mercoledì 22 aprile 2020

TRANSIZIONI Etica e natura






L’uomo moderno quello che Marx e Weber definirono in qualche modo “disincantato” ha continuato a coltivare la sua razionalità fino a farla diventare una specie di sindrome della fine.
Molte volte questo l’uomo ha riflettuto sulla possibilità della sua fine  a cominciare da quello che fu  un grande esperimento di distruzione finale: l’uso della prima bomba atomica ,per continuare proprio con la proliferazione di quelle armi ,fino ad arrivare alle attuali sequenze  che indicano  fenomeni  micidiali di inquinamento  della terra, fino al surriscaldamento che potrebbe essere causa di estinzione. 

E’ stato nel tempo una riflessione arricchita  da un dibattito  pieno  e senza nessuna esclusione pieno di colpi di scena. Dibattito che, per esempio, si ripropone  a proposito del problema  dei danni alla natura  sul quale si confrontano tesi opposte. Da una parte quelle che vedono  il precipitarsi di una situazione disastrosa e irreversibile, alla quale sarà difficile mettere riparo, dall’altra quelli  che pensano che la natura, malgrado i colpevoli comportamenti dell’uomo, ha in sé tutte le risorse    per risolvere questi problemi.
E proprio a proposito della natura, del suo rapporto con l’uomo,  della sua funzione e soprattutto della sua etica  il dibattito  può ritenersi  lungo e  appassionante .Viene da lontano. Ma qui ci limitiamo ad osservarne solo le ultime battute. Appena un secolo fa Herbert Spencer ( Derby ,27 aprile 1820 – Brighton ,8 dicembre 1903) un eclettico  filosofo britannico di impostazione liberale, teorico del darwinismo sociale, pensava  che bisognava lasciar fare alla natura  senza mai intervenire,  al contrario di  Thomas Henry Huxeley  (Ealing, 4 maggio 1825Eastbourne, 29 giugno 1895)  un filosofo biologo britannico, convinto sostenitore dell'evoluzionismo darwiniano, tanto da essere soprannominato il "mastino di Darwin" che, in “Evolution and Ethics” (1901) riteneva  di dover contrastare  questa visione  sostenendo che proprio in questo contrasto sta  la civiltà  : combattere gli effetti  nocivi della natura . 

Bertrand Russel (Trellech, 18 maggio 1872Penrhyndeudraeth, 2 febbraio 1970)  filosofo, logico, matematico, attivista e saggista britannico, e George Edward Moore (Londra, 4 novembre 1873Cambridge, 24 ottobre 1958)  filosofo britannico che contribuì alla nascita della filosofia analitica, modellandone il corso nella sua prima fase, affermarono a loro volta  che non è certo  che in natura  ci sia etica e di conseguenza  definirono la teoria di Spencer  un “ naturastic falacy”,  fallacia naturalistica, che  nel diritto e nell’etica indica il vizio di ragionamento, commesso dai teorici naturalisti e biasimato dai divisionisti, di derivare prescrizioni da descrizioni.
L'espressione fu usata per la prima volta da  George  Edward Moore  nei suoi “Principia Ethica” del 1903.  Per Moore  il concetto di buono che sta alla base del discorso morale è una nozione semplice e non può essere ulteriormente definita. Quando si ha la pretesa di identificarlo con una qualche proprietà naturale, come ad esempio l'utile o il piacevole, si cade nella fallacia naturalistica, che comprende sia le teorie etiche naturalistiche che le teorie etiche metafisiche. 

