Chi sta peggio di noi ? Incredibile ma vero. Il Giappone. Di che parliamo? Di burocrazia. A sorpresa nel paese che ha una immagine fortemente iper tecnologica ,la cultura del lavoro è ancora analogica e cartacea. Il simbolo del mondo del lavoro in questo paese è il “timbro”. Gli “hauko” che devono essere apposti su ogni documento ufficiale. Ci sono timbri societari conservati nelle casseforti delle aziende e quelle personali. Si, timbri che ogni lavoratore che produce un documento o che è direttamente legato a quel documento deve apporre sulla pagina o sulle pagine che lo compongono prima che il documento venga faxato o archiviato. Senza timbro non c’è documento come senza mail certificata non c’è comunicazione ufficiale .
E sempre per rimanere in Giappone e stare alla sua capacità iper
tecnologica ricordo che in quel paese viene utilizzato uno
strumento curioso dal punto di vista tecnologica ,lo “ spingitore”,uno strumento che nella
metropolitana di Tokio butta i passeggeri dentro le vetture e li pigia per farne entrare quanto più
possibile. Sembra uno scherzo ma è la stessa cosa con la burocrazia. Buttare dentro un documento o un testo di legge tutte quello
che ci può stare perché più piena è la
lista dei rimandi, degli allegati, più è il “ lustro” del documento nell’accezione” bizantina” come spesso si dice e nel senso” borbonico”
come a torto si ricorda .
La burocrazia e l'aristocrazia bizantine costituirono l'insieme
dei poteri signorili e degli apparati amministrativi che dal IV e fino al XV secolo contribuirono a
reggere Costantinopoli e l'Impero bizantino.Come pure la
burocrazia borbonica che risulta nel tempo più vicina a noi contribuì alla
organizzazione del sud Italia. . Dopo l’unità d’Italia quella organizzazione fu smantellata e rimodellata su quella
piemontese . In realtà l’organizzazione statale borbonica e le leggi napoletane erano esemplari tanto che ,
nel 1852, l’imperatore francese Napoleone III inviò a Napoli una speciale
commissione di giuristi e di alti funzionari, perché studiassero quelle
organizzazione .Lo storico inglese Bolton King (1860-1937) sostenne nel
1902 che «nessuno Stato in Italia poteva
vantare istituzioni così progredite come quelle del Regno delle Due Sicilie».
Solo un esempio : la scuola giuridica meridionale .
Lo Stato borbonico, infatti, eccelleva sotto gli aspetti sociale, culturale,
industriale, economico, amministrativo ed aveva delle leggi all’avanguardia in
numerosi settori; in particolare, il sistema giudiziario meridionale è stato
riconosciuto da molti studiosi come il più avanzato dell’Italia pre-unitaria,
in linea con la grandissima scuola meridionale di diritto. Sin dal 1774, era
stato introdotto nell’impianto processuale napoletano l’istituto della
Motivazione delle Sentenze, in linea con le teorie illuministe del giurista
napoletano Gaetano Filangieri (1753-1788); e quando la tortura giudiziaria
vigeva ancora con tutta la sua ferocia nel cosiddetto “liberale” Piemonte, le
leggi borboniche già da un pezzo l’avevano vietata. Era stabilito, che la
corrispondenza privata non potesse venire in alcun modo manomessa e che non
fosse lecito imprigionare un povero debitore senza un giudizio di merito che ne
avesse accertato la frode. È sufficiente consultare, presso l’Archivio di Stato
di Napoli (fondo Archivio Borbone), la «Collezione delle Leggi e de’ Decreti
Reali del Regno delle Due Sicilie», per comprendere la modernità e l’elevato
livello di civiltà giuridica che caratterizzavano l’Ordinamento
duosiciliano. (1)
Ma il nostro percorso è un
altro per cui riprendiamo il filo del ragionamento . Timbri ,visti, pareri, nulla osta, hanno nel nostro paese un peso a volte determinante e sproporzionato
. Per esempio il timbro.
Il timbro è accompagnato da
quello che Francesco Carnelutti chiamava “il segno grafico
riconducibile a un soggetto”, cioè la sottoscrizione, può subire
una tetrapartizione concettuale in sigla, visto, firma .E poi i nulla osta
Il timbro è comunque uno strumento di cancelleria che
consente di decretare l’ufficialità di un documento e quindi la validità
dello stesso. Mediante l’apposizione di un timbro, si stampa direttamente su
carta una certa quantità di dati che, insieme alla firma, rappresentano
una garanzia in più sulla veridicità e sull’ esattezza di ciò che si
è dichiarato nel documento. Il timbro ha origini molto antiche. Da scavi e
rilievi archeologici, emergono testimonianze della sua esistenza già a
partire da 10.000 anni fa, quando i sigilli erano realizzati in osso,
terracotta, pietra, rame e legno. Il timbro tradizionale per funzionare
deve essere impregnato nell’inchiostro attraverso un’attività manuale. Nel
tempo, i timbri hanno acquisito caratteristiche via via più funzionali.
Ma, nonostante le numerose evoluzioni, hanno mantenuto inalterata la loro
utilità. Ad oggi, il timbro autoinchiostrante è quello che meglio risponde alle
esigenze di efficienza e comodità di utilizzo. Questa tipologia di timbro
è dotata di cuscinetti che si inchiostrano automaticamente a ogni
utilizzo.
