
“Non
si può trovare Dio nel rumore .Dio si palesa solo nel silenzio , Dio non è mai
nei mass-media. Dio non è mai sulle prime pagine dei giornali . Dio non è mai
in tivù. Dio non è mai a Broadway”. Lo ha scritto Umberto Eco nel discorso, da non credente ,a Bologna in
occasione della celebrazione del 25° anno della Magna Charta Universitatum il
20 settembre 2013.
Chissà
se è vero. Anche il profeta Elia andò alla ricerca di Dio per chiedergli di tornare a sostenerlo ( I Re, 19 ). Dio si palesò con un “qol demamah daqqah” che in ebraico può
significare “ una voce di silenzio sottile”.
Chi
però non l’ha trovato nel silenzio ma
nemmeno nel chiasso della vita di ogni giorno è sicuramente Friedrich Nietzsche giustificandosi col dire
che “Dio è morto”. «Dio è morto: ma stando alla natura degli uomini, ci saranno
forse ancora per millenni caverne nelle quali si additerà la sua ombra. - E noi
- noi dobbiamo vincere anche la sua ombra!» (1)
Di
questa morte ci parla ne “La gaia
scienza “ che viene ritenuta dagli studiosi come l’opera fondamentale di
Nietzsche. Basti pensare che tra la prima e la seconda edizione del libro,
Nietzsche scrisse Cosí parlò Zarathustra e Al di là del bene e
del male. Con La gaia scienza, la prima opera filosofica in cui egli
ricorre allo strumento espressivo della poesia, che si sente nell’eco
provenzale del titolo, Nietzsche si presenta come filosofo compiutamente
teoretico, lontano dai temi piú noti del “superuomo” e della “volontà di
potenza”.
«Avete
sentito di quell'uomo folle che accese una lanterna alla chiara luce del
mattino, corse al mercato e si mise a gridare incessantemente: "Cerco Dio!
Cerco Dio!"? - E poiché proprio là si trovavano raccolti molti di quelli
che non credevano in Dio, suscitò grandi risa. "Si è forse perduto?"
disse uno. "Si è smarrito come un bambino?" fece un altro.
"Oppure sta ben nascosto? Ha paura di noi? Si è imbarcato? È
emigrato?" gridavano e ridevano in una gran confusione. L'uomo folle balzò
in mezzo a loro e li trapassò con i suoi sguardi: "Dove se n'è andato
Dio?" gridò "ve lo voglio dire! L'abbiamo ucciso - voi e io! Siamo
noi tutti i suoi assassini! Ma come abbiamo fatto? Come potemmo vuotare il mare
bevendolo fino all'ultima goccia? Chi ci dette la spugna per strofinare via
l'intero orizzonte? Che mai facemmo per sciogliere questa terra dalla catena
del suo sole? Dov'è che si muove ora? Dov'è che ci muoviamo noi? Via da tutti i
soli? Non è il nostro eterno precipitare? E all'indietro, di fianco, in avanti,
da tutti i lati? Esiste ancora un alto e un basso? Non stiamo forse vagando
come attraverso un infinito nulla? Non alita su di noi lo spazio vuoto? - Non
si è fatto più freddo? Non seguita a venire notte, sempre più notte? Non
dobbiamo accendere lanterne la mattina? Dello strepito che fanno i becchini
mentre seppelliscono Dio, non udiamo ancora nulla? Non fiutiamo
ancora il lezzo
della divina putrefazione? anche gli dei si decompongono! Dio è morto! Dio
resta morto! E noi lo abbiamo ucciso! Come ci consoleremo noi, gli assassini di
tutti gli assassini? Quanto di più sacro e di più possente il mondo possedeva
fino a oggi si è dissanguato sotto i nostri coltelli - chi detergerà da noi
questo sangue? Con quale acqua potremmo lavarci? Quali riti espiratori, quali
sacre rappresentazioni dovremmo inventare? Non è troppo grande, per noi, la
grandezza di questa azione? Non dobbiamo anche noi diventare dei, per apparire
almeno degni di essa? Non ci fu mai un'azione più grande - e tutti coloro che
verranno dopo di noi apparterranno, in virtù di questa azione, a una storia più
alta di quanto mai siano state tutte le storie fino ad oggi!". - A questo
punto l'uomo folle tacque, e rivolse di nuovo lo sguardo sui suoi ascoltatori:
anch'essi tacevano e lo guadavano stupiti. Finalmente gettò a terra la lanterna
che andò in frantumi e si spense. "Vengo troppo presto," proseguì,
"non è ancora il mio tempo. Questo enorme evento è ancora per strada e sta
facendo il suo cammino - non è ancora arrivato fino alle orecchie degli uomini.
Fulmine e tuono vogliono tempo, la luce delle stelle vuole tempo, le azioni
vogliono tempo, anche dopo essere state compiute, perché siano viste e
ascoltate. Quest'azione azione è ancor sempre più lontana dagli uomini delle
stelle più lontane - eppure sono loro che l'hanno compiuta!". - Si racconta
ancora che l'uomo folle abbia fatto irruzione, quello stesso giorno, in diverse
chiese e quivi abbia intonato il suo Requiem aeternam Deo. Cacciatone fuori e
interrogato, si dice che si fosse limitato a rispondere invariabilmente in
questo modo: "Che altro sono ancora queste chiese, se non le fosse e i
sepolcri di Dio?".» (2)
A
parte la conclusione le domande di
questo brano rimbombano nella Storia e nella vita.