Charles Darwin (Shrewsbury, 12 febbraio 1809 – Londra, 19 aprile 1882)  biologo, naturalista, antropologo, geologo ed esploratore britannico,  a sua volta affermò che l’etica della natura  è il punto più alto  dell’evoluzione umana  e che in natura non ci sono  necessità e finalità. L’etica per Darwin  è l’empatia  derivante dalla natura  animale dell’uomo  che si preoccupa per gli altri. 
Noi siamo Enea che prende il padre Anchise  sulle spalle dopo l’incendio di Troia .Tutti gli uomini sono Virgilio che racconta  il viaggio di Enea  verso L’Italia  e Bernini che scolpì quel viaggio sul marmo.
Di questa riflessione e di questo dibattito l’uomo deve continuare a farsi carico in modo serio  e per così dire responsabile. Senza crearsi illusioni come quelle che possono venire in questo momento  da  quanto sta accadendo nelle città spopolate a causa del lockdown e del distanziamento sociale per combattere la pandemia da corona virus.
Forse potrebbero essere  interpretate come un segno della rivincita della natura  durante questo stop forzato,  le passeggiate di alcuni animali per il centro delle città che girano indisturbati  o il cielo rasserenato  oppure  la migliore qualità dell’aria  per lo stop dei trasporti .Forse sono i segni di un cambiamento  ma probabilmente non dicono più di tanto . Probabilmente la natura non si cura di questo intruso che è l’uomo, quasi sicuramente  non se n’è mai curato e va avanti  senza fare salti . E non va nemmeno addebitato alla natura una voglia di rivalsa nei confronti dell’uomo per i danni che le procura  che consisterebbe in questa “ vendetta” virale”. Ovvero la natura che si ribella e scaglia contro l’uomo una sua arma  quale potrebbe essere  un virus , un semplice virus che non ha nemmeno una vita propria e  viene cancellato da acqua e sapone. 

Probabilmente  fa parte anche di questo dibattito  quello che è per esempio capitato in occasione del disastro ambientale della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon, affiliata alla British Petroleum, con un massiccio sversamento di petrolio nelle acque del Golfo del Messico in seguito a un incidente riguardante il Pozzo Macondo che si trova a oltre 1.500 m di profondità. Lo sversamento andò avanti dal  20 aprile 2010 al 4 agosto 2010 per 106 giorni . Sembra  che la natura abbia messo riparo a quel disastro  ritenuto  il   più grave della storia americana, avendo superato di oltre dieci volte per entità quello della petroliera Exxon Valdez nel 1989. Con , a quanto mi pare di aver letto ,le azioni che la stessa natura , inspiegabile per gli osservatori che partono da un’altra ottica, sta mettendo in atto per ricreare quell’eco sistema. 

E fa parte di questo dibattito  anche l’incapacità  diffusa dei Paesi del Mediterraneo di gestire i propri rifiuti di plastica che  si traduce in livelli record di inquinamento nel Mare Nostrum che provocano costi enormi all’economia regionale ogni anno. Il report del WWF “Fermiamo l’inquinamento da Plastica: come i Paesi del Mediterraneo possono salvare il proprio mare” è sicuramente un contributo all’esame dei sistemi di gestione della plastica di tutti i Paesi del Mediterraneo per far emergere a tutti i livelli i principali fallimenti e le responsabilità nel sistema di gestione della plastica dei produttori, delle autorità pubbliche e dei consumatori. Il report definisce anche  un piano di azioni politiche e iniziative che l’area mediterranea e i singoli Paesi devono sviluppare per raggiungere un’economia sostenibile e circolare che riduca a zero la produzione di rifiuti dal sistema di gestione della plastica.

L’uomo dunque, l’uomo moderno  di fronte all’antico e nuovo dibattito  , di fronte all’accelerazione e alla progressione di danni , violenze alla natura, e via di questo passo con un elenco sterminato,  farebbe bene a fermarsi e a riflettere  proprio sul rapporto  tra etica della scienza e della natura,  che sicuramente coinvolte tra loro possono offrire una prospettiva nuova di fronte  alla possibilità di catastrofi che sta proprio all’uomo cercare di evitare. Ora che sembra cominciare ad averne  la consapevolezza, ora che ne ha  ancora la possibilità .

Eremo Rocca S. Stefano  mercoledì  22 aprile 2020

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