martedì 7 aprile 2020

LINEA D’OMBRA : DE IURE CONDENDO. Un modello separatista





La domanda è : serve più autonomia in dote alle Regioni o serve avere più Stato ? E’vero, il pluralismo dei centri di governo  rimane una ricchezza delle democrazie avanzate. Le cose però non funzionano tanto bene quando si disegna un sistema  di attribuzioni sovrapposte e perciò confuse. Quando ogni atto deve essere suffragato da pareri, intese, controfirme, la vita istituzionale può essere rallentata  e addirittura subire contraccolpi. Laddove  soprattutto si instaura un clima,come capita nel nostro paese,   che non vuole assolutamente tener conto  che dove c’è potere deve esserci responsabilità per affermare il principio fondatore della  democrazia. Un principio  che in Italia viene continuamente  messo in discussione  dalle azioni di tanti  potentati, dove nessuno  o pochissimi sono chiamati a rendere conto di fatti anche gravi. Una condizione questa  che ha dato vita ad un sistema  che non distribuisce in modo chiaro  né i poteri  né i doveri  e porta inevitabilmente alla conclusione  che le responsabilità non sono rintracciabili. 

Di conseguenza un continuo rimpallo di responsabilità e un volgare “scaricabarile” tra Stato, Regioni e Comuni.
Una condizione improponibile a volte  a chi osa cercare un filo conduttore, una bussola nell’eccesso di norme. Per esempio sono  234 i provvedimenti  normativi statali , senza contare quelli  locali  per un eccesso di  1.000 ( mille !) pagine  di norme promulgati nei primi due mesi di  gestione del’emergenza dovuta alla epidemia di sars-covid 19, con edizioni straordinarie della Gazzetta Ufficiale e uscite domenicali. Eccesso che rallenta ogni decisione, la rende incerta, in definitiva meno vincolante.
La domanda che ci siamo posti all’inizio allora in termini di sanità forse ha una sola risposta : più Stato ? Giacché  in presenza di venti sistemi sanitari che  dividono,  la potestà legislativa concorrente  di tutti e di nessuno , è diventata il paradigma  del riparto tra Stato e Regioni. Forse proprio per la sanità occorrerebbe rimettere mano  alla riforma del Titolo V della Costituzione, operata a suo tempo, anche per non tornare indietro, magari anche con un referendum. 
Anche se forse in questo caso  per andare avanti basta tornare indietro .Tornare  ad un regionalismo separatista ,quel modello  ipotizzato dai  costituenti nel 1947 . Un modello separatista  anziché cooperativo,  come lo chiamano  i giuristi,  con la più rigida differenziazione tra Stato e Regioni , tra poteri statali e poteri regionali.
In questo caso varrebbe una delle affermazioni  avanzate in tema di abolizione di una delle due camere ,in particolare il Senato, che parte dalla constatazione  che fare in due le stesse cose  non porta da nessuna parte  se non ad un eccesso , quanto mai lodevole in alcune situazione ma non proprio in quella che stiamo vivendo.
Forse la legge di conversione del D.L. 18/2020 potrebbe cominciare mettere rimedio ad una situazione che rischia di aggravare minacciosamente i danni già subiti.
Un quadro medievale di competenze  esclusive ( vere o presunte ), francamente intollerabile per  i tempi  che si vivono,  per le risposte  che Stato e Regioni devono dare  ad esigenze e bisogni vitali e definirli vitali non è retorica, non solo oggi ma anche in tempi diversi .

Eremo Rocca S. Stefano  martedì 7 aprile 2020

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