martedì 21 aprile 2020

IMPRONTE E’ già tempo di futuro: echi del mondo che verrà




 
 Un abitante del Vermont andò alla fattoria di un vicino, a cui chiese: «Lem, che cosa hai dato al tuo cavallo l’anno scorso, quando ebbe quella colica?»
Lem rispose: «Crusca e melassa».
L’agricoltore rincasò, tornò una settimana dopo e disse:
«Lem, ho dato al mio cavallo crusca e melassa, ed è morto».
Lem replicò:«Anche il mio».
Ogni volta, quando  ripenso a questa storiella  mi sento nei panni di quel cavallo. Spiega bene che cos’è la logica quella che manca  alla narrazione del nostro presente perché rischiamo di fare la fine di quel cavallo .

C’era una narrazione  nella nostra vita di ogni giorno prima dell’epidemia di coronavirus che ora  è scomparsa . Una narrazione che si perdeva in una sublimazione di alcune  cose e non di altre, che portavano inesorabilmente ad escludere dai dibattiti alcuni argomenti in favore di altri, che prepotentemente avevano preso la mano dovunque sui social, nei talk show ma soprattutto nella declinazione quotidiana della politica. Così  non si parlava d’altro che della difesa dall’immigrazione, dagli sbarchi, dalla necessità di uscire dall’Europa  e quindi dall’euro, dell’immigrato che veniva a toglierti il lavoro e via dicendo .
Le evidenze che stanno caratterizzando  la vita che viviamo in questi giorni,  pur se ci hanno costretto ad abbandonare quella narrazione, in realtà  hanno anche loro la logica della morte del cavallo in quanto  sono sempre appese a qualcosa  che non si dice , a qualcosa che prevede un antefatto, a qualcosa insomma che non si riesce a capire .In altre parole  dimostrano come sia stato facile capovolgere  quello in cui avevamo creduto, quello  che avevamo fatto per una intera vita . E soprattutto perchè la confusione  delle  notizie che riportano opinioni pro e  contro avvenimenti e che dovrebbero  esaminare i fatti nella loro  essenzialità, offrendo la possibilità di farsi una propria opinione, ovvero di ragionare con la propria testa, è grande. E non solo  ma anche pericolosa perché appunto  con la  necessaria   condivisione (  i social sono nati per condividere ma a certe condizioni  e per  obiettive necessità di informazione e per naturale voglia di fare due chiacchiere )   tout court , senza alcun controllo, contribuiscono  ad alimentare  fake news ( che sono l’anima nera dei social )  e che portano in questo periodo  alla ribalta bufale,in quanto  grazie a Internet ed ai Social Network, rispetto un tempo ora è decisamente più facile far circolare notizie false. 

Il matematico Von Neumanni venne consultato da un gruppo di studiosi che stavano costruendo un razzo da mandare nello spazio. Quando vide la struttura ancora incompleta del razzo, disse: «Dove avete preso i progetti per questa aeronave?». Gli risposero che avevano un gruppo di ingegneri progettisti. Von Neumann fu sprezzante: «Ingegneri!! Ma io ho esposto in modo esauriente la teoria dei razzi. Leggetevi il mio trattato del 1952».
Il gruppo consultò allora il trattato, disfece completamente i dieci milioni di dollari di strutture fin lì costruite e ricominciò da capo, ricostruendo il razzo seguendo le istruzioni di Von Neumann esposte nel testo.
Al momento del lancio l’intera struttura esplose.
Essi, infuriati, richiamarono Von Neumann e gli dissero:«Noi abbiamo seguito le sue istruzioni alla lettera, ma al momento del lancio è scoppiato tutto. Perché?!».
Questi, impassibile, rispose: «Ah sì…questo è tecnicamente conosciuto come il problema dell’esplosione. L’ho esposto compiutamente nel mio trattato del 1954».
Così  il computer che  era il segno delle nuove solitudini, di un mare sommerso che si affacciava al mondo odiandolo è entrato prepotentemente  addirittura nelle famiglie. Costrette a stare a casa, hanno scoperto il valore della comunità virtuale. 

A una velocità pazzesca ci siamo impadroniti del computer, istituzioni impolverate e austere, penso all’università, alle burocrazie dello Stato, si sono trovate nella condizione di apprendere prestissimo un nuovo sistema di trasmissione delle conoscenze e delle competenze. In tempi di pace ci sarebbero voluti vent’anni; in tempo di guerra, perché siamo in guerra, sono bastati 20 giorni. Grazie alla rete le nostre vite invece si sono potute tenere in piedi. Eravamo scontenti delle nostre abitudini e non sapevamo trovare un  rimedio.  Per esempio in rapporto al  tempo. Ci mancava sempre tempo. Per i nostri piaceri e per i nostri doveri, per i figli o per la cucina. Per la riflessione, per il sentimento. Riacquistare forzosamente un tempo così lungo è stato da una parte traumatico e dall’altra ci ha fatto capire che forse era possbile anche prima  mettendo in discussione appunto la logica dei nostri comportamenti ,Una strana  condizione illogica che ci costringe a pensare alla nostra vita, e sicuramente a ripensarla. Soprattutto a evitare gli errori della nostra vita precedente. 

