mercoledì 15 aprile 2020

MEDITERRANEO Il mito fondatore




Il mito fondatore della nostra cultura, che identifichiamo con la narrazione omerica delle vicende della guerra di Troia e del ritorno di Ulisse ad Itaca, racconta una storia mediterranea  di migrazioni, scontri di popoli, sofferenze.
La guerra di Troia forse fu un succedersi  ininterrotto di guerre etniche. Per cantare quei fatti forse allora fu inventato l’esametro   greco che fu un  tipo di “ scrittura diversa” da quella che si usava  correntemente solo per “ amministrare”,ovvero registrazioni contabili, liste di persone e oggetti  che restano impresse nelle tavolette di Micene e di Pilo. L’esametro dunque che era ben altra cosa nacque  probabilmente per contenere  le grandi pulsioni   dovute alla spinta di contestazione  dei poteri  ( Achille contro Agamennone) al conflitto tra classi ( i Proci contro Odisseo ).
La civiltà mediterranea è fatta  di migrazioni di popoli, qualche volta violente, o meglio migrazioni a causa di violenze  come le guerre ,ma in genere pacifiche.
Una storia che si ripete da millenni  e che rinnova  sofferenze e scontri  come oggi li vediamo rinnovare  proprio vicino alla Propondite  tra le sponde dell’ Asia Minore  e quelle della Grecia a causa della guerra in Siria ,dei comportamenti  della Turchia di Erdogan e dell’Europa.
I “ nuovi popoli del mare “ non arrivano per saccheggiare,accomunati dalle provenienze ( fuga dalla guerra, dal bisogno, dalla fame,vicissitudini etniche ) ma con una richiesta di accoglienza che spesso è inattesa e rifiutata. Che differenza c’è tra la loro storia di approdi  e naufragi e quella di Odisseo  che Omero racconta  come se stesse scrivendo una cronaca  su uno dei nostri quotidiani  contemporanei ? Ben poco. E la musa continua a cantare quei lutti infiniti. Lungo quella costa dove veri e propri eserciti di archeologi  hanno scavato  alla ricerca di Troia , sappiamo oggi che c’era una miriade di città al punto di incontro  tra Mediterraneo e Mar Nero. Non c’era solo  Troia.
Così quei poemi omerici , appunto fondanti un mito probabilmente  raccontano una guerra commerciale  e la bella Elena immedesimata in un bottino di merci  e non di carne.  Ma è una  delle tante  interpretazioni e congetture alla pari  con altre su cui continuano a lavorare studiosi  di tutto il mondo. E’ il racconto di una età, quella del bronzo,  che sentiamo lontanissima. Ma che rappresenta un  momento eccezionale  della storia della nostra civiltà, un momento fondante. In quel piccolo angolo di Mediterraneo  in cui entrano in contatto Asia, Europa e Africa bisogna dire che la storia  e la preistoria hanno lasciato  un segno inconfondibile. Là entrarono in contatto l’uomo Sapiens che viveva  in Africa e l’uomo di Neanderthal  che viveva  dal nord Europa all’Uzbekistan  e poi gli  Egizi e gli Ittiti. Là fu inventato l’alfabeto. Nasce ad opera dei Fenici e viene  trasformato nell’Egeo  e in Grecia fino agli Etruschi  e ai Romani.
 
Un Mediterraneo abbastanza grande sulle cui sponde vivono  popoli diversi, capaci  di conservare le loro civiltà diverse e tenerle distinte  ma anche piccolo così da permettere un efficace  comunicazione proprio da parte  di quelle civiltà e culture  con un dialogo arricchente  fatto di guerre,commerci, navigazioni .
Certo nell’antichità greca i miti contenuti  nei poemi omerici  si legavano a fondazione di città ,  rituali religiosi , luoghi sparsi per tutte le coste del Mediterraneo  mentre a Roma parlare di Romolo  significava rievocare direttamente  l’origine della città ovvero  la sua vocazione imperiale.
Dobbiamo riscoprire  la tradizione e il significato dei miti classici  perché in una cultura come la nostra, che diventa sempre più fragile  a ragione di molte cause, tradizione e significato dei miti,può diventare un punto di riferimento  fondamentale.
I miti classici che nei millenni sono sopravvissuti ,arrivano fino a noi oggi come un fiore all’occhiello di una civiltà perché dimostrano che  i problemi dell’umanità sono sempre gli stessi . Medea, Edipo , Antigone  arrivano a noi con grande autorevolezza  perché sono ancora in grado di  narrare  quello che avveniva millenni fa  ma anche quello che avviene oggi . La mitologia, per i popoli che hanno costruito su di essa la propria identità culturale, ha il significato primordiale di dire (e cioè di descrivere, rappresentare, ecc.), attraverso un testo narrativo, il reale conosciuto. Il mito è, in origine, un mezzo per "significare" le cose; solo successivamente diviene un enorme deposito di narrazioni, situazioni e personaggi cui si può fare riferimento anche in ambito letterario. Il mito non è un racconto  favoloso, affascinante, poco credibile, è invece lo specchio della realtà. E’ un racconto credibile ieri come oggi .


Eremo Rocca S. Stefano  mercoledì 15 aprile 2020

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