
«Per una serie
di ragioni, stiamo diventando una società che ‘tiene lontane le mani’. Esiste
una profonda fame di contatto fisico, di toccare e di essere toccati. Troppe
persone sono affamate di questa forma di comunicazione umana più fondamentale
di tutte. È fame di essere riconfermati nella certezza che dentro la nostra
pelle noi siamo ‘qualcuno’; che dentro la pelle degli altri c’è ‘qualcuno’,
proprio come noi. È, letteralmente, una ‘fame di pelle’»,(1)
I
gesti anche attraverso le mani hanno
capacità di comunicare con
immediatezza sentimenti, voleri, reazioni . L’attenzione ai gesti “comunicanti” del corpo è
antica, tanto da comporre una sorta
di
branca della retorica a cui sono stati dedicati trattati specifici. Si usano le mani per stringere un patto,
per delimitare, scoprire e
inventariare le parti del corpo. Si usano le mani per lavorare .Molte
volte le mani fungono da attrezzo. Le
mani hanno una presa sulle cose, sugli
strumenti musicali, su quello che ci sta vicino. Le mani servono per indicare .
Con le mani chiudiamo, apriamo, tocchiamo, accarezziamo, schiaffeggiamo,
leghiamo, sciogliamo… tutti gesti che metaforicamente ci portano a
“manipolare”. Con le mani comunichiamo e interpretiamo le emozioni,
Sull’uso delle mani ci sono indicazioni, prescrizioni , consigli, divieti . Un manuale interessante sull’uso delle mani è quello del giurista della corte di Treviso, Giovanni Bonifacio, che lo pubblicò nel 1616 dedicandolo ai principi, cioè ai governanti, che devono saper comunicare
anche
con il loro gestire, oltre che con il parlare. Il titolo dell’opera spiega
benissimo
il
suo scopo: “L’arte de’ cenni, con la quale formandosi favella visibile si
tratta della
muta
eloquenza, che non è altro che un facondo silenzio. (2)
Le
mani hanno anche un potere di seduzione come le labbra ,la bocca. Hanno anche
una certa carica erotica. Servono per accarezzare . Le innervazioni possedute
dalle mani sono superiori al resto del corpo (insieme alle innervazioni
delle labbra e della bocca). Questo sta ad indicare l’importanza che la
psiche dà a questi arti.
Massimo Recalcati ha
dedicfato uno studio alle “mani della madre” dove con un linguaggio più poetico che
psicologico,aiutato non solo dalla
lettura di psicologi e psicoanalisti ma da letture di romanzi e di un fitto
numero di films, allontanandosi volutamente dai tecnicismi, in uno stile che è
parallelo allo spirito del libro esamina la funzione materna senza mistificazioni
ma con il desiderio esplicito di ripristinare la potenza fondamentale del
desidero della madre.
Scrive
Francesco Cataluccio su Il Post : “ Il
grande filosofo e scienziato russo, studioso delle icone, Pavel Florenskij, in
un geniale testo sulla tecnica come proiezione degli organi, Organoproekzia
(Organo-Proiezione 1922), sostenne che la mano, sia come superficie, sia dal
modo di afferrare le cose con le dita o di stringere, è la madre di tutti gli
attrezzi, proprio come il tatto è la madre di tutti i sensi. Le mani sono il
prototipo della maggior parte dei nostri attrezzi: “La tavola da stiro, il
ferro da stiro, le macchine per levigare e lucidare il legno, il metallo, il
vetro, la pietra, incluse le macchine per tagliare i brillanti ed i congegni
capaci di lucidare le lenti ottiche, tutto questo è un palmo di mano, a volte
piegato, a volte raddrizzato, a volte ingrandito a dismisura, oppure, al
contrario, molto ristretto, o indurito, o ammorbidito, una mano a cui si
attribuisce maggior concretezza e continuità di movimento di quanto sia
concesso ad un palmo di mano organico, o una libertà di movimento maggiore di
una mano vera. Una mano organica è capace di compiere tante azioni, perciò
nessuna alla perfezione. Ma qualche volta, a causa di certi mestieri, il palmo
della mano acquista caratteristiche diverse diventando o più ruvido o più
elastico e cosi via. Negli attrezzi che abbiamo citato e che proiettano il
palmo della mano, ne vengono stilizzate alcune caratteristiche, e attenuate
altre; allora il palmo della mano perde la sua varia funzionalità e, di
conseguenza, proiettato tutto sulla funzione prescelta, produce questo o
quell’altro strumento, ferro da stiro o lucidatura”.Le mani rappresentano nello stesso tempo l’unità e la diversità. Ogni mano è composta da cinque dita tutte diverse, per forma e lunghezza, che trovano, una sorta di sintesi nel palmo, che poi si restringe nel polso e nel braccio. Le dita, a volte, sembrano andare ciascuna per conto proprio. Quando si osserva un pianista che percorre rapidamente i tasti del suo strumento, sembra quasi impossibile credere che quelle dita scatenate facciano parte di una stessa mano e che non stiano per staccarsene da un momento all’altro per andare ciascuna per conto proprio. (3)
Su
Pangea possiamo leggere una interessante riflessione
riferita a che cosa serve la mano
secondo alcune opere di Caravaggio : “ A cosa serve la mano lo illustra
Caravaggio, nel quadro, conservato a Potsdam, in cui Tommaso fa serpeggiare
l’indice nel costato di Cristo.