Ma
leggendo questo brano mi è venuto in mente che forse Dio sta dove proprio non
lo cerchiamo . Sta con chi si è
imbarcato su un gommone per sfuggire a
fame, guerra , maltrattamenti, povertà ,catastrofi naturali e ha affrontato un
viaggio per mare o per terra alla ricerca di una vita dignitosa. Dio cerca
insieme a loro una vita dignitosa. Forse sta nascosto dove ognuno di noi
dovrebbe andarlo a cercare . Si è fatto bambino proprio per perdersi nello
struggimento di ognuno di noi qunado
guarda un bambino nella sua
fragilità e nella sua essenzialità . Dio
sta nella fame di popolazioni che
muoiono letteralmente senza cibo, di popolazioni il cui ambiente viene
devastato . Dio sta dalla parte dell’uomo tradito da un altro uomo nei suoi
valori essenziali della libertà, della giustizia, dell’eguaglianza e della
fratellanza.
Dove
sta Dio allora ? Santa Teresa d’Avila
afferma che “è un Dio che lo si trova pure tra le pentole”, pensiamo ai
discepoli di Emmaus, presenti nel brano del capitolo 24 del Vangelo di Luca.
Avevano quasi smesso di credere in Gesù, perché con la sua morte aveva “deluso”
le loro attese. Qui cosa succede? Che Gesù in persona, risorto, si accosta e
cammina con loro mentre discutono. E loro parlando con Lui; non si accorgono
che è Gesù, non lo riconoscono! Così presi dalla loro discussione, così
incastrati nei loro schemi, così accecati dalle loro attese e dal loro
pretendere di dire a Dio come fare Dio, che mentre parlano con Lui non si
accorgono che stanno parlando di lui
.
"Cercando
te, mio Dio, io cerco la felicità della vita".Scrive S. Agostino per il
quale cercare Dio è andare in profondità nella propria vita, domandarsi il
senso di quanto accade; scorgervi un significato che dà gusto e sostanza al
vivere; e arrivare a concludere che
proprio là sta Dio. «Non uscire fuori di te, rientra in te stesso; la verità
abita nell’uomo interiore». Sembra che Agostino si rivolga proprio all'uomo di
oggi, alienato da se stesso, dal suo orgoglio, in ricerca affannosa della sua
identità, frastornato da tante cose che lo circondano e lo sollecitano,
illudendolo di riempire con esse il vuoto interiore, che è il vuoto di Dio.
Solo quando ritroveremo noi stessi, insegna Agostino, quando riacquisteremo la
nostra umanità perduta liberandola dalla schiavitù delle cose, potremo
ritrovare anche Dio.
A
leggere questo brano parrebbe chiaro che chi viene dal cielo è al di sopra di
tutti, mentre chi viene dalla terra appartiene alla terra e parla secondo la
terra.Invece mi sembra che Cristo vuole dire che Dio ha a che fare con la terra.
Egli stesso nasce sulla terra dal ventre di una donna e non scende dalle stelle come sant’Alfonso de Liguori ci continua a far cantare nelle festività natalizie .
Il salmo 84 che sant’Agostino interpreta in maniera cristologica cita "la verità germoglierà dalla terra e la giustizia si affaccerà dal cielo”. Equilibrio esemplare fra cielo e terra, ma noi uomini non siamo così equilibrati. A volte giusto equilibristi.
E così per secoli abbiamo messo Dio in cielo, come abbiamo sistemato nelle nicchie in alto le statue dei santi. Abbiamo sempre fatto i conti con le anime e ci siamo dimenticati dei corpi.
San Rafael Arnaiz Baron (1911-1938), monaco trappista
spagnolo dice : “ Se il mondo che cerca
Dio sapesse! Se i sapienti che cercano Dio nella conoscenza intellettuale e
nelle vane discussioni sapessero; se gli uomini sapessero dove si trova Dio!
Quante guerre sarebbero impedite; quanta pace ci sarebbe nel mondo, quante
anime sarebbero salvate. Insensati e stolti, voi che cercate Dio dove non c'è!
Ascoltate e meravigliatevi: Dio è nel cuore dell'uomo, io, lo so. Ma, vedete,
Dio vive nel cuore dell'uomo quando il cuore è distaccato da tutto ciò che non
è lui, quando il cuore si accorge che Dio bussa alla sua porta (Ap 3,20) e,
spazzando e ripulendo tutti i suoi appartamenti, si dispone così a ricevere
colui che solo sazia veramente. Com'è dolce vivere in questo modo, con Dio nel
più profondo del cuore; quale dolcezza più grande che vedersi pieno di Dio!...
Come costa poco, o piuttosto costa nulla, fare tutto ciò che lui vuole, poiché
amiamo la sua volontà, ed anche il dolore e la sofferenza diventano pace,
poiché soffriamo per amore. Dio solo sazia l'anima e la e la riempie
pienamente. (...) Vengano pure i sapienti e chiedano dove è Dio: Dio si trova
lì dove il sapiente, con tutta la sua scienza piena di orgoglio, non può
arrivare. (4)
1)
Nietzsche, La
gaia scienza, Einaudi, Torino, 1991, p.136
2)
Nietzsche, La
gaia scienza, Einaudi, Torino, 1991, p.150-152
3)
Vangelo secondo
Giovanni 3,31-36
4https://parrocchiaditraversetolo.it/it/langolo_del_don/voi_purificate_lesterno_ma_dio_si_trova_allinterno#Scritti spirituali, 04/03/1938

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