martedì 21 aprile 2020

STORIE E VOCI DAL SILENZIO Ritorno al futuro




E’ già tempo di pensare al futuro ,un futuro anteriore  che ci propone di riflettere  sull’ordine politico  attuale che sembra essere, in questo momento  di grande impegno  nella lotta ad un nemico  come il covid 19, l’unica opzione per l’Europa unita.
Prima o poi questo  nemico pure invisibile verrà vinto o comunque saranno trovate modalità di convivenza o per  la perdita della sua carica secondo alcuni scienziati ,o per la cura con un farmaco  e la sterilizzazione con un vaccino secondo altri.

Ma per capire quale sarà il “ dopo” dobbiamo riflettere sul “ prima”. Era l’anno 1944. Uno scenario di guerra in pieno fermento.  Tra agosto e ottobre a Dumbarton Oaks
( Stato di Washington , Stati Uniti d’America ) i paesi alleati contro l’Asse  cominciarono a pensare come definire  l’ordine politico mondiale al termine della guerra. Nacque in quell’incontro una bozza di discussione per la conferenza di S. Francisco ,aprile 1945, anno di nascita dell’ONU  ( Organizzazione delle Nazioni Unite ). Prima ancora di queste due conferenze se n’era tenuta un’altra  a Bretton Woods  nel New Hampshire,  a luglio 1944,  per discutere il futuro economico  con la nascita del Fondo  monetario internazionale e la Banca Mondiale .
A Dumbarton Oaks si verificò uno scontro  tra due modi opposti di vedere  quel futuro anteriore  che bisognava  pensare  fin da subito,  per realizzarlo appena dopo  la fine della guerra che era ancora in corso. Ebbene in quella conferenza  si fronteggiarono i sostenitori   della necessità di ritornare  al vecchio sistema nazionale-imperiale, i sostenitori  della esigenza di congelare  il nascente bipolarismo  e chi voleva  cambiare del tutto e creare  un ordine unilaterale e internazionale. 

Ebbe la meglio quest’ultima ipotesi  anche se all’inizio ritenuta quasi irrealizzabile.  La storia di come fu costruita una nuova visione del mondo probabilmente potrebbe insegnare qualcosa all’Europa di oggi. Una Europa che di fronte  agli sforzi che sta già facendo la Banca Centrale Europea,  per neutralizzare quello che si annuncia  un disatro europeo, non riesce ad incanalare  le proposte e le idee in un unico progetto comune.
Soprattutto non riesce a creare la consapevolezza nei fatti , malgrado a chiacchiere lo si strombazzi  ovunque , che non si può affrontare  questa emergenza  con gli stessi strumenti  anticrisi di dieci anni fa. Occorre una strategia congiunta  che non sia più la somma di misure nazionali . L’emergenza sanitaria della quale non si prevedono i tempi e gli sviluppi, malgrado i tentativi di controllarla e di  rispondere ( in misura differente tra i vari stati ) con progetti e programmi di ripartenza, ha fatto mettere in campo da parte dell’Europa alcuni insufficienti provvedimenti che vanno dalla flessibilità di bilancio ,all’autorizzazione per alcuni paesi  a deviare dal percorso di aggiustamento dei conti pubblici  oltre alle risorse per combattere la disoccupazione, l’applicazione di un fondo salva stati per risorse alla sanità senza condizioni , alla emissione di bond  garantiti dall’insieme di stati.

Tutto questo,  insieme all’apertura a soluzioni comuni, può rappresentare un utile contrasto alle conseguenza scatenate dall’epidemia di coronavirus.  In realtà quello che conta però è la ricerca di strategie che dovrebbero eguagliare quelle innovazioni scaturite  dalle conferenze che abbiamo ricordato. Perchè anche oggi si fronteggiano diverse strategie opposte tra di loro.
La prima strategia è di tipo“ nazionalista“.Questa idea sostiene che ogni paese deve riappropriarsi della propria  sovranità  fino a proporre tra qualche mese , quando le  conseguenze economiche di questa pandemia si faranno sentire pesantemente  , brexit di Italia e Spagna per esempio.  In generale ritengono che ocorrerà infatti chiudere questa lunga parentesi post  seconda guerra mondiale  che ha visto l’apertura  dei mercati spinta fino alla globalizzazione  e alla riaffermazione delle istituzioni politiche. Chiudere dunque tutto  nella speranza, ( almeno così auspicano  i nazionalisti )  che si sbarri non solo la strada al covid 19,  ma anche ai flussi migratori  e si riesca a neutralizzare  le turbolenze finanziarie  e proteggere i rivolgimenti ambientali. 

La seconda strategia  propone di usare lo strumento  dell’ordine politico esistente  per valorizzarlo e rilanciarlo in termini di una maggiore legittimazione  politica attraverso  un forte coordinamento tra gli Stati. Per  rendere veramente propositiva questa seconda ipotesi occorrerà però risolvere alcuni problemi cruciali . Quello più importante   penso sia quello di riuscire a trasferire  alle decisioni collegiali una legittimazione  intrinseca che ogni governo ha per sé. Cedere una parte di sovranità che appartiene al singolo stato per metterla insieme  a tutte le altre piccole parti  degli altri stati  . Spacchettare un poco la sovranità . Questo consentirebbe  un fisco comune, un esercito comune, una legislazione comune di controllo e utilizzazione dell’emigrazione e strategie comuni in altri settori. Insomma un modo di contrastare non solo la pandemia attuale  ma di ricomporre  differenze e diseguaglianze oltre che contrasti tra paesi del nord e quelli del sud, paesi virtuosi e non .

Il ritorno al futuro significa  riuscire a ipotizzare , fin da ora, strategie che cambino veramente le condizioni con le quali stare insieme, che mutino gli asset. Perché sicuramente a breve  le politiche monetarie e fiscali, le politiche economiche  dovranno essere nuove, diverse già dall’immediato.
Il futuro anteriore in questo senso è già cominciato . La pandemia sta per esempio conferendo caratteri “paradossali” alla recessione che sta provocando. C’è una crisi per esempio sia di domanda che di offerta che rompe gli schemi. E di esempi ce ne sarebbero ancora . E’ certo  che sta nascendo una  realtà complessa e poliforme , ambigua e sfuggente, piena di incognite , nella quale si possono già vedere delle cose con chiarezza.
A quest’ultimo proposito ci  potrebbe aiutare quello che è  storicamente il passato prossimo.  In poco tempo si è avuto il rallentamento  del commercio internazionale  (dazi, diverbi,ecc.) l’emersione della Cina,le politiche di Donald Trump alla Casa Bianca, il disorientamento delle elite occidentali ,la Brexit  del Regno Unito dall’Europa, l’ascesa dei populismi ,la disarticolazione  delle catene globali del valore, il crac del petrolio.

Tutto questo potrebbe aiutare i governanti europei a riconsiderare le loro posizioni e a trovare comunemente soluzioni e strategie  veramente e sostanzialmente  innovative . Chissà se hanno in questi giorni cruciali  la consapevolezza che le decisioni che saranno prese in questo periodo potranno  ridefinire  in un modo o nell’altro la posizione dell’Europa in un mondo che comunque sta cambiando .

Eremo Rocca S. Stefano  martedì 21 aprile 2020

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