C’è un pensiero orrendo che gira nascosto tra le pagine dei
giornali, nei notiziari di radio e tv
,nei pochi talk show ancora aperti in tempi di corona virus. Forse è il caso di
ricordarsene una volata finita questa
pandemia per ricordarsi quanto di umano è rimasto in questo mondo. Certo è difficile riferirlo
e la sto prendendo alla larga perché non
trovo le parole adatte. Me le faccio prestare da Giuliano Ferrara ex Direttore
del Foglio che cinicamente come lui stesso riconosce dice : “ma se il coronavirus
funzionasse pandemicamente come una grande scrematura, facendo fuori molti
della mia età e oltre a tutte le latitudini, molti con le “patologie pregresse”
nei cinque continenti eccetera, ne sortirebbe un mondo più ricco, più eguale,
più libero, più produttivo, più pronto ad affrontare il futuro? “
Bisogna riconoscerlo non è una mera ipotesi di studio è
purtroppo la realtà nella quale si sta sperimentando questo pensiero . Non
so se del tutto volontariamente o se ,
almeno in Italia , con il solito stile
della inadeguatezza da parte della politica nei confronti di tutto. Un segnale
di come si sia o non si sia posta attenzione ad alcune categorie come gli anziani
con le loro cronicità, ai disabili con le loro necessità di
assistenza e a tutte quelle persone che
si trovano in una condizione di fragilità che richiede estreme cautele.
Leggo opinioni a
questo proposito e leggo resoconti in
cui vengono riferiti provvedimenti e iniziative delle
autorità in merito alla gestione dell’epidemia di corona virus che francamente
appunto richiamano quel pensiero orrendo
declinandone alcuni aspetti . Per
esempio Adriano Sofri riferisce una affermazione
di Giuseppe De Rita espressa in una intervista al Corriere della Sera : ““Non
parlo da un mese. Non mi piace nulla di quello che sta succedendo. Sa cosa
accade in Olanda? Me lo ha raccontato mio figlio che vive lì. Gli over 70 hanno
ricevuto un bel modulo in cui si impegnano, in caso di coronavirus, a non
ricoverarsi in ospedale per non sottrarre posti a chi ha più possibilità di
guarire. Il bello è che lo hanno firmato tutti. La mentalità lì è meno
comunitaria, c’è una forte dimensione di autonomia, di prestigio
dell’individualità. Quasi un esempio di coscienza pubblica: sono vecchio, se mi
ammalo cerco di farcela da solo ma non tolgo spazio ai più giovani (…). Trovo
corretta l’analisi del geriatra Roberto Bernabei. Gli anziani morti avevano
alle spalle, in media, almeno due o tre malattie pregresse. Gli italiani hanno
assistito a tutto questo con dolore e stupore. Poi si è capito che questa
malattia anticipava ciò che sarebbe accaduto magari tra un anno. Come in un
terremoto: un anziano con un bypass, con uno scompenso renale non ce la fa a
salvarsi. Non voglio essere crudele ma è la verità”. Il coronavirus in
sostanza anticipa quello che comunque inesorabilmente accadrà agli anziani :
moriranno. Solo che qualche anziano si permette di obiettare : ma perché volete togliermi il
diritto di morire quando mi spetta ?E magari mi spetta tra uno , due tre o tot
anni .
