Nel libro 'Storia della follia' Michel Foucault: afferma "Ogni cura è
dunque, oltre che una pratica, una riflessione spontanea su se stessa e sulla
malattia, e sul rapporto che si stabilisce tra esse. Il risultato non è solo constatazione,
ma esperienza;e la teoria medica prende vita in un tentativo. Sta nascendo
qualcosa che diventerà ben presto il territorio clinico. Territorio in cui il
rapporto costante è reciproco tra teoria e pratica si trova raddoppiato da un
immediato confronto tra medico e malato. Sofferenza e sapere si uniranno l'uno
all'altra nell'unità di un'esperienza concreta".
E se noi lasciassimo per un
istante proprio il territorio clinico per il quale questa riflessione è
stata formulata e l’applicassimo all’economia,
questa terribile economia definita di guerra che avvia a scaraventare questo
paese non solo nella recessione ma anche nella depressione ?
Mi piace sempre mischiare le
ipotesi , le discipline, le storie . E’ per me un consistente modo di affrontare
la vita . Ecco perché prendo in
esame la lettera che oltre 150 economisti hanno scritto una lettera aperta al presidente del
Consiglio Giuseppe Conte, al ministro dell’Economia Roberto Gualtieri e al
commissario Ue per l’Economia Paolo Gentiloni nella quale esprimono tutta la
loro preoccupazione per le sorti dell’Italia e dell’Unione Europea, alle prese
con una gravissima crisi sanitaria
legata all’emergenza coronavirus che sta già portando a ripercussioni
economiche pesantissime a livello globale.
A firmare il
documento importanti economisti e docenti delle principali Università italiane,
tra i quali l’ex ministro Rainer Masera dell’Università Marconi, Giovanni Dosi
della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, Maria Cristina Marcuzzo
dell’Accademia dei Lincei e dell’Università La Sapienza di Roma, Massimo Egidi
della Luiss di Roma, Gianfranco Viesti dell’Università di Bari, Pietro
Alessandrini dell’Università Politecnica delle Marche, Nicola Acocella
dell’Università La Sapienza di Roma, Andrea Boitani dell’Università Cattolica
di Milano, Annalisa Rosselli dell’Università Tor Vergata di Roma, Francesco
Silva dell’Università Milano Bicocca.
La lettera si
apre con una richiesta che non lascia spazio a dubbi. L’Unione Europea deve intervenire. Le caratteristiche
“globali” dell’emergenza richiedono infatti “interventi congiunturali
tempestivi da parte degli organismi internazionali”.È urgente che l’Unione europea adotti un pacchetto di provvedimenti di
politica economica in grado di far fronte alla grave crisi sanitaria ed
economica, dovuta alla diffusione del coronavirus. Il problema è globale
e richiede interventi congiunturali tempestivi da parte degli organismi
internazionali.
È ormai chiaro
che la recessione che si prospetta non è determinata dalla caduta sia della domanda che
dell’offerta .Da questo lato , il rallentamento dell’attività economica globale
comporta brusche interruzioni delle catene dei rifornimenti delle filiere
internazionali di produzione (global value chain). La riduzione dei livelli
produttivi riduce i ricavi e aumenta in maniera insostenibile il peso dei costi
fissi delle imprese.Dal lato della domanda, il consumo di beni e servizi sta
subendo una forte contrazione in molti settori e l’effetto domino ne amplifica
gli effetti, mettendo in crisi l’intera economia.
La recessione
che aspetta l’Italia, determinata secondo i 150 economisti dalla parallela
riduzione di domanda e offerta, rischia di far tornare il Paese indietro di 12
anni, vanificando gli sforzi compiuti dal 2008 ad oggi per uscire dalla grande
crisi finanziaria causata dal fallimento di Lehman Brothers. Secondo Moody’s il
Pil Italiano potrebbe contrarsi dello 0,5% in caso di scenario di base, mentre
in presenza di un “rallentamento esteso e significativo” il dato potrebbe
attestarsi a -0,7%.”. In questo momento sono indispensabili stanziamenti
urgenti a sostegno del sistema sanitario, delle famiglie e delle imprese di
tutti i paesi europei, ma non crediamo che si tratti solo di garantire
maggiore flessibilità ai bilanci pubblici nazionali, perché gli stanziamenti
dei singoli stati non sarebbero sufficienti e comunque comporterebbero aumenti
del deficit pubblico e dello spread degli interessi sul debito pubblico che
vanificherebbero le politiche di riequilibrio dei conti pubblici.
Concordiamo con
chi sostiene che l’Unione europea debba mettere a disposizione dei paesi
membri ingenti risorse per far fronte con rapidità e in maniera adeguata
all’emergenza sanitaria, economica e sociale. Riteniamo che questo momento di
crisi debba essere trasformato in un’occasione concreta per valorizzare la
specificità europea rispetto ad altri sistemi sanitari e di protezione sociale,
e per mostrare ai cittadini europei il senso profondo della nostra unione.
La proposta
I provvedimenti
urgenti per far fronte alla crisi sanitaria ed economica dovrebbero riguardare:
1) Il
finanziamento immediato dei sistemi sanitari dell’Unione europea per
l’aumento del personale sanitario e dei posti letto degli ospedali, per le
spese riguardanti i test clinici e per le attrezzature per la protezione del
personale sanitario.
2) Un sussidio
di disoccupazione temporaneo per tutti i lavoratori a tempo indeterminato o
a tempo determinato che rimarranno senza lavoro nei prossimi mesi a causa della
flessione dell’attività produttiva.
3) Un indennizzo
economico alle famiglie messe in quarantena domiciliare.
4) Sussidi e
apertura di linee di credito alle imprese che devono sospendere
temporaneamente l’attività a causa della messa in quarantena del personale o
della caduta della domanda da parte dei consumatori.
5) Assistenza
ai minori nel caso di ricovero di entrambi i genitori e agli anziani non
auto-sufficienti nel caso di ricovero delle persone che li assistono. Aiuti
alle famiglie nei periodi in cui le scuole sono chiuse a titolo precauzionale.
6) Un finanziamento
straordinario del sistema scolastico per l’acquisto di apparecchiature che
consentano la didattica a distanza.
7) Un finanziamento
alle organizzazioni del terzo settore che operano a sostegno delle
situazioni di emergenza createsi con la diffusione del coronavirus.
8) Infine, è
necessario realizzare un grande piano d’investimenti, relativo a
infrastrutture e ambiente, che rilanci l’economia europea già fortemente
colpita dalla crisi finanziaria e ora messa in ginocchio dalla crisi sanitaria.
Dove trovare i soldi? I 150 economisti firmatari della lettera propongono
di predisporre uno “strumento di scopo”, finanziato tramite garanzie comuni e, soprattutto,
caratterizzato da bassi tassi d’interesse.
Questi
provvedimenti richiedono l’attuazione di un rapido piano di spese correnti e
d’investimenti pubblici. Per il finanziamento di queste spese andrà creato un
appropriato strumento di scopo, sostenuto da garanzie comuni, privo di rischio,
e quindi caratterizzato da bassi tassi d’interesse (safe asset).
È prevedibile
che tale nuovo strumento sarà ben accetto alla massa del risparmio attualmente
inoperoso. Il finanziamento di queste spese potrebbe essere distribuito ai
singoli paesi in proporzione alla popolazione.





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