venerdì 3 aprile 2020

DIARIO DAL CERCHIO : Ci fa bene qualche volta piangere





 Ha scritto Blaise Pascal  in quelli che noi conosciamo come i Pensieri  :“Quando mi è capitato di riflettere sulle diverse inquietudini degli uomini, sui pericoli e sulle pene a cui si espongono a corte, in guerra, là dove nascono tanti contrasti, passioni, imprese ardite e spesso malvagie, mi son detto spesso che tutti i mali degli uomini derivano da una sola cosa, dal non saper stare senza far nulla in una stanza. Un uomo che avesse beni sufficienti per vivere, se sapesse stare a casa propria con piacere, non ne uscirebbe per andare sul mare o all’assedio di una fortezza, non acquisterebbe a caro prezzo una carica nell’esercito se non trovasse insopportabile la vita nella sua città, e non cercherebbe le conversazioni e i divertimenti dei giochi se sapesse stare a casa propria con piacere”.

Ossia ha detto che  siamo umani: siamo deboli, abbiamo manie di grandezza che contrastano con la fragilità  delle nostre vite; siamo umani, e nonostante gli egoismi, le rivalità, le piccole miserie che coltiviamo, è impossibile che ci sentiamo davvero estranei a quello che ci accomuna gli altri esseri umani: bisogna darsi il tempo di dissipare un po’ di sé; per ritrovarsi bisogna prima perdersi, e bisogna aver paura.

Non ci farà male piangere perché  dopo il virus  saremo ancora più soli. Perché la memoria del corona virus non sarà solo come quella del vaiolo per esempio. Ho sul braccio il segno di quella vaccinazione che rimane a ricordare  il flagello acquietato ma non sconfitto . La memoria del corona virus sarà invisibile ( forse si vedrà con esami ematici )  e lo sarà anche quando avremo un vaccino?. Questo virus è fatto così. La vaccinazione sarà una specie di “ pic” come quello della pubblicità per dire “ già fatto” . E invece no . Il primo  segno  sarà il droplet, la distanza di sicurezza. Che è la prima spia della fragilità umana. Quante distanze di sicurezza abbiuamo tenute, prima di questa esperienza? Tante ma tante. Dal punto di vista psicologico e anche da quello della prossimità materiale .  Nei confronti degli altri che erano  da tenere a bada, che erano sporchi e cattivi . I segni successivi saranno  proprio quelle rinunce  che già da oggi cominciamo a sentire e che mai ci saremmo aspettai di dover subire : limitazione di libertà perché esercizio di libertà è concretamente solidarietà ( in questo caso restare a casa significa essere solidale con chi potrebbe subire più pesanti ripercussioni perché fragile, debole, malati ecc. ) ; cambiamento delle abitudini,solitudini inespresse e inespressive; ritorno alla essenzialità della vita  e delle sue espressioni ;recupero di valori  da fare subito e che ci serviranno dopo per resistere. 

Così forse prima di chiedersi che cosa fare , bisognerebbe chiedersi  “ che cosa vuol dire “ nel senso che ogni  cosa che ci circonda, ogni momento che viviamo,  ogni esperienza, accadimento  comportamento  degli altri e anche nostro , probabilmente ci vuole dire qualcosa. Sta a noi saper leggere  e quindi capire, ricordare. Gli esseri umani sono disposti anche a  scambiare   la loro felicità  o l’idea che hanno di felicità con  la rassicurazione da qualsiasi parte essa arrivi.   Ecco perché si è disposti ad accettare l’uomo solo al comando. Alui si chiede  protezione per la fragilità , l’insicurezza . Lo si fa quando non si hanno altri strumenti e la cultura democratica è così impoverita che è l’unica strada. Nel banale quotidiano  l’esempio è quello di quando  si entra dal medico  preoccupati, doloranti, affannati. Dal colloquio e dalla predisposizione di terapie  usciamo rassicurati. Ma basta fare qualche passo che ci riassalgono, dubbi, incertezze ,preoccupazioni.

Andiamo alla ricerca di  rassicurazioni perché la nostra esistenza è fragile , la nostra psicologia instabile. Forse siamo anche assetati di obbedienza nei confronti di chi ci offre sicurezza. E certi regimi ce lo dimostrano. Quando siamo  fragili si ispessiscono i confini  e tutto attorno a noi diventa un cerchio . Anche se  il confine poi in definitiva ci potrebbe aiutare a  comprendere alcune cose . Il confine è il primo gesto della vita. Traccia il dentro e il fuori. Forse crea identità. Ma è sicuramente l’opposto  di libertà. Ci aiuta a capire perché ci mette di fronte ad una scelta tra il desiderio di appartenenza  e il desiderio di libertà.

Noi apparteniamo alla fragilità e da essa chiediamo libertà Una libertà che deve essere costruita  perché il confine è una zona di transito. Si può uscire . Costruendo dentro il cerchio  valori che ci possono aiutare quando siamo usciti, valori da conservare . Uno di questi valori è sicuramente la pietas ,quella nobile di Seneca e Cicerone. Certo dire  pietà, misericordia, compassione  ci fa pensare   a qualcosa di meno nobile. Ma è la  stessa  pietà che muove l’anima a chinarsi  sugli altri e non quella obliqua  che etichetta gli altri   e che trasforma  la pietà-empatia in empietà.
Fragilità e pietà dunque che significa piangere anche su certe realtà . In Tennessee le persone affette da atrofia muscolare spinale verranno «escluse» dalla terapia intensiva. In Minnesota saranno la cirrosi epatica, le malattie polmonari e gli scompensi cardiaci a togliere ai pazienti affetti da Covid-19 il diritto a un respiratore. Il Michigan darà la precedenza ai lavoratori dei servizi essenziali. E nello Stato di Washington, il primo a essere colpito dal coronavirus, così come in quelli di New York, Alabama, Tennessee, Utah, Minnesota, Colorado e Oregon, i medici sono chiamati a valutare il livello di abilità fisica e intellettiva generale prima di intervenire, o meno, per salvare una vita.

Pietà è cambio di passo  come diceva "Albert Einstein : “ Le gravi catastrofi naturali reclamano un cambio di mentalità che obbliga ad abbandonare la logica del puro consumismo e a promuovere il rispetto della creazione." Che è fragile come siamo noi. Perché ci assomiglia . Perché sta dentro di noi come immagine di quello che vale , di quello che  si è  in divenire.




Eremo Rocca S. Stefano  venerdì  3 aprile 2020

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