lunedì 20 aprile 2020

SILLABARI : Invisibili . Schiavitù, democrazia, lavoratori clandestini



 
Nella sua opera Memorabili Senofonte fa dire a Socrate: «Un servo può valere due miniere, un altro meno della metà di una miniera, un altro cinque miniere, e un altro ancora non meno di dieci»

La condizione degli schiavi in Grecia era equiparata a quella degli oggetti, ovvero   era parte del patrimonio  e niente altro. Nessuna  identità politica, nessuna capacità giuridica. Lo schiavo talvolta era chiamato “andrópodon”, un termine che deriva da “tetrápodon” da tradursi come , “quadrupede, bestiame”. Altre volte, i greci si riferivano ai loro servi con il termine doûlos, parola che designava invece lo “schiavo”  nel senso di questo termine  . Senofonte nel libro Economico, il suo trattato sul governo della casa: «Gli schiavi cercano di scappare spesso se sono incatenati, mentre se sono sciolti lavorano di buon grado e non fuggono».Aristotele definisce appunto lo schiavo come uno strumento per  conseguire  obiettivi in termini  economici  per cui  : “ Fra gli strumenti, ve ne sono di animati e inanimati … così, dunque, anche l’oggetto di proprietà è uno strumento utile alla vita e la proprietà è un insieme di strumenti: lo schiavo allora è, per così dire, un oggetto di proprietà animato.…” (Arist., Pol., I, II, 4,1253b)

C’è divisione tra gli studiosi  sull’ipotesi che l’antica Gracia sia stata una società schiavista   e la questione rimane controversa perché  il numero degli schiavi non superò mai quello dei cittadini, a differenza di quanto avvenne in alcuni stati del sud degli Stati Uniti all’inizio del XIX secolo. Nell’Atene classica, che aveva una popolazione di circa 430mila abitanti,  sembra ci siano stati probabilmente tra i 60mila e i 150mila schiavi.
Forse  per questo la democrazia ateniese era un regime non molto stimato dagli stessi Greci antichi, di fatti sia Platone che Aristotele (e ci potremmo aggiungere anche Tucidide, Senofonte e Polibio, ) la disprezzavano e il termine democrazia ha in greco un senso “peggiorativo”, in quanto indica il “kratos”, cioè il potere esercitato con violenza ed arbitrio dal popolo. Erano esclusi dal voto  donne e schiavi
L'idea che il demos, cioè il corpo elettorale, debba comprendere “tutti” è una idea essenzialmente contemporanea. il numero degli schiavi non superò mai quello dei cittadini, a differenza di quanto avvenne in alcuni stati del sud degli Stati Uniti all’inizio del XIX secolo

Le democrazie moderne e contemporanee  quindi non hanno avuto origine  dalla democrazia di V secolo ateniese ma probabilmente  hanno origine da un sistema  “misto”, come lo definì Polibio, che vigeva nella Roma repubblicana, grande e spesso unica vera fonte di ispirazione per le Repubbliche rivoluzionarie americane e francesi, che sono a loro volta le antesignane di tutte le democrazie moderne.
 Erano e sono sistemi basati sulla rappresentanza, ovvero sul voto di delegati eletti dal popolo per prendere decisioni.
I greci antichi usavano la parola  “isonomia”, cioè uguaglianza davanti alle leggi, e democrazia veniva considerata uno scadimento di questa. Da Erodoto in poi, il termine “isonomia”, già usato da Solone, ha per i Greci classici una accezione che viene legata a regimi in cui il potere viene detenuto da gruppi di oligarchi più o meno allargati, che prendono le decisioni per tutti. Il valore positivo dato alla “isonomia” dipende dal fatto che quasi sempre i filosofi e gli intellettuali che la lodavano facevano parte della classe dirigente, e pertanto erano all'interno della cerchia che era autorizzata a prendere decisioni.
Nel V secolo ci fu una rivoluzione  in Atene per rompere  il potere di alcuni gruppi e portare le decisioni al voto assembleare . Una assemblea composta dai rappresentanti di tutte le classi
Ricordare, anche se brevemente,   quanto avvenuto in Grecia alcuni millenni fa,  ci aiuta a capire   il fenomeno degli invisibili nel mondo attuale. 
Degli invisibili voglio qui parlare con riferimento a due realtà ,una italiana e una straniera perché in definitiva,anche se le condizioni sono diverse  il fenomeno è lo stesso e merita la medesima attenzione  . 

