Poco più
di un secolo fa, quando la Prima guerra mondiale cominciava a perdere
vigore, una pandemia d’influenza infettò circa 500
milioni di persone in tutto il mondo, all’epoca circa un terzo della
popolazione mondiale. La malattia probabilmente fece fra 20 e 50 milioni di
vittime.
Scrive L’Enciclopedia Treccani :”Dopo la fine della guerra, come racconta in
un bell’articolo
Roberta Villa (2018), subì un meccanismo di totale rimozione, forse
perché non si voleva più parlare di morte, o almeno si preferivano ricordare
soltanto le morti ‘eroiche’, forse perché era uno scacco per la medicina
dell’epoca; sicché se ne ricominciò a parlare, a raccontarla e a ricordarla
solo molti decenni più tardi.Sulla sua origine, sulle cause della sua virulenza e sul perché abbia colpito principalmente i giovani le ipotesi sono tuttora non unanimi, e proprio di recente è uscita una nuova ricerca (Back to the Future: Lessons Learned From the 1918 Influenza Pandemic) che ha compiuto una meta-analisi degli studi al riguardo, anche con la finalità pratica di non trovarsi impreparati in futuro di fronte a eventuali pandemie
Secondo
quanto riportato dall’Istituto
Superiore di Sanità,
“circa un terzo della popolazione mondiale fu colpito dall’infezione durante la
pandemia del 1918–1919. La malattia fu eccezionalmente severa, con una letalità
maggiore del 2,5% e circa 50 milioni di decessi, alcuni ipotizzano fino a 100
milioni”. Secondo i Centers for Disease Control
and Prevention,
tra i principali organismo di controllo sulla sanità pubblica degli Stati Uniti
d'America, si tratta della pandemia più grave della storia recente. Causata da
un virus H1N1 con geni di origine aviaria, la “Spagnola” deve il suo nome al
fatto che le prime notizie su questa forma di influenza vennero scritte sui
giornali della Spagna che, non essendo coinvolta nel conflitto mondiale, non fu
soggetta alla censura di guerra. L’Iss conferma inoltre che “negli anni trenta
furono isolati virus influenzali dai maiali e dagli uomini che, attraverso
studi sieroepidemiologici furono messi in relazione con il virus della pandemia
del 1918”. Così, è stato verificato che “i discendenti di questo virus
circolano ancora oggi nei maiali. Forse hanno continuato a circolare anche tra
gli esseri umani, causando epidemie stagionali fino agli anni ’50, quando si
fece strada il nuovo ceppo pandemico A/H2N2 che diede luogo all’Asiatica del
1957”. Il virus del 1918, inoltre, secondo l’Iss è “probabilmente l’antenato
dei quattro ceppi umani e suini A/H1N1 e A/H3N2, e del virus A/H2N2 estinto”.
Non
dobbiamo però dimentica che anche a
batteri dobbiamo grandi pandemie come per esempio lo Yersinia pestis, responsabile
dell'epidemia di peste bubbonica scoppiata a metà del XIV secolo,ovvero la
“morte nera “. Viene spesso accomunata alla Cina, ma sarebbe nata in Asia Centrale (probabilmente
nel Kazakhistan sudorientale), da dove si sarebbe poi diffusa in Cina e in
Europa. Nonostante l'origine della Morte Nera sia spesso associata a topi e
pulci, il vettore originale fu con maggiore probabilità un mammifero, anch’egli
roditore come la marmotta (Marmota
Blumenbach) o il grande gerbillo (Rhombomys opimus Lichtenstein )È probabile che una pulce abbia punto
una marmotta o un grande gerbillo, e che il roditore abbia poi trasmesso il
batterio a un umano .Nel 1894 un'altra pandemia di peste bubbonica originò
dalla provincia cinese sudoccidentale dello Yunnan, e si diffuse poi a Canton e
Hong Kong, raggiungendo Mumbai nel 1896. Per il 1900 aveva raggiunto i porti di
ogni continente, portata da ratti infetti che viaggiavano sui piroscafi, lungo
le rotte dei commerci internazionali. In trent'anni l'epidemia uccise, solo in
India, 12 milioni di persone.
Dall'influenza
spagnola abbiamo appreso lezioni importanti sull'importanza della trasparenza
e sull'efficacia della quarantena. Quella pandemia, che fu probabilmente
di origine aviaria, infettò un quinto della popolazione mondiale, uccidendo 50
milioni di persone - molte più delle vittime della Prima Guerra Mondiale - che
fu peraltro in parte all'origine della diffusione del virus nel mondo, per via
dello spostamento massiccio di soldati. L'influenza
spagnola fornisce un importante contesto storico anche per quanto riguarda la
quarantena. Questa, che definisce un intervallo di tempo di quaranta giorni,
venne impiegata per la prima volta a metà del XIV secolo per contenere la peste
bubbonica, evitando che si diffondesse dalle navi in arrivo dall'Oriente e
dalla Via delle Spezie.
Scrive
Il fatto quotidiano in un articolo di Romaric Godin “L’11
ottobre 1918, a Filadelfia, gli obitori comunali cominciarono a straripare. Il
giorno prima, 759 persone erano morte a causa dell’influenza spagnola, che
colpiva la città degli Stati Uniti da più di un mese. I corpi si ammucchiavano
nei corridoi e bisognava scavare fosse comuni per seppellirli. Queste immagini
d’altri tempi, che ricordano anche la grande epidemia di peste del 1348-1349,
mettono in evidenza quanto sono fragili le organizzazioni umane di fronte a
virus così pericolosi.”(…)”
Secondo
i dati del Maddison Project, basato sui lavori dell’economista Angus Maddison
che ha ricalcolato i Pil del passato, il Pil procapite dell’Europa occidentale
era calato del 3,38% nel 1918 e del 5,86% nel 1919, per poi risalire nel 1920
del 4%. In due anni cioè il Pil procapite era crollato del 7,78%. Su questa
contrazione, oltre ad altri fattori come l’incapacità di adattare l’economia di
guerra alla pace o la disorganizzazione commerciale, quanto ha pesato dunque
l’influenza spagnola? Nessuno studio fornisce una stima esatta.”(…)” In uno studio del 2013, i
ricercatori Martin Karlsson, Therese Nilsson e Stefan Pichler hanno tentato di
identificare gli effetti dell’influenza spagnola sulla “performance economica”
della Svezia. Il caso della Svezia è interessante perché questo paese è rimasto
neutro durante il Primo conflitto mondiale e quindi la guerra non ha avuto
alcun impatto sulla sua forza lavoro. In Svezia alcune regioni hanno conosciuto
un tasso di mortalità legato alla pandemia molto più elevato di altre. È stato
dunque possibile “isolarne” gli effetti. Due le certezze: i redditi del
capitale sono stati gravemente penalizzati e i redditi dei più ricchi, secondo
lo studio, sono diminuiti del 5% durante la pandemia e del 6% dopo.
Leggo
su Esquire : L'importanza della
Spagnola, nonché il motivo per cui ancora oggi viene ricordata come "La
madre di tutte le pandemie" viene dal fatto che si sviluppò in
concomitanza con la Prima guerra mondiale. Il contesto in cui un'infezione può
propagarsi, infatti, è uno dei fattori più importanti da calcolare per
prevederne gli effetti. Oggi, il contesto è piuttosto difficile da inquadrare:
viaggi di persone e merci sono molto più frequenti che in passato, ma non
esiste un conflitto mondiale che determina particolari situazioni di malsanità
per così tanti milioni di persone.
Tra
i dettagli più interessanti della vicenda della Spagnola ci sono gli effetti
che ebbe sul mondo, sulle popolazioni e sul tessuto sociale. Come scrive Laura Spinney, "al tempo c'erano ancora
parti del mondo in cui la gente non aveva mai sentito parlare né della teoria di
Darwin né dell'esistenza dei germi. Come nell'interno rurale della Cina dove
molte persone credevano ancora che la malattia fosse mandata da demoni e
draghi, e sfilavano per le strade con figure del re drago nella speranza di
placare gli spiriti iracondi". Sempre Spinney riporta l'aneddoto di un
medico missionario che descrisse il suo passaggio di casa in casa nella
provincia dello Shanxi, all'inizio del 1919, e il ritrovamento di forbici
piazzate su ogni porta, apparentemente "per allontanare i demoni o forse
per tagliarli in due".
Ma la cosa più interessante è come anche quella che al tempo
era la parte più "moderna" del mondo vacillava psicologicamente. La
guerra e la pandemia avevano fatto sì che l'idea della morte fosse qualcosa di
quotidiano per la maggior parte delle zone del pianeta coinvolte (quasi tutte).
Ma non era soltanto una questione psicologica, anche la
scienza dell'epoca non era preparata al contenimento di una pandemia, né a
trovare soluzioni in tempi rapidi per curare gli infetti. Da qui, anche in
Occidente, la diffusione di credenze irrazionali secondo cui la pandemia era un
volere di Dio, una sua punizione dovuta ai peccati da espiare nella sofferenza.
A Zamora - la stessa città spagnola da cui i giornali diffusero la notizia che
la malattia era dovuta al bacillo di Pfeiffer - il vescovo del luogo sfidò il
divieto delle autorità sanitarie di riunirsi in massa e ordinò alla gente di
entrare nelle chiese per placare "la legittima rabbia di Dio".
Fonti : Articolo tratto dal Bulletin of the Atomic
Scientists (thebulletin.org): Black plague, Spanish flu, smallpox: All hold lessons
for coronavirus, di Ibrahim Al-Marashi. Traduzione e adattamento
per Focus.it di Chiara Guzzonato sul sito on line di Focus
http://www.treccani.it/magazine/atlante/cultura/L_Influenza_spagnola_come__promemoria.html
Roberta Villa, 1918: la catastrofe dimenticata, il Tascabile,
2018:
https://www.iltascabile.com/scienze/influenza-spagnola/
https://www.iltascabile.com/scienze/influenza-spagnola/
Back to
the Future : Lessons Learned From The 1918 influenza Pandemic :


Nessun commento:
Posta un commento