Cos’è
infine l’uso dei corpi? Aristotele e in genere
il mondo greco considera un certo
tipo di corpo , quello degli schiavi ,alla stessa stregua delle suppellettili di casa. Lo schiavo rimane un “ uomo” ma l’uso del suo
“ corpo” lo fa assomigliare a uno
strumento . L’uomo dunque in questa specificazione diventa uno strumento . Il
suo corpo è uno strumento. E se anche secoli di
storia e di cultura successivi hanno tentato, con le diverse concezioni dell’uomo e del suo
mondo, di guardare al suo corpo in modo
diverso è difficile non concordare con Marx. Questo strano filosofo le cui teorie sono state sempre in qualche modo usate per dimostrare tutt’altro da quello che forse inizialmente egli stesso
voleva dire, ci aiuta a capire il
paradigma antropologico dell’uomo e del
suo corpo. In questo paradigma, ereditato dal mondo classico e messo al centro
della propria riflessione e azione da parte del
liberalismo, in realtà l’uomo non
ha un destino diverso da quello dello schiavo
Come pure al tempo del capitalismo e del globalismo. Per cui ad ascoltare
Marx sembra che il corpo sia oltraggiato . Certo Sade che arriva
all’estremizzazione di questo discorso, teorizza come un fatto naturale la
differenza corporea tra padroni e schiavi.
Un corpo macchina quello degli schiavi . Si deve a Cartesio la definizione e distinzione tra pensiero ed estensione che salvaguardando il destino ultraterreno dell’anima non riesce
però, dal punto di vista scientifico , a
spiegare le interazioni tra le due
sostanze. Da Cartesio si sviluppa una
riflessione cripto materialistica
che sul piano ideologico prorompe nelle affermazioni della teoria
dell’animale-macchina del 1748 che viene
rilanciata nella forma dell’ homme-machine da parte di Julien Offray de
La Mettrie.L’uomo-macchina della tradizione meccanicista, che funzionava come
un orologio mosso da un centro spirituale trascendente, si trasforma poi nel Settecento
in un’individualità complessa e polimorfa, che attende dall’analisi
sperimentale la risoluzione dei tradizionali problemi legati al rapporto tra
anima e corpo
Sulla
scorta di questi brevissimi richiami si vuole però qui approfondire il
discorso dell’uso e della cura del corpo
.Insieme all’uso del corpo che in parte
siamo andati analizzando ci possiamo domandare che cos’è la cura ? Qual è la
relazione tra “uso e cura ?
Per
quanto riguarda l’uso del corpo dobbiamo ancora brevemente riferire sul valore del corpo per esempio nell’arte
teatrale . Grotowski dice
che l’essenza di quest’arte è allora il rapporto diretto tra attore e
spettatore i: “Eliminando gradualmente tutto ciò che si dimostrava superfluo,
scoprimmo che il teatro può esistere senza cerone, senza costumi e scenografie
decorative, senza una zona separata di rappresentazione (il palcoscenico),
senza effetti sonori e di luci ecc. Non può invece esistere senza un rapporto
diretto e palpabile, una comunione di vita fra l’attore e lo spettatore . Quindi
diventa importante la capacità dell’attore di usare il proprio corpo per creare
una densità situazionale e uno stato di intensità emotiva che si genera nella
compresenza fisica di attore e spettatore: “La vicinanza dell’organismo vivo:
ecco il solo elemento di cui il teatro non può essere defraudato né dal cinema
né dalla televisione: grazie a ciò ogni provocazione lanciata dall’attore,
ognuno dei suoi atti magici […] diventa qualcosa di grande, di straordinario e
simile all’estasi. Per questo è necessario abolire la distanza tra l’attore e
lo spettatore facendo a meno del palcoscenico, infrangendo tutte le barriere.
Che quanto vi è di più intenso, avvenga faccia a faccia con lo spettatore così
che egli sia a portata di mano dell’attore, possa sentire il suo respiro e
percepire il suo sudore” Così che da questi presupposti ha preso ilo via una verro
pria rivoluzione nel mondo del teatro.
