giovedì 16 aprile 2020

SILLABARI : Scritto sul corpo ( V parte )





Cos’è infine l’uso dei corpi? Aristotele e in genere  il mondo greco considera  un certo tipo di corpo , quello degli schiavi ,alla stessa stregua  delle suppellettili di casa.  Lo schiavo rimane un “ uomo” ma l’uso del suo “ corpo” lo fa  assomigliare a uno strumento . L’uomo dunque in questa specificazione diventa uno strumento . Il suo corpo è uno strumento. E se anche secoli di   storia e di cultura  successivi hanno tentato,  con le diverse concezioni dell’uomo e del suo mondo, di guardare  al suo corpo in modo diverso  è difficile non concordare  con Marx. Questo strano filosofo  le cui teorie sono state sempre  in qualche modo usate  per dimostrare tutt’altro  da quello che forse inizialmente egli stesso voleva dire,  ci aiuta a capire il paradigma  antropologico dell’uomo e del suo corpo. In questo paradigma,  ereditato dal mondo classico e messo al centro della propria riflessione e azione da parte del  liberalismo, in realtà  l’uomo non ha un destino diverso da quello dello schiavo  Come pure al tempo del capitalismo e del globalismo. Per cui  ad ascoltare  Marx sembra che il corpo sia oltraggiato . Certo Sade che arriva all’estremizzazione di questo discorso, teorizza come un fatto naturale la differenza  corporea tra  padroni e schiavi.  Un corpo macchina quello degli schiavi . Si deve a Cartesio  la definizione e distinzione  tra pensiero ed estensione   che salvaguardando  il destino ultraterreno dell’anima non riesce però,  dal punto di vista scientifico , a spiegare  le interazioni tra le due sostanze. Da Cartesio si sviluppa una  riflessione cripto materialistica  che sul piano ideologico prorompe nelle affermazioni della teoria dell’animale-macchina del 1748  che viene rilanciata nella forma dell’ homme-machine da parte di Julien Offray de La Mettrie.L’uomo-macchina della tradizione meccanicista, che funzionava come un orologio mosso da un centro spirituale trascendente, si  trasforma poi nel  Settecento  in un’individualità complessa e polimorfa, che attende dall’analisi sperimentale la risoluzione dei tradizionali problemi legati al rapporto tra anima e corpo

Sulla scorta di questi brevissimi richiami si vuole però qui approfondire il discorso  dell’uso e della cura del corpo .Insieme all’uso del  corpo che in parte siamo andati analizzando ci possiamo domandare che cos’è la cura ? Qual è la relazione tra  “uso e cura ?
Per quanto riguarda l’uso del corpo dobbiamo ancora brevemente riferire  sul valore del corpo per esempio nell’arte teatrale . Grotowski   dice  che l’essenza di quest’arte è allora il rapporto diretto tra attore e spettatore i: “Eliminando gradualmente tutto ciò che si dimostrava superfluo, scoprimmo che il teatro può esistere senza cerone, senza costumi e scenografie decorative, senza una zona separata di rappresentazione (il palcoscenico), senza effetti sonori e di luci ecc. Non può invece esistere senza un rapporto diretto e palpabile, una comunione di vita fra l’attore e lo spettatore . Quindi diventa importante la capacità dell’attore di usare il proprio corpo per creare una densità situazionale e uno stato di intensità emotiva che si genera nella compresenza fisica di attore e spettatore: “La vicinanza dell’organismo vivo: ecco il solo elemento di cui il teatro non può essere defraudato né dal cinema né dalla televisione: grazie a ciò ogni provocazione lanciata dall’attore, ognuno dei suoi atti magici […] diventa qualcosa di grande, di straordinario e simile all’estasi. Per questo è necessario abolire la distanza tra l’attore e lo spettatore facendo a meno del palcoscenico, infrangendo tutte le barriere. Che quanto vi è di più intenso, avvenga faccia a faccia con lo spettatore così che egli sia a portata di mano dell’attore, possa sentire il suo respiro e percepire il suo sudore” Così che da questi presupposti ha preso ilo via una verro pria rivoluzione nel mondo del teatro.
Il corpo sembra cioè essere il materiale specifico di lavoro di cui fa uso l’attore per realizzare ciò che Jakobson chiama la funzione poetica, l’uso sapiente e il gioco con le proprietà fisiche del materiale specifico di un’arte, come il suono per la poesia o forme e colori per la pittura, per suscitare piacere estetico. Che il corpo e le sue masse muscolari, i suoi pesi, i suoi arti, il suo sistema osseo, i suoi equilibri siano la materia espressiva manipolata nel teatro è evidente nei diari di lavoro di due attrici dell’Odin Teatret, Roberta Carreri e Julia Varley. Carreri descrive più volte la propria consapevolezza del controllo degli spostamenti di diverse parti del corpo e del loro peso: in slow motion la treccia dei miei capelli cadrà sul pavimento perché non posso controllarla, ma dovrei essere in grado di dominare il resto del corpo: mani piedi, braccia, gambe, torso, testa…Devo pensare a tutte le parti del mio corpo contemporaneamente […] se mentre sto entrando in posizione per fare la capriola, non comincio a spostare la mia mano destra in avanti, questa non arriverà in tempo a toccare il suolo per frenare la caduta del mio peso in quella direzione […]. Con il solo spostamento del peso in avanti, devo riuscire a sollevare il sedere dal suolo e, liberando una gamba dal mio peso, alzarmi in piedi con estrema lentezza (1)
Sempre in tema di uso del corpo c’è poi un argomento che fu molto dibattuto alcuni anni fa  : l’utero  in affitto, l’emancipazione che diventava  schiavitù. Come per altri casi dibattuti in passato c’è chi parlava  di alienazione e chi di autodeterminazione. Riassumendo lo slogan era : «Se le femministe non vogliono che un uomo decida sui loro corpi, io pretendo che nessuna donna decida sul mio» come affermava con durezza Victoria, una delle madri surrogate intervistate da Serena Marchi per Mio tuo suo loro (Fandango), un libro la cui uscita coincise con quella di un pamphlet di tutt’altro segno, Nel ventre di un’altra di Laura Corradi (Castelvecchi). In entrambi i casi, non si trattava  di un’opera prima. Nel 2015 Serena Marchi aveva raccolto in Madri, comunque una serie di testimonianze che già contemplavano l’ipotesi delle «donne che partoriscono per altri», che diventava esclusiva nel  secondo reportage. (2)