In Spagna 4.260 ospiti delle case di cura nella sola regione
di Madrid sono già morti dopo avere mostrato i sintomi di Covid-19, dall’8
marzo all’8 aprile. In Francia, le autorità hanno appena chiesto a questi
istituti di comunicare i numeri dei decessi. Ad Amsterdam il virus fa strage di
anziani nella casa di cura ebraica Beth Shalom. L’emittente belga Rtbf parla di
350 decessi nelle strutture di Bruxelles. Il proprietario di case di cura nel
Devon, in Inghilterra, ieri parlando con Sky News ha parlato di una deliberata
“importazione della morte nelle case di cura” e ha accusato il governo di
sacrificare gli anziani. In Italia siamo arrivati ad una indagine della
magistratura per capire qual è la vera entità di questo fenomeno . La cronaca
ci offre notizie di Case di riposo in isolamento, di strutture dove il contagio
del coronavirus non si è fermato, di Paesi isolati proprio a causa di questo,
come accaduto a Nerola, un Comune alle porte di Roma. Qui in una residenza per
anziani si sono registrati oltre 70 casi positivi. La morte degli anziani non
può essere archiviata con facilità, farlo sarebbe l’effetto della “cultura
dello scarto” che Papa Francesco ci ha insegnato a conoscere. La loro scomparsa
è perdita di saggezza, di memoria, di percorsi che possono ancora dire molto,
di un dialogo che si interrompe con i giovani.
In un appello sul quotidiano francese Monde,
un gruppo di personalità laiche scrive: “Nella tormenta della pandemia, non
dimentichiamoci delle persone anziane! Se non agiamo urgentemente con coerenza e con
forza nelle settimane e nei mesi che verranno rischiamo, in Francia, in Europa
e nel mondo, un’ecatombe. Rassegnarsi a questo esito è umanamente
inaccettabile”. Sono firme illustri: Yves Agid dell’Académie des sciences, il
saggista Pascal Bruckner, il neuropsichiatra Boris Cyrulnik, il filosofo
Roger-Pol Droit e Didier Sicard, l’ex presidente del Comité consultatif
national d’éthique. Ricordano “il principio etico del diritto alla vita di ogni
essere umano” e invitano a “combattere questa barbarie insidiosa che porta a
pensare che i più vecchi vadano difesi meno, quasi sacrificati”. Che lo stato o
la società decidano in questo senso “è un’insopportabile prospettiva”.
“L’Italia è stata duramente colpita
dall’epidemia di coronavirus”, scrive Business Insider. Motivo? “Ha una delle
popolazioni più anziane del mondo con il 60 per cento oltre i 40 anni”. “Uno
sciame virale attraversa la terra”, ha detto Ilaria Capua. E’ uno sciame grigio
che fa strame di anziani, in una sorta di eutanasia virale. “Il virus che
risparmia i bambini e uccide i vecchi”, titola il Washington Post. Qualche
osservatore ha notato che i quattro maggiori focolai mondiali dell’epidemia da
Covid-19 sono anche i quattro paesi con il più importante tasso di
invecchiamento: Cina, Italia, Iran e Corea del Sud.
Ma perché in
Italia – affermano due
ricercatori, Moritz Kuhn e Christian Bayer economisti dell’Università di Bonn
che in questi giorni, come tanti altri ricercatori in tutta Europa (vedi per
esempio il gruppo Facebook Physicists Against Sars-Cov-2) stanno usando i
social network per provare ad arricchire il dibattito pubblico con
considerazioni di carattere scientifico in merito ai temi legati all’epidemia
di coronavirus - gli anziani sono
maggiormente integrati nella vita dei più giovani e le dinamiche di scambio
sono molto più presenti. “La percentuale delle persone di etá media che vivono
con un genitore nella stessa casa, per esempio, è molto piú bassa in Germania.
Ancora di piú se guardi alla Scandinavia. Un altro esempio sono i bambini che
tornano da soli a casa dopo scuola e non c’è bisogno della nonna o del nonno
che li vanno a prendere. Se gli anziani sono meno integrati tramite famiglie
allargate è meno probabile che prendono il virus importato tramite contatti di
lavoro” ha spiegato Bayer. I rapporti diradati coi genitori anziani permettono
al virus di svilupparsi e di evitare il contagio. “
Cinicamente
qualcuno potrà osservare : ma sapete per esempio quanti bambini muoiono al giorno nel mondo per mancanza di
vaccinazioni ( e quanti ne moriranno
prossimamente in aggiunta a causa dei fondi bloccati da Trump all’Organizzazione
mondiale della sanità che con le vaccinazioni
riduce questo numero spaventoso; o sapete quante persone muoiono per malnutrizione,
per siccità, conflitti armati? Che differenza ci fa? Vi preoccupate d i un
numero come decine di centinaia di anziani e non pensate alle cifre esponenziali di queste altre
morti.