Dunque abbiamo preso il timbro come l’emblema di un
sistema, il sistema burocratico che
vogliamo richiamare all’attenzione per capire se è possibile finalmente
arrivare ad una semplificazione .Necessaria
davanti alle necessità della società contemporanea perché l’apparato
statale possa dare delle risposte efficaci e immediate a esigenze e problemi .
Sul sito del Dipartimento della funzione pubblica si legge a proposito di semplificazione che
essa : “ si realizza attraverso
interventi normativi, amministrativi, organizzativi e tecnologici finalizzati a
ridurre il peso della burocrazia su cittadini e imprese
La semplificazione oggi si
fonda su una logica di risultato. Quello che conta non sono le norme introdotte
o eliminate, ma l’effettiva riduzione dei tempi e dei costi. Le leggi da sole
non bastano, se non cambiano la vita dei cittadini.
Con il Patto per la
semplificazione viene portato avanti un metodo di lavoro che vede la
collaborazione di tutti i livelli istituzionali. Un metodo fondato sul rispetto
delle scadenze e degli impegni assunti, sull’ascolto e il coinvolgimento dei
cittadini, delle imprese e delle loro associazioni.
In questo quadro, la
misurazione degli oneri burocratici costituisce una fondamentale base
conoscitiva per individuare le procedure più complicate da semplificare e per
verificare gli effetti degli interventi di semplificazione adottati.
Semplificare ascoltando. La
consultazione dei cittadini, delle imprese e delle loro associazioni, in tutte
le fasi della politica di semplificazione è essenziale per raccogliere nuove
proposte, per migliorare le attività in corso e per verificarne i risultati.
La semplificazione e la
qualità della regolazione sono considerate, a livello europeo ed
internazionale, un fattore chiave per la competitività e lo sviluppo. Per
recuperare lo svantaggio competitivo dell’Italia, è essenziale, quindi,
apprendere dalle esperienze dei Paesi avanzati e partecipare alle nuove
politiche di “better regulation” a livello europeo.
Queste pagine web sono uno
strumento a disposizione di coloro che vogliono conoscere la semplificazione
per far valere i propri diritti o desiderano contribuire alle politiche di
semplificazione.” (2)
Negli anni '90 il legislatore
ha affrontato temi importanti per mettere l'amministrazione pubblica in maggior
sintonia con i ritmi della società e della vita: la semplificazione dei
procedimenti, l'apertura degli Urp, il
potenziamento delle tecnologie
informatiche e telematiche, le carte dei servizi, il riconoscimento di nuove
figure professionali con competenze comunicative, sono gli aspetti affrontati,
ripresi, perfezionati, a partire dalla legge 241 fino alle cosiddette
Bassanini.
Probabilmente tutto questo lavoro è stato affidato più a
strumenti tecnici che non a “ burocrati” formati espressamente sotto il profilo
proprio umanistico per affrontare dal di dentro questa problematica .
Uno dei problemi fondamentali
è quello del linguaggio . L’amministrazione
pubblica, che sul piano linguistico si rifà a un italiano innegabilmente di
tradizione, rischia davvero uno iato incolmabile rispetto alle nuove
generazioni di utenti se continua a ritenere secondario, rispetto alla sua
missione, il problema del linguaggio. Che significa poi attenzione ai fattori
di ricezione, ottica interdisciplinare, inserimento di nuove competenze,
aggiornamento del personale. (3)
Dice l’ANCI Lombarda : “In
Italia è forte la credenza che, per ottenere la semplificazione, basti
tagliare, eliminare, togliere di mezzo norme, uffici, procedure. Questa
'semplificazione attraverso l’eliminazione' è una strategia perseguita da
almeno tre decenni, da governi di opposti orientamenti politici, con un’ampia
serie di strumenti, dai testi unici alle sanzioni, dai roghi delle leggi
inutili ai moduli unificati.
L’obiettivo non è stato
raggiunto perché il metodo è sbagliato, in quanto prende a riferimento una
logica da amanuense medievale, che misura la fatica cognitiva di un testo in
base al numero di parole che occorre leggere e scrivere. L'epoca degli ipertesti,
delle parole chiave, dei menu ad albero per la selezione progressiva delle
alternative ci ha insegnato che la difficoltà di una procedura amministrativa
si basa su ben altri parametri, che dipendono dalla nitidezza cognitiva delle
situazioni da certificare, dalla linearità delle norme che la regolano, dalle
competenze di chi deve compilare le domande e da quelle di chi deve valutarle. (4)
Franco Bassanini, in una appassionata difesa riassume
così il lavoro svolto, e indica
i punti in cui va rilanciato e completato. “In quest’opera”, scrive,
“non si parte da zero, come all’inizio degli anni Novanta. Bene o male, una
riforma c’è stata. Non sono mancati errori e contraddizioni....Non è stata
attuata con
coerenza e determinazione; è
stata, anzi, in buona parte svuotata, boicottata e tradita. Richiede certamente
correzioni e aggiornamenti, anche importanti. Ma soprattutto occorre oggi
riprenderla, rilanciarla, completarla e attuarla, dotandola delle necessarie
risorse umane e strumentali”. (5)
E questo il punto siamo ancora
fermi .
(3) Aurora
Lucarelli Semplificare il linguaggio
burocratico
(4) Anci Lombarda Centro Icona La semplificazioni amministrativa
(5) ASTRID,
Semplificare l’Italia, a cura di F. Bassanini e L. Castelli, Firenze, Passigli
2008.


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