L’uomo
moderno quello che Marx e Weber definirono in qualche modo “disincantato” ha
continuato a coltivare la sua razionalità fino a farla diventare una specie di
sindrome della fine.
Molte
volte questo l’uomo ha riflettuto sulla possibilità della sua fine a cominciare da quello che fu un grande esperimento di distruzione finale:
l’uso della prima bomba atomica ,per continuare proprio con la proliferazione
di quelle armi ,fino ad arrivare alle attuali sequenze che indicano
fenomeni micidiali di
inquinamento della terra, fino al
surriscaldamento che potrebbe essere causa di estinzione.
E’
stato nel tempo una riflessione arricchita
da un dibattito pieno e senza nessuna esclusione pieno di colpi di
scena. Dibattito che, per esempio, si ripropone
a proposito del problema dei danni
alla natura sul quale si confrontano
tesi opposte. Da una parte quelle che vedono
il precipitarsi di una situazione disastrosa e irreversibile, alla quale
sarà difficile mettere riparo, dall’altra quelli che pensano che la natura, malgrado i
colpevoli comportamenti dell’uomo, ha in sé tutte le risorse per risolvere questi problemi.
E
proprio a proposito della natura, del suo rapporto con l’uomo, della sua funzione e soprattutto della sua
etica il dibattito può ritenersi
lungo e appassionante .Viene da
lontano. Ma qui ci limitiamo ad osservarne solo le ultime battute. Appena un
secolo fa Herbert Spencer ( Derby ,27 aprile 1820 – Brighton ,8 dicembre 1903)
un eclettico filosofo britannico di impostazione liberale, teorico del darwinismo sociale, pensava che
bisognava lasciar fare alla natura senza
mai intervenire, al contrario di Thomas Henry Huxeley (Ealing, 4 maggio 1825 – Eastbourne, 29 giugno 1895) un filosofo biologo britannico, convinto sostenitore dell'evoluzionismo darwiniano, tanto da essere
soprannominato il "mastino di Darwin" che, in “Evolution and Ethics”
(1901) riteneva di dover
contrastare questa visione sostenendo che proprio in questo contrasto
sta la civiltà : combattere gli effetti nocivi della natura .
Bertrand
Russel (Trellech, 18 maggio 1872 – Penrhyndeudraeth, 2 febbraio 1970) filosofo, logico, matematico, attivista e saggista britannico, e George Edward Moore (Londra, 4 novembre 1873 – Cambridge, 24 ottobre 1958) filosofo britannico che contribuì alla
nascita della filosofia analitica, modellandone il corso nella sua prima fase,
affermarono a loro volta che non è
certo che in natura ci sia etica e di conseguenza definirono la teoria di Spencer un “ naturastic falacy”, fallacia naturalistica, che nel diritto e nell’etica indica il vizio di
ragionamento, commesso dai teorici naturalisti e biasimato dai divisionisti, di derivare prescrizioni da descrizioni.
L'espressione
fu usata per la prima volta da
George Edward Moore nei suoi “Principia Ethica” del 1903. Per Moore il concetto di buono che sta alla base
del discorso morale è una nozione semplice e non può essere ulteriormente
definita. Quando si ha la pretesa di identificarlo con una qualche proprietà
naturale, come ad esempio l'utile o il piacevole, si cade nella fallacia
naturalistica, che comprende sia le teorie etiche naturalistiche che le teorie
etiche metafisiche.
Charles
Darwin (Shrewsbury, 12 febbraio 1809 – Londra, 19 aprile 1882) biologo, naturalista, antropologo, geologo ed
esploratore britannico, a sua volta
affermò che l’etica della natura è il
punto più alto dell’evoluzione umana e che in natura non ci sono necessità e finalità. L’etica per Darwin è l’empatia
derivante dalla natura animale
dell’uomo che si preoccupa per gli
altri.
