“Sapete dirmi come noi siamo diventati cattivi?
Ricordatevi che nessuno di noi in un certo momento non ha scoperto dentro di sé
il male. L’abbiamo visto crescere il male, non sappiamo neanche perché ci siamo
abbandonati al male, perché siamo diventati dei bestemmiatori, dei negatori.
Non sappiamo neanche perché abbiamo voltato le spalle a Cristo e alla Chiesa.
Ad un certo momento ecco, è venuto fuori il male, di dove è venuto fuori? Chi
ce l’ha insegnato?”. Ecco perché siamo fratelli di Giuda in questa comune
miseria”.
il
Giovedì Santo del 1958, l’anno prima di morire, don Primo Mazzolari pronunciò quella che
sarebbe diventata la sua predica più famosa: alcuni la chiameranno “Nostro
fratello Giuda”, altri “Ma io voglio bene anche a Giuda”. Forse l’omelia più
bella e dirompente del XX secolo che continua a commuovere, a distanza di tanto
tempo, credenti e non credenti. Un testo al quale non c’è assolutamente niente
da aggiungere
Un
malore appena finita la sua omelia quotidiana: è così che è morto don Primo
Mazzolari, il 12 aprile del 1959, una delle più importanti figure del
cattolicesimo italiano del 900. Anticipatore di molti temi del Concilio
Vaticano II e in un certo senso della teologia di papa Francesco come il
dialogo con i lontani, la Chiesa dei poveri, la distinzione tra errore ed
erranti, fu una figura profetica e anche un coraggioso oppositore del fascismo,
denunciato per essersi rifiutato di cantare il Te Deum dopo un tentativo di
attentato a Mussolini e durante la guerra si distinse per aver salvato la vita
ad ebrei e antifascisti.

"C’è un nome
che torna nelle preghiera della messa, il nome di Giuda, il traditore.
Chi tradisce
il Signore, tradisce la propria anima, tradisce i fratelli, tradisce la propria
coscienza, tradisce il proprio dovere, e diventa un infelice. Il Signore è
presente nel riflesso del dolore di questo tradimento, che deve aver dato al
cuore del Signore
una
sofferenza sconfinata. Povero Giuda!
E’ uno dei
personaggi più misteriosi che troviamo nella passione del Signore. Mi
accontento di domandare pietà per il nostro fratello Giuda.
Non vergognatevi
di assumere questa fratellanza! Io non me ne vergogno, perché so quante volte
ho tradito il Signore: nessuno si deve vergognare di lui.
E
chiamandolo «fratello» siamo nel linguaggio del Signore.
Quando ha
ricevuto il bacio del tradimento, nel Getsemani, il Signore gli ha risposto con
quelle parole che non dobbiamo dimenticare: «Amico, con un bacio tradisci il
Figlio dell’Uomo?».
«Amico»:
questa parola dice l’infinita tenerezza della carità del Signore,fa capire perché
lo abbiamo chiamato «fratello». Nel Cenacolo aveva detto:«Non vi chiamerò
servi, ma amici».
Gli apostoli
sono diventati amici del Signore: buoni o no, generosi o no, fedeli o no,
rimangono sempre amici.
Noi possiamo
tradire l’amicizia di Cristo; Cristo non tradisce mai noi,suoi amici. Anche
quando non lo meritiamo, anche quando ci rivoltiamo contro di lui,anche quando
lo rinneghiamo. Davanti ai suoi occhi, davanti al suo cuore, noi siamo sempre
gli amici del Signore.
Giuda è un
amico del Signore, anche nel momento in cui baciandolo, consuma il tradimento
del Maestro.
Come è
finito nel tradimento? Conosciamo il mistero del male?
Nessuno di
noi ha scoperto dentro di sé il male. L’abbiamo visto crescere il male; non
sappiamo perché ci siamo abbandonati al male perché siamo diventati bestemmiatori,,
dei negatori. Non sappiamo perché abbiamo voltato le spalle a Cristo e alla
Chiesa.
A un certo
momento è venuto fuori il male. Da dove è venuto fuori? Chi ce l’ha insegnato?
Chi ci ha tolto la capacità di credere nel bene, di amare il bene, di accettare
il dovere, di affrontare la vita come una missione?
Vedete
Giuda, fratello nostro, fratello in questa comune miseria e in questa sorpresa.
Qualcuno
deve aver aiutato Giuda a diventare traditore. C’è una parola nel Vangelo, che
non spiega il mistero del male in Giuda, ma che ce lo mette davanti in modo
impressionante:
«Satana lo ha occupato», ha preso possesso di lui. Qualcuno deve avervelo
introdotto.
