Il FAI Fondo Ambiente
Italiano nel suo programma di
restauro di monumenti e di
valorizzazione di ambienti propose per
l’anno 2010 due suggestivi paesaggi :
Il bosco di S. Francesco in Umbria e la Fontana delle 99 cannelle a
L’Aquila. In quest’ultimo caso
l’attenzione su questo monumento voleva essere proprio un auspicio e un augurio perché
l’intero centro storico di L’Aquila potesse
tornare alla sua vita originaria con un’accorta opera di restauro e ridefinizione degli ambienti
Affermava infatti il
Fai che il restauro serve a ricordare che il
terremoto ha distrutto anche uno dei più importanti centri
storico-artistici italiani e che è necessario lavorare anche su
questo fronte. "Non siamo qui oggi per inaugurare solo il
cantiere di restauro di un monumento –chiariva Marco Magnifico, vice presidente del Fai-
bensi' di uno dei piu' importanti 'luoghi dell'anima' degli aquilani. La perdita degli affetti familiari produce un
grande senso di spaesamento nelle persone, ma quando l'identita' culturale di
ciascuna di esse e' corroborata dalle testimonianze storico-artistiche, ovvero
i monumenti, allora tutti si sentono piu' forti.''.
Mi è sembrato utile allora a distanza di un decennio da quel restauro condividere
la pagina che qui trascrivo e che è stratta dal mio “Il chiostro e le mura” volume dedicato alla
storia di L’Aquila pubblicato qualche anno fa con l’editrice Qualevita di Torre
dei Nolfi vicino Sulmona.
Ecco che cosa scrivevo a proposito della fontana delle 99 cannelle e dell’acqua che sembra essere
stata appunto uno dei principali
elementi come la pietra, il legno di
cui è composta la nascente città.
“L’acqua, le fonti nella fantasia della gente della città è il mito della fondazione ,ricostruito dalla
storiografia cittadina in testi
cinquecenteschi di Pandolfo Collenuccio e Giuseppe Caccio che maturano le esperienze dei cronisti tre-quattrocennteschi. “
Nel ‘Compendio’, che è degli anni 1527-1539, Collenuccio
dice che la città fu fondata dopo la
distruzione di Amiterno e vi si cominciò a tenere il mercato “ per essere luogo
commodo per fertilità dei pascoli e comodità
dell’acque per le molte fonti “
Lo stesso toponimo Acculè, ad Aquas , indica dov’è l’origine
della città: presso l’odierna Rivera, vicino al fiume. Le acque della Rivera, del fiume Aterno, serviranno alla
città per i mulini , per la lavorazione della lana, per le conce.
Ed è grande festa ai tempi di Guelfo di Lucca per la
costruzione dell’acquedotto : tutti vanno a lavorare a Valle Pretara, Colle
Pretara, Santa Barbara per la realizzazione di un’imponente opera.
Ed è Buccio di Ranallo
che ci fa sentire questo elemento
della città con la sua descrizione
palpante, carica e allo stesso tempo
scorrevole e godibile:
Tanta era la gente che
in quillo loco stavano
dell’omini e de femmine che
roba ci portavano ,
de prete e calce e rena a
quelli che cavavano
e delli manuali a
quilli che muravano.
Non se potria contare per
null’anima vivente,
non se vendia in L’Aquila nulla
cosa niente;
tutta già ne li colli a
vennere la gente;
stavano come l’oste che
stesse ascisamente.
Loco erano panicocole e
multi tavernari,
pizzicarole assai, saturi
e calzulari;
tromme ed altri soni co’
multi giullari,
de ciò che tu volivi se
avivi denar.
Tanto d’adoperaro ch’ecco
l’acqua menaro,
de cannoli de lino che
da piedi li ferraro
e con le funti fatte de
lino comenzaro
a modo de tinaccio e
multi anni duraro.
L’acqua è accostata al nome di Guelfo da Lucca, Capitano di
giustizia e Governatore “ dotore in
legge e cavaliere “. “ In verità Guelfo voleva far bene alla città dell’Aquila e ne è prova che
vedendo come non bastasse per tutta la popolazione l’acqua della Rivera, e che
era lontana e troppo al basso , pensò di
recare questo beneficio agli aquilani. Si diede allora a visitare i
dintorni e trovò molta buona acqua nelle
terre di Santanza ad un miglio a settentrione
dell’Aquila. Allora convocò il Consiglio e fu deliberata la conduttura
di quelle acque. Ad ingegnere per dirigere i lavori fu scelto frate Giovanni dell’ordine di S.
Francesco” [….] “ I lavoratori che eseguirono
l’opera erano a migliaia , e sotto tende abitavano con le loro
famiglie nel luogo stesso del lavoro e
lo stesso Guelfo volle là la sua
tende per sorvegliare il lavoro “
L’acqua fu
dunque una delle prime realtà della città nascente. Fu distribuita in tutte le piazze dove i
cittadini andavano ad attingerla a
quelle fontane che dapprima furono tini
di legno e più tardi , verso il 1360, vasche di pietra.
Una città di fonti e di acqua dunque che diventa oggetto di culto e simbolo
rituale di rinnovamento
[ Come è dunque
accaduto secondo il progetto di restauro da parte del Fai della Fontana
delle 99 cannelle ]
Già la fontana . Quella fontana rappresentò e
rappresenta il rinnovamento della
città su un patto di solidarietà ..
Ideata e costruita da Tancredi da
Pentima nel 1272 per ricordare l’unione
dei 99 castelli con il tipico
rivestimento bianco e rosso, i colori
araldici della città, compendia nel suo immaginario fisionomico , uomo , natura
e società.
Il rapporto tra l’immagine
e il simbolico materializzato
dalla trasparenza e leggerezza dell’acqua , elemento essenziale che
immerge nel suo slavato del suo
scorrere l’espressione di una
rappresentazione del mondo , si esprime qui in una inversione parodistica che fa l’uomo animale e l’animale uomo . Non
solo. Che fa il demonio santo e il
santo demonio in una convulsione di categorie appunto umane, animalesche,
totemiche , diaboliche, magiche, allegoriche.
Simulazione e dissimulazione nelle sembianze di pietra avverano la metafora all’interno della vita , fuori della morte
e mettono in discussione i confini tra reale, immaginario e simbolico.
Tutto come ricorso e
rincorsa verso l’identità del giuoco di raccontare e raccontarsi, di
proiettarsi fuori , nell’universale
senza parole, attribuendo al mascherone valori individuali e sociali.
Ma anche valore apotropaico come al mascherone di Via Roma
(attuale) ,mascherone in pietra che mostra la lingua che sta ad indicare il pene ,organo capace di
scongiurare il “ negativo esistenziale”
Ma i mascheroni delle 99 cannelle stanno lì anche a guardia dell’acqua perché “ è maledetto dagli dei , come dice
Esoso, colui che insudicia una fonte.”
A guardia della purezza dell’acqua , della purezza di un elemento che sgorga da una cannella chiaro riferimento
ad un fallo stilizzato , chiaro riferimento alla vitalità di un elemento prezioso, essenziale alla vita.
E poi anche un po’ di mistero. Nel contesto della Fontana
delle 99 cannelle l’acqua diventa anche un simbolo di mistero per quella sua provenienza segreta che ne
costruisce un altro fascino “



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