Il corpo sembra cioè essere il materiale specifico di lavoro
di cui fa uso l’attore per realizzare ciò che Jakobson chiama la funzione
poetica, l’uso sapiente e il gioco con le proprietà fisiche del materiale
specifico di un’arte, come il suono per la poesia o forme e colori per la
pittura, per suscitare piacere estetico. Che il
corpo e le sue masse muscolari, i suoi pesi, i suoi arti, il suo sistema osseo,
i suoi equilibri siano la materia espressiva manipolata nel teatro è evidente
nei diari di lavoro di due attrici dell’Odin Teatret, Roberta Carreri e
Julia
Varley. Carreri descrive più volte la propria consapevolezza del controllo
degli spostamenti di diverse parti del corpo e del loro peso: in slow motion la treccia dei miei capelli
cadrà sul pavimento perché non posso controllarla, ma dovrei essere in grado di
dominare il resto del corpo: mani piedi, braccia, gambe, torso, testa…Devo
pensare a tutte le parti del mio corpo contemporaneamente […] se mentre sto
entrando in posizione per fare la capriola, non comincio a spostare la mia mano
destra in avanti, questa non arriverà in tempo a toccare il suolo per frenare
la caduta del mio peso in quella direzione […]. Con il solo spostamento del
peso in avanti, devo riuscire a sollevare il sedere dal suolo e, liberando una
gamba dal mio peso, alzarmi in piedi con estrema lentezza (1)
Julia
Varley. Carreri descrive più volte la propria consapevolezza del controllo
degli spostamenti di diverse parti del corpo e del loro peso: in slow motion la treccia dei miei capelli
cadrà sul pavimento perché non posso controllarla, ma dovrei essere in grado di
dominare il resto del corpo: mani piedi, braccia, gambe, torso, testa…Devo
pensare a tutte le parti del mio corpo contemporaneamente […] se mentre sto
entrando in posizione per fare la capriola, non comincio a spostare la mia mano
destra in avanti, questa non arriverà in tempo a toccare il suolo per frenare
la caduta del mio peso in quella direzione […]. Con il solo spostamento del
peso in avanti, devo riuscire a sollevare il sedere dal suolo e, liberando una
gamba dal mio peso, alzarmi in piedi con estrema lentezza (1)
Sempre
in tema di uso del corpo c’è poi un argomento che fu molto dibattuto alcuni
anni fa : l’utero in affitto, l’emancipazione che diventava schiavitù. Come per altri casi dibattuti in
passato c’è chi parlava di alienazione e
chi di autodeterminazione. Riassumendo lo slogan era : «Se le femministe
non vogliono che un uomo decida sui loro corpi, io pretendo che nessuna donna
decida sul mio» come affermava con durezza Victoria, una delle madri surrogate
intervistate da Serena Marchi per Mio tuo suo loro (Fandango), un libro
la cui uscita coincise con quella di un pamphlet di tutt’altro segno, Nel
ventre di un’altra di Laura Corradi (Castelvecchi). In entrambi i casi, non
si trattava di un’opera prima. Nel 2015
Serena Marchi aveva raccolto in Madri, comunque una serie di
testimonianze che già contemplavano l’ipotesi delle «donne che partoriscono per
altri», che diventava esclusiva nel secondo reportage. (2)
C’è
poi ancora un’altra specificazione sull’uso del corpo ovvero la ricerca delle tracce di memoria che rimangono intrise nel
corpo e nell’aria, quando c’è un vuoto affettivo, e su ciò che lascia la
mancanza. Una
riflessione su ciò che resta nel corpo come memoria dei vuoti affettivi è stata fatta
da Gisela Fantacuzzi che l’ha poi trasformata in danza, in suono, in azione.(3)
Non
è possibile tacere su un tema che ha a lungo animato il dibattito politico
ossia l’uso del corpo delle donne in
riferimento appunto al decennale dibattito parlamentare che accompagnò
la proposta di legge della senatrice Lina Merlin, fino all’approvazione
definitiva alla Camera dei deputati, nel 1958. Una battaglia, quasi isolata, di
una donna che nelle case chiuse vedeva la deliberata volontà statuale di
mantenere migliaia di donne in una condizione di sfruttamento economico, di
limitazione della libertà e di mortificazione della dignità personale, in
evidente contraddizione con lo spirito e la lettera della nuova Costituzione
repubblicana.(4)
All'art. 5 del Codice civile
italiano si legge: "Gli atti di disposizione del proprio corpo sono vietati
quando cagionino una diminuzione permanente della integrità fisica, o quando
siano altrimenti contrari alla legge, all'ordine pubblico o al buon
costume". Per questo articolo Il soggetto vivente ha il potere di
disporre del proprio (futuro) cadavere in ordine al trattamento di
sepoltura/cremazione ed alla destinazione a trapianto di determinati
organi . Per la manifestazione della volontà di donare, nel nostro ordinamento
vige il principio del consenso o del dissenso esplicito. Per legge, i cittadini
maggiorenni possono dichiarare la propria volontà indicando, nella carta
d’identità, il consenso o il diniego a donare i propri organi in caso di morte.
Per l’attuale legislazione sono ammissibili la donazione del sangue e
la donazione di midollo osseo, mentre è vietato il trapianto di
cornea di persona vivente, in quanto tale prelievo
pregiudicherebbe irrimediabilmente la funzione della vista. La legge
consente il trapianto del rene tra viventi, in
quanto l’altro rene è sufficiente ad assicurare la funzione di depurazione del
sangue. Inoltre, ammette di disporre a titolo gratuito di parti di fegato al
fine esclusivo del trapianto e consente, infine, il trapianto parziale di
polmone, pancreas e intestino tra persone viventi.È consentita la modificazione dei caratteri sessuali e la conseguente rettificazione di attribuzione di sesso. La maternità surrogata non trova riconoscimento nell’ordinamento italiano: tale pratica, che può essere inquadrata tra le modalità di procreazione medicalmente assistita, resta vietata anche se è venuto meno il divieto di fecondazione eterologa. Ampiamente dibattuta è la questione del cd. testamento biologico, con il quale il testatore detta disposizioni anticipate sui trattamenti sanitari ai quali desidera essere sottoposto, nel caso in cui perda la capacità di autodeterminazione, a causa di una malattia, fino al rifiuto delle cure (eutanasia). In Italia non esiste una normativa specifica. L’atteggiamento della dottrina e giurisprudenza è, in generale, contrario a riconoscere la validità e l’operatività del testamento biologico
(1) Confr .Roberto Pellerey L’uso sapiente del corpo e il linguaggio del teatro Università di Genova
(2) https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/uso-del-corpo-e-libert-femministe-mai-cos-divise
(3) https://armunia.eu/2018/04/corpo-archivio-memoria-gisela-fantacuzzi/
(4)
Liliosa Azara L’uso “politico” del corpo femminile La legge
Merlin tra nostalgia, moralismo ed emancipazione Edizione:
2017Collana: Studi Storici
Carocci (280)


Nessun commento:
Posta un commento