A vedere bene, il quadro ha tre mani al centro. Quella di Tommaso, che scava la
carne dissanguata; poi quelle di Cristo: una che apre la veste e l’altra che
trattiene il polso di Tommaso, come se, scavando con troppa violenza, il
discepolo possa cadere in Dio. L’altra mano del quadro è in basso, la sinistra,
di Tommaso, sul fianco, a dimostrare la natura d’ira meticolosa, la disciplina
laboriosa. Quattro mani – e quattro visi. Quello di Tommaso e dei due alle sue
spalle, i cui occhi puntano il petto di Cristo come chiodi; l’altro è il volto,
nel sospiro, di Cristo.
L’altro
quadro in cui la mano è centrale è la Vocazione di san Matteo in San
Luigi dei Francesi. In questo caso la scena allestita da Caravaggio è davvero
speciale: la luce, che giunge da una finestra invisibile, forse sfonda le mura,
sottolinea il gesto di Gesù, alla destra, che indica Matteo, al lato opposto
del quadro, impegnato – con le mani – a contare i soldi. Il gesto di Gesù, però, è
triplicato: il vecchio di fianco a lui e uno degli uomini vicini a Matteo,
compiono lo stesso gesto, in imitazione gergale – così a noi suonano le parole
del maestro, come dita. Meglio ancora: lo stesso dito,
l’indice, è usato, in un quadro, per scavare, nell’altro per chiamare. ( 4)
Per un altro verso le mani ci aiutano a capire Il centro dell’esperienza cristiana
sono le stimmate, quel buco nero nella carne. “Guardate le mie mani e i miei
piedi: sono proprio io!” (Lc 24, 39). Il passaporto del Risorto sono le stimmate e
in quel covo di spietata pietà s’annienta la fiumana degli dèi antichi. Sempre
nella stessa religione con
la stessa mano Abramo riconosce la vastità di Dio (“Alzo la mano davanti al
Signore, Dio altissimo”, Gen 14, 22) e si appresta, sprofondando nel credo,
a uccidere il figlio (“stese la mano e prese il coltello per immolare il
figlio”, Gen 22, 10). Dio e Adamo si sfiorano con il dito, nella
creazione ideata da Michelangelo.
Secondo
Elias
Canetti “La mano deve la sua origine alla vita sugli alberi. Suo primo
contrassegno è la
separazione del pollice dalle altre dita: il vigore del
pollice e la distanza creatasi fra esso e le altre dita permettono di usare
quel che era un tempo un artiglio, per afferrare bene i rami”. La mano non preda, afferra: garantisce
l’assoluta individualità dell’uomo. Con la mano mi arrampico sull’albero,
spezzo i rami per costruire una casa, il luogo del mio destino. Con
il ramo che ho spezzato posso costruire un bastone: il bastone mi regge; su un
bastone, in forma di scettro, reggo la famiglia, il mio regno
In Massa e potere ci spiega che “la vera grandezza
delle mani consiste nella loro pazienza. Le quiete,
rallentatissime attività della mano hanno formato il mondo in cui vorremmo
vivere”. La mano non
è solo simbolo del volto: è l’indole dell’intelligenza. La mente pensa e le
mani praticano: in realtà, le mani pensano e la mente cerca una applicazione
per adattare quel pensiero al mondo Era affascinato dalla figura del direttore
d’orchestra, a cui dedica un capitolo in Massa e potere. Quel corpo
rende possibile l’armonia, la musica, a patto di restare intoccabile e di non
toccare alcuno. “Durante il concerto il direttore d’orchestra è una guida e un
capo per la folla nella sala. Egli sta alla loro testa e ha volto loro le
spalle… Invece che con i piedi, egli avanza con la mano. L’interno flusso della
musica, suscitato dalla mano, corrisponde al cammino che egli percorrerebbe con
le gambe. La
gente ammassata nella sala viene rapita da lui. Per tutta la durata di un
pezzo, non riescono a vedere il suo volto. Egli è inesorabile: non è concessa
sosta. Se durante l’esecuzione di un pezzo egli si voltasse, anche una sola
volta, l’incantesimo sarebbe spezzato”. Una forma straordinaria accade
corrispondendo a un ordine impresso, nell’aria, dalle mani.
.
Infine la
chiromanzia (anche chiamata chirologia). Il
nome di quest’arte deriva dal greco “cheiromantéia”
che rappresenta la divinazione della mano, ed è la tecnica con cui si interpretano la
personalità e il destino di una persona attraverso la lettura delle linee del palmo della mano. La chiromanzia è
una scienza davvero antica, i primi libri risalgono a più di 2000 anni fa e sono
conservati in un tempio indù nella valle del Gange, al loro interno sono stati scoperti compendi di 567 immagini da
interpretare sulle mani. Con la diffusione del cristianesimo,l’arte
della lettura della mano è considerata elemento di stregoneria ed di eresia. Alessandro
Magno è stato colui che l’ha introdotta in Occidente,diffondendo così
questa filosofia orientale. Ad oggi la chiromanzia si è ancora in uso
soprattutto attraverso le popolazioni Rom, che per tradizione la praticano
ancora, è però generalmente considerata una pseudoscienza, al pari della
cartomanzia.
(1) S.B. Simon, Caring,
Feeling, Touching, Niles, 111. 1976, p. 101. Sul bisogno umano di
contatto, le diverse tecniche di massaggio e la relazione terapeutica
attraverso il massaggio, cf. il cap. sui massaggi in
W. Pasini, Eros et changement, cit., p. 217-226; cf.
anche A. Montagu, La peau et le toucher. Un premier langage,
Paris 1979
(4) Pangea. Rivista avventuriera
di cultura&idee è un progetto dell’Associazione Culturale
Pangea. Direttore editoriale:
Davide Brullo; Presidente: Jonathan Grassi.

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