Quanta gente
ha il mestiere di Satana: distruggere l’opera di Dio, desolare le coscienze
spargere il dubbio, insinuare l’incredulità, togliere la fiducia in Dio,
cancellare Dio dal cuore di tante creature. Questa è l’opera del male: è
l’opera di Satana. Ha agito in Giuda, può agire anche in noi.
Per questo
Gesù ha detto nell’Orto: State svegli e pregate, per non entrare in tentazione.
E la
tentazione è cominciata con il denaro. Le mani che contano il denaro: Quanto mi
date, se ve lo consegnerò? Gli contano trenta denari. ....
Ecco il
baratto. Trenta denari, il piccolo guadagno....sentite catalogare Giuda come un
pessimo affarista. C’è qualcuno che crede di aver fatto un affare vendendo
Cristo,
rinnegando Cristo, mettendosi dalla parte dei nemici. Il guadagno: trenta
denari!
Non abbiamo la
forza di tenerli nelle mani. Se ne vanno, perché dove la coscienza non è
tranquilla, anche il denaro diventa un tormento.
Un gesto
denota una grandezza umana: glieli butta là. Quella gente capisce? Li raccoglie
e dice: «Poiché hanno del sangue, li metteremo in disparte. Compreremo
un po’ di
terra e ne faremo un cimitero per i forestieri che muoiono durante la pasqua e
le altre feste grandi del nostro popolo».
Così la
scena cambia. Domani sera (venerdì santo), quando si scoprirà la croce si
vedranno due
patiboli la croce di Cristo, un albero dove il traditore si è impiccato.
Povero
Giuda, povero fratello nostro!
Il più
grande dei peccati non è quello di vendere Cristo, è quello di disperare.
Anche Pietro
aveva negato il Maestro, e poi lo ha guardato e si è messo a piangere. E il
Signore lo ha ricollocato al suo posto: il vicario! Tutti gli apostoli ha nno
abbandonato il Signore, e sono tornati. E il Cristo ha perdonato loro. E li ha
ripresi con la stessa fiducia.
Ci sarebbe
stato un posto anche per Giuda se avesse voluto, se si fosse portato ai
piedi del
Calvario, se lo avesse guardato almeno a un angolo, a una svolta de
lla strada
della «via crucis». La salvezza sarebbe arrivata anche per lui.
Povero
Giuda!
Direte:
«Muore l’uno, muore l’altro». Ma qual è la morte che noi eleggiamo: sulla morte
come il Cristo, nella speranza del Cristo; o impiccati, disperati, senza niente
davanti?
Ma io voglio
bene anche a Giuda:è mio fratello, Giuda.Pregherò per lui, perché io non
giudico, io non condanno. Dovrei giudicare me, dovrei condannare me.
Non posso
non pensare anche per Giuda la misericordia di Dio, questo abbraccio di carità,
questa parola «amico» che il Signore gli ha detto, mentre lui lo baciava per
tradirlo, io non posso pensare che questa parola non abbia fatto strada nel suo
povero cuore.
Forse
l’ultimo momento ricordando quella parola e l’accettazione del bacio
, anche
Giuda avrà sentito che il Signore gli voleva ancora bene, e lo riceveva tra i
suoi, di là.
Forse il
primo apostolo è entrato insieme ai due ladroni: un corteo che certamente pare
non faccia onore al figlio di Dio, come qualcuno lo concepisce, ma che è una
grandezza della sua misericordia. (Nella lavanda dei piedi) lasciate che
baciando quei piedi, io pensi per un momento al Giuda che ho dentro di me, al
Giuda che forse anche voi avete dentro. Lasciate che io domandi a Gesù, a Gesù
che ci accetta come siamo, lasciate che io gli domandi, come grazia pasquale,
di chiamarlo «amico». Perché la Pasqua è questa parola, detta a un povero Giuda
come me, detta a dei poveri Giuda come voi.
Questa è la
gioia: che Cristo ci ama, che Cristo ci perdona, che Cristo non vuole che noi
ci disperiamo. Anche quando noi ci rivolteremo tutti i momenti contro di
lui, anche
quando lo bestemmieremo, anche quando rifiuteremo il sacerdote all’ultimo
momento della nostra vita, ricordatevi che per lui noi saremo sempre gli amici.
(Bozzolo(MN)
, Giovedì
santo 1958
PRIMO
MAZZOLARI, Nostro fratello Giuda, Editrice La Locusta, Vicenza 1972



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