E’ già tempo di pensare al futuro ,un
futuro anteriore che ci propone di
riflettere sull’ordine politico attuale che sembra essere, in questo
momento di grande impegno nella lotta ad un nemico come il covid 19, l’unica opzione per
l’Europa unita.
Prima o poi questo nemico pure invisibile verrà vinto o comunque
saranno trovate modalità di convivenza o per
la perdita della sua carica secondo alcuni scienziati ,o per la cura con
un farmaco e la sterilizzazione con un
vaccino secondo altri.
Ma per capire quale sarà il “ dopo”
dobbiamo riflettere sul “ prima”. Era l’anno 1944. Uno scenario di guerra in
pieno fermento. Tra agosto e ottobre a
Dumbarton Oaks
( Stato di Washington , Stati Uniti
d’America ) i paesi alleati contro l’Asse
cominciarono a pensare come definire
l’ordine politico mondiale al termine della guerra. Nacque in
quell’incontro una bozza di discussione per la conferenza di S. Francisco ,aprile
1945, anno di nascita dell’ONU (
Organizzazione delle Nazioni Unite ). Prima ancora di queste due conferenze se
n’era tenuta un’altra a Bretton
Woods nel New Hampshire, a luglio 1944, per discutere il futuro economico con la nascita del Fondo monetario internazionale e la Banca Mondiale
.
A Dumbarton Oaks si verificò uno
scontro tra due modi opposti di
vedere quel futuro anteriore che bisognava
pensare fin da subito, per realizzarlo appena dopo la fine della guerra che era ancora in corso.
Ebbene in quella conferenza si
fronteggiarono i sostenitori della
necessità di ritornare al vecchio
sistema nazionale-imperiale, i sostenitori
della esigenza di congelare il
nascente bipolarismo e chi voleva cambiare del tutto e creare un ordine unilaterale e internazionale.
Ebbe la meglio quest’ultima ipotesi anche se all’inizio ritenuta quasi
irrealizzabile. La storia di come fu
costruita una nuova visione del mondo probabilmente potrebbe insegnare qualcosa
all’Europa di oggi. Una Europa che di fronte
agli sforzi che sta già facendo la Banca Centrale Europea, per neutralizzare quello che si annuncia un disatro europeo, non riesce ad
incanalare le proposte e le idee in un
unico progetto comune.
Soprattutto non riesce a creare la
consapevolezza nei fatti , malgrado a chiacchiere lo si strombazzi ovunque , che non si può affrontare questa emergenza con gli stessi strumenti anticrisi di dieci anni fa. Occorre una
strategia congiunta che non sia più la
somma di misure nazionali . L’emergenza sanitaria della quale non si prevedono
i tempi e gli sviluppi, malgrado i tentativi di controllarla e di rispondere ( in misura differente tra i vari
stati ) con progetti e programmi di ripartenza, ha fatto mettere in campo da
parte dell’Europa alcuni insufficienti provvedimenti che vanno dalla flessibilità
di bilancio ,all’autorizzazione per alcuni paesi a deviare dal percorso di aggiustamento dei
conti pubblici oltre alle risorse per
combattere la disoccupazione, l’applicazione di un fondo salva stati per
risorse alla sanità senza condizioni , alla emissione di bond garantiti dall’insieme di stati.
Tutto questo, insieme all’apertura a soluzioni comuni, può
rappresentare un utile contrasto alle conseguenza scatenate dall’epidemia di
coronavirus. In realtà quello che conta
però è la ricerca di strategie che dovrebbero eguagliare quelle innovazioni
scaturite dalle conferenze che abbiamo
ricordato. Perchè anche oggi si fronteggiano diverse strategie opposte tra di
loro.
La prima strategia è di tipo“
nazionalista“.Questa idea sostiene che ogni paese deve riappropriarsi della
propria sovranità fino a proporre tra qualche mese , quando
le conseguenze economiche di questa
pandemia si faranno sentire pesantemente
, brexit di Italia e Spagna per esempio. In generale ritengono che ocorrerà infatti chiudere
questa lunga parentesi post seconda
guerra mondiale che ha visto
l’apertura dei mercati spinta fino alla
globalizzazione e alla riaffermazione
delle istituzioni politiche. Chiudere dunque tutto nella speranza, ( almeno così auspicano i nazionalisti ) che si sbarri non solo la strada al covid 19, ma anche ai flussi migratori e si riesca a neutralizzare le turbolenze finanziarie e proteggere i rivolgimenti ambientali.
La seconda strategia propone di usare lo strumento dell’ordine politico esistente per valorizzarlo e rilanciarlo in termini di
una maggiore legittimazione politica
attraverso un forte coordinamento tra
gli Stati. Per rendere veramente
propositiva questa seconda ipotesi occorrerà però risolvere alcuni problemi
cruciali . Quello più importante penso
sia quello di riuscire a trasferire alle
decisioni collegiali una legittimazione
intrinseca che ogni governo ha per sé. Cedere una parte di sovranità che
appartiene al singolo stato per metterla insieme a tutte le altre piccole parti degli altri stati . Spacchettare un poco la sovranità . Questo
consentirebbe un fisco comune, un
esercito comune, una legislazione comune di controllo e utilizzazione dell’emigrazione
e strategie comuni in altri settori. Insomma un modo di contrastare non solo la
pandemia attuale ma di ricomporre differenze e diseguaglianze oltre che
contrasti tra paesi del nord e quelli del sud, paesi virtuosi e non .
Il ritorno al futuro significa riuscire a ipotizzare , fin da ora, strategie
che cambino veramente le condizioni con le quali stare insieme, che mutino gli
asset. Perché sicuramente a breve le politiche
monetarie e fiscali, le politiche economiche
dovranno essere nuove, diverse già dall’immediato.
Il futuro anteriore in questo senso è
già cominciato . La pandemia sta per esempio conferendo caratteri “paradossali”
alla recessione che sta provocando. C’è una crisi per esempio sia di domanda
che di offerta che rompe gli schemi. E di esempi ce ne sarebbero ancora . E’
certo che sta nascendo una realtà complessa e poliforme , ambigua e
sfuggente, piena di incognite , nella quale si possono già vedere delle cose
con chiarezza.
A quest’ultimo proposito ci potrebbe aiutare quello che è storicamente il passato prossimo. In poco tempo si è avuto il
rallentamento del commercio
internazionale (dazi, diverbi,ecc.)
l’emersione della Cina,le politiche di Donald Trump alla Casa Bianca, il
disorientamento delle elite occidentali ,la Brexit del Regno Unito dall’Europa, l’ascesa dei
populismi ,la disarticolazione delle
catene globali del valore, il crac del petrolio.
Tutto questo potrebbe aiutare i
governanti europei a riconsiderare le loro posizioni e a trovare comunemente
soluzioni e strategie veramente e
sostanzialmente innovative . Chissà se
hanno in questi giorni cruciali la
consapevolezza che le decisioni che saranno prese in questo periodo
potranno ridefinire in un modo o nell’altro la posizione
dell’Europa in un mondo che comunque sta cambiando . 

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