Qualche giorno fa abbiamo inserito l’intervento di Antonio Gramsci alla Camera il 16 maggio 1925 diviso in tre
parti . Un intervento che verteva sull’adesione
della massoneria al regime .
In questa
quarta parte vogliamo aggiungere un corollario : una
pagina della Cronaca e storia della
Marcia su Roma di Gian Franco Venè (Ed. Mondadori 1972 ) alla data del pomeriggio del 25 ottobre 1922, qualche giorno prima del 29 ottobre 1922 data della marcia che racconta
l’incontro di Mussolini con il gran
maestro della loggia massonica di piazza
del Gesù e del suo appoggio alla marcia stessa. .
Pomeriggio
del 25 ottobre 1922 ,quattro giorni
prima della marcia e il giorno successivo al Convegno di Napoli . L’allarme
lanciato al mattino era stato annullato : i treni speciali dei fascisti reduci da Napoli passavano oltre stazione
Termini sulla linea di Orte. Carabinieri
e guardie regie s’erano messi al riparo sotto la pensilina o davanti alle porte vetrate del buffet. I
grandi cancelli erano stati riaperti . Il commissario di turno era stato
avvertito che di lì a poco avrebbe
sostato in stazione il treno con la vettura riservata ai deputati e ai senatori
dove viaggiava Mussolini.
Ma il
capo dei fascisti non si sarebbe fermato a Roma . dopo la sosta sarebbe partito
per Milano con lo stesso treno. La
notizia del suo passaggio, tuttavia, era
meglio che restasse segreta per ragioni
di ordine pubblico. Quando il treno direttissimo stridette sotto la pensilina,
Benito Mussolini si svegliò da un
leggero assopimento. Nello scompartimento ovattato di velluti rossi viaggiava con lui uno dei suoi consiglieri
,Cesare Rossi.La pioggia rombava sulle arcate di ferro della stazione. Mussolini si riallacciò le ghette e abbassò il
finestrino sporgendosi.
“Ti
serve qualcosa?” domandò Rossi. “Aspetto qualcuno “, borbottò Mussolini. Non ci
sarebbe stato niente di strano se Mussolini
avesse atteso di incontrare una
donna. Gli capitava anche nei momenti più gravi , e Cesare Rossi ricordava
benissimo che il 3 agosto Gabriele D’Annunzio
aveva potuto tenere dal palazzo Marino a
Milano, un discorso tutt’altro che fascista,proprio perché Mussolini era occupato a Roma con una signora. ( Poi
Mussolini s’era imbestialito del
discorso di D’Annunzio e qualcuno aveva trovato il coraggio di rinfacciargli le sue avventure improvvisate anche nei
momenti più gravi ).
Cesare
Rossi vide invece avvicinarsi un gruppo
di signori : giunti davanti al finestrino
dov’era affacciato Mussolini , tutti si tolsero il cappello. Il capo del
fascismo accennò un saluto romano e
disse a Rossi : “ Scendo ma risalgo subito”. Nel gruppo, Cesare Rossi aveva
riconosciuto Raul Palermi,gran maestro
della Massoneria di piazza del Gesù di
cui egli stesso faceva parte insieme con
Italo Balbo ,Costanzo Ciano e altri capi
fascisti. Rossi, però, non disse nulla e rimase in disparte,
Rossi
sapeva che Mussolini nutriva profonda
avversione per la massoneria; Mussolini d’altronde non poteva certo
ignorare che la maggior parte dei suoi uomini
di punta, da Roberto Farinacci ad Achille Starace, da Aurelio Padovani ,
capo dei fascisti di Napoli, al marchese
Dino Perrone Compagni , capo del Fascio fiorentino, dal generale Luigi Capello
al deputato Dario Lupi , erano massoni. Inoltre egli aveva intuito che le due
massonerie , quella di Palazzo Giustiniani
( gran maestro Domizio Torreggiani ) e quella di piazza del Gesù erano
in concorrenza tra loro. Di conseguenza se la massoneria di palazzo
Giustiniani era tiepida verso il
fascismo poiché lo giudicava troppo reazionario , quella di piazza del Gesù si
sarebbe fatta avanti : il che era
puntualmente avvenuto. Prima ancora che Mussolini partisse per Napoli era stato informato che al suo ritorno , alla
stazione di Roma , il gran maestro Raul Palermi
sarebbe stato felice di incontrarlo. Fino ad allora i massoni avevano