Noi
siamo Enea che prende il padre Anchise
sulle spalle dopo l’incendio di Troia .Tutti gli uomini sono Virgilio
che racconta il viaggio di Enea verso L’Italia e Bernini che scolpì quel viaggio sul marmo.
Di
questa riflessione e di questo dibattito l’uomo deve continuare a farsi carico
in modo serio e per così dire
responsabile. Senza crearsi illusioni come quelle che possono venire in questo
momento da quanto sta accadendo nelle città spopolate a
causa del lockdown e del distanziamento sociale per combattere la pandemia da
corona virus.
Forse
potrebbero essere interpretate come un
segno della rivincita della natura
durante questo stop forzato, le
passeggiate di alcuni animali per il centro delle città che girano
indisturbati o il cielo rasserenato oppure
la migliore qualità dell’aria per
lo stop dei trasporti .Forse sono i segni di un cambiamento ma probabilmente non dicono più di tanto .
Probabilmente la natura non si cura di questo intruso che è l’uomo, quasi
sicuramente non se n’è mai curato e va
avanti senza fare salti . E non va
nemmeno addebitato alla natura una voglia di rivalsa nei confronti dell’uomo
per i danni che le procura che
consisterebbe in questa “ vendetta” virale”. Ovvero la natura che si ribella e
scaglia contro l’uomo una sua arma quale
potrebbe essere un virus , un semplice
virus che non ha nemmeno una vita propria e
viene cancellato da acqua e sapone.
Probabilmente fa parte anche di questo dibattito quello che è per esempio capitato in
occasione del disastro ambientale della
piattaforma
petrolifera
Deepwater
Horizon, affiliata alla British Petroleum, con un
massiccio sversamento di petrolio
nelle acque del Golfo del Messico in seguito a un incidente riguardante il Pozzo
Macondo che si trova a oltre 1.500 m di profondità. Lo sversamento andò avanti
dal 20 aprile 2010 al 4 agosto 2010 per
106 giorni . Sembra che la natura abbia
messo riparo a quel disastro
ritenuto il più
grave della storia americana, avendo superato di oltre dieci volte per entità
quello della petroliera Exxon Valdez nel 1989. Con
, a quanto mi pare di aver letto ,le azioni che la stessa natura , inspiegabile
per gli osservatori che partono da un’altra ottica, sta mettendo in atto per
ricreare quell’eco sistema.
E fa
parte di questo dibattito anche
l’incapacità diffusa dei Paesi del
Mediterraneo di gestire i propri
rifiuti di plastica che si
traduce in livelli record di
inquinamento nel Mare Nostrum che provocano costi enormi all’economia regionale ogni anno. Il report del WWF “Fermiamo l’inquinamento da Plastica: come i
Paesi del Mediterraneo possono salvare il proprio mare” è sicuramente un
contributo all’esame dei sistemi di gestione della plastica di tutti i Paesi
del Mediterraneo per far emergere
a tutti i livelli i principali fallimenti e le responsabilità nel
sistema di gestione della plastica dei produttori, delle autorità pubbliche e
dei consumatori. Il report definisce anche un piano
di azioni politiche e iniziative che l’area mediterranea e i singoli
Paesi devono sviluppare per raggiungere un’economia sostenibile e circolare che
riduca a zero la produzione di rifiuti dal sistema di gestione della plastica.
L’uomo
dunque, l’uomo moderno di fronte all’antico
e nuovo dibattito , di fronte
all’accelerazione e alla progressione di danni , violenze alla natura, e via di
questo passo con un elenco sterminato, farebbe bene a fermarsi e a riflettere proprio sul rapporto tra etica della scienza e della natura, che sicuramente coinvolte tra loro possono
offrire una prospettiva nuova di fronte
alla possibilità di catastrofi che sta proprio all’uomo cercare di
evitare. Ora che sembra cominciare ad averne
la consapevolezza, ora che ne ha
ancora la possibilità .


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