poesie. Le poesie tra il 1903 e il 1911 vengono pubblicate prima in rivista e successivamente edite in raccolte. In questo primo decennio  la rivista letteraria segna la temperatura di ciò che sono la poesia e la letteratura. “Poesia”, “Lacerba”, “La voce”, “Il convito”,” Il Mazzocco”, “La riviera ligure”, (quest’ultima pubblicata a Genova e sponsorizzata dall’Olio Sasso, forse il primo caso di  finanziamento pubblicitario ) sone le riviste più importanti  ,alcune delle quali hanno veramente fatto la storia di questo settore non solo editoriale ma anche della cultura  del nostro paese .

Il periodico Poesia  viene dato alle stampe per la prima volta a Milano nel 1905.  La rivista  è fondata da Filippo Tommaso Marinetti  ed è  da subito un punto di riferimento  per una generazione di scrittori che   tenta di affermarsi come innovatori  Le  pagine di Poesia ospitano l’ “Inchiesta sul verso libero”, cioè del verso slegato dal rispetto delle norme metriche e delle rime . Ma iol maggior prego della rivista è quello di aver pubblicato  prima del termine delle pubblicazioni  nel 1909  il Manifesto del futurismo.  
 
La Voce, rivista letteraria fondata nel 1908 da Giuseppe Prezzolini ha con l’obiettivo di ridare voce (e da qui il nome della rivista) agli intellettuali all’interno del dibattito politico italiano, allo scopo di riempire una distanza che, ormai, si faceva sempre più grande tra questi e la politica. La rivista nasce in una  Firenze che si afferma come uno dei principali poli culturali del paese .  
Sulle pagine de La Voce Gaetano Salvemini e Giovanni Amendola si esprimono sui più importanti temi d’attualità dell’epoca come il suffragio universale, il rapporto dello Stato Italiano con la Chiesa, la riforma della scuole e l’irredentismo.  

La Voce  diventa punto di riferimento delle nuove generazioni perché affronta  l’analisi della società  attraverso  non solo la moralità  ma anche mezzi espressivi come il naturalismo e l’estetismo . Tra gli autori che animano le colonne della rivista merita una menzione particolare la figura di Scipio Slataper, poeta socialista triestino, che nel 1908 si trasferisce a Firenze per studiare alla facoltà di Lettere che  pubblica sulla rivista diversi brani in prosa che poi confluiscono ne Il mio Carso, la sua opera
principale. 

La Ronda è una  rivista letteraria romana uscita nel 1919 e fondata da sette amici: Vincenzo Cardarelli, Emilio Cecchi, Riccardo Bacchelli, Antonio Baldini, Lorenzo Montano, Bruno Barilli, Aurelio Emilio Saffi. I "sette savi", come si soprannominavano, furono affiancati nel tempo da altri nomi illustri, tra cui comparivano anche i metafisici Carlo Carrà e Giorgio de Chirico.

Convito è stata una rivista letteraria italiana fondata a Roma da Adolfo De Bosis, colto uomo d'affari oltre che poeta shelleyano e umanitario che ne fu anche il finanziatore e direttore, da Gabriele D'Annunzio e da Angelo Conti, critico d'arte oltre che saggista. Il periodico, che spiccò per la lussuosa veste tipografica, uscì ad intervalli irregolari dal gennaio 1895 al 1907. Ai primi nove numeri collaborano autori di impronta estetizzante della nuova e vecchia generazione, come Edoardo Scarfoglio, Enrico Nencioni, Enrico Panzacchi, Giovanni Pascoli e artisti che, nelle illustrazioni, optano per figure enigmatiche, visioni allegorizzanti, serpentine figure di donne-meduse dando così alla rivista una chiara qualificazione, quella di rivista programmatica del decadentismo italiano.

Il Marzocco è stata una rivista letteraria italiana fondata a Firenze il 2 febbraio 1896 e terminata il 25 dicembre 1932. La testata, fondata da Adolfo e Angiolo Orvieto, riprese il nome e l'impresa araldica dell'antico leone rampante in rame che costituiva uno degli stemmi della Repubblica fiorentina. Nata un anno dopo la rivista Convito, il settimanale Il Marzocco - il cui titolo viene scelto da Gabriele D'Annunzio - iniziò le sue pubblicazioni sotto la direzione dei due fondatori Adolfo e Angiolo Orvieto, il 2 febbraio 1896. Un anno dopo (7 febbraio 1897) la sua direzione viene presa da Enrico Corradini. La rivista si presenta subito, fin dal primo numero, con i suoi eleganti quattro fogli, in bel formato e con incisioni in bistro (che diventeranno sei grandi in nero, con incisioni e fotografie di opere d'arte). In questo modo Il Marzocco dà inizio alla serie fiorentina delle riviste dell'estetismo che continueranno all'inizio del Novecento con il Leonardo e Hermes

