giovedì 18 giugno 2020

TRANSIBERIANA D’ITALIA Iniziamo con una breve presentazione



Il termine “Transiberiana” associato alla ferrovia Sulmona-Carpinone lo troviamo per la prima volta sulla rivista Gente Viaggi del novembre 1980 dove il giornalista Luciano Zeppegno, descrivendo quasta ferrovia appenninica la apostrofò come “la piccola Transiberiana” a causa delle abbondandi nevicate nel periodo invernale che la fanno somigliare alla vera Transiberiana che da Mosca raggiunge Vladivostok. Da allora, per tutti, è diventata la Transiberiana d’Italia. E con questo appellativo preferiamo presentarla e farla conoscere a tutti.

 

Era il 1892 quando venne aperto il primo tratto fino a Cansano; passarono altri 5 anni e la strada ferrata venne terminata, raggiungendo finalmente Isernia.
Con la Seconda Guerra Mondiale la ferrovia subì parecchi danni e fu ripristinata in alcune tratte, finendo definitivamente il suo servizio nel 2011. Oggi è possibile acquistare un biglietto per rivivere le stesse emozioni di quasi un secolo fa, assaporando la lentezza del viaggio ed imbevendosi delle immagini che vedrete scorrere dai finestrini di queste carrozze storiche.

La Transiberiana d’Italia arriva a toccare l’altitudine massima di 1268,82 metri alla stazione Rivisondoli-Pescocostanzo, la seconda più alta in Italia dopo il Brennero. Davvero un bel dislivello se si considera che il convoglio parte da Sulmona, borgo che sorge ad appena 348 metri di altezza. Nei suoi 128 chilometri ed attraverso le sue 58 gallerie e le sue 20 stazioni il convoglio storico passa tra montagne, gole ed ovviamente borghi. È considerata la più bella ferrovia d’Italia per la magnificenza dei territori che attraversa, per l’interesse naturalistico, per la sapienza delle antiche comunità che lo abitano e che ne valorizzano le tradizioni.
La Fondazione FS Italiane insieme all’associazione Le Rotaie hanno riconvertito e rilanciato questo antico tratto di ferrovia, regalando scorci incredibili di queste due regioni italiane. Ora i viaggiatori possono fruire di questa strada ferrata, scoprendo le terre immerse in ben due parchi nazionali. Passaggi tortuosi, montagne maestose, altopiani estesi e paesi antichi si mescolano alle storie raccontate dalle guide presenti a bordo delle carrozze. La descrizione dell’antica ferrovia e della natura circostante sono un accompagnamento lungo questo rilassante vagabondaggio ferroviario.
Quando il treno storico comincia a salire verso la stazione di Palena la vista si apre sull’Altopiano delle Cinquemiglia, terreno carsico dove pascolavano gli animali durante la transumanza. Qui il terreno è privo di vegetazione e somiglia alla steppa siberiana. Il fenomeno dell’inversione termica in inverno fa scendere le temperature anche sotto i 30 gradi. Ma il cuore della Transiberiana d’Italia è senza dubbio la stazione di Rivisondoli-Pescocostanzo, la seconda più alta del paese con i suoi 1268 metri e meta preferita di sciatori e camminatori. Poco lontano da qui sorge poi il meraviglioso borgo di Pescocostanzo, abbellito dalle sue chiese barocche e dai suoi palazzi nobiliari rinascimentali.
È un po’ come vedere un documentario dal vivo con le immagini che scorrono dai finestrini del treno.”

Un tracciato spettacolare, quello della Transiberiana d’Italia, che da solo vale un viaggio lento alla scoperta dei piccoli borghi e grandi centri dove la storia e le tradizioni locali sono custodite dalle comunità locali.
Un viaggio che unisce il massiccio della Majella con le sue ragguardevoli cime e i suoi grandiosi altipiani carsici con monumenti, opere d’arte e lavoro dell’uomo di queste magnifiche terre. “È un po’ come vedere un documentario dal vivo con le immagini che scorrono dai finestrini del treno.” «Chissà, forse tra qualche anno, la Soprintendenza per i Beni Architettonici e Ambientali metterà sotto tutela anche le linee ferroviarie locali.
Non più rami secchi bensì musei viaggianti a “bassa velocità” alla scoperta della geografia, cultura e storia d’Italia. Gli stranieri le scoprono, le usano e ce le invidiano, noi le snobbiamo e preferiamo l’automobile». Inizia così Giuseppe Furno nella sua guida In treno alla scoperta dell’Abruzzo, nel presentare la linea ferroviaria Sulmona-Carpinone. Quasi come una previsione, una premonizione che oggi è diventata realtà. Non per opera della Soprindendeza ma della Fondazione FS Italiane che sensibile alla tematica, ha tutelato la “nostra ferrovia” all’interno del proprio progetto denominato Binari senza tempo: quattro spettacolari linee ferroviarie, che diventano un vero e proprio “museo dinamico” che la Fondazione stessa intende preservare e valorizzare. 
Oggi è possibile viaggiare ancora su quella che sicuramente è la linea ferroviaria più bella d’Italia e forse va anche oltre.
 
L’associazione LeRotaie, già protagonista con un treno storico il 4 marzo 2012, dal novembre 2014 ha iniziato una stretta collaborazione con la Fondazione FS Italiane per far sì che questa linea rimanga ancora viva. A bordo di un convoglio storico con carrozze “centoporte” e “terrazzini” realizzate tra il 1920 e 1930, trainate dal locomotore diesel D445.1145 per l’occasione colorato con la classica livrea FS verde e marrone, si può rivivere tutta l’atmosfera di quasi un secolo fa, di quando i viaggiatori seduti su quelle stesse panche di legno avevano mete diverse da quelle che oggi noi vi proponiamo.
Durante il viaggio sono presenti guide di bordo dello staff che descrivono la storia della ferrovia e la geografia del territorio attraversato e musica popolare itinerante tra le carrozze per tutta la giornata. A terra, invece, oltre alla musica che fa sempre da cornice, stands gastronomici per assaporare la locale tradizione culinaria e visite guidate alla scoperta di musei, borghi antichi e tradizioni. 


Eremo Rocca S. Stefano  giovedì  18 giugno 2020

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