collaborato sia praticamente che
economicamente coi fascisti ma mai in modo ufficiale . L’appuntamento con Raul
Palermi era invece il primo frutto di
una netta presa di posizione assuanta da Mussolini tra la fine di settembre e i primi di ottobre : a quell’epoca Alberto de Stefani , deputato
fascista per la circoscrizione Verona-Vicenza, aveva chiesto a Mussolini di pronunciarsi decisamente contro i massoni. “ No, non per ora, non è affatto il caso “ aveva risposto
Mussolini “ non mettiamo troppo pane
sulla pancia”
Cesare
Rossi non poteva non ricordare tutto ciò
mentre vedeva Mussolini assorbito nel crocchio di massoni a conversare con le mani puntate sulle reni. All’ultimo istante , mentre il
grupposi stava già riavvicinando alla carrozza
riservata, Benito Mussolini ricevette da Raul Palermi un abbraccio e una pergamena. La
pergamena era il brevetto di 33° grado
ad honorem della massoneria; l’opuscolo che ora Raul Palermi gli porgeva in lettura era la dichiarazione dei principii massonici. Mussolini trasse di
tasca la stilografica e scrisse sull’opuscolo
: “ Visto e approvato . B. Mussolini”.
Ci fu un gran stringere di mani ,anziché inchinarsi , il capo dei fascisti salutava inarcando il dorso all’indietro , col viso alto.
Tornato nel suo scompartimento , prima di lasciarsi cadere sul divano
,Mussolini che non sapeva mostrarsi
raggiante di soddisfazione se non
accentuando in modo burbero i toni della
voce, disse a Cesare Rossi : “Sai chi era quel tale? Era Raul Palermi , gran
maestro della massoneria di piazza del
Gesù”. Sedette accanto a Rossi e disse d’un
fiato : “ Mi ha garantito che gli ufficiali del comando della guardia regia , alcuni comandanti di
reparto della guarnigione di Roma e il generale Cittadini , primo aiutante di
campo del re, ci aiuteranno a fare la nostra rivoluzione. E sai perché? Perché son
tutti della massoneria “.
Mussolini
non disse a Rossi ( ma Rossi l’avrebbe saputo di lì a poco
dallo stesso Raul Palermi ) che c’era
un altro massone sul quale il duce
avrebbe potuto contare per infilarsi al
potere : l’ammiraglio Paolo Thaon di
Revel . Né Mussolini raccontò a Rossi che Palermi , oltre al titolo di
aspirante massone ad honorem gli aveva promesso per la marcia su Roma anche tre milioni in contanti . Da spedire
non a Mussolini ,naturalmente , ma al signor
Giovanni Marinelli ( 1)
Alcuni
storici indicano la Marcia su Roma come
la prmessa della nascita del concetto di totalitarismo da riferirsi al fascismo e in simbiosi con il fascismo quando i termini totalitario e totalitarismo
furono inventati dagli antifascisti per definire la vocazione dittatoriale ed integralista del Partito fascista e il sistema di dominio terroristico e demagogico
che il fascismo aveva messo in
pratica subito dopo la conquista del
potere per affermare il suo predominio assoluto .
“Le condizioni
per la nascita e il successo per la
nascita del fascismo furono poste dal
conflitto monjdiale e dagli sconvolgimenti
economici, sociali, politici ,culturali e morali , che la guerra provocò
e che accelerarono violentemente la trasformazione
della società e la crisi dello Stato liberale , suscitando, sia a destra che a
sinistra, nuove forze antiliberali e antiparlamentari , che dall’esperienza
della guerra e della rivoluzione
bolscevica avevano tratti modelli nuovi
di organizzazione e di lotta politica.
Furono queste nuove forze gli
artefici principali della decadenza
finale del regime parlamentare “ ( 2 )
( 1 )
Renzo De Felice, Mussolini il
fascista. Vol. 1: La conquista del potere (1921-1925) Einaudi 2019
Michele
Terzaghi Fascismo e massoneria,Milano
1950, pag 59
Cesare
Rossi 33 vicende mussoliniane,Milano
1958 pag 142 e segg
(2 )
Emilio Gentile, Fascismo. Storia e interpretazioni , Laterza, 2002

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