Il mito fondatore della
nostra cultura, che identifichiamo con la narrazione omerica delle vicende
della guerra di Troia e del ritorno di Ulisse ad Itaca, racconta una storia
mediterranea di migrazioni, scontri di
popoli, sofferenze.
La guerra di Troia forse
fu un succedersi ininterrotto di guerre
etniche. Per cantare quei fatti forse allora fu inventato l’esametro greco che fu un tipo di “ scrittura diversa” da quella che si
usava correntemente solo per “
amministrare”,ovvero registrazioni contabili, liste di persone e oggetti che restano impresse nelle tavolette di
Micene e di Pilo. L’esametro dunque che era ben altra cosa nacque probabilmente per contenere le grandi pulsioni dovute alla spinta di contestazione dei poteri
( Achille contro Agamennone) al conflitto tra classi ( i Proci contro
Odisseo ).
La civiltà mediterranea è
fatta di migrazioni di popoli, qualche
volta violente, o meglio migrazioni a causa di violenze come le guerre ,ma in genere pacifiche.
Una storia che si ripete
da millenni e che rinnova sofferenze e scontri come oggi li vediamo rinnovare proprio vicino alla Propondite tra le sponde dell’ Asia Minore e quelle della Grecia a causa della guerra in
Siria ,dei comportamenti della Turchia
di Erdogan e dell’Europa.
I “ nuovi popoli del mare
“ non arrivano per saccheggiare,accomunati dalle provenienze ( fuga dalla
guerra, dal bisogno, dalla fame,vicissitudini etniche ) ma con una richiesta di
accoglienza che spesso è inattesa e rifiutata. Che differenza c’è tra la loro
storia di approdi e naufragi e quella di
Odisseo che Omero racconta come se stesse scrivendo una cronaca su uno dei nostri quotidiani contemporanei ? Ben poco. E la musa continua
a cantare quei lutti infiniti. Lungo quella costa dove veri e propri eserciti
di archeologi hanno scavato alla ricerca di Troia , sappiamo oggi che
c’era una miriade di città al punto di incontro
tra Mediterraneo e Mar Nero. Non c’era solo Troia.
Così quei poemi omerici ,
appunto fondanti un mito probabilmente
raccontano una guerra commerciale
e la bella Elena immedesimata in un bottino di merci e non di carne. Ma è una
delle tante interpretazioni e
congetture alla pari con altre su cui
continuano a lavorare studiosi di tutto
il mondo. E’ il racconto di una età, quella del bronzo, che sentiamo lontanissima. Ma che rappresenta
un momento eccezionale della storia della nostra civiltà, un momento
fondante. In quel piccolo angolo di Mediterraneo in cui entrano in contatto Asia, Europa e
Africa bisogna dire che la storia e la preistoria
hanno lasciato un segno inconfondibile.
Là entrarono in contatto l’uomo Sapiens che viveva in Africa e l’uomo di Neanderthal che viveva
dal nord Europa all’Uzbekistan e
poi gli Egizi e gli Ittiti. Là fu
inventato l’alfabeto. Nasce ad opera dei Fenici e viene trasformato nell’Egeo e in Grecia fino agli Etruschi e ai Romani.
Un Mediterraneo abbastanza
grande sulle cui sponde vivono popoli
diversi, capaci di conservare le loro
civiltà diverse e tenerle distinte ma
anche piccolo così da permettere un efficace
comunicazione proprio da parte di
quelle civiltà e culture con un dialogo
arricchente fatto di guerre,commerci,
navigazioni .
Certo nell’antichità greca
i miti contenuti nei poemi omerici si legavano a fondazione di città , rituali religiosi , luoghi sparsi per tutte
le coste del Mediterraneo mentre a Roma
parlare di Romolo significava rievocare
direttamente l’origine della città
ovvero la sua vocazione imperiale.
Dobbiamo riscoprire la tradizione e il significato dei miti classici perché in una cultura come la nostra, che
diventa sempre più fragile a ragione di
molte cause, tradizione e significato dei miti,può diventare un punto di
riferimento fondamentale.
I miti classici che nei
millenni sono sopravvissuti ,arrivano fino a noi oggi come un fiore
all’occhiello di una civiltà perché dimostrano che i problemi dell’umanità sono sempre gli
stessi . Medea, Edipo , Antigone
arrivano a noi con grande autorevolezza
perché sono ancora in grado di
narrare quello che avveniva
millenni fa ma anche quello che avviene
oggi . La mitologia, per i popoli che hanno costruito su di essa la propria
identità culturale, ha il significato primordiale di dire (e cioè di descrivere, rappresentare, ecc.), attraverso un
testo narrativo, il reale conosciuto.
Il mito è, in origine, un mezzo per
"significare" le cose; solo successivamente diviene un enorme
deposito di narrazioni, situazioni e personaggi cui si può fare riferimento
anche in ambito letterario. Il mito non è un racconto favoloso, affascinante, poco credibile, è
invece lo specchio della realtà. E’ un racconto credibile ieri come oggi .



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