martedì 7 aprile 2020

LINEA D’OMBRA : Quel che resta della sanità




Che resta della sanità pensata e voluta  dalla legge 833 del 1978 in attuazione dell’art. 32 della Costituzione?
Fu il  Comitato di Liberazione Nazionale che  già  dal 45,  cominciò a riflettere sulla necessità di  procedere ad una  riforma sanitaria, con la realizzazione delle Unità Sanitarie Locali.
Una riforma che doveva  realizzare  quanto i padri costituenti indicarono nell’articolo  32 della Costituzione che vede la salute come un diritto fondamentale, unico, per quello che conosciamo fra le legislazioni europee.
Un sistema Sanitario Nazionale che  secondo quelle intenzioni differisce da un sistema mutualistico perché è universale, derivato dal prelievo fiscale, prima che da quello contributivo.
Un prelievo fiscale e mette a disposizione un fondo  da distribuire  in modo generalizzato fra tutti i cittadini (sistema di igiene pubblica e di prevenzione) e in modo particolare verso chi ha bisogno di ritornare in salute, se colpito da malattia (cura e prevenzione).
Quindi l’affermazione di un  diritto alle cure, come quello alla prevenzione e alla riabilitazione  che non faccia  prevede distinzioni  né di ordine temporale ( tutto il tempo che occorre per curarsi, quindi per l’intera durata temporale) né in riferimento all’età degli aventi diritto .

. Inoltre, prevede che nessuno possa essere dichiarato incurabile, e quindi abbandonato o semplicemente assistito, anche se fosse inguaribile. Un sistema sanitario nazionale differisce radicalmente da un sistema di tipo privatistico, fondato sulle assicurazioni private come negli Stati Uniti d’America.
Ci vollero molti anni per  attuare quell’articolo della Costituzione e forse anche sulla spinta  delle lotte operaie del 68  .Solo il 23 dicembre del 1978  fu  approvata la legge n. 833 che  istitutiva il servizio sanitario nazionale.
La sostanza della legge 833 era che la "salute" è un concetto complesso non riconducibile alla semplice assenza di malattia. Per cui non era sufficiente il modello di copertura assicurativa mutualistico con al centro la diagnosi e la terapia, ma era necessario assicurare a tutti anche la prevenzione e la riabilitazione. Quindi una sanità fatta di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione mentre prima era prevista soltanto la cura, con al centro l'ospedale. Così che  all'inizio degli anni '80 venivano  istituite le Unità sanitarie locali (Usl) che comprendevano oltre agli ospedali i servizi territoriali di prevenzione.
Purtroppo  i principi ispiratori della 833 rimanevano ugualmente sospesi in presenza di forti interessi sia delle industrie farmaceutiche che delle industrie fornitrici di apparecchiature diagnostiche.
Il momento preventivo comunque non è mai realmente decollato né nei luoghi di lavoro (pensiamo per esempio alle "morti bianche" al Petrolchimico di Marghera,Italsider  poi Ilva di Taranto solo per citare due  realtà  ), né per la popolazione, considerata l'insufficienza di approfonditi studi epidemiologici. Con distorsioni come  l’impiego di  personale dei servizi di prevenzione che  veniva impiegato in attività improprie o inutili come il rilascio e rinnovo dei libretti di idoneità sanitaria per alimentaristi . ( anche qui solo per citarne alcune ). Fino ad arrivare  alla grossa fetta di assistenza sanitaria che continua a venire effettuata nelle strutture sanitarie private convenzionate (ospedali e case di cura, poliambulatori, laboratori diagnostici, ecc).
Da quella data  il sistema sanitario si è sviluppato con difficoltà. Continuamente oggetto di attacchi  non solo ideologici ma anche economici  ed è stato usato politicamente  tento che non è stato mai compiutamente realizzato  ed è passato attraverso varie modifiche . Quella più importante fu  la legge di riforma , o di smantellamento si potrebbe dire ,  indicata  nel D.lgs. 502 1992 che trasforma le unità sanitarie (Usl) in aziende (Ausl) condotte da manager nominati dall'Assessorato regionale alla Sanità, con l'obiettivo del contenimento della spesa e del pareggio di bilancio.


Con il D.Lgs. 229 del '99) vengono istituiti i "fondi integrativi" (aziendali, associazioni, sindacali) per i rimborsi delle cure sanitarie. La stessa norma in coerenza con una logica aziendale e di mercato prevede, per difendersi dalle altre aziende sanitarie concorrenti, il rapporto di dipendenza esclusivo con la ASL per i medici dirigenti di strutture complesse e semplici (ex primari), pena la perdita della direzione di struttura, fermo restando la possibilità per essi di continuare a svolgere l'attività privata intramoenia. Con l'aziendalizzazione, quindi, si verifica un vero e proprio capovolgimento dei principi ispiratori della legge 833 del '78.

Cosicché le vicende che abbiamo riassunto fin qui si sono trasformate  in quello che segue.  A  colpire il sistema  sanitario italiano sono state spesso le norme scritte nel tentativo di  far tenere i conti pubblici. Tenuta realizzatasi  non solo con i tagli ai fondi. Ma anche in molti altri modi come abbiamo visto.
Dunque sono circa 45 mila gli infermieri in meno  rispetto al 2009 con una flessione del 6,5% che arriva fino al 10% nelle regioni sottoposte al piano di rientro , in pratica tutto il sud  Italia.
Il recente censimento  del Ministero dell’economia fa scoprire  che a fronte di una firte flessione  in generale nella pubblica amministrazione pari al un meno 16% si registra nella sanità un incremento pari a un più 6,4%.
Il servizio studi della Camera dei deputati ha  ultimato uno studio su i livelli del fondo sanitario  indicati  nelle leggi di bilancio annuali. Ebbene dalla regionalizzazione  del 2000 ad oggi  la spesa sanitaria è passata dal  66 a 116,4 miliardi con un aumento medio del 3,5% all’anno mentre il Pil viaggiava  a ritmi di crescita  del 2%. 

Un andamento diviso però in tre periodi  di tempo durante i quali nel primo periodo  nel quale si sono avvicendati  governi di centro destra e centro sinistra ,nel secondo e terzo periodo governi  di diverse estrazioni da quelli di sinistra ai tecnici ai gialloverdi  e giallorossi. Con questo risultato : nel primo periodo 2000-2008 una crescita del 6%; 2009-2017  una stasi e dal 2018 un riflusso che dura fino ad oggi.
Probabilmente di fronte  al taglio in tutte le regioni  di complessivi 200 ospedali , 45 mila posti letti, nonostante la “mitizzazione del territorio” è mancata l’altra esistenza Proprio appunto quella sul territorio   che avrebbe dovuto  evitare di concentrare le emergenze negli ospedali non più in grado di rispondere alla domanda di assistenza a causa dei tagli in ogni settore di loro competenza.
Medici di famiglia, case della salute,ospedali di comunità ambulatori di quartiere dovevano essere gli strumenti  per riequilibrare il taglio dei posti letto. Dovevano essere.


Eremo Rocca S. Stefano  martedì  7 aprile 2020


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