Che resta della sanità pensata e voluta dalla legge 833 del 1978 in attuazione
dell’art. 32 della Costituzione?
Fu il Comitato
di Liberazione Nazionale che già dal 45,
cominciò a riflettere sulla necessità di
procedere ad una riforma
sanitaria, con la realizzazione delle Unità Sanitarie Locali.
Una riforma che doveva
realizzare quanto i padri
costituenti indicarono nell’articolo 32
della Costituzione che vede la salute come un diritto fondamentale, unico, per
quello che conosciamo fra le legislazioni europee.
Un sistema Sanitario Nazionale che secondo quelle intenzioni differisce da un
sistema mutualistico perché è universale, derivato dal prelievo fiscale, prima
che da quello contributivo.
Un prelievo fiscale e mette a disposizione un
fondo da distribuire in modo generalizzato fra tutti i cittadini
(sistema di igiene pubblica e di prevenzione) e in modo particolare verso chi
ha bisogno di ritornare in salute, se colpito da malattia (cura e prevenzione).
Quindi l’affermazione di un diritto alle cure, come quello alla
prevenzione e alla riabilitazione che non
faccia prevede distinzioni né di ordine temporale ( tutto il tempo che
occorre per curarsi, quindi per l’intera durata temporale) né in riferimento
all’età degli aventi diritto .
. Inoltre, prevede che nessuno possa essere dichiarato
incurabile, e quindi abbandonato o semplicemente assistito, anche se fosse
inguaribile. Un sistema sanitario nazionale differisce radicalmente da un
sistema di tipo privatistico, fondato sulle assicurazioni private come negli
Stati Uniti d’America.
Ci vollero molti anni per attuare quell’articolo della Costituzione e
forse anche sulla spinta delle lotte
operaie del 68 .Solo il 23 dicembre del
1978 fu
approvata la legge n. 833 che istitutiva il servizio sanitario nazionale.
La sostanza della
legge 833 era che la "salute" è un concetto complesso non
riconducibile alla semplice assenza di malattia. Per cui non era sufficiente il
modello di copertura assicurativa mutualistico con al centro la diagnosi e la
terapia, ma era necessario assicurare a tutti anche la prevenzione e la
riabilitazione. Quindi una sanità fatta di prevenzione, diagnosi, cura e
riabilitazione mentre prima era prevista soltanto la cura, con al centro
l'ospedale. Così che all'inizio degli
anni '80 venivano istituite le Unità
sanitarie locali (Usl) che comprendevano oltre agli ospedali i servizi territoriali
di prevenzione.
Purtroppo i principi ispiratori della 833 rimanevano
ugualmente sospesi in presenza di forti interessi sia delle industrie
farmaceutiche che delle industrie fornitrici di apparecchiature diagnostiche.
Il momento
preventivo comunque non è mai realmente decollato né nei luoghi di lavoro
(pensiamo per esempio alle "morti bianche" al Petrolchimico di
Marghera,Italsider poi Ilva di Taranto
solo per citare due realtà ), né per la popolazione, considerata
l'insufficienza di approfonditi studi epidemiologici. Con distorsioni come l’impiego di personale dei servizi di prevenzione che veniva impiegato in attività improprie o
inutili come il rilascio e rinnovo dei libretti di idoneità sanitaria per
alimentaristi . ( anche qui solo per citarne alcune ). Fino ad arrivare alla grossa fetta di assistenza sanitaria che
continua a venire effettuata nelle strutture sanitarie private convenzionate
(ospedali e case di cura, poliambulatori, laboratori diagnostici, ecc).
Da quella data
il sistema sanitario si è sviluppato con difficoltà. Continuamente
oggetto di attacchi non solo ideologici
ma anche economici ed è stato usato
politicamente tento che non è stato mai
compiutamente realizzato ed è passato
attraverso varie modifiche . Quella più importante fu la legge di riforma , o di smantellamento si
potrebbe dire , indicata nel D.lgs. 502 1992 che trasforma le unità
sanitarie (Usl) in aziende (Ausl) condotte da manager nominati dall'Assessorato
regionale alla Sanità, con l'obiettivo del contenimento della spesa e del
pareggio di bilancio.
Con il D.Lgs. 229 del '99) vengono istituiti i "fondi integrativi"
(aziendali, associazioni, sindacali) per i rimborsi delle cure sanitarie. La
stessa norma in coerenza con una logica aziendale e di mercato prevede, per
difendersi dalle altre aziende sanitarie concorrenti, il rapporto di dipendenza
esclusivo con la ASL per i medici dirigenti di strutture complesse e semplici
(ex primari), pena la perdita della direzione di struttura, fermo restando la
possibilità per essi di continuare a svolgere l'attività privata intramoenia.
Con l'aziendalizzazione, quindi, si verifica un vero e proprio capovolgimento
dei principi ispiratori della legge 833 del '78.
Cosicché le vicende che abbiamo riassunto fin qui si sono
trasformate in quello che segue. A
colpire il sistema sanitario
italiano sono state spesso le norme scritte nel tentativo di far tenere i conti pubblici. Tenuta
realizzatasi non solo con i tagli ai
fondi. Ma anche in molti altri modi come abbiamo visto.
Dunque sono circa 45 mila gli infermieri in meno rispetto al 2009 con una flessione del 6,5%
che arriva fino al 10% nelle regioni sottoposte al piano di rientro , in
pratica tutto il sud Italia.
Il recente censimento
del Ministero dell’economia fa scoprire
che a fronte di una firte flessione
in generale nella pubblica amministrazione pari al un meno 16% si
registra nella sanità un incremento pari a un più 6,4%.
Il servizio studi della Camera dei deputati ha ultimato uno studio su i livelli del fondo
sanitario indicati nelle leggi di bilancio annuali. Ebbene dalla
regionalizzazione del 2000 ad oggi la spesa sanitaria è passata dal 66 a 116,4 miliardi con un aumento medio del
3,5% all’anno mentre il Pil viaggiava a
ritmi di crescita del 2%.
Un andamento diviso però in tre periodi di tempo durante i quali nel primo
periodo nel quale si sono
avvicendati governi di centro destra e
centro sinistra ,nel secondo e terzo periodo governi di diverse estrazioni da quelli di sinistra
ai tecnici ai gialloverdi e giallorossi.
Con questo risultato : nel primo periodo 2000-2008 una crescita del 6%;
2009-2017 una stasi e dal 2018 un
riflusso che dura fino ad oggi.
Probabilmente di fronte al taglio in tutte le regioni di complessivi 200 ospedali , 45 mila posti
letti, nonostante la “mitizzazione del territorio” è mancata l’altra esistenza
Proprio appunto quella sul territorio
che avrebbe dovuto evitare di
concentrare le emergenze negli ospedali non più in grado di rispondere alla
domanda di assistenza a causa dei tagli in ogni settore di loro competenza.
Medici di famiglia, case della salute,ospedali di comunità ambulatori di
quartiere dovevano essere gli strumenti
per riequilibrare il taglio dei posti letto. Dovevano essere.


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