C’è poi ancora un’altra specificazione sull’uso del corpo ovvero la ricerca  delle  tracce di memoria che rimangono intrise nel corpo e nell’aria, quando c’è un vuoto affettivo, e su ciò che lascia la mancanza. Una riflessione su ciò che resta nel corpo come memoria  dei vuoti affettivi è  stata fatta  da Gisela  Fantacuzzi  che l’ha poi trasformata in  danza, in suono, in azione.(3)
Un accenno va fatto all’uso del corpo nella performance  a partire per esempio da  quando vedi un musicista davanti al suo strumento. Si  può  riconoscere – ancora prima di ascoltare la prima nota che suonerà – la qualità della sua performance osservando come usa il suo corpo in relazione allo strumento.Come entra in relazione con lo strumento, e il livello somatico da cui ha trarrà delle note .
Non è possibile tacere su un tema che ha a lungo animato il dibattito politico ossia l’uso del corpo delle donne  in riferimento appunto al  decennale dibattito parlamentare che accompagnò la proposta di legge della senatrice Lina Merlin, fino all’approvazione definitiva alla Camera dei deputati, nel 1958. Una battaglia, quasi isolata, di una donna che nelle case chiuse vedeva la deliberata volontà statuale di mantenere migliaia di donne in una condizione di sfruttamento economico, di limitazione della libertà e di mortificazione della dignità personale, in evidente contraddizione con lo spirito e la lettera della nuova Costituzione repubblicana.(4)
All'art. 5 del Codice civile italiano si legge: "Gli atti di disposizione del proprio corpo sono vietati quando cagionino una diminuzione permanente della integrità fisica, o quando siano altrimenti contrari alla legge, all'ordine pubblico o al buon costume". Per questo articolo Il soggetto vivente ha il potere di disporre del proprio (futuro) cadavere in ordine al trattamento di sepoltura/cremazione  ed alla destinazione a trapianto di determinati organi . Per la manifestazione della volontà di donare, nel nostro ordinamento vige il principio del consenso o del dissenso esplicito. Per legge, i cittadini maggiorenni possono dichiarare la propria volontà indicando, nella carta d’identità, il consenso o il diniego a donare i propri organi in caso di morte.

Per l’attuale legislazione sono ammissibili la donazione del sangue  e la donazione di midollo osseo, mentre è vietato il trapianto di cornea di persona vivente, in quanto tale prelievo pregiudicherebbe irrimediabilmente la funzione della vista.  La legge consente il trapianto del rene tra viventi, in quanto l’altro rene è sufficiente ad assicurare la funzione di depurazione del sangue. Inoltre, ammette di disporre a titolo gratuito di parti di fegato al fine esclusivo del trapianto e consente, infine, il trapianto parziale di polmone, pancreas e intestino tra persone viventi.
È consentita la modificazione dei caratteri sessuali e la conseguente rettificazione di attribuzione di sesso. La maternità surrogata non trova riconoscimento nell’ordinamento italiano: tale pratica, che può essere inquadrata tra le modalità di procreazione medicalmente assistita, resta vietata anche se è venuto meno il divieto di fecondazione eterologa. Ampiamente dibattuta è la questione del cd. testamento biologico, con il quale il testatore detta disposizioni anticipate sui trattamenti sanitari ai quali desidera essere sottoposto, nel caso in cui perda la capacità di autodeterminazione, a causa di una malattia, fino al rifiuto delle cure (eutanasia). In Italia non esiste una normativa specifica. L’atteggiamento della dottrina e giurisprudenza è, in generale, contrario a riconoscere la validità e l’operatività del testamento biologico

(1)                Confr .Roberto Pellerey  L’uso sapiente del corpo e il linguaggio del teatro Università di Genova

(2)               https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/uso-del-corpo-e-libert-femministe-mai-cos-divise

(3)               https://armunia.eu/2018/04/corpo-archivio-memoria-gisela-fantacuzzi/

(4)               Liliosa Azara  L’uso “politico” del corpo femminile La legge Merlin tra nostalgia, moralismo ed emancipazione Edizione: 2017Collana: Studi Storici Carocci (280)

 

Eremo Rocca S. Stefano giovedì  16 aprile 2020

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