martedì 7 aprile 2020

SILLABARI : Scritto sul corpo ( I parte )







Non è il silenzio e nemmeno l’isolamento  quello che stabilisce  il nostro rapporto con la precarietà. Sono i rumori del nostro corpo  che finalmente riescono a farsi sentire proprio grazie al silenzio e all’isolamento . Un rapporto che abbiamo a lungo misconosciuto e che torna con prepotenza se non proprio a dettare legge  almeno a farsi sentire in primo piano . Parliamo però solo dei rumori normali legati alla nostra fisiologia  che non hanno niente a che fare con i rumori sintomatici di alterazioni o infermità  o rare predisposizioni  come le acufonie e le misofonie  ( rumori fastidiosi ).
Ci sono anche rumori che sentiamo solo noi. Fra questi, il battito del cuore, che è dovuto ai movimenti del muscolo cardiaco e al flusso del sangue attraverso atri e ventricoli, e il tinnito, il fastidioso fischio nell’orecchio causato da una stimolazione anomala dei recettori sonori, situati nell’orecchio.

Le nostre cellule si rinnovano di continuo. Aveva ragione il filosofo presocratico Eraclito, quando affermava che “non scendiamo due volte nello stesso fiume” per dire che, nel tempo, siamo sempre diversi. “Panta rei”, tutto scorre, nel nostro corpo come nell’Universo. Forse siamo davvero una scheggia del tutto.
Aristotele afferma nel De Anima (II, I 412 a 20) che il corpo è materia, la quale riceve dall’anima la sua forma: l’anima è la forma di un corpo organizzato, corpo che è materia, corpo che ha la vita in potenza, che diventa atto tramite l’anima.
Tommaso d’Aquino, pur seguendo Aristotele, dice di lasciare lo studio del corpo al medico,.
Soma e psiche, resistono nella tradizione occidentale  e la loro distinzione si deve a Platone mentre Cartesio parla di  res cogitans e  res extensa, interrogandosi comunque su che cosa le unisca.. Parla di distinzione di soma e psiche anche   Lacan che  nel suo Seminario X, L'angoscia (Einaudi, p. 66) a proposito dell’angoscia   mette assieme  il somatico e il psichico .
Nella storiografia classica. il corpo umano venne a lungo considerato  un oggetto a-storico  Nella storia culturale di  matrice tedesca  e negli Annales francesi il corpo  veniva considerato  talvolta in relazione alla storia della nascita, della malattia, del morire e della morte, della nutrizione e della sessualità e non oltre.. Si deve al postrutturalismo  francese , alla teoria femminista aneiesistenzialista attorno agli anni  1980-90 l’idea che il corpo fosse un “prodotto della storia” indipendentemente dalla sua evoluzione biologica.
Si deve in particolare ai lavori del filosofo Michel Foucault l’attenzione  alle diverse forme impresse al corpo individuale da un potere non concepito come repressivo, ma produttivo (ad esempio nelle istituzioni disciplinari), ma anche nel contesto del discorso sull'igiene e delle sue pratiche.

Il corpo è anche oggetto nella letteratura di opere  antiche e moderne . Per esempio  il romanzo di Daniel Pennac “Storia di un corpo” che inizia  proprio  con un discorso sul corpo: tornata a casa dopo il funerale del padre, Lison si vede consegnare un pacco, un regalo post mortem del defunto genitore.E’ appunto un curioso diario del corpo che lui ha tenuto dall'età di dodici anni fino agli ultimi giorni della sua vita.
Come pure in  "Scritto sul corpo" di Jeanette  Winterson c'è una specie di gioco che l'autrice propone ai lettori, tanto più sorprendente e coinvolgente in quanto applicato ad un romanzo d'amore che possiede il ritmo febbrile e coinvolgente di ogni vera passione: mentre di tutti gli altri personaggi sappiamo se si tratta di un uomo o una donna, l'autrice non lascia mai capire a quale sesso appartenga l'Io narrante, la voce e il punto di vista attraverso i quali vengono filtrate tutte le vicende e tutte le figure della storia. Di questa passione d'amore bruciante, poetica, profondamente incisa nei sensi e nella mente, conosciamo l'oggetto - Louise, una bellissima donna sposata dai capelli color Tiziano - ma non il soggetto, se non tramite rari indizi sparsi qua e là, troppo incerti per ricavarne una conferma definitiva.Un romanzo coinvolgente, di struttura circolare, intensissimo e ben costruito che accoglie la sfida di sublimare il corpo con la parola, con la narrazione e la descrizione di quelle stesse emozioni (sentimenti, non morbosi piaceri!) che il corpo scrivono e plasmano.

