Il termine “Transiberiana” associato alla ferrovia Sulmona-Carpinone lo
troviamo per la prima volta sulla rivista Gente Viaggi del novembre 1980 dove
il giornalista Luciano Zeppegno, descrivendo quasta ferrovia appenninica la
apostrofò come “la piccola Transiberiana” a causa delle abbondandi nevicate nel
periodo invernale che la fanno somigliare alla vera Transiberiana che da Mosca
raggiunge Vladivostok. Da allora, per tutti, è diventata la
Transiberiana d’Italia. E con questo appellativo preferiamo presentarla e farla
conoscere a tutti.
Era il 1892 quando venne aperto il primo tratto
fino a Cansano; passarono altri 5 anni e la strada ferrata venne terminata,
raggiungendo finalmente Isernia.
Con la Seconda Guerra Mondiale
la ferrovia subì parecchi danni e fu ripristinata in alcune tratte, finendo
definitivamente il suo servizio nel 2011. Oggi è possibile acquistare un
biglietto per rivivere le stesse emozioni di quasi un secolo fa, assaporando la
lentezza del viaggio ed imbevendosi delle immagini che vedrete
scorrere dai finestrini di queste carrozze storiche.
La Transiberiana d’Italia arriva a
toccare l’altitudine massima di 1268,82 metri alla stazione
Rivisondoli-Pescocostanzo, la seconda più alta in Italia dopo il Brennero.
Davvero un bel dislivello se si considera che il convoglio parte da Sulmona,
borgo che sorge ad appena 348 metri di altezza. Nei suoi 128 chilometri
ed attraverso le sue 58 gallerie e le sue 20 stazioni
il convoglio storico passa tra montagne, gole ed ovviamente borghi. È
considerata la più bella ferrovia d’Italia per la magnificenza
dei territori che attraversa, per l’interesse naturalistico, per la sapienza
delle antiche comunità che lo abitano e che ne valorizzano le tradizioni.
La Fondazione FS Italiane insieme all’associazione
Le Rotaie hanno riconvertito e rilanciato questo antico tratto di
ferrovia, regalando scorci incredibili di queste due regioni italiane. Ora i
viaggiatori possono fruire di questa strada ferrata, scoprendo le terre immerse
in ben due parchi nazionali. Passaggi tortuosi, montagne maestose, altopiani
estesi e paesi antichi si mescolano alle storie
raccontate dalle guide presenti a bordo delle carrozze. La descrizione
dell’antica ferrovia e della natura circostante sono un accompagnamento lungo
questo rilassante vagabondaggio ferroviario.
Quando il treno storico comincia a salire verso
la stazione di Palena la vista si apre sull’Altopiano delle
Cinquemiglia, terreno carsico dove pascolavano gli animali
durante la transumanza. Qui il terreno è privo di vegetazione e
somiglia alla steppa siberiana. Il fenomeno dell’inversione
termica in inverno fa scendere le temperature anche sotto i 30 gradi. Ma il
cuore della Transiberiana d’Italia è senza dubbio la stazione di
Rivisondoli-Pescocostanzo, la seconda più alta del paese con i suoi
1268 metri e meta preferita di sciatori e camminatori. Poco lontano da qui
sorge poi il meraviglioso borgo di Pescocostanzo, abbellito
dalle sue chiese barocche e dai suoi palazzi nobiliari rinascimentali.
È un po’ come vedere un documentario dal vivo con le immagini che
scorrono dai finestrini del treno.”
Un tracciato spettacolare, quello della Transiberiana d’Italia, che
da solo vale un viaggio lento alla scoperta dei piccoli borghi e grandi centri
dove la storia e le tradizioni locali sono custodite dalle comunità locali. Un viaggio che unisce il massiccio della Majella con le sue ragguardevoli cime e i suoi grandiosi altipiani carsici con monumenti, opere d’arte e lavoro dell’uomo di queste magnifiche terre. “È un po’ come vedere un documentario dal vivo con le immagini che scorrono dai finestrini del treno.” «Chissà, forse tra qualche anno, la Soprintendenza per i Beni Architettonici e Ambientali metterà sotto tutela anche le linee ferroviarie locali.
Non più rami secchi bensì musei viaggianti a “bassa velocità” alla scoperta della geografia, cultura e storia d’Italia. Gli stranieri le scoprono, le usano e ce le invidiano, noi le snobbiamo e preferiamo l’automobile». Inizia così Giuseppe Furno nella sua guida In treno alla scoperta dell’Abruzzo, nel presentare la linea ferroviaria Sulmona-Carpinone. Quasi come una previsione, una premonizione che oggi è diventata realtà. Non per opera della Soprindendeza ma della Fondazione FS Italiane che sensibile alla tematica, ha tutelato la “nostra ferrovia” all’interno del proprio progetto denominato Binari senza tempo: quattro spettacolari linee ferroviarie, che diventano un vero e proprio “museo dinamico” che la Fondazione stessa intende preservare e valorizzare.
Oggi è possibile viaggiare ancora su quella che sicuramente è la linea ferroviaria più bella d’Italia e forse va anche oltre.
L’associazione LeRotaie, già protagonista con un treno storico il 4 marzo
2012, dal novembre 2014 ha iniziato una stretta collaborazione con la
Fondazione FS Italiane per far sì che questa linea rimanga ancora viva. A bordo
di un convoglio storico con carrozze “centoporte” e “terrazzini” realizzate tra
il 1920 e 1930, trainate dal locomotore diesel D445.1145 per l’occasione
colorato con la classica livrea FS verde e marrone, si può rivivere
tutta l’atmosfera di quasi un secolo fa, di quando i viaggiatori seduti su
quelle stesse panche di legno avevano mete diverse da quelle che oggi noi vi
proponiamo.Durante il viaggio sono presenti guide di bordo dello staff che descrivono la storia della ferrovia e la geografia del territorio attraversato e musica popolare itinerante tra le carrozze per tutta la giornata. A terra, invece, oltre alla musica che fa sempre da cornice, stands gastronomici per assaporare la locale tradizione culinaria e visite guidate alla scoperta di musei, borghi antichi e tradizioni.

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