mercoledì 29 aprile 2020

GRAMSCIANA : L’intervento di Gramsci al parlamento sulla massoneria e la Marcia su Roma ( IV Parte )



Qualche  giorno fa abbiamo inserito  l’intervento di Antonio Gramsci  alla Camera il 16 maggio 1925 diviso in tre parti  . Un intervento che verteva sull’adesione della massoneria al regime .
In questa quarta parte  vogliamo aggiungere  un corollario  :   una pagina della  Cronaca e storia della Marcia su Roma  di Gian Franco Venè  (Ed. Mondadori  1972 ) alla data  del pomeriggio del  25 ottobre  1922,  qualche giorno prima del  29 ottobre 1922 data della marcia che racconta l’incontro  di Mussolini con il gran maestro della loggia massonica  di piazza del Gesù e del suo appoggio alla marcia stessa. .
Pomeriggio del 25 ottobre 1922  ,quattro giorni prima della marcia e il giorno successivo al Convegno di Napoli . L’allarme lanciato al mattino era stato annullato : i treni speciali dei fascisti  reduci da Napoli passavano oltre stazione Termini  sulla linea di Orte. Carabinieri e guardie regie s’erano messi al riparo sotto la pensilina  o davanti alle porte vetrate del buffet. I grandi cancelli erano stati riaperti . Il commissario di turno era stato avvertito che di lì a poco  avrebbe sostato in stazione il treno con la vettura riservata ai deputati e ai senatori dove viaggiava Mussolini.
Ma il capo dei fascisti non si sarebbe fermato a Roma . dopo la sosta sarebbe partito per Milano  con lo stesso treno. La notizia del suo passaggio, tuttavia,  era meglio che restasse segreta  per ragioni di ordine pubblico. Quando il treno direttissimo stridette sotto la pensilina, Benito Mussolini si svegliò  da un leggero assopimento. Nello scompartimento ovattato di velluti rossi  viaggiava con lui uno dei suoi consiglieri ,Cesare Rossi.La pioggia rombava sulle arcate di ferro  della stazione. Mussolini  si riallacciò le ghette e abbassò il finestrino sporgendosi.
“Ti serve qualcosa?” domandò Rossi. “Aspetto qualcuno “, borbottò Mussolini. Non ci sarebbe stato niente di strano se Mussolini  avesse atteso di incontrare  una donna. Gli capitava anche nei momenti più gravi , e Cesare Rossi ricordava benissimo che  il 3 agosto Gabriele D’Annunzio aveva potuto tenere dal palazzo Marino  a Milano, un discorso tutt’altro che fascista,proprio perché Mussolini  era occupato a Roma con una signora. ( Poi Mussolini  s’era imbestialito del discorso di D’Annunzio e qualcuno aveva trovato il coraggio  di rinfacciargli  le sue avventure improvvisate anche nei momenti più gravi ).
Cesare Rossi vide invece avvicinarsi  un gruppo di signori : giunti davanti al finestrino  dov’era affacciato Mussolini , tutti si tolsero il cappello. Il capo del fascismo accennò un saluto romano  e disse a Rossi : “ Scendo ma risalgo subito”. Nel gruppo, Cesare Rossi aveva riconosciuto  Raul Palermi,gran maestro della Massoneria  di piazza del Gesù di cui egli stesso faceva parte  insieme con Italo Balbo ,Costanzo Ciano  e altri capi fascisti. Rossi, però, non disse nulla e rimase in disparte,
Rossi sapeva che Mussolini nutriva profonda  avversione per la massoneria; Mussolini d’altronde non poteva certo ignorare che la maggior parte dei suoi uomini  di punta, da Roberto Farinacci ad Achille Starace, da Aurelio Padovani , capo dei fascisti di Napoli,  al marchese Dino Perrone Compagni , capo del Fascio fiorentino, dal generale Luigi Capello al deputato Dario Lupi , erano massoni. Inoltre egli aveva intuito che le due massonerie , quella di Palazzo Giustiniani  ( gran maestro Domizio Torreggiani ) e quella di piazza del Gesù erano in concorrenza tra loro. Di conseguenza se la massoneria di palazzo Giustiniani  era tiepida verso il fascismo poiché lo giudicava troppo reazionario , quella di piazza del Gesù si sarebbe fatta avanti  : il che era puntualmente avvenuto. Prima ancora che Mussolini partisse per Napoli  era stato informato che al suo ritorno , alla stazione di Roma , il gran maestro Raul Palermi  sarebbe stato felice di incontrarlo. Fino ad allora i massoni avevano collaborato  sia praticamente che economicamente  coi  fascisti ma mai in  modo ufficiale . L’appuntamento con Raul Palermi era invece il primo frutto  di una netta presa di posizione assuanta da Mussolini tra  la fine di settembre e i primi di ottobre  : a quell’epoca Alberto de Stefani , deputato fascista per la circoscrizione Verona-Vicenza, aveva chiesto a Mussolini  di pronunciarsi decisamente  contro i massoni. “ No, non per  ora, non è affatto il caso “ aveva risposto Mussolini  “ non mettiamo troppo pane sulla pancia”
Cesare Rossi non poteva non ricordare  tutto ciò mentre vedeva  Mussolini assorbito  nel crocchio di massoni  a conversare con le mani puntate  sulle reni. All’ultimo istante , mentre il grupposi stava già riavvicinando alla carrozza  riservata, Benito Mussolini ricevette da Raul  Palermi un abbraccio e una pergamena. La pergamena era il brevetto di 33° grado  ad honorem della massoneria; l’opuscolo che ora  Raul Palermi gli porgeva  in lettura era la dichiarazione  dei principii massonici. Mussolini trasse di tasca  la stilografica e scrisse sull’opuscolo : “ Visto e approvato .  B. Mussolini”. Ci fu un gran stringere di mani ,anziché inchinarsi , il capo  dei fascisti salutava inarcando  il dorso all’indietro , col viso alto. Tornato nel suo scompartimento , prima di lasciarsi cadere sul divano ,Mussolini che  non sapeva mostrarsi raggiante di soddisfazione  se non accentuando in modo burbero  i toni della voce, disse a Cesare Rossi : “Sai chi era quel tale? Era Raul Palermi , gran maestro della massoneria  di piazza del Gesù”. Sedette  accanto a Rossi e disse d’un fiato : “  Mi ha garantito  che gli ufficiali del comando  della guardia regia , alcuni comandanti di reparto  della guarnigione di Roma  e il generale Cittadini , primo aiutante di campo del re,  ci aiuteranno a fare  la nostra rivoluzione. E sai perché? Perché son tutti della massoneria “.
Mussolini non disse a Rossi ( ma Rossi l’avrebbe saputo  di lì a poco  dallo stesso Raul Palermi )  che c’era un altro massone  sul quale il duce avrebbe potuto contare  per infilarsi al potere : l’ammiraglio Paolo Thaon  di Revel . Né Mussolini raccontò a Rossi che Palermi , oltre al titolo di aspirante  massone ad honorem  gli aveva promesso per la marcia su Roma  anche tre milioni in contanti . Da spedire non a Mussolini ,naturalmente , ma al signor  Giovanni Marinelli  ( 1) 

