venerdì 3 aprile 2020

DIARIO DAL CERCHIO : Economia di guerra?






Nel libro 'Storia della follia'  Michel Foucault: afferma "Ogni cura è dunque, oltre che una pratica, una riflessione spontanea su se stessa e sulla malattia, e sul rapporto che si stabilisce tra esse. Il risultato non è solo constatazione, ma esperienza;e la teoria medica prende vita in un tentativo. Sta nascendo qualcosa che diventerà ben presto il territorio clinico. Territorio in cui il rapporto costante è reciproco tra teoria e pratica si trova raddoppiato da un immediato confronto tra medico e malato. Sofferenza e sapere si uniranno l'uno all'altra nell'unità di un'esperienza concreta".
E se noi lasciassimo  per un istante proprio il territorio clinico per il quale questa riflessione è stata  formulata e l’applicassimo all’economia, questa terribile economia definita di guerra che avvia a scaraventare questo paese non solo nella recessione ma anche nella depressione ?

Mi piace sempre mischiare  le ipotesi , le discipline, le storie . E’ per me un consistente modo di affrontare la vita .   Ecco perché prendo in esame  la lettera che oltre 150 economisti hanno scritto una lettera aperta al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, al ministro dell’Economia Roberto Gualtieri e al commissario Ue per l’Economia Paolo Gentiloni nella quale esprimono tutta la loro preoccupazione per le sorti dell’Italia e dell’Unione Europea, alle prese con una gravissima crisi sanitaria legata all’emergenza coronavirus che sta già portando a ripercussioni economiche pesantissime a livello globale. 
 
A firmare il documento importanti economisti e docenti delle principali Università italiane, tra i quali l’ex ministro Rainer Masera dell’Università Marconi, Giovanni Dosi della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, Maria Cristina Marcuzzo dell’Accademia dei Lincei e dell’Università La Sapienza di Roma, Massimo Egidi della Luiss di Roma, Gianfranco Viesti dell’Università di Bari, Pietro Alessandrini dell’Università Politecnica delle Marche, Nicola Acocella dell’Università La Sapienza di Roma, Andrea Boitani dell’Università Cattolica di Milano, Annalisa Rosselli dell’Università Tor Vergata di Roma, Francesco Silva dell’Università Milano Bicocca.
La lettera si apre con una richiesta che non lascia spazio a dubbi. L’Unione Europea deve intervenire. Le caratteristiche “globali” dell’emergenza richiedono infatti “interventi congiunturali tempestivi da parte degli organismi internazionali”.È urgente che l’Unione europea adotti un pacchetto di provvedimenti di politica economica in grado di far fronte alla grave crisi sanitaria ed economica, dovuta alla diffusione del coronavirus. Il problema è globale e richiede interventi congiunturali tempestivi da parte degli organismi internazionali.

È ormai chiaro che la recessione che si prospetta non è  determinata dalla caduta sia della domanda che dell’offerta .Da questo lato , il rallentamento dell’attività economica globale comporta brusche interruzioni delle catene dei rifornimenti delle filiere internazionali di produzione (global value chain). La riduzione dei livelli produttivi riduce i ricavi e aumenta in maniera insostenibile il peso dei costi fissi delle imprese.Dal lato della domanda, il consumo di beni e servizi sta subendo una forte contrazione in molti settori e l’effetto domino ne amplifica gli effetti, mettendo in crisi l’intera economia.
La recessione che aspetta l’Italia, determinata secondo i 150 economisti dalla parallela riduzione di domanda e offerta, rischia di far tornare il Paese indietro di 12 anni, vanificando gli sforzi compiuti dal 2008 ad oggi per uscire dalla grande crisi finanziaria causata dal fallimento di Lehman Brothers. Secondo Moody’s il Pil Italiano potrebbe contrarsi dello 0,5% in caso di scenario di base, mentre in presenza di un “rallentamento esteso e significativo” il dato potrebbe attestarsi a -0,7%.”. In questo momento sono indispensabili stanziamenti urgenti a sostegno del sistema sanitario, delle famiglie e delle imprese di tutti i paesi europei, ma non crediamo che si tratti solo di garantire maggiore flessibilità ai bilanci pubblici nazionali, perché gli stanziamenti dei singoli stati non sarebbero sufficienti e comunque comporterebbero aumenti del deficit pubblico e dello spread degli interessi sul debito pubblico che vanificherebbero le politiche di riequilibrio dei conti pubblici.
Concordiamo con chi sostiene che l’Unione europea debba mettere a disposizione dei paesi membri ingenti risorse per far fronte con rapidità e in maniera adeguata all’emergenza sanitaria, economica e sociale. Riteniamo che questo momento di crisi debba essere trasformato in un’occasione concreta per valorizzare la specificità europea rispetto ad altri sistemi sanitari e di protezione sociale, e per mostrare ai cittadini europei il senso profondo della nostra unione.


La proposta 
I provvedimenti urgenti per far fronte alla crisi sanitaria ed economica dovrebbero riguardare:
1) Il finanziamento immediato dei sistemi sanitari dell’Unione europea per l’aumento del personale sanitario e dei posti letto degli ospedali, per le spese riguardanti i test clinici e per le attrezzature per la protezione del personale sanitario.
2) Un sussidio di disoccupazione temporaneo per tutti i lavoratori a tempo indeterminato o a tempo determinato che rimarranno senza lavoro nei prossimi mesi a causa della flessione dell’attività produttiva.
3) Un indennizzo economico alle famiglie messe in quarantena domiciliare.
4) Sussidi e apertura di linee di credito alle imprese che devono sospendere temporaneamente l’attività a causa della messa in quarantena del personale o della caduta della domanda da parte dei consumatori.
5) Assistenza ai minori nel caso di ricovero di entrambi i genitori e agli anziani non auto-sufficienti nel caso di ricovero delle persone che li assistono. Aiuti alle famiglie nei periodi in cui le scuole sono chiuse a titolo precauzionale.
6) Un finanziamento straordinario del sistema scolastico per l’acquisto di apparecchiature che consentano la didattica a distanza.
7) Un finanziamento alle organizzazioni del terzo settore che operano a sostegno delle situazioni di emergenza createsi con la diffusione del coronavirus.
8) Infine, è necessario realizzare un grande piano d’investimenti, relativo a infrastrutture e ambiente, che rilanci l’economia europea già fortemente colpita dalla crisi finanziaria e ora messa in ginocchio dalla crisi sanitaria.
Dove trovare i soldi? I 150 economisti firmatari della lettera propongono di predisporre uno “strumento di scopo”, finanziato tramite garanzie comuni e, soprattutto, caratterizzato da bassi tassi d’interesse. 


Questi provvedimenti richiedono l’attuazione di un rapido piano di spese correnti e d’investimenti pubblici. Per il finanziamento di queste spese andrà creato un appropriato strumento di scopo, sostenuto da garanzie comuni, privo di rischio, e quindi caratterizzato da bassi tassi d’interesse (safe asset).
È prevedibile che tale nuovo strumento sarà ben accetto alla massa del risparmio attualmente inoperoso. Il finanziamento di queste spese potrebbe essere distribuito ai singoli paesi in proporzione alla popolazione.

Eremo Rocca S. Stefano venerdì 3 aprile 2020

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