Nella sua prima fase di vita (1896-1899), il periodico si dimostra anti-positivista e simbolista, votato al culto dell'arte per l'arte. Il Manifesto della rivista, steso da Saverio Garano e Gabriele D'Annunzio, denota chiari ideali di estetismo antipositivista. Il Marzocco dimostra subito il suo entusiasmo per l'opera di Giovanni Pascoli, che accoglie e difende. Negli anni che vanno dal 1896 al '99 la polemica del Marzocco contro l'accademismo erudito procede di pari passo con le tendenze di carattere estetizzante che vogliono ridare vita alla letteratura e alle arti figurative. Nei numeri del 17 febbraio, 7 marzo e 11 aprile 1897, compaiono molte liriche del poeta forlivese insieme alla prosa Il fanciullino che enuncia la poetica pascoliana di poesia come invenzione pura, al di fuori della storia e del tempo.
Nel 1900 la direzione della rivista passa ad Adolfo Orvieto. Avviene allora un'inversione di tendenza. Il nuovo motto è: "Fare guerra spietata a tutto ciò che è pura arte e pura bellezza perché il tempo della letteratura decorativa è passato". Collaborano alla rivista Giuseppe Saverio Gargano, Luciano Zuccoli, Angelo Conti, Romualdo Pàntini, Vittorio Pica, Egisto Roggero e Giannotto Bastianelli.

La Riviera Ligure è stata una rivista letteraria illustrata di Imperia-Oneglia, diretta da Mario Novaro. All'inizio trimestrale (con diverse irregolarità), diventata mensile dal 1903, chiuse nel 1919. Nata come La Riviera ligure di ponente, nome che ha mantenuto dal n. I,1 (5 giugno 1895) al V,1 (febbraio/aprile 1899), inizialmente la rivista, pubblicata da un noto oleificio della cittadina, P. Sasso e figli, come bollettino pubblicitario e allegata come omaggio alle confezioni dell'"Olio Sasso", non aveva carattere letterario. Conteneva infatti descrizioni di paesaggi e tradizioni della Riviera (donde il nome), il listino prezzi dei prodotti dell'oleificio, giudizi dei medici sui meriti dell'olio e lettere di elogio dei clienti, ricette di cucina a base di olio, giochi a premi. Perciò era scritta da intellettuali locali e da impiegati dell'oleificio, In questa fase il coordinatore editoriale era Angiolo Silvio Novaro
Nel 1899 divenne coordinatore della rivista Mario Novaro rivista che nel maggio 1899 prese il nome definitivo. Il nuovo direttore, abbandonate gradualmente le ricette, i giochi a premi e gli argomenti locali, trasformò presto La riviera ligure in una valida pubblicazione letteraria che offriva spazio ai poeti e agli scrittori contemporanei. Novaro selezionava con attenzione i testi, in base alla qualità ma non in base alle appartenenze poetiche. Perciò la rivista ebbe il carattere di antologia di tutte le tendenze letterarie dell'epoca: erano ospitati classicisti (carducciani) e simbolisti, pascoliani e dannunziani, decadenti e crepuscolari, veristi e deamicisiani, fino agli esponenti delle avanguardie vociane e delle altre riviste
 
Il Novecento in Europa  si apre  con le grandi innovazioni  scientifiche, tra cui Planck e la Fisica quantistica, Einstein e la teoria della relatività, fino ad approdare a  De Saussurre con una nuova concezione della lingua, fino a Freud con  la scoperta dell’inconscio. Ma di innovazioni occorre parlare in questo inizio secolo  per  ogni aspetto della cultura:  dall’arte alla musica alla letteratura, anche  con la nascita  delle   cosiddette Avanguardie(1900-1918).
Ogni oggetto diventa merce, il nome del proprietario di una catena di grandi magazzini Liberty, dà il nome ad uno stile .Parigi diventa capitale culturale di una Europa attraversata da venti nuovi in un periodo di piena Rivoluzione industriale.