Alcuni storici indicano la Marcia su Roma come  la prmessa della nascita del concetto di totalitarismo  da riferirsi al fascismo  e in simbiosi con il fascismo  quando i termini totalitario e totalitarismo furono inventati  dagli antifascisti  per definire la vocazione  dittatoriale ed integralista  del Partito fascista  e il sistema di dominio terroristico  e demagogico  che il fascismo  aveva messo in pratica  subito dopo la conquista del potere  per affermare  il suo predominio assoluto .
“Le condizioni per  la nascita e il successo per la nascita del fascismo furono poste  dal conflitto monjdiale e dagli sconvolgimenti  economici, sociali, politici ,culturali e morali , che la guerra provocò e che accelerarono violentemente  la trasformazione della società e la crisi dello Stato liberale , suscitando, sia a destra che a sinistra, nuove forze antiliberali e antiparlamentari , che dall’esperienza della guerra e  della rivoluzione bolscevica  avevano tratti modelli nuovi di organizzazione  e di lotta politica. Furono queste  nuove forze gli artefici  principali della decadenza finale  del regime parlamentare “ ( 2 )  

Michele Terzaghi  Fascismo e massoneria,Milano 1950, pag 59
Cesare Rossi  33 vicende mussoliniane,Milano 1958 pag 142 e segg
(2 ) Emilio Gentile, Fascismo. Storia e interpretazioni , Laterza, 2002


Eremo Rocca S. Stefano mercoledì 29 aprile 2020

Nessun commento:

Posta un commento