In Italia  a  causa dell’epidemia di coronavirus che ha aggredito anche il nostro  paese con le restrizioni agli spostamenti si verifica in questi mesi una carenza di  braccianti stagionali europei per la cura  e la raccolta di prodotti sia sui campi che nelle serre .
La situazione risulta  ogni giorno di più preoccupante per il danno  che tale situazione sta causando al settore agro alimentare .
Con sempre maggiore frequenza si parla in questi giorni di emersione degli invisibili con la regolarizzazione di posizioni clandestine che fino ad oggi hanno popolato  ilo mondo della raccolta dei prodotti  dei campi: così tra i ministeri di Agricoltura, Lavoro, Interni, Economia e Giustizia circola, per ora in via riservata, una bozza di legge in 18 articoli nella quale si parla esplicitamente della loro «regolarizzazione» tramite una «dichiarazione di emersione dei rapporti di lavoro».

All’articolo 1 si spiega che «al fine di sopperire alla carenza di lavoratori nei settori di agricoltura, allevamento, pesca e acquacoltura», chi voglia mettere sotto contratto di lavoro subordinato «cittadini stranieri presenti sul territorio nazionale in condizioni di irregolarità» può presentare istanza allo sportello unico per l’immigrazione. Il contratto «non superiore a un anno» genera, dopo una serie di verifiche burocratiche, un permesso di soggiorno, che può essere rinnovato tramite nuovi rapporti di lavoro.
Una decisione  se mai riuscirà ad ottenere una corsia preferenziale per l’approvazione che  potrebbe sanare  una situazione che secondo  il  fondatore della Comunità di Sant’Egidio, Andrea Riccardi vede  «In Italia 600mila immigrati irregolari che vivono ai margini e possono alimentare focolai di infezione. Occorre regolarizzarli prevedendo permessi di soggiorno temporanei: dobbiamo farlo per garantire la salute di tutti e la tenuta sociale del Paese».
Fino ad oggi le maggiori difficoltà che si incontrano nello  studio dell’immigrazione irregolare in Italia  sono dipese  dall’eterogeneità delle fonti che non permette un monitoraggio costante del fenomeno in oggetto .La legge che disciplina in Italia l’ingresso , il soggiorno e l’allontanamento di cittadini stranieri è il Testo Unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e
norme sulla condizione dello straniero (per brevità Testo Unico sull’immigrazione) adottato con Decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, che è stato recentemente modificato dalla legge n. 189 del 2002, a sua volta completata dal Regolamento di attuazione approvato con Decreto del Presidente della Repubblica del 18 ottobre 2004, n. 334.

In sostanza lo straniero che intenda fare ingresso nel territorio nazionale, o nello Spazio Schengen, deve disporre di mezzi finanziari che possano garantire il proprio sostentamento durante il soggiorno previsto. La disponibilità di tali mezzi è considerato dunque uno dei presupposti indispensabili per l’ingresso nello Spazio Schengen.
Scrive  però  Vittorio Emiliani : “ conti alla mano  regolarizzare  gli immigrati  salva l’economia”. Che in altre parole significa  che i lavoratori regolarizzati forniscono  un apporto al sistema pensionistico  in generale . Nel settore dell’agro alimentare in particolare significa contribuire  a quello che sarà il dopo di questa crisi n  nel momento in cui si dovrà garantire per essere competitivi la qualità, dei prodotti di marchio e il dop.

Di fronte ad una situazione così  complessa  come quella che si  avverte nel nostro paese con tutte le implicazioni che probabilmente  meritano oggi, alla luce degli avvenimenti di questi mesi ,una riconsiderazione  sta un’altra  situazione che è la condizione dei lavoratori immigrati a Dubai la metropoli degli Emirati Arabi  Uniti.  Una città  che si definisce la “ città più felice del mondo. Ebbene l’economista  Emanuele Felice nel suo libro  Dubai, l’ultima utopia, Il Mulino, la racconta  illustrando  i prodigi architettonici, il potere finanziario  e la lotta vinta contro il deserto, in una condizione ambientale  dove la temperatura può superare i cinquanta gradi e il vento correre a centocinquanta chilometri all’ora.

Ebbene in quella città che ha bisogno di grande energia e di converso con potere di forte inquinamento, in quella metropoli  non solo c’è una scissione tra natura  e habitat umano ma…  Su 3,2 milioni di abitanti  i cittadini non superano le 300 mila unità. Tutti gli altri , escluso magari 100 mila benestanti che  sono attratti in quella metropoli da privilegi come quelli  di non pagare le tasse o riciclare denaro ,dal lusso, ebbene tutti gli altri sono  lavoratori immigrati dai paesi poveri . Ben 2,8 milioni di persone.  Che lavorano con paghe di 3-400 euro al mese ,con orari di lavoro fino a 60 ore settimanali ,con possibilità di essere licenziati ed espulsi  a piacimento. Tanto che appunto Emanuele  si domanda se non sia questo il modello di capitalismo futuro . O quello  ancora di una Grecia del quinto secolo ?

Eremo  Rocca S. Stefano  lunedì 20 aprile 2020

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