Nella
prima parte di questo scritto ho
esordito ricordando che la metafora della guerra riferita alla pandemia che stiamo attraversando non è del tutto adeguata Anzi è inappropriata . Semmai la metafora della guerra si addice a quello
che sta avvenendo in Europa e anche in Italia forse a causa della pandemia ma
anche per ben altri problemi preesistenti . E a proposito dell’ affermazione che sento ripetere e leggo
frequentemente “ niente sarà più come prima “ mi sono permesso di dire che
forse non è del tutto vero alla luce di quanto capitato in occasione del terremoto di L’Aquila e di
inondazioni, pandemie, catastrofi
naturali e altre sciagure altrettanto catastrofiche come per esempio l’attacco alle
torri gemelle in Usa che provocarono
la chiusura degli aeroporti, un nuovo modo di vedere la politica e il mondo stesso . Allo stesso
modo tanto per ricorrere ad un’icona della storia europea dela caduta del muro di
Berlino. Certo ci sono stati cambiamenti
ma il mondo cambia da per sé . Cambiamenti
senza arrivare al “niente sarà più come prima”. Affermazione forte
,radicale che coinvolge la vita delle singole persone , di intere generazioni e
popoli . .
Dunque
tanti sono i fronti su cui ora – proprio
ora – occorre combattere una battaglia politica. Sanità pubblica, diritti dei
lavoratori e dei loro corpi ridotti a merce, diritti di chi non ha una casa in
cui rimanere né i soldi per vivere, diritto alla vita degli anziani, diritto
all’istruzione e libertà di insegnamento, finanziamento della ricerca e accesso
ai ruoli di responsabilità scientifica e molte altre questioni vitali. Insomma, la
ricostruzione dello Stato dalle sue fondamenta: secondo il progetto della
Costituzione.
Questo
è quello che avviene normalmente dopo una guerra ma in realtà questo è quello
che l’epidemia ha messo con prepotenza sulla scena della nostra vita quotidiana
dopo anni di elusioni e di incantamenti che di questi problemi hanno fatto
scempio nascondendoli , travisandoli , usandoli per ogni comodo .
E allora la considerazione è che tutto potrebbe
cambiare ma dipende fortemente da noi secondo la prospettiva che mutuo da un breve scritto di Massimo Cuono
che insegna Filosofia politica all’Università di Torino che scrive : “Non sappiamo quando tutto questo finirà,
ma sappiamo che finirà; è successo anche a flagelli peggiori. Ciò che sappiamo
è che il bilancio sarà terribile, è già terribile; e sappiamo anche che molto
cambierà nel nostro modo di rapportarci agli altri, di immaginare il mondo e di
pensare la politica anche se non sappiamo ancora come tutto ciò cambierà.”
“…A noi resta lo sforzo di tentare di dare una
direzione a questo cambiamento di immaginario. Possiamo lasciare che nel
mondo-del-dopo-Corona la faccia da padrone la paura – quella che
Montesquieu definiva principio del governo dispotico –; è possibile che,
spaventati e scossi, continueremo a invocare l’uomo forte, il solo capace a
gestire ogni emergenza. Colui che non esita, come in quella Cina che, per
efficienza, pare ormai a molti un modello. È possibile che le immagini
dell’esercito che scorta carovane di feretri siano così potenti da
anestetizzarci nei confronti di altre presenze militari per le strade delle
città; così come possibile è che i poteri di emergenza trovino altre scuse ben
meno “fondate” della crisi sanitaria in corso. In Ungheria, del resto, lo stato
di indiscutibile necessità è già stato pretesto per completare il percorso che
da stato di diritto ha portato a stato d’eccezione permanente…”
“…Oppure possiamo ripensare la libertà. Ribadire l’importanza della
libertà di movimento, proprio perché ne abbiamo sperimentato la drastica
limitazione, magari ripartendo dal senso comune sulle migrazioni e sul diritto
penale. Forse guarderemo con occhi differenti chi è costretto a lasciare la
propria casa, dopo essere stati confinati nelle nostre, ben più confortevoli; e
anche il carcere, forse, ci parrà più odioso, infinitamente più odioso. Poi
potremmo anche ricordarci che non c’è libertà senza diritti sociali; la salute
prima di tutto – come nei vecchi adagi degli anziani, ai quali più di tutti
dobbiamo procurare aiuto e sostegno – perché dalla spesa sanitaria dipende la
nostra sopravvivenza prima ancora che il nostro stile di vita. A chi avanza
strane proposte di nuove assemblee costituenti, proporrei più sommessamente
un’abolizione rapida della riforma costituzionale del 2001, che restituisca
subito la gestione del sistema sanitario allo stato centrale, sottraendolo
all’inesorabile iniquità della regionalizzazione – e si tratterebbe comunque
solo di un punto di partenza. L’istruzione, poi; chi come me passa le sue
giornate a chiedere ai propri studenti “mi sentite?” – quante volte mi ronza
nella testa Tommy ,can you hear me? – si è resto conto di quanta voglia e
bisogno di confronto abbia quella generazione spesso liquidata come pigra e
ignorante. E poi, ovviamente, il lavoro; perché sul lavoro come diritto –
quant’altri mai più violato – mi pare chiaro che si giocherà la partita più
importante. Vecchie diseguaglianze di classe si aggraveranno e nuove si
imporrano, forse ancora più drammatiche.La partita è aperta, il risultato quanto mai incerto.
Se, in tempo di sospensione, non possiamo immaginare il quando,
dobbiamo almeno sforzarci di pensare il come. Se penseremo al mondo
come fonte di paura o come luogo di libertà molto dipenderà
dalle scelte della politica; ma anche queste sono influenzate (almeno) in parte
dalla nostra capacità di intervenire e dal nostro modo di guardare a questo
mondo da ricostruire. Rilanciare un modello sociale che guardi alla
redistribuzione, ripensare i nostri stili e i nostri ritmi di vita, presidiare
i nostri spazi di libertà: sono questioni che non possono restare sospese nel
limbo della quarantena. Pensare e discutere, per quanto difficile, si può fare
anche restando in casa. Infondo, come
sosteneva con cauto ottimismo Italo Calvino, “fare di tutto per volgere
al bene comune tutte le forze che possono essere volte al bene comune non è
eclettismo, è atteggiamento di scelta attiva e di rigore discriminante, fiducia
nel poter sottomettere a ragione la storia, finora mossa dal ritmo catastrofico
e biologico dei maremoti e delle epidemie”.
(1)
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https://volerelaluna.it/il-virus-e-noi/2020/04/09/immaginari-pandemici/


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