John Stuart Mill elaborò  a suo tempo metodi induttivi  per legare fenomeni causalmente. Tra questi quello del bevitore scientifico che tratta dell’induzione . Devo fare una premessa. La regola della concordanza, ad esempio, ci dice che se un numero n di fenomeni presentano tutti una stessa caratteristica in comune x, insieme ad altre y,z, o q che invece si riscontrano in alcuni e non in altri, certamente x sarà la causa o l’effetto di quel fenomeno. Così, se immediatamente il pranzo di oggi tutta la mia famiglia si fosse sentita male, avesse avuto dolori di stomaco e nausea, ed ognuno avesse mangiato cibi diversi eccetto un cibo che invece tutti quanti hanno mangiato, diremmo certamente che è quel cibo, e non un altro, la causa del malessere.
La storiella del bevitore scientifico smentisce questa intuitiva regoletta.
Immaginate che tutte le sere un tizio entri in un bar, ordini ogni sera più cocktail ogni volta dello stesso tipo, e regolarmente si ritrovi la mattina dopo ubriaco e con un cerchio alla testa. Egli decide che non vuol più ubriacarsi, così applica, da buon scienziato quale è, le regole dell’induzione. Ora: avendo egli la prima sera whisky con soda, la seconda sera bourbon con soda, la terza sera brandy con soda, la quarta gin con soda e la quinta rum con soda, non credete che giurerà a se stesso di non toccare più soda in vita sua?
Una storia che si addice  a qualcosa che non ha nulla di empirico quale il lavoro . Con una grande illogicità  si dice  il lavoro cambierà, muterà faccia. Ma si potrebbe rispondere anche che è vero anche il contrario. Cioè in tanti lo troveranno. Quel che non sappiamo è come sarà: il suo valore economico, la sua qualità. Sono interrogativi di non poco conto dentro il  carattere non lineare dei processi innescati.
Ho parlato di processi logici e illogici, di mutazioni e di persistenze nel mondo dell’informazione,  dell’uso dei social ,all’interno della famiglia e del mondo del lavoro 

Non rimane per il momento che  richiamare l’attenzione su una forma di illogicità o di  estrema logica :il rapporto tra Stato, istituzioni e contesto culturale, tenendo conto delle problematiche che si sono poste in conseguenza delle limitazioni e delle regole di comportamento, che sono state istituite per fare fronte all’emergenza sanitaria del coronavirus?
Salvo poche e isolate eccezioni, nessuno ha giocato su una lettura strumentale delle misure di restrizione della socialità che stiamo vivendo, per sostenere che si invererebbe così la reale natura repressiva e militarizzante  dello Stato, il quale non avrebbe potuto desiderare miglior pretesto per rinchiuderci tutti in casa e riempire le strade di soldati.   E per fortuna nessuno ha avuto il coraggio di dire che la scienza medica che ha dettato le norme di isolamento è una “scienza di Stato”.  Sgombrato il campo da simili equivoci ideologici, però, non è che tutto sia semplice.
La campagna di sensibilizzazione e su forme di profilassi “fiduciarie” ha fatto emergere una certa responsabilizzazione  che non è bastata per cui si è dovuto arrivare a forme di coercizione.
La tensione tra responsabilità comunitarie e provvedimenti repressivi e punitivi  è diventato un nodo irrisolto. Un illogico noto  perché  al senso di coesione attorno a un bene comune si contrappongono  le conflittualità fra categorie di cittadini  sui quali le restrizioni pesano in modo diverso, le accuse di “immoralità” una tendenza alla criminalizzazione dei comportamenti dei singoli . Cose pericolose .
Tutto  all’interno della  delicata fase  di vita e di  difficoltà di azione che in questo vive la società civile. L’associazionismo, il volontariato, le reti di solidarietà territoriale, importanti forze aggregative come quelle delle parrocchie non hanno grande spazio d’azione cosa che permette appunto di non riuscire ad ascoltare  gli  echi da un mondo che verrà.

Le storielle possono leggersi nel testo di SMULLYAN R., Qual è il titolo di questo libro?, Zanichelli, Bologna, 1981, p.169-172.

Eremo Rocca S. Stefano martedì  21 aprile 2020

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