L’Italia in poesia  si attarda ancora su una coda dell’Ottocento  anche se compaiono come precursori del Novecento  Carducci, Pascoli e D’Annunzio.
La metrica barbara di Carducci, nel suo tentativo di ripristinare la metrica quantitativa latina,  connota le sue composizioni in modo particolare  ma non ha niente del passato ,anzi va verso una spinta innovativa .
L’’onomatopea e il simbolismo di Pascoli rappresentano uno sforzo  per cercare di capire  quale sia la prevalenza del significante in poesia.
D’Annunzio, che già nella Laus vitae sperimenta alcune forme di verso libero, mette in evidenza l’importanza della musicalità del verso.

Fuori dall’Italia Ezra Pound e Thomas Eliot con le loro composizioni e la loro poesia aprono la strada a quella che sarà la poesia europea del novecento   dandole un respiro universale ma anche condizionandola.
L’ Imagismo che per Pound significa  di stabilire uno stretto rapporto tra parola/verso e immagine e il  Vorticismo in cui la poesia è vista come un vortice sulla pagina che crea un caleidoscopio di parole con l’intento di arrivare ad un linguaggio che legga il profondo), aprono la strada al  Futurismo di altri paesi, ma non negano in modo violento la tradizione.

Pound inizia a scrivere nel 1917 i Cantos, opera alla quale attenderà tutta la vita. Senza Pound  probabilmente   La terra desolata (1922) e i Quartetti(1936-1942), di Eliot non sarebbero le opere che sono  perché Pound gli fa da critico e taglia ciò che è sovrabbondante. La terra con il suo aggettivo “  desolata “ ci dà la misura dell’idea di Eliot  dell’inaridimento emozionale e spirituale dell’uomo occidentale.
Contemporaneamente alla pubblicazione de La terra desolata, James Joyce pubblica l’Ulysses, tragica epopea dell’uomo alla ricerca non solo di una patria fisica ma della propria identità culturale e storica.
Il ricorso all’archetipo mitico, alla rivisitazione di un passato che appartiene alle origini della poesia consente di ricollegare frammenti sparsi, spesso eterogenei, della realtà che vengono poi ricomposti nel presente.

 
La cronologia che segue è molto indicativa dello stato  delle cose  nelo primo decennio del secolo .

1903: nell’anno delle Laudi di D’Annunzio e dei Canti di Castelvecchio di Pascoli, Govoni pubblica le raccolte Fiale e Armonia in grigio et in silenzio.

1904: L’amaro calice e Le aureole sono le raccolte di Corazzini mentre Moretti    pubblica Fraternità, la sua prima raccolta.

1905: Palazzeschi pubblica a sue spese la raccolta Cavalli bianchi, edizioni Cesare Blanc (in realtà la casa editrice non esiste, Cesare Blanc è il nome del gatto del poeta)

1906: Pascoli pubblica Odi e inni e Corazzini Il piccolo libro inutile e Libro per la sera della domenica.

1907: Govoni pubblica Gli aborti, Gozzano La via del rifugio e Palazzeschi Lanterna.

1910: Palazzeschi pubblica L’incendiario, per la prima volta non a proprie spese e dedica l’opera a Marinetti.

1911: Moretti pubblica  Poesie scritte col lapis e Poesie di tutti i giorni e Gozzano I colloqui (titolo particolare, i colloqui sono in genere prerogativa della prosa e non della poesia)

Allo scadere del primo decennio a appare  del futurismo  che con gli  altri Manifesti e le Riviste sono veramente un segno dei tempi. .

Il 21 febbraio 1909 a Parigi, Marinetti, pubblica in francese sul quotidiano Le Figaro il primo Manifesto futurista e solo due mesi dopo pubblicherà il documento in italiano con il titolo Uccidiamo il chiaro di luna!
Il manifesto del futurismo si compone e si articola  da tutta una serie di dichiarazioni . Nel 1912 viene pubblicato il Manifesto tecnico del movimento futurista che spiega quali sono gli strumenti per esprimere i principi ideologici del movimento.
Per la letteratura fa riferimento  a questioni  che sembrano cruciali come :
-      distruzione della sintassi (considerata una gabbia, una forma di costrizione)
-      immaginazione senza fili (ovvero senza un ideale burattinaio che manovri l’immaginazione)
-      parole in libertà (verbi non coniugati, abolizione degli aggettivi e degli avverbi considerati superflui e ridondanti)
-      abolizione della punteggiatura
-      immissione nella poesia anche di numeri e di segni tipografici di varie dimensioni per dare alla pagina anche carattere visivo

(Prima  parte di una riflessione sulla poesia del Novecento )

Eremo Rocca S. Stefano lunedì 29 giugno 2020

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