Non c’è
differenza è il caso di controbattere perché la morte di un individuo che non sia per cause naturali contravviene
ad una legge di natura che appunto vorrebbe la morte alla fine di un ciclo di
vita. Prima rappresenta una anomalia , un qualcosa che non si riesce ad
accettare.
E allora le
morti di anziani causate dall’infezione da coronavirus sollecitano per il momento ancora una riflessione su due punti fondamentali dal punto di vista etico : i danni
collaterali e la politica degli scarti.Fin da quando si è cominciato a parlare
dell’infezione da coronavirus ,prima epidemia poi diventata pandemia ,il
linguaggio usato soprattutto dai mezzi
di comunicazione ma anche da parte dei politici ed altre fonti si è sempre più parlato di guerra usando metafore belliche . E il termine che
più ha riscosso successo per così dire è quello di “danni collaterali”. Espressione
stemperata e mistificata in un più rassicurante “ siamo tutti uguali “, “ siamo
tutti sulla stessa barca”. Cosa affatto vera perché in questo frangente non
siamo tutti uguali. Perché gli ultimi ce li stiamo perdendo per strada.
Anziani, disabili disoccupati detenuti
migranti abbandonati a Samos e
nei campi libici. Uomini donne e bambini
. Numeri senza volti . Di fronte ad una emergenza superiore
e peggiore di quella del 1929, perché tale si rivelerà tra qualche mese,
con un calo del 9 % del prodotto interno lordo stimato per l’Italia , non si
parla per esempio nemmeno lontanamente di ridurre anche di poco per esempio le spese militari
in Italia e nel mondo.
Dunque “ danni
collaterali” come spiega Zygmunt Bauman in un libro dallo stesso titolo nel linguaggio militare sono “conseguenze
indesiderate delle operazioni belliche che comportano costi altissimi in
termini umani. Non sono però prerogativa esclusiva della guerra: i danni
collaterali rappresentano uno degli aspetti più diretti e sconcertanti
dell’ineguaglianza sociale che caratterizza la nostra epoca. Perché ad essere
intrinsecamente votati ai danni collaterali sono i poveri, per sempre segnati
dal duplice marchio dell’irrilevanza e dell’indegnità. Causare danni
collaterali è più facile nei quartieri loschi e tra le strade più malfamate
delle città che nelle tranquille zone residenziali abitate da uomini potenti e
altolocati (e in questo caso anche gli anziani ).Tra l’occupare il gradino più
basso della scala della disuguaglianza e il ritrovarsi ‘vittima collaterale’ di
un’azione umana o di un disastro naturale esiste lo stesso rapporto che
intercorre tra i poli opposti delle calamite, che tendono a gravitare l’uno
verso l’altro.” Un concetto che è strettamente legato anche alla “pericolosa e inaccettabile cultura dello scarto, come conseguenza della crisi
antropologica che non pone più l’uomo al centro, ma ricerca piuttosto
l’interesse economico, il potere e il consumo sfrenato” come afferma Papa
Francesco.
Certo di rimedi ce ne sono basta volerli attuare per far posto a quell’idea che da qualche
settimana si sente ripetere : dopo il coronavirus niente sarà come prima .
Niente sarà se avremo la forza,il coraggio, la voglia , di “ andare controcorrente,
lottando anzitutto perché sia sempre tutelato il diritto di ogni uomo e ogni
donna a una vita dignitosa. Non si tratta solo di soddisfare determinati
bisogni, ma più ancora di vedere riconosciuto il proprio desiderio di essere
accolti e poter vivere in autonomia. La sfida è che l’inclusione
diventi mentalità e cultura, e che i legislatori e i governanti
non facciano mancare a questa causa il loro coerente e concreto sostegno”.

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