“STORIA E STORIE DI VIOLENZA “ In questa rubrica di ricerca intendo inserire
il racconto di terremoti, pestilenze, naufragi, torture,battaglie, assedi ,
carestie, alluvioni, attraverso immagini
che possono essere dipinti , fotografie, ma anche documenti d’archivio. La
chiave di lettura sarà quella della violenza dell’uomo sull’uomo , dell’uomo
sulla natura, della stessa natura nei confronti dell’uomo dentro la grande
Storia ma anche nelle storie di vita di
ordinaria quotidianità . Inizio con un tema molto attuale : la restrizione di
alcune libertà personali in periodo di pandemia al fine di controllare il
contagio . E comincio con una storia locale : L’Aquila .
L’Aquila : terremoti , pestilenze,carestie
,storie antiche e moderne
Introduco un documento
sulla pestilenza a L’Aquila del
1656 con queste brevi note di metodo «Per ricostruire le condizioni, la
sensibilità collettiva e le reazioni sociali di fronte al flagello, soprattutto
quello della peste», scrive la storica Maria Rita Berardi, docente di
Storia medievale all’Università dell'Aquila, con un saggio pubblicato
sull'ultimo numero del Bollettino della deputazione di Storia Patria
intitolato: “Epidemie e politica sanitaria nell'Abruzzo aquilano fra i secoli
XIV e XVI”., «la prima fonte aquilana fino al 1362, se escludiamo alcuni
documenti diplomatici, è Buccio di Ranallo (che nel 1363 morì anche lui
di peste). Nel territorio aquilano, la carestia del 1346-47 aveva debilitato la
popolazione rendendo più vulnerabile il tessuto sociale e per questo motivo,
subito dopo, nel 1348, la peste infierì con inusitata durezza». E va ricordato
che nel settembre del 1349 ci fu un fortissimo terremoto che fece, si stima,
800 vittime. «Le epidemie», si legge ancora nel saggio, «si susseguono a
distanza di 13-14 anni. Per il 1375, il cronista Antonio di Buccio testimonia morti
per carestia, per la grande fame e per peste». È poi «frate Alessandro De
Ritiis, contemporaneo, che descrive dettagliamente, per l’anno 1463, la
peste che colpisce la città in un tragico momento: si trova circondata
all’esterno dai nemici mentre dentro le mura scoppia la malattia... Nel 1493,
gli aquilani sono colpiti da una epidemia di febbre che nel giro di dieci
giorni li porta alla morte. De Ritiis annota i nomi di alcuni importanti
cittadini deceduti».
“Bando e regolamento per la quarantena” dal volume “La città dell’Aquila nella grande peste del 1656” di Luigi Lopez.
…
Li Cittadini. et habitanti nel quartiero di Santa Maria debbiano uscire la matina delle undeci hore, e retirarsi alle dudeci hore nelle loro case, et acciò nesuno possa scusarsi di non haver inteso l'orologgio s'è ordinato, che quando saranno l’undeci hore si soni la Campana grande di Santa Mana di Paganica, al tocco della quale potrà ogn’Uno a chi sarà stata consignata la sopranominata bolletta in stampa uscire, e che quando saranno le dudecì hore simìlmente e al sono di detta Campana debbia ciascheduno retirarsi in sua casa.
Li Cittadini. et habitanti nel quartiero di San Giorgio debbiano uscire la matina delle dudeci hore, e retirarsi alle tredìci hore nelle loro case, et acciò nesuno possa scusarsi di non haver Inteso l'orologgio s'è ordinato, che quando saranno le dodeci hore si soni la Campana grande di Santa Giusta, al tocco della quale potrà ogn’Uno a chi sarà state consignata le sopranominata bolletta in stampa uscire, e che quando saranno le tredicì hore simìlmente e al sono di detta Campana debbia ciascheduno retirarsi in sua casa.
Li Cittadini. et habitanti nel quartiero di San Pietro debbiano uscire la sera dalle vintuno hore, e retirarsi alle vintidue hore nelle loro case, et acciò nesuno possa scusarsi di non haver Inteso l'orologgio s'è ordinato, che quando saranno le vintuno hore si soni la Campana grande di San Pietro di Coppito, al tocco della quale potrà ogn’Uno a chi sarà state consignata le sopranominata bolletta in stampa uscire, e che quando saranno le vintidue hore simìlmente e al sono di detta Campana, debbia ciascheduno retirarsi in sua casa.
Li Cittadini. et habitanti nel quartiero di San Giovanni debbiano uscire la sera dalle vintidue hore, e retirarsi alle vintitrè hore nelle loro case, et acciò nesuno possa scusarsi di non haver Inteso l'orologgio s'è ordinato, che quando saranno le vintuno hore si soni la Campana grande di Santo Martiano, al tocco della quale potrà ogn’Uno à chi sarà state consignata le sopranominata bolletta in stampa uscire, e che quando saranno le vintitrè hore, similmente e al sono di detta Campana, debbia ciascheduno retirarsi in sua casa.
Et acciò da ogn'Uno, si possa far la provvista delle cose necessarie al vitto ordinamo a tutte quelle persone, che vendono vino, fornari, et a tutti Bottegari, li quali tengono a vendere robbe commestibili, sotto pena di quattro butti di corda da eseguirsi inremisibilmente, debbiano nelle sudette due ore la Matina, e due hore la Sera stabilite alle sopradette genti per l’effetto predetto, tener aperte le loro cantine, forni, e Botteghe
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F.to Il Duca de Laurito. Zapata, Galassus, vìdit Fiscus, P. de Petro secretarius. Die 30 mensis Augustí 1656
Lo storico aquilano Nicola Lodi afferma che «la statua
della Vergine di Roio si portò in processione nell'Aquila nel 1656 in occasione della
peste. Indi non vi è memoria si sia mai più cavata da quella chiesa fino al
mese di maggio del 1779 per ostinata siccità di molti mesi che minacciava
desolazione e penuria estrema; ed appena uscita dalla chiesa cadde pioggia sì
ubertosa, e seguì in altro giorno, che i campi mutarono istantaneamente aspetto
e tolsero ogni timore: La raccolta specialmente dei grani fu copiosa; e da
tutti per miracolosa si proclamò la pioggia»




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