Per\ Sabino Acquaviva, invece  la rivendicazione dei diritti del corpo ha capovolto l’immagine della cultura: nella società  del Novecento  le norme erano sopra, e il corpo sotto; oggi tende invece ad accadere il contrario: è l’esperienza di noi stessi che costituisce, almeno nei desideri, l’immagine del mondo e i significati dell’esistenza. Quel che è rimasto dell’esperienza politica del ’68 può essere individuato nel capovolgimento del rapporto tra noi, le nostre esperienze affettive e il nostro corpo: «la radicale diversità rispetto al passato — e dunque la fine di una civiltà — è anzitutto nell’esperienza fisica, e quindi radicale, profonda, di qualche cosa di diverso: è l’esperienza profonda del nostro essere fisicamente che si trasforma, è il senso del rifiuto e dell’accettazione, del disgusto e della gioia, di essere noi stessi, che assume dimensioni diverse» (1).

 In sostanza sembra oggi che  il Corpo sia “il tempo del trionfo”. Nelle utopie politiche delle controculture e nel movimento femminista, nelle scienze antropologiche e nella psicoterapia, in ogni piega della civiltà dei consumi come nelle correnti spirituali che si ispirano all’Oriente, ritroviamo costantemente il corpo in posizione centrale. Ma la domanda è : la nostra civilizzazione si è veramente «riappropriata del corpo», oppure la nuova attenzione  al  corpo è una sensazione illusoria, come un «arto fantasma»?

Partendo dall’affermazione di Spinoza, per il quale noi non sappiamo ciò che può essere un corpo, dal momento che l’esperienza che ne abbiamo è molto limitata, il filosofo portoghese, Fernando Belo nel suo libro  Lecture matérialiste de l’évangile de Marc. Récit, pratique, idéologie (ed. Cerf, Paris 1974), che lo rese famoso, parzialmente tradotto nel 1975 dalla Claudiana di Torino1 col titolo Una lettura politica del Vangelo  ipotizza la piena epifania del corpo umano che avverrà solo quando tutte le sue forze attive saranno liberate da una formazione sociale radicalmente socialista: «Se i corpi non sono più affascinati dall’oro e dal denaro, quale produzione farà seguito alla liberazione delle forze di lavoro? quale gioco, nel senso di Nietzsche, sarà il loro? se non sono più repressi dal re, dal potere dello Stato, quale ordine farà seguito alla liberazione delle forze di autonomia? quale danza sarà la loro? se non sono più deviati dal dio e dal lógos, quale scrittura, quale scienza, quale arte farà seguito alla liberazione delle forme di scrittura? quale riso sarà il loro? quale rapporto profano/sacro, quale festa, quale tragico anche, sempre nel senso di Nietzsche?»(2)

«L’ebraico non ha un termine per indicare il corpo. Questo dipende dal fatto che nel pensiero dell’Antico Testamento la distinzione tra materia e forma non viene mai sottolineata. Così pure, l’uomo non immagina se stesso come colui che si forma come individuo in possesso della massima perfezione possibile, partendo dalla materia che gli è propria. L’artista che dà forma all’argilla non è l’uomo; Dio è colui che può mandarla in frantumi. E neppure l’uomo concepisce se stesso primariamente come un individuo distinto da altri, quasi che fosse essenzialmente un microcosmo. Infine, manca la distinzione tra corpo e un io vero e proprio, come se l’uomo fosse quello che è prescindendo dal suo corpo carnale» (3)

(1)   S. Acquaviva, In principio era il corpo, Roma 1977, p. 20.
(2)    F. Belo, Lecture materialiste de l’évangile de Marc, Paris 1975, p. 391.
(3)    E. Schweizer, sôma, in Grande lessico del N.T., vol. XIII, Brescia 1981, c. 755. Cf. anche J.H.T. Robinson, Il corpo, Torino 1967, pp. 13-16. Per l’antropologia veterotestamentaria, cf. W.H. Schmidt, Dizionario biblico. Teologia dell’A.T., Milano 1981, alla voce ‘carne’, p. 54 s.

Eremo Rocca S. Stefano martedì